Patrona d’Italia

SANTA CATERINA DA SIENA: UN’ITALIANA PRIMA DELL’ITALIA

NEL 150° ANNIVERSARIO DELL’UNITA’ D’ITALIA

LA PATRONA D’ITALIA CI PROPONE I SUOI SCRITTI

Caterina scrive al Papa che è minacciato di essere ucciso con il veleno e c’è chi lo sconsiglia a lasciare Avignone alla volta di Roma.

(…) che meglio vi sarebbe, a voi e ad altri ministri della Chiesa di Dio, abitare tra gli infedeli Saraceni, che fra la gente di Roma e d’Italia (Lettera 239 a Gregorio XI).

Caterina scrive al Cardinale spagnolo Pietro di Luna esortandolo ad essere fedele alla Verità.

(…) Voglia adunque, per amore di Cristo crocifisso, con la speranza e con la dolcezza dibarbicare e’ vizii, e piantare la virtù, giusta al suo potere. E piacciagli di pacificare Italia; acciocché poi di bella brigata, levando il gonfalone della Croce, facciamo sacrificio a Dio per amore della Verità (Lettera 284 A Pietro cardinale di Luna).

Caterina fa presente al Papa Gregorio XI che dalla pace dei singoli fa riuscire la pace dell’intera Nazione. Ella abbraccia nel suo pensiero non solo Siena, non solo la Toscana e non soltanto Roma; elle si sente cittadina italiana.

(…) E non dubito che, facendosi questa pace, sarà pacificata tutta l’Italia, l’uno coll’altro. (…) Avanzi la benignità padre: che sapete che ogni creatura che ha in se ragione, è più presa con amore e benignità che con altro; e specialmente questi nostri italiani di qua. E non ci so vedere altro modo per lo quale voi li potiate ben pigliare, se non con questo. Facendo così avrete da loro ciò che vorrete (Lettera 285 a Gregorio XI).

Caterina scrive a tre Cardinali italiani, gli unici italiani del collegio cardinalizio. Essi erano il Cardinale Corsini, fiorentino, Il Cardinale Borzano milanese, il Cardinale Orsini romano.

Essi si erano allontanati da Papa Urbano VI, ma non avevano ancora sposato la causa dei Cardinali francesi. Ad essi Caterina rammenta il dovere e la dignità di uomini, di cristiani, di prelati e di italiani. Voi che siete italiani, rinnegando lui, rinnegate la Patria vostra. Il suo ruolo di Papa che abbraccia tutta l’umanità, non gli vieta di sentirsi italiano.

(…) Pure naturalmente parlando (che, secondo virtù, tutti dobbiamo essere uguali), ma, parlando umanamente, Cristo in terra (il Papa) è italiano, e voi italiani, che non vi poteva muovere la passione della patria, come gli ultramontani: cagione non ci veggo, se no l’amore proprio (Lettera 310 a tre Cardinali Italiani).

Caterina esorta i senesi ad appoggiare il Papa Urbano VI dopo lo scisma di Fondi e l’elezione dell’antipapa Clemente VII.

(…) Fa’ che tu sia fervente, e non tiepido, in questa operazione, e in stimolare e maggiori tuoi della Compagnia, che facciano la loro possibilità in quello ch’io scrivo. Se sarete quello che dovrete essere, metterete fuoco in tutta Italia, non tanto costì (Lettera 368 a Stefano Maconi).

Caterina raccomanda prudenza al Papa Urbano VI, uomo dal carattere un po’ aspro. Questa è una delle più belle Lettere scritte dalla Santa e può essere considerata il suo testamento di cattolica e di cittadina.

(…) Poscia ricordovi della ruina che venne in tutta Italia per non provedere alli cattivi Rettori che governavano per sì fatto modo che essi sono stati cagione d’avere spogliata la Chiesa di Dio. Questo so che voi ‘l conoscete. Vegga ora la Santità vostra quello che è da fare (Lettera 370 ad Urbano VI).

Le citazioni sopra riportate sono tratte da: Le Lettere di S. Caterina da Siena – a cura di Piero Misciattelli con note di Niccolò Tommaseo Ed. Giunti Barbera Firenze 1970