LA SANTA E L'ARTE

ARTE - ICONOGRAFIA della Santa

     Nell'iconografia tradizionale la santa porta sul capo una corona di spine, regge un giglio, il crocifisso o un cuore; può avere le stigmate dalle quali zampillano gigli. Con tali attributi è rappresentata, ai lati della Madonna in trono, insieme con Santa Caterina d'Alessandria (Ambrogio da Fossano; Londra, National Gallery). I pittori predilessero tuttavia la fantasiosa raffigurazione degli episodi della sua vita: -il matrimonio mistico, che si distingue da quello dell'altra Caterina perché Gesù è adulto (fra Bartolomeo; Parigi, Louvre); l'estasi e le stigmate (Bernardino Fungai; Siena, Oratorio di S.Caterina), Sodoma (Siena, Chiesa di S.Domenico), Pompeo Batoni (Lucca, Pinacoteca).                                                             
                                           (Da: Enciclopedia Rizzoli Editore, Milano, 1957).

     ARTISTI  DELLA SANTA SENESE

> da: Le lettere di S.Caterina da Siena (1940 Giunti Barbèra, 1970 
    Marzocco Monte dei Paschi di Siena)
: «Tommaso della Fonte s'adoperò ad iniziare 
    fra i senesi il culto di Caterina, commettendo ai pittori immagini di lei (
Vol-VI, 
    p.X)
». Dai volumi I-VI:
  
- (Vol-I) Siena, Palazzo Comunale: S.Caterina da Siena (Lorenzo Vecchietta, Si 1412-1480); Casa di S.Caterina. Oratorio inferiore: Miracolo di S.Caterina (Girolamo Del Pacchia, Si 1477-1535); Guarigione di Matteo Cenni (G.Del Pacchia); Roma, Chiesa di S.Maria sopra Minerva: S.Caterina, sepolcro (Isaia da Pisa, scultore XV sec.). - (Vol-II) Firenze. Galleria Antica e Moderna: S.Caterina da Siena (Fra Bartolomeo della Porta, Fi 1478-1517);  Siena, Cattedrale. Libreria Piccolomini: Enea Silvio Piccolomini canonizza S.Caterina (Pinturicchio Bernardino, Pg 1454-Si 1513); S.Severino (Marche). Chiesa di S.Domenico: Madonna in trono e Santi (Bernardino di Mariotto, Pg 1478-1566c); Siena. Cattedrale: Sposalizio di S.Caterina (V.Bandini ?);  Siena. Oratorio di S.Caterina: Canonizzazione della Santa (Andrea Vanni, Si 1332-1414 amico di Caterina); Venezia. Chiesa dei Gesuiti: La Madonna in trono, in basso varie Sante (Tiepolo G.Battista, Ve 1696-Madrid 1770); Siena. Accademia Belle Arti: La Comunione di S.Caterina (D.Beccafumi, 1485-Si 1551). - (Vol-III) Siena. Accademia delle Belle Arti: S.Caterina (G.Sodoma, 1477-1549);  Siena, L'antica casa di S.Caterina (?); Siena. Chiesa di S.Domenico: Un Angelo porta a S.Caterina l'Ostia della SS.Comunione (G.Sodoma, 1477-1549); Siena. Chiesa di S.Domenico. Cappella di S.Caterina: Il miracolo dell'Indemoniata (Francesco Vanni, Si 1563-1610); Siena. Accademia di Belle Arti: S.Caterina riceve le Stimmate (il Mecherino; Domenico Beccafumi, 1485-1551); Siena. Chiesa di S.Domenico: S.Caterina ottiene da Dio la salvazione dell'anima di un giustiziato (G.Sodoma, 1477-1549); Bologna. Pinacoteca: Estasi di S.Caterina (AlessandroTiarini, Bo 1577-1668); Signa (Fi). Chiesa di S.Martinone: S.Caterina e quattro Vergini (XVI sec.); - (Vol-IV) Statua lignea della Santa (?); Siena. Chiesa di S.Domenico: S.Caterina cade tramortita dopo ricevute le stimmate (G.Sodoma, 1477-1549); Montepulciano (Si). Cappella del Cimitero: S.Caterina, S.Francesco e Santi (scultore?); Vercelli. Chiesa di S.Cristoforo: S.Caterina e S.Nicolò (?); Siena. Casa di S.Caterina: I frati domenicani assaliti dai briganti (?); - (Vol-V) Siena. Casa di S.Caterina: Statua della Santa (Neroccio de' Landi, Si 1447-1500); Siena. Chiesa di S.Caterina: La Santa persuade il popolo di Roma della ubbidienza a Urbano VI  (?); Lucca. Pinacoteca: Estasi di S.Caterina, stigmate (?); Siena. Chiesa di S.Domenico: Il Beato Raimondo da Capua (?); - (Vol-VI) Napoli. Palazzo Reale: S.Caterina (?). 

> da: Il Dialogo della Divina Provvidenza  (ed. Cantagalli 1992):
  
- Siena. Duomo, Capitolo: La Santa del Dialogo (pittore senese del Primo Seicento)

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da: Pittura Senese (ed. F.Motta Spa Milano 1997):
  
- Siena, San Domenico, Cappella delle Volte: Santa Caterina da Siena e una devota (Andrea Vanni, Si 1332-1414; eseguita al tempo della Santa dall'amico di Caterina); Pienza (Si), duomo: Assunzione di Maria con i santi Agata, Pio I, Callisto e Caterina da Siena (il Vecchietta, Lorenzo di Pietro, Si 1412c-1480); Volterra (Pi), museo civico: Annunciazione e i santi Michele e Caterina (Benvenuto di Giovanni, Si1436-1518); Siena, San Domenico, cappella della Santa: Svenimento di S.Caterina dopo ricevute le stigmate, Estasi di S.Caterina, Decapitazione di Nicolò di Tuldo (Sodoma Giovanni, Vr 1477-1549 Si); Siena, collezione Chigi Saracini: Estasi di S.Caterina (Arcangelo Salimbeni, Si 1565-1580); Parma, coll.privata: Sacra Famiglia con S.Caterina da Siena (Alessandro Casolari, Si 1552-1607); Siena, Convento di S.Girolamo: Santa Caterina beve il sangue di Cristo (Francesco Vanni (Si 1563-1610) il quadro richiama S.Caterina beve il sangue di Cristo, in San Lorenzo in Miranda a Roma (Vanni da Zeri); Siena, S.Pietro alle Scale: San Rocco e santa Caterina (Rutilio Manetti, Si 1571-1639);

> da: Biblioteca Comunale - Siena (in Luoghi cateriniani di Roma
    di Giuliana Cavallini -Diega  Giunta,  ed.  Centro Naz. Studi Cateriniani, 2000)
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    - ms T.II.2. Il ritorno del Papa alla sua Sede, di Pier Paolo Olivieri;
    - ms T.II.7. Caterina in preghiera, iniziale O dell'Orazione I;
    - ms T.II.3. Caterina invia lettere a regine, a dame, a religiose;
    - ms T.II.3. Caterina invia lettere a uomini di governo;
  

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da: Tutta Siena (di Piero Torriti; ed. Bonechi Turismo, Firenze 1954, 2000):
  
- Siena. Basilica di San Domenico. Cappella delle Volte (di cui si ha notizia già nel 1368): Canonizzazione di S.Caterina (Mattia Preti il "Cavalier Calabrese, 1672/73); S.Caterina che dona l'abito a Gesù povero pellegrino e Gesù offre a Cterina la crocetta che ella aveva donato allo stesso in veste di pellegrino povero (Crescenzio Gambelli, Si 1602); Morte di S.Caterina (C.Gambelli, 1602); Apparizione di S.Caterina a S.Rosa da Lima ( Deifebo Burbarini);  S.Caterina recita l'uffizio in compagnia di Gesù (C.Gambelli, 1602);

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da: La Patrona d'Italia e d'Europa  
    
- (N.4 ott/dic.2001) Papa Giovanni Paolo II, il 28 ottobre 2000, ha benedetto la statua raffigurante la mantellata senese posta in una nicchia della facciata laterale della basilica patriarcale di San Pietro in Vaticano, lato piazza Santa Marta. Opera dello scultore francese Eric Aman; dati tecnici della statua: altezza 470 cm, larghezza 240 cm, profondità 165 cm, peso totale statua finita 28 tonnellate, marmo bianco di Carrara.  (cfr. vol. ed. Porziuncola, Cannara PG, 2000)
     - (N.2 apr/giu.2005) Il beato Giovanni Angelico - dichiarato il 18.02.1984 patrono universale degli artisti da Papa G.P.II - raffigura Caterina la prima volta nella predella della Pala di San Domenico di Fiesole, verso l'anno 1430. Detta predella fu venduta dai frati nel 1800 e dal 1860 si trova esposta nella National Gallery di Londra. Una seconda raffigurazione dedicata da Angelico a Caterina, si trova nei quattro Reliquiari dipinti nel 1434 per la chiesa domenicana di Firenze, santa Maria Novella. Attualmente, di questi Reliquiari tre sono esposti nel museo fiorentino di San Marco; il quarto è allo Stewart Garden Museum di Boston. La terza ed ultima immagine di Caterina dell'Angelico si trova nello splendido Trittico di Perugia, dipinto nel 1457 per l'altare della Cappella di San Niccolò nella chiesa cittadina di San Domenico. Nel 1863 la pala fu trasferita nella Galleria Nazionale dell'Umbria a Perugia, con un restauro nel 1998. (f.to P.Lorenzo Fatichi O.P.)
    Il Maestro scultore Massimo Lippi ha realizzato l'anfora contenente l'olio, per la lampada votiva, offerto dalla Misericordia di Siena in occasione della festa del 1° maggio 2005. Lippi ha voluto rappresentare la Santa nel giorno del suo transito. (da Il Cittadino Oggi, 11.05.2005)

> da: Toscana Oggi  (3 feb. 2002): presso l'ingresso visitatori del Policlinico Le Scotte di Siena, è stato collocato un bassorilievo in bronzo, realizzato dall'artista senese Chiara Tambani. Opera dedicata a Santa Caterina da Siena.

> da: Il Santuario-Casa di S.Caterina da Siena (Alinea, 
     Firenze  2002)
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- Siena. Chiesa del Crocifisso (consacrata il 23 aprile 1623): volta della cupola (A14-15) Assunzione in cielo di S.Caterina (murale, Giuseppe Nicola Nasini, 1701-03); cupola: (A12) Glorificazione di S.Caterina (murale, G.N. Nasini);  volta navata: (A16) Assunzione di S.Caterina in Paradiso (G.N.Nasini); (A10) Crocifisso Ligneo che diede le Stigmate a S.Caterina (nel 1375 nella Chiesa di Santa Cristina a Pisa, trasporato a Siena fin dal 1565; pittore pisano, fine XII secolo); (A11) Altare Maggiore (Tommaso Redi, 1643-1649); (A13-p47) sportello dell'armadio del Crocifisso con S.Caterina stigmatizzata (tavola, Lorenzo Rustici, 1521-72); (A1) S.Caterina assalita dai soldati fiorentini (Gaetano Perpignani, 1765); (A2) Elemosina di S.Caterina (Liborio Guerrini, 1777); (A3) S.Caterina esorta il Papa al ritorno a Roma (Alessandro Calvi, il "Mutolo", 1768); (A4) Ritorno del Papa a Roma (Niccolò Franchini, 1769); (A5) Stigmatizzazione di S.Caterina (su tela, Rutilio Manetti, 1630); (A6) Esaltazione di S.Caterina (R. e D. Manetti, 1636); (A7)  S.Caterina persuade Gregorio XI a ritornare a Roma (Sebastiano Conca, Gaeta 1680 -Na 1764); (A8) S.Caterina scrive ispirata a S.Tommaso e S.Giovanni (Giuseppe Nicola Nasini 1701-3); (A9) Estasi di S.Caterina (G.N.Nasini 1701-3).
   
- Siena. Casa di S.Caterina. Oratorio della Cucina: (B1)Polittico, Stigmatizzazione di S.Caterina (Bernardino Fungai, 1495-97; Bartolomeo Neroni, il "Riccio", 1567-71); (B2.p54) Gesù offre a S.Caterina la Crocetta (B.Neroni); (B3.p54) S.Caterina dona le vesti a Gesù Pellegrino (B.Neroni); (B5) S.Caterina libera una indemoniata (Pietro Sorri, 1587); (B6) Visione della Santa (Cristoforo Roncalli, il "Pomarancio" 1582-83); (B7) Conversione dei condannati a morte (Lattanzio Bonastri, 1578); (B10) Sposalizio mistico di S.Caterina (B.Neroni; A.Salimbeni, 1571-78); (B11) Gregorio XI esortato da S.Caterina riportare la sede papale a Roma (C.Roncalli); (B12) Consegna delle chiavi di Castel Sant'Angelo a Papa Urbano VI (Alessandro Casolani, 1583-84); (B14) Canonizzazione di S.Caterina (Francesco Vanni, 1600); (B15) Gesù scambia il suo cuore con quello di S.Caterina (F.Vanni, 1585); (B16) S.Caterina sceglie da Gesù la corona di spine al posto di quella d'oro (Pietro Sorri, 1590); (B17) S.Caterina davanti a Gesù legato alla colonna (Rutilio Manetti, 1635); (B18) S.Cateria riceve lo Spirito Santo (R.Manetti, 1635)
   
- Siena. Casa di S.Caterina. Oratorio della Cameretta (affreschi "Le storie di S.Caterina" di Alessandro Franchi e Gaetano Marinelli, 1893-98): (D1) La madre di S.Caterina vede meravigliata la figlia salire le scale sospesa in aria; (D2) Caterina si recide i lunghi capelli per non contrarre il matrimonio desiderato dai genitori; (D3) Il padre sorprende Caterina a pregare nella camera del fratello Stefano con una bianca Colomba librata sulla testa; (D4)Dono delle vesti a Gesù apparso alla Santa nelle vesti di pellegrino povero; (D5) La Santa sceglie la corona di spine al posto di quella aurea offertale da Gesù; (D6) Sposalizio mistico di S.Caterina; (D7) Nella notte di Natale la Madonna pone sulle braccia di S.Caterina il bambino Gesù; (D8) S.Caterina riceve le stigmate dal Crocifisso (Girolamo di Benvenuto, primi anni del 1500).

>  da: Il Ponte, mensile della Parrocchia di San Domenico (nov. 2004; 
      F.Muzzi):

   
- Lo scultore canadese Thimothy Schmalzha donato alla Basilica di San Domenico una statua bronzea raffigurante la nostra Santa. L'opera, ispirata dalla lettura del Dialogo della Divina Provvidenza, racchiude il simbolismo del Cristo Ponte.

>  da: Iconographica medievale e moderna (Gábor Klaniczay, ed. 
      Sismel, Galluzzo; Convegno di studi medievali di Leeds, AISSCA,15.07.1999). 

   
- Santa Caterina da Siena tra domenicani nella gloria del Paradiso (Londra, National Gallery), Giovanni da Fiesole detto Beato Angelico, ca. 1424/25; -Santa Caterina con le beate (Museo Civico Vetraio, Murano) di Andrea Bartolo, 1394; -Caterina riceve la Comunione (Biblioteca Comunale, Siena; ms.T.I.2, Libellius de Supplemento, p.12), miniatura di C.Cortese 1411-17; -Santa Caterina da Siena riceve le stigmate (Bibliotèque municipale, Poitiers; Ms55-334, Livre d'heures, f.175, XV) miniatura; -Santa Caterina e S.Margherita (Convento S.Maria delle Grazie, Milano), affresco Giovanni Donato Montorfano, 1495; -S.Caterina da Siena e una devota (S.Domenico, cappella delle Volte, Siena), Andrea di Vanni 1380/81 ca; -Santa Caterina ed il crocifisso (Pinacoteca Nazionale, Siena), Lorenzo di Pietro; -S.Caterina senza stigmate (altare: San Gimignano, Siena), Pier Francesco Fiorentino; -S.Caterina in gruppo con S.Margherita (S.Maria delle Grazie, Milano), di Montorfano; -Cristo e la Vergine con santi domenicani (Accademia, Firenze), Maestro delle Effigie Domenicane 1336.1350;

>  da: Siena e Roma, Raffaello, Caravaggio ed i protagonisti di un legame 
      antico
, ed. Protagon, 2005.
(Santa Maria della Scala, Siena: mostra Palazzo 
      Squarcialupi: 25 nov. 2005 - 5 mar. 2006) (vedi anche Gruppo di Roma).

    
-  . (p386) Francesco Vanni: Sposalizio di S.Caterina da Siena, S.Francesco e S.Giovanni Evangelista, 1605-1610, olio su tela, Roma, Galleria Borghese (inv. 62); . (p434) Francesco Vanni: Santa Caterina beve il sangue di Cristo, 1603-1604, olio su tela, Roma, Chiesa di san Lorenzo in Miranda; . (p456) Urna quattrocentesca contenente il corpo di S.Caterina da Siena,  Roma, Chiesa di Santa Maria sopra minerva; . (p463) Giovanni de' Vecchi: Esequie di S.Caterina, 1573-1575, Roma chiesa di S.Maria sopra a Minerva; . (466) Giovanni di Paolo, Caterina da Siena ricevuta da Urbani VI, Madrid, collezione Thyssen Bornemisza; . (p467) Alessandro Casolani: Urbano VI ritorna in Vaticano, Santuario-Casa di S.Caterina, Siena; . (p469) Giovanni di Paolo: Scambio del cuore di S.Caterina con quello di Cristo, New York, collezione privata;  . (p472) Donatello: Santa Caterina da Siena, marmo, 1430, Roma collezione privata; . (p473) Santa Caterina in trono, xilografia, Venezia 1494, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana; . (p474) Scultore prossimo a Isaia da Pisa: Santa Caterina da Siena, Roma, Palazzo Odescalchi; . (p479) Donatello: S.Caterina da Siena, Roma, collezione privata; . (p494) Pietro Angeletti: Caterina Benincasa in preghiera sorpresa dal padre, bozzetto a olio su tela, 1769-1771, Roma, Venerabile Arciconfraternita di S.Caterina da Siena; . (p496) Pietro Angeletti: Cristo offre a S.Caterina una corona di spine e una di fiori, olio su tela 1769, Roma, Venerabile Arciconfraternita di S.Caterina da Siena; . (p503 ) Ermenegildo Costantini: S.Caterina da Siena accoglie il papa Gregorio XI al suo rientro a Roma, bozzetto a olio, 1768, Roma, Venerabile Arciconfraternita di S.Caterina da Siena; . (p504) Gaetano Lapis: Cristo mostra a santa Caterina la ferita del suo costato, olio su tela, 1769-1770, Roma, Venerabile Arciconfraternita di S.Caterina da Siena; . (p505) Cristo porta croce appare a S.Caterina da Siena che sta flagellandosi, olio su tela, 1769, Roma, Venerabile Arciconfraternita di S.Caterina da Siena; . (p506) Le nozze mistiche di Santa Caterina da Siena, G.Lapis 1768, Roma, Arciconfraternita; .(p507) legno dorato, recto: Crocifisso delle Stimmate (riproduzione);  nel verso: Santa a braccia aperte, palmi impressi dalle stimmate, di R.Manetti 1625, Roma, Arciconfraternita; .(p512) Cristo dona a S.Caterina la croce pettorale, di Etienne Parrocel, olio su tela, 1768-69, Roma Arciconfraternita; .(p513) bozzetto a olio, S.Caterina accoglie il Papa Gregorio XI nel suo rientro a Roma da Avignone, di Laurent Pécheux, 1769-73, Roma Arciconfraternita; .(p514) olio su tela, S.Caterina da Siena accoglie il Papa Gregorio XI al rientro a Roma, da Avignone, di L.Pécheux, 1770-73, Roma, collezione Lemme; .(p571) appendici; F.Vanni (1564-1610): . S.Caterina beve il sangue di Cristo, Roma, S.Lorenzo in Miranda; . Sposalizio di S.Caterina, Roma, Galleria Borghese; . Madonna, S.Giovannino e santi Caterina e Francesco, Roma, collezione Patrizi;  .(p574) R.Vanni (1571-1639): La Madonna del Rosario coi santi Domenico, Caterina da Siena e A..Corsini, Castelgiuliano, chiesa di S.Filippo Neri; 

     - S.Caterina della Notte, tavola di Taddeo di Bartolo (1400 ca.), nell'Oratorio della Compagnia di S.Caterina della Notte, Ospedale Santa Maria della Scala, Siena.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Itinerario artistico cateriniano: Siena e d'intorni.
(da: Tutta Siena, di Piero Torriti, ed. Bonechi Firenze  1954/2000; 
Guida del Pellegrino in terra di Siena, ed. Alsaba, Siena 1999;
Il Santuario-Casa di S.Caterina da Siena, di Roberto Sabelli, ed. Alinea, Firenze 2002)

> Statua bronzea di S.Caterina (Fortezza, Siena): opera moderna donata nel 1972 dallo scultore Bruno Buracchini alla Diocesi; collocata ai piedi della Fortezza spagnola (di don Diego de Mendoza, atterrata a furor di popolo nel 1552 e ricostruita da Cosimo dei Medici dopo la conquista di Siena del 1555), guarda verso la Basilica di S.Domenico.
> Basilica di San Domenico, P.za San Domenico 1 - Siena (Convento Domenicano: via Camporegio 2; tel. 0577.280893; e-mail: info@basilicacateriniana.com): iniziata sul poggio detto di Camporegio (è tradizione che vi si sia accampato Enrico VI nell'assedio del 1186) o camporeggio (cioè grezzo) verso il 1225, a pochi anni di distanza dalla venuta a Siena (quasi certa) del fondatore S.Domenico Guzman (1215?). Il terreno era stato donato nel 1225 ai domenicani da  Fortebraccio Malavolti ed i mezzi furono in buona parte forniti dal Comune di Siena e dalle elemosine raccolte. Chiesa e convento domenicano devono aver visto il loro completamento verso il 1262/'65. L'incendio del 1443  la ridusse quasi ad uno scheletro; da quello del 1531, da una cappella si propagò a tutta la chiesa; la Testa di S.Caterina fu salvata, si dice,  da un frate converso che fra le fiamme la portò in luogo sicuro avvolta in un panno bagnato. Altri danni ebbe a subire la basilica e specialmente il convento fra il 1548 e il 1552 per l'occupazione delle milizie spagnole del Mendoza. Anche il campanile, per il suo grave stato, fu sbassato e ridotto allo stato attuale nel 1798. Il terremoto del 1798 contribuì ancora al degrado dell'edificio. Il restauro iniziò nel 1941 ed è terminato nel 1962. (cfr. anche La Patrona d'Italia e d'Europa, N.4 -ott/dic. 2005)
   - Cappella delle Volte: situata sulla destra, appena entrati nella basilica; se ne ha già notizia nel 1368. In antico, e precipuamente al tempo di S.Caterina, era una vera e propria Cappella delle Suore della penitenza o Mantellate le quali qui si riunivano in preghiera. E  "mantellata" divenne S.Caterina il 17 agosto 1352.  In questa cappella avvennero i più noti miracoli secondo la "Legenda major" del Beato Raimondo da Capua, confessore e biografo di S.Caterina.  Egli racconta come proprio nella Cappella delle Volte Caterina offrisse il proprio mantello a Gesù pellegrino e scambiasse il suo cuore con quello dello stesso Gesù. Sulla parete di fondo fu trasportato nel 1667 l'affresco (dopo essere stato resecato dal muro adiacente, in angolo con la chiesa) raffigurante S.Caterina e una devota. Tale pittura unanimamente assegnata ad Andrea Vanni, fra il 1375 (la Santa porta già le stimmate) ed il 1398 (prima citazione della pittura) è l'unica che sia rimasta, eseguita al tempo della santa; nulla vieta quindi di ritenere che almeno il volto sia un vero e proprio ritratto tanto più che il Vanni fu un fedele seguace di S.Caterina che a lui indirizzò anche tre lettere. In questa Cappella Caterina parlava con l'Eterno Padre; tutto ciò che diceva veniva trascritto fedelmente dai suoi discepoli dando così origine al Libro o Dialogo della Divina Provvidenza, la sua opera dottrinale più importante. Vi si conservano alcuni dipinti su tela: quello più importante (parete opposta all'affresco del Vanni) raffigura la Canonizzazione di S.Caterina dipinto da Mattia Preti il "Cavalier Calabrese" fra il 1672/'73, eseguito per l'altare dei Piccolomini in S.Francesco e qui trasferito nel 1890. La tela fu eseguita dal Preti durante il suo lungo soggiorno nell'Isola di Malta. Fiancheggiano quest'opera due altri più piccoli dipinti eseguiti dal senese Crescenzio Gambarelli che li firmò e datò al 1602; raffigurano S.Caterina che dona l'abito a Gesù povero pellegrino e Gesù offre a Caterina la crocetta che ella aveva donato allo stesso in veste di pellegrino povero. Sulla parete più grande: Morte di S.Caterina, scenografico e movimentato capolavoro di Crescenzio Gambarelli (firmato e datato al 1602); Apparizione di S.Caterina a S.Rosa da Lima che lavora al tombolo, mentre, in alto, si scorge la Gloria di Maria Vergine (Deifebo Burbarini); S.Caterina recita l'uffizio in compagnia di Gesù, in alto la Gloria della Vergine (Crescenzio Gambarelli, firmato e datato al 1602). Sul lato aperto della cappella, rivolto verso la chiesa, è stato isolato il grande pilastro in mattoni (in origine intonacato e dipinto) ove è tradizione che S.Caterina solesse appoggiarsi in preghiera.
    
- Reliquie: oltre la cappella delle Volte, sulla parete destra della chiesa, in una nicchia entro il muro della parete, si venerano alcune reliquie di S.Caterina fra cui il dito pollice, i flagelli, la pietra sacra per il suo altare portatile ed il "breve" pontificio che l'autorizzava a far dire messa ai confessori che l'accompagnavano.
   
- Cappella di S.Caterina: capolavoro del nostro Quattrocento, si apre sulla parete destra della chiesa: fu fatta costruire da Niccolò Bensi, scrittore apostolico, nel 1460, con juspatronato per la sua famiglia. Qui è custodita la reliqua della Sacra Testa (portata da Roma a Siena nel 1384) (*) della Patrona d'Italia e d'Europa, posta su uno stupendo altare marmoreo, scolpito da Giovanni di Stefano (1469) per conto dello stesso Niccolò Bensi. La reliquia si trova entro l'incavo centrale protetta da una grata dorata. La cappella è splendidamente decorata da affreschi (1526) di Giovanni Antonio Bazzi detto Sodoma e da dipinti (1596) di Francesco Vanni; esternamente a destra e sinistra della Testa sono due angeli scolpiti sorreggenti due candelabri; sopra la finestrella è una delicatissima immagine della Santa a mezzo busto contornata da cherubini. Festoni di foglie, fiori e frutti fanno corona all'insieme chiuso da due lesene composito-corinzie sorreggenti l'architrave classico con al centro lo stemma della famiglia Bensi, sorretto da due putti alati. Al centro del timpano triangolare è Cristo Benedicente attorniato da cherubini. Tutto il mirabile complesso è rilevato con impareggiabile delicatezza sì che il marmo si piega docile allo scalpello quasi fosse cera: il busto della Santa ed i due angeli laterali sono fra le più vaghe sculture di tutto il Rinascimento senese. L'attuale reliquiario (il precedente, perduto, era disegnato dallo stesso Giovanni di Stefano ed eseguito dall'orafo Francesco d'Antonio: 1466), dove oggi è collocata la Testa  è opera moderna neogotica di David Manetti, su progetto di Angelo Giorgi (1931). Sotto la mensa dell'altare è sepolta la Beata Caterina dei Lenzi (morta nel 1492). La cappella  è tutta rivestita di affreschi ed olii su muro. Iniziò il Sodoma nel 1526 affrescando, ai lati dell'altare, lo Svenimento (o estasi) di S.Caterina e l'Estasi (o visione eucaristica) della Santa: si tratta di due fin troppo celebri capolavori di questo ardente pittore che riuscì ad unire poeticamente al perfetto disegno ed al sapiente accostamento dei colori un effetto di appassionante spasimo senza mai cadere nel languido illustrativo. Pur nella costretta ristrettezza dello spazio, l'artista svolge le sue scene attraverso una solennità compositiva ed un dilatare di forme sì che le immagini vengono ad acquistare una grandiosa, silente monumentalità. Pure al Sodoma appartiene la movimentatissima scena con la Decapitazione di Niccolò di Tuldo, sulla parete sinistra, ed anche tutta la decorazione in basso, lateralmente all'altare, all'interno dell'arco d'ingresso (figurette e grottesche) ed infine nell'intradosso dell'arco stesso, a sinistra, con figura di vecchio che scrive ispirato da un angelo (è stato sempre indicato come S.Gerolamo, ma la figura non reca aureola nè simboli relativi al santo), a destra, con un personaggio barbato che disegna due cerchi concentrici con un compasso (non può essere la figura di S.Luca, meglio pensare all'architetto della cappella, o a Pitagora). La decorazione del sacello fu ripresa, fra il 1593 ed il 1596, da Francesco Vanni che dipinse ad olio, sulla parete di destra, S.Caterina che libera un'ossessa e nell'intradotto dell'arco il Beato Raimondo da Capua che scrive la vita di S.Caterina e il Beato Tommaso Nacci da Siena, compilatore del "supplemento" alla vita della Santa. L'effetto straordinario di questo mirabile insieme (e malgrado che l'originale cupoletta, pure affrescata, sia stata totalmente ricostruita dopo il disastroso terremoto del 1798) si completa con il finissimo pavimento a commessi marmorei e raffigurante forse Orfeo e gli animali ed eseguito non certo su disegno di Beccafumi, ma da un artista assai prossimo a Francesco di Giorgio o allo stesso Giovanni di Stefano. Ogni  figura ed ogni oggetto rappresentato nel commesso marmoreo della cappella, dagli uccelli alle fiere, dallo specchio agli alberi, indicano precisi significati mistici e proprio a cominciare dalla figura maschile. Che tale stupenda tarsia marmorea fosse pregna di significati mistico-filosofici apparve chiaro al Cust fin dal 1904, il quale ne spiegò la particolare simbologia con l'allusione alla figura di S.Caterina e soprattutto ai medici filosofi Marco e Socino Bensi ugualmente qui seppelliti.
      (*) Nota: La tradizione vuole che la testa di S.Caterina, portata da Roma a Siena nel 1384, fosse 
      racchiusa in un busto di rame sbalzato, del Quattrocento, oggi nell'anticappella del Palazzo 
      Pubblico. Il secondo busto era in argento e fu fuso nel 1622 per foggiarne un terzo da parte 
      di Bernardo Tollever, ma già nel 1683 si sostituì con un'urna di vetro. Nel 1711 G.Piamontini 
      costruì un'altra nuova urna in cristallo. Attualmente la testa è racchiusa in un'urna di bronzo 
      dorato e cristalli, a forma di tempietto neogotico, dovuta ad Angelo Giorgi.

   
- Cappellina attigua alla Cappella di S.Caterina (passando dalla sacrestia): sulla parete in comune con la Cappella di S.Caterina si apre sopra l'altare una grata  di metalo dorato (1606) dalla quale, all'occorrenza, si può estrarre il reliquiario con la testa della Santa. Qui è anche conservato il manoscritto prezioso detto del "Processo Castellano" relativo sioè al processo di canonizzazione di S.Caterina, iniziato nel 1411 a Venezia. In basso sono conservate le ossa del padre, della madre e dei fratelli della Santa.
    - nella basilica, quarta cappella del transetto, subito dopo la cappella centrale: nella parete laterale, tondo su tela S.Caterina in Gloria di scuola senese del sec. XVII (Annibale Mazzuoli).
   
- parete sinistra della navata centrale della basilica: la tavolina, sul primo altare, di Francesco Vannuccio (c.1370/'80) già attribuita a Paolo di Giovanni Fei, raffigura la Madonna col Bambino inserita al centro di una assai più grande tavola dipinta dal Sodoma e raffigurante il Padre Eterno, i Santi Vncenzo, Ludovico, Caterina da Siena e Sebastiano. Fra le numerose tele, una Visione di S.Caterina da Siena (in ??) del senese Sebastiano Folli (c.il 1610).
   
- Cripta: da una scalinata, aperta all'interno della basilica, accanto all'ingresso della sagrestia, si scendeva nella cripta. La cripta, costruita ai primi del Trecento come fondamento al gotico transetto della più grande basilica domenicana, si presenta tutta in mattoni, ad un solo vano spartito in tre navate con volte a crociera sorrete da robusti arconi poggianti sui pilastri. Tipico esempio di architettura senese degli inizi dello stile gotico. Dopo essere stata chiesa e sepolcreto per molti di Fontebranda (fra cui il padre di S.Caterina, le cui ossa vi hanno riposato e che sono ora custodite dietro l'altare della Santa nella Cappella di S.Caterina, in basilica) fu lasciata in abbandono per secoli, restaurata infine nel 1935. Le moderne vetrate dipinte sono di Fiorenzo Joni. Nel 2005 il Convento dei Domenicani ha fatto realizzare dall'artista Alberto Positano le vetrate con i sei Patroni d'Europa, tra i quali (dal 1° ottobre 1999: nomina di G.P.II) figura anche S.Caterina da Siena.
>  Portico dei Comuni d'Italia (suore Domenicane: Via Tiratoio 8; tel. 0577.45410): così chiamato perché ogni Comune italiano offrì la cifra corrispondente all'acquisto di un mattone necessario per la costruzione di questo porticato. I lavori iniziarono nel 1939, con la proclamazione di S.Caterina a Patrona d'Italia; terminano nel 1941. Demolita la chiesa di S.Antonio (poi ricostruita), l'ingresso originario ed attuale al complesso cateriniano (casa e oratorio) si trova sul Vicolo del Tiratoio. Qui ogni anno, in occasione delle feste nazionali in onore della Santa, si tiene la cerimonia dell'offerta dell'olio per la lampada votiva, da parte di un Comune oppure un ente o un'associazione. Di antico è rimasto, sulla destra,  solo un bel pozzo in travertino, della fine del Quattrocento o primi del Cinquecento. Oltre il portico si eleva, su eleganti e snelle colonne, un piccolo atrio a loggia che viene generalmente attribuito al Peruzzi o seguace (es.Pelori?), sul 1530-1550. Alla loggetta peruziana segue un secondo atrio, con arcate sul fondo, assai più semplice, dove è stato collocato il bozzetto in stucco di Bruno Buracchini, per il moderno monumento bronzeo di S.Caterina (Fortezza). 
    
- Casa-Santuario - Oratorio della cucina: il secondo atrio collega direttamente l'oratorio del Crocifisso con quello detto Oratorio della Cucina, che la tradizione indica come la cucina della Famiglia Benincasa (grata e muro annerito, sotto l'altare). L'ambiente fu prima sala di preghiera dei confratelli "caterinati", ampliato nel 1546 inglobando altre stanzette, riccamente decorato. Il soffitto a cassettoni, dorato e dipinto, è intaglio di Bastiano di Girolamo, su probabile indicazione del Riccio, terminato sul finir del Cinquecento dopo la morte dell'artista. Iniziando dalla parete sinistra, in lesene dorate, sono applicate tele dipinte sulla vita della Santa: Beato Giovanni Colombini (Alessandro Casolani); S.Caterina libera un'indemoniata (Pietro Sorri, 1587); Visione della Santa (Cristoforo Roncalli, 1582); Conversione dei condannati amorte (Lattanzio Bonastri, c.1580); Beato Ambrogio Sansedoni (Gaetano Marinelli, 1872). Sulla parete di fondo, di Bernardino Fungai (1496), sopra l'altare: S.Caterina che riceve le stimmate, con la Madonna in Gloria. Nella sottostante predella si scorgono: Quattro fratelli della compagnia; S.Caterina davanti al papa;  scenette perdute (bruciate); S.Caterina in preghiera; Visione di S.Caterina; S.Domenico (?) e due personaggi; S.Tommaso insegna a scrivere a S.Caterina; Testa di moro (stemma della famiglia Saracini). Ai lati della pala sono raffigurati i Santi Girolamo e Domenico, pure del Fungai. Ai lati del dipinto, eseguiti dal Riccio (poco prima della sua morte, 1571) e forse completati da Arcangelo Salimbeni: Gesù che offre a S.Caterina la crocetta S. Caterina dona la veste a Gesù pellegrino. Sulla parete destra dell'Oratorio: figura di S.Bernardino (Pietro Aldi, 1872);  Sposalizio mistico di S.Caterina (impostato dal Riccio, ma dipinto da Arcangelo Salimbeni, 1578); Gregorio XI, esortato da S.Caterina, riporta la sede papale a Roma (Cristoforo Roncalli, detto il "Pomarancio", 1483); Consegna delle chiavi di Castel Sant'Angelo a Papa Urbano VI (Alessandro Casolani, 1582/'83); figura del Beato Andrea Gallerani (Alessandro Casolani). Sulla parete di fondo, nella grande nicchia, Francesco vanni, nel 1600, dipinse a olio la Canonizzazione di S.Caterina, presenti Beato Bernardo e Nera Tolomei. Ai lati della nicchia: S.Caterina sceglie da Gesù la corona di spine al posto di quella d'oro (Pietro Sorri, 1606-1608); S.Caterina davanti a Gesù legato alla colonna (Rutlio Manetti, c.1635); Gesù scambia il suo cuore con quello di Caterina (Francesco Vanni, 1585); S.Caterina riceve lo Spirito Santo (Rutilio Manetti, c.1635). Gli stalli lignei e intarsiati, tutt'intorno all'oratorio: quelli con decorazioni a intarsio appartengono al 1518 (Pietro di Giovanni da Castelnuovo); quelli ad intaglio del 1555 (Bendetto Amorini). Il logoro pavimento cinquecentesco, con eleganti mattonelle in maiolica policroma, fu ampliato ed in parte rifatto  allo scoccare del 1600 (Maestro Girolamo di Marco, vasaio in Pantaneto). 
    
- Casa-Santuario - Chiesa del Crocifisso: si apre sulla destra, dopo il secondo porticato; è tradizione che sia stata eretta sull'orto dei Benincasa o su terreno della vicina chiesa di S.Antonio. Fu consacrata il 23 aprile del 1623. Accanto alla porta d'ingresso si scorgono due bassorilievi cinquecenteschi relativi a  due storie della vita della Santa. La chiesa sorse  per custodire quel Crocifisso dipinto che secondo la tradizione dette le stimmate a S.Caterina, nella chiesa di S.Cristina a Pisa (1375). Trasportato a Siena nel 1565, dopo varie peripezie, fu deposto sull'altare maggiore di questo secondo oratorio (1623). Il prezioso dipinto appartiene alla scuola pisana, con influenze lucchesi, della fine del XII secolo ed è racchiuso in una ricca cornice intagliata e dorata a due sportelli nel cui interno sono raffigurati S.Caterina e S.Girolamo, dipinti dal Riccio. L'altare maggiore, composto di marmi policromi,  è di Tommaso redi ((1649); ai suoi lati sono anche le tele  con l'Estasi di S.caterina S.Caterina che scrive ispirata da S.Tommaso e da S.Giovanni (Giuseppe Nasini). Gli affreschi che decorano la volta, raffiguranti la Gloria ed Esaltazione di S.Caterina, furono ugualmente eseguiti da Giuseppe Nicola Nasini, fra il 1701 e il 1703. Numerosi altri dipinti decorano le pareti della chiesa, ad iniziare da sinistra: S.Caterina assalita dai soldati fiorentini (Galgano Perpignani, 1765); Elemosina di S.Caterina (Liborio Guerrini, 1777). Nel transetto sinistro, sull'altare, Esaltazione di S.Caterina accolta dalla Madonna (Rutilio e Domenico Manetti, 1638). Nel transetto destro, sempre sopra l'altare è posta un'importante tela con S.Caterina davanti al Papa ad Avignone (Sebastiano Conca). Nella parete destra della chiesa:  Caterina esorta il papa al ritorno a Roma (Alessandro Calvi detto il Mutolo); Ritorno del papa a Roma (Niccolò Franchini, 1769). Nell'antica sacrestia è conservata una teletta cinquecentesca di influenza umbra con la Madonna, il Bambino, S.Giovanni e S.Caterina. 
    
- Casa-Santuario - saletta dei ricordi: attigua all'Oratorio della Cucina, vi si conservano lo stendardo raffigurante la stimmatizzazione di S.Caterina, dipinto da Rutilo Manetti (1630), quattro bellissime testate di cataletto raffiguranti Meditazione, estasi di S.Caterina, Gesù in Pietà, la Madonna col Bambino, dipinte da Francesco Vanni (1591). 
    
- Casa-Santuario - Oratorio inferiore della Tintoria: dall'attigua loggetta, costruita da Giovan Battista Pelosi sul 1533, una rampa di scale conduce nell'Oratorio inferiore della Tintoria (con accesso dalla Contrada dell'Oca) e alla cosiddetta:
    
- Casa-Santuario - Camera della Santa: quest'ultima, rimasta disadorna fino al secolo XX°, fu ristrutturata nel 1874 (lasciando allo stato primitivo il vero e proprio cubiculum ove si narra che Caterina riposasse poggiando la testa sulla nuda pietra) su disegno dell'Architetto Pietro Marchetti e quindi affrescata da Alessandro Franchi (con Gaetano Marinelli) nel 1896. L'artista senese raffigurò alcune più significative e commoventi storie della vita della Santa. Le "illustrazioni" hanno inizio con: La madre di Caterina vede meravigliata la figlia salire le scale sospesa in aria; Caterina si recide i lunghi capelli per non contrarre il matrimonio desiderato dai genitori; il padre sorprende Caterina a pregare nella camera del fratello Stefano, con una bianca colomba librata sulla testa; Dono delle vesti a Gesù apparso alla Santa in veste di pellegrino povero; la Santa sceglie la corona di spine al posto di quella aurea offertale da Gesù; Sposalizio mistico di S.Caterina; nella notte di Natale la famiglia pone sulle braccia di Caterina il Bambino Gesù. Sull'altare di questa cappella si  può ammirare un capolavoro dell'antica pittura senese: tavola raffigurante S.Caterina che riceve le stimmate dal crocifisso, dipinto da Girolamo di Benvenuto intorno ai primi anni del Cinquecento. Nel cosiddetto "cubiculum" (piccolo nudo ambiente ) è stata collocata una statua di marmo raffigurante S.Caterina in estasi, dello scultore Pietro Repossi (1940). Assai interessanti sono le reliquie che qui si conservano: pomo del bastone appartenuto a S.Caterina; vasetto per aromi; parte del velo di S.Caterina; borsa di seta che custodì la testa della santa allorché fu trasportata da Roma a Siena (1384). Il monastero di S.Caterina, annesso agli antichi oratori è oggi un moderno complesso, abitazione delle suore (Domenicane di San Sisto), asilo e casa del pellegrino.
> Fontebranda: territorio della Nobile Contrada dell'Oca (privato; tel. 0577.285413) che ha dato i natali a Caterina (c.25 marzo 1347), da Jacopo Benincasa e Monna Lapa Piagenti. La casa natale apparteneva alla corporazione dell'Arte della Lana, locata probabilmente dallo stesso Jacopo (già nel 1343). Il Comune di Siena l'acquistò il 28 gennaio 1466, dietro suppliche dei cittadini di Fontebranda i quali chiedevano che la casa della loro Santa venisse per sempre acquisita alla venerazione pubblica. Era già sorta la Compagnia di S.Caterina (poco dopo la canonizzazione: 29 giugno 1461), e si stava trasformando totalmente la casa in un vero e proprio santuario. I primi lavori vennero effettuati nella cosiddetta Tintoria (il fondaco di Jacopo Benincasa), la quale - inglobando altre stanzette del piano superiore - fu trasformata in oratorio dedicato alla Santa, con la facciata prospiciente la Via di S.Caterina, che ora si raggiunge scendendo le scale del piano superiore, attiguo all'ingresso di tutto il santuario, oltre il moderno Portico dei Comuni d'Italia. Architetto del nuovo Oratorio fu Francesco di Duccio del Guasta, con Corso di Bastiano, fra il 1465 e il 1474. Tutta la facciata esterna fu "rimessa nel ripristino stato" dagli architetti Giuseppe Partini e Pietro Marchetti  (1877). Sopra al portale cinquecentesco in pietra, dell'edificio di destra, al centro della lunetta c'è il busto di S.Caterina attribuito al Marrina. Le quattro pareti della sacrestia dell'oratorio sono rivestite con affreschi;  ad iniziare il ciclo fu chiamato il Sodoma, che sul 1520  ideò un gruppo di cinque angeli che distendono un rosso drappeggio, a mo' di baldacchino, al di sopra dell'altare maggiore, l'unico altare dell'oratorio; sSono cinque splendidi putti, vigorosamente plasmati da un gioco di luci e di ombre. L'affresco sovrastante quello del Sodoma appartiene a Girolamo del Pacchia (c.1525); l'affresco rappresenta la Stimmatizzazione di S.Caterina da Siena. Dopo le "Stimmate" il Pacchia proseguì il lavoro sulla parete laterale a destra entrando, con due scene raffiguranti S.Caterina che libera i frati domenicani da un assalto di banditi S.Agnese di Montepulciano, defunta, che solleva il piede verso S.Caterina che si era inchinata per baciarlo. Una terza scena, posta sulla parete laterale a sinistra, raffigura la improvvisa Guarigione di Matteo Cenni da parte di S.Caterina attribuito a Francesco Tamagni. Accanto, nel 1604,  Ventura Salimbeni raffigurò  S.Caterina aggredita dalla soldataglia fiorentina. Un vero capolavoro. Di nobile fattura sono i tre affreschi che un altro senese, Sebastiano Folli, eseguì sul 1607 nella parete di contraffaccia. Sono tre grandi composizioni sempre riferentesi alla vita di S.Caterina:  Riconciliazione coi fiorentini ottenuta dalla santa senese; Ritorno di Caterina a Firenze; Missione di Caterina ad Avignone presso Papa Gregorio XI. Sull'altare maggiore, eretto nel 1609 su disegno di Austo Cini, è ancora conservata la statua lignea policroma di S.Caterina scolpita appositamente per questo oratorio da Neroccio di Bartolommeo, nel 1475. L'opera è considerata fra le più insigni di tutta la scultura lignea senese: la Santa si eleva esile ed assorta in una malinconica tenerezza. L'attigua sacrestia dell'oratorio conserva una seconda statua lignea policroma, raffigurante la stessa S.Caterina: opera di un ignoto del sec. XV. Dalla sacrestia si accede alla cosiddetta Cantina del prodigio, angusto ambiente sotterraneo in cui è tradizione sia avvenuto il prodigio della moltiplicazione del vino (distribuito ai poveri) da parte della santa.
La statua lignea policroma, fu scolpita da Neroccio di Bartolommeo de’ Landi nel 1475 per il prezzo di 31 lire. L’opera, per la sua raffinatezza, è considerata fra le più importanti di tutta la scultura lignea senese. L’altare dove è posta, nell’Oratorio della Nobile Contrada dell’Oca, fu eretto nel 1679 e realizzato su disegno di Augusto Cini.
 
Nota - (da: La Potrona d'Italia e d'Europa, n.3, Lu-Set.2007) Anche i sudditi di sua Maestà britannica potranno ammirare la statua di Neroccio di Bartolommeo de’ Landi raffigurante Santa Caterina da Siena, conservata sull’altar maggiore dell’Oratorio della nobile Contrada dell’Oca in Fontebranda. Infatti l’opera sarà esposta alla National Gallery di Londra dal 24 ottobre 2007 al 13 gennaio 2008, nell’ambito di una mostra sull’arte sacra senese del ‘300 e del ‘400.  
>  Salita del Costone: dalla casa della Santa, passando di fronte alla Fonte di Fontebranda (già esistente nel 1081; dove il padre di Caterina attingeva l'acqua per tingere i panni), si intraprende la salitta del Costone da dove è possibile vedere il retro della imponente Basilica di San Domenico e tutto il rione di Fontebranda. Questa strada era percorsa spesso da Caterina per recarsi a far visita alla sorella che abitava in Vallepiatta e da qui ebbe la visione (trono con sopra assiso il Signore Gesù Cristo e con lui Pietro, Paolo e Giovanni; ndr: Legenda Major). A metà della salita la visione è rappresentata da un affresco, restaurato e protetto. Lungo questa stessa strada il pensiero va anche alla Beata Savina Petrilli (1851-1923), che qui nacque e fondò le Sorelle dei Poveri di Santa Caterina.
> Oratorio di S.Caterina della Notte (ingresso dal Museo dello Spedale): da Vallepiatta arriviamo in piazza del Duomo dove si trova l'antico Spedale di Santa Maria della Scala, tempio di volontariato per Caterina; qui si recava quotidianamente ad assistere i malati sorreggendosi al suo bastone. Qui si trova uno dei luoghi più suggestivi legati al culto della Santa: l'Oratorio, posto sotto le volte dello Spedale, dove veniva a pregare ed a disciplinarsi insieme ai fratelli dell'antica Compagnia di San Michele Arcangelo; ma soprattutto qui riposava e talvolta dormiva in una cella angusta, ora adornata da una statua che raffigura la santa nell'atto del sonno.
> Oratorio della Contrada del Drago (privato): in piazza Matteotti (collinetta indicata come Poggio Malavolti, dominata dalla moderna mole del Palazzo delle Poste, del 1910), in angolo, rimane la chiesetta delle Suore dette del Paradiso, oggi sede dell'Oratorio. Essendo rimasta nella posizione primitiva, sul Poggio dei Malavolti, al momento dello sbassamento fu giocoforza munirla di una scalinata che scende dalla porta della chiesa stessa alla odierna piazza. È l'unico edificio rimasto di un grande complesso monastico che correva sulla sinistra lungo la via che ancor oggi porta il nome di Via del Paradiso. Quelle suore che, Mantellate di S.Caterina da Siena, avevano la loro sede in un palazzo vicino, offerto loro dalla famiglia Malavolti, riuscirono in poco tempo a costruirsi un vero e proprio monastero e alla chiesa -fra il 1524 e il 1528 - ed al nuovo cenobio dettero il nome di "Convento del Paradiso", dedicando la chiesa alla stessa S.Caterina. Oggi il piccolo tempio va noto sotto il nome di S.Caterina del Paradiso.  Soppresso il conveto nel 1787 da Pietro Leopoldo e passato ad altri usi privati, rimase la chiesa che,  nello stesso anno, passò in proprietà della Contrada del Drago. All'interno del tempio, sull'altare di sinistra, si conserva il pregevole dipinto Sposalizio mistico di S.Caterina da Siena, di Raffaello Vanni (1650). Il paliotto d'altare (in sacrestia) è un intaglio di Antonio Manetti (1842) e rappresenta la Comunione di S.Caterina da Siena. Una finissima opera scultorea, in terracotta policroma, è il busto di S.Caterina plasmato da Lorenzo di Mariano detto il "Marrina", nel 1517, proprio per le "povare del Paradiso".
> Certosa di Pontignano (privato; tel. 0577.356851-Università; custode 0577.356839; parroco 338.2334480): si trova a circa otto chilometri da Siena; appartiene al Comune di Castelnuovo Berardenga. Fu fondata nel 1343 da Bindo Petroni, cugino del cardinale sepolto nel Duomo di Siena. All'epoca ospitava dodici monaci e tre conversi. Santa Caterina, insieme all'Allegra Brigata (così erano chiamati i suoi discepoli), era solita partire da Siena, passare per Montarioso, voltare per San Miniato, scendere al torrente Bozzone, da qui risalire la collina fino alla chiesa delle Cellole per pregare dinanzi ad un crocifisso e poi prendere la strada del bosco per arrivare puntuale al mattutino dei certosini di Pontignano. Il priore della Certosa, Stefano Maconi, discepolo di Caterina, ottenne per il convento la reliquia dell'anulare di Caterina (trasferito altrove dopo la soppressione del monastero: 1810). Dal 1959 la Certosa è di proprietà dell'Università di Siena.
> Eremo di Lecceto (privato; tel. 0577.349393; fax. 349372; e.mail: osa.si@dada.it): dista otto chilometri da Siena. Si narra che risalga al IV sec. d.C. e che abbia ospitato alcuni dei più famosi Santi, fra i quali Sant'Agostino (354-430). Dopo la soppressione napoleonica (1810) passò al Seminario Arcivescovile di Siena. La chiesa risale al 1317. L'atrio fu compiuto nel 1339. Ai tempi di caterina, in questo importante cenobio viveva un eremita inglese William Flete, a cui la Santa senese inviò varie lettere che lo esortavano a lasciare la vita eremitica per andare nel mondo e portare tra la gente la sua spiritualità (es. Lett. 326). Una cappella, nel cortile d'ingresso, è dedicata a Santa Caterina (1330). Dal 1972 il Monastero è occupato dalla Comunità agostiniana delle Monache di Vita Contemplativa.
> Castello di Belcaro (privato): le origini risalgono al XII secolo (1199). Trovasi a 5 chilometri da Siena. Antico fortilizio: appartenne al Marescotti, poi al Salimbeni (1374), ai Bellanti (1482), ai Turamini (1525). Avuto da Caterina in dono da mastro Nanni di ser Vanni, come segno di riconoscenza per l'opera di mediazione da lei svolta presso i suoi nemici, fu dedicato a Santa Maria degli Angeli e da qui inviò la famosa lettera (L.238; sett.1376) al Pontefice Gregorio XI. Nella villa, tra i deliziosi ed eleganti affreschi c'è, nell'abside della cappella, Madonna con Bambino e i Santi  Caterina da Siena, Guiacomo, Cristoforo e Caterina d'Alessandria, attribuito a Baldassarre Peruzzi (1533/'35).
> Rocca d'Orcia (in Val d'Orcia): a circa 50 chilometri da Siena. La rocca di Tentennano, appartenuta alla famiglia dei Tignosi nel sec. XII e poi ai Salimbeni dal 1274, è ora proprietà dello Stato. Nell'estate del 1377 Caterina fu qui chiamata a svolgere una missione di pace, ospite di Bianchina Salimbeni, dove in seno alla cui famiglia si protraeva da tempo una lite. Caterina chiama questo luogo "l'isola" e qui avrebbe miracolosamente imparato a scrivere componendo la preghiera allo Spirito Santo.
Bagni Vignoni (in Val d'Orcia): la Madre Monna Lapa, vi aveva condotto Caterina nel tentativo di distrarre l'ancor giovane figlia dal tentativo di prendere l'abito religioso e nella speranza che abbandonasse le dolorose penitenze che si infliggeva. Ma Caterina non desistette. Dopodiché fu la madre stessa a raccomandare la figlia alle suore della Penitenza.
> Abbazia di Sant'Antimo (Castelnuovo dell'Abate; Comunità frati: tel. 0577.835659): dista 10 chilometri da Montalcino (Siena). Fondata da Carlo Magno è dall'anno Millle uno dei più importanti cenobi benedettini. Qui la Santa giunse come messaggera di pace per placare le dispute sorte a proposito della giurisdizione spirituale tra l'Arciprete di Montalcino e l'Abate fra' Giovanni di Gano da Orvieto.

>Portico dei Comuni d'Italia.
   Si entra al Santuario Casa di Santa Caterina dal Portico votivo dei Comuni d’Italia. In questo luogo, fino al 1939, sorgeva la Chiesa di Sant’Antonio Abate. Quando il Papa Pio XII proclamò Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia, si rese necessario ampliare l’accesso al Santuario per favorire il passaggio di turisti e pellegrini che si recavano in visita ai luoghi della Santa. Il progetto originario prevedeva il ripristino di quella strada che la Santa percorreva andando dalla sua casa alla Cappella delle Volte; questo nell’ottica di tenere unito il Santuario con la Basilica domenicana che conserva la memoria della Santa sia nel culto che nella tradizione che nell’arte: il ritratto del Vanni e la Cappella del Sodoma che ospita la reliquia della Sacra Testa. Con l’abbattimento della Chiesa di Sant’Antonio abate si potette rendere meno angusto il piazzale antistante e gli edifici suddetti. Fu conservata la linea del loggiato, laterale alla demolita chiesa e i cadenti pilastri in muratura furono sostituiti da originali colonne in pietra arenaria con le basi e i loro eleganti capitelli presi da un chiostro conventuale della fine del XV e inizio XVI secolo, dando un tocco di notevole eleganza a tutto l’insieme che forma il Portico votivo dei Comuni d’Italia, chiamato così perché ogni Comune d’Italia, all’epoca della costruzione, donò la cifra necessaria per l’acquisto di un mattone.
    Sotto il portico, ci sono i busti di alcuni Papi che hanno legato il loro pontificato a Santa Caterina.
    Pio II (Enea Silvio Piccolomini), originario di Pienza che la proclamò Santa il 29 giugno 1461 con la Bolla Misericordias Domini. Pio XII (Eugenio Pacelli), che, “nella difficoltà dei tempi” la proclamò Patrona d’Italia, il 19 giugno 1939 insieme a San Francesco d’Assisi.   Giovanni XXIII, (Angelo Roncalli), nel V centenario della canonizzazione, invitò tutti i cristiani a celebrarla lodando i suoi scritti, Lettere e Dialogo, definendoli “giardino di Dio”. Paolo VI (Giovanni Battista Montini), che il 4 ottobre 1970, la proclamò Dottore della Chiesa universale dopo che la Sacra Congregazione dei Riti si pronunciò, “tenuto conto dell’insigne santità di vita, dell’eminente dottrina e della sua benefica efficacia sulla vita della Chiesa”. Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla), che con il Motu Proprio, Spes Aedificandi, del 1 ottobre 1999, proclamò Santa Caterina da Siena Patrona d’Europa, insieme a Santa Brigida di Svezia e a Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein). Il riconoscimento di Patrona d’Europa a Santa Caterina da Siena è il frutto del suo adoperarsi per la pace dell’Europa del suo tempo. Ella scrisse molte lettere ai sovrani europei, richiamandoli a costruire una società ispirata ai valori cristiani dove, “mai poteva darsi motivo di contesa tanto grave da far preferire il ricorso alla ragione delle armi, piuttosto che alle armi della ragione”. E qui sta il significato del messaggio cateriniano che ancora oggi è attuale: coloro che hanno la responsabilità della gestione del potere, devono mantenere “la santa e vera giustizia” facendosi “padri dei poveri”, esercitando il mandato governativo “senza staccarsi dell’esercizio della carità, che è insieme anima della vita personale e della responsabilità politica”. (F.Piccini)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


>
Caterina e l'arte
:
-
Pittura
   >Palio del 16 agosto 1939 
    
-dedicato alla Santa Patrona d'Italia, dipinto di B.Marzi, vinto dalla cointrada della Torre.
   >Palio del 16 agosto 2000 
    
-dedicato alla Santa compatrona d'Europa, dipinto da Alberto Positano, vinto dalla contrada del 
     Leocorno. La figura di Caterina si staglia esile e ieratica al centro del drappellone, a piedi nudi sul 
     selciato, quasi a sembrare che da un momento all'altro si muova sulle lastre della sua Siena. Sul 
     retro del palio sono scritte le parole della Lettera 62: "Orsù, figlioli dolcissimi, correte questo palio; e 
      fate che sia uno solo quello che l'abbia, cioè che 'l cuore vostro non sia diviso, ma sia una cosa col prossimo 
      vostro per affetto d'amore. E acciò che meglio possiate correre, saziatevi, inebriatevi del sangue di Gesù 
      Cristo, il quale sangue invita l'uomo a correre: e, animato a combattere, non rifiuta labore, vollendo il 
      capo indietro per paura dei nemici suoi, però ch'egli non si confida in sè, ma nel sangue di Cristo crocifisso".

   
   >Cripta di San Domenico - Siena (ott.2005):
    
-nella cripta sono state poste sei vetrate artistiche: san Benedetto, santi Cirillo e Metodio, 
     santa Brigida di Svezia, santa Caterina da Siena, santa Teresa Benedetta della Croce (Edith 
     Stein); l'opera è del pittore senese Alberto Positano; realizzate dalle vetrerie artistiche La Diana 
     della signora Angela Nenci Pavolini. Quest'opera va ad arricchire il patrimono artistico del 
     complesso di San Domenico, ma anche quello di tutta la città di Siena che risulta essere, grazie
     a questa iniziativa, l'unca città italiana e, forse europea, ad ospitare le raffigurazioni artistiche, in 
     vetrate, di tutti e sei i Santi compatroni d'Europa. Le vetrate sono state finanziate dai Domencani 
     stessi e da privati cittadini. (vedi pagina "Luoghi della Santa - Siena"; cfr La Patrona d'Italia e d'Europa 
     n.1 gen-mar 2005).

   > Casa Santuario -La Santa dona l'abito a Gesù povero pellegrino"
    
E’ una tela, opera di Crescenzio Gambarelli, datata 1602. Il dipinto sta a significare il grande anelito 
     caritativo di Caterina. Si riferisce ad un episodio raccontato nella Legenda maior da Raimondo da 
     Capua, biografo e confessore della Santa. Nostro Signore Gesù apparve a Caterina nelle vesti di un 
     povero pellegrino e le chiese se poteva donargli qualche vestito. Caterina, rientrata per un attimo in 
     una cappella della chiesa, si tolse la veste di lana che portava sotto l’abito delle Mantellate e glielo 
     donò. Il povero pellegrino chiese ancora altre vesti, per provare la carità di Caterina e lei non esitò a 
     dargliele.
     L’altro dipinto, sempre di Crescenzio Gambarelli, raffigurante: “Gesù che offre a Caterina la 
     crocetta”
è datato 1602 e anche questo rappresenta un episodio della vita della Santa riferito da 
     Caterina a Raimondo da Capua e riportato nella Legenda maior. Sempre, Nostro Signore Gesù, 
     nelle sembianze di un povero, si presenta a Caterina chiedendo l’elemosina, ma Lei non portava con 
     sé né oro, né argento, né soldi, allora staccò dalla corona del rosario la crocetta d’argento, unico 
     oggetto di un certo valore che possedeva, e gliela donò.
    
Questi due episodi, raffigurati in queste due tele, e narrati nella Legenda maior, stanno a testimoniare 
     la carità, quasi senza limiti, della Mantellata senese, tanto da suscitare disappunto tra i suoi familiari 
     che non gradivano questo suo forte zelo caritativo. Ella, infatti, vive tutta la sua vita terrena secondo 
     l’insegnamento dell’Eterno Padre, il quale, in uno dei tanti colloqui, le dice: “Io sì ti dissi che la carità 
     dava vita a tutte le virtù, e così è, ché niuna virtù si può avere senza la carità cioè che la virtù 
     s’acquisti per puro amore di me” (Dialogo, VII/347-350). (F.Piccin
i)

   > Ritratto della Santa
    La costruzione della Basilica di San Domenico risale al 1220-’25. La struttura, grande a navata unica, 
     rispondeva all’esigenza di una nuova evangelizzazione, all’accoglienza cioè di tanta gente che si recava 
     ad ascoltare le prediche dei frati dell’Ordine dei Predicatori o domenicani. Essi insieme ai francescani erano 
     ordini mendicanti, vivevano di elemosine e facevano il voto di povertà, castità, obbedienza. Erano 
     considerati più puri del clero secolare e la gente li vedeva come i veri riformatori della Chiesa.
    Il primo nucleo di frati domenicani, giunse a Siena quando Domenico di Guzman si recava a Roma dal papa 
     Onorio III  per il riconoscimento del suo Ordine. Questi frati, che insegnavano allo Studium senese, presero 
    la loro prima dimora nella parte sud della città, vicino ad un convento di suore. Nel 1221, il signore senese, 
     Fortebraccio Malavolti, donò all’Ordine dei Predicatori il colle di Camporegio, perché loro potessero 
    costruirci la chiesa e il convento, avvicinandosi così allo Studium (Università) dove loro svolgevano la 
     loro attività. Prima fu costruita la Chiesa e successivamente il convento. Nel rione di Fontebranda, poco 
    più giù, nel 1347 nasce Caterina da Siena che in questa basilica vivrà gran parte della sua straordinaria 
     esperienza mistica. In particolare nella cosiddetta Cappella delle Volte o Cappella dei miracoli, che è il luogo
     simbolo per quanto riguarda la spiritualità cateriniana; si ha notizia di questa Cappella fin dal 1368, al 
     pilastro, oggi ricoperto di mattoni, Caterina era solita appoggiarsi durante i suoi colloqui con l’Eterno 
     Padre, ciò che lei diceva, veniva trascritto dai suoi discepoli. Da questi scritti è nato il Dialogo, la sua opera 
     dottrinale.
    Qui è collocato l’affresco che rappresenta la Santa nella sua immagine più famosa. L’autore di questo ritratto 
     è 
Andrea Vanni, pittore e discepolo di Caterina al quale Ella scriverà, o meglio detterà, due Lettere delle 381 
     del suo epistolario. Il Vanni dipinge questo ritratto senz’altro dopo il 1375 (1 aprile 1375 Caterina riceve le 
     stigmate in Pisa, chiesa di Santa Cristina), lo si può dedurre dai segni della stigmatizzazione visibili sulle 
     mani della Santa. Egli, in quanto discepolo, considera Caterina “Mamma e Maestra”, e mette in evidenza, 
     in questo dipinto, la sua devozione verso di Lei. Questo ritratto è considerato “la vera imago” della Santa,
     anche se la datazione del dipinto non è certa; si presume 1380/81; comunque l’immagine è considerata 
     quella che si avvicina di più ai veri tratti somatici di  Caterina, come evidenziato anche dai risultati della 
     commissione medica, che nel 1947, fece l’esame radiografico sulla reliquia della testa. Caterina è raffigurata 
     con in mano il giglio bianco, simbolo della purezza, l’abito bianco e il mantello nero, indossato delle 
     Mantellate, alle quali Caterina apparteneva, Ella infatti non era suora, ma laica. La giovane donna, ritratta 
     in atteggiamento devozionale, è senz’altro una sua discepola, ma non è possibile attribuirle un nome certo. 
     Indubbiamente questa giovane donna rappresenta tutti i figli spirituali di Caterina di ieri e di oggi, e 
     rappresenta anche tutti coloro che, da religiosi o da laici, vogliono conoscere meglio la Patrona d’Italia, la 
     sua vita, le sue opere e il suo messaggio di pace che ancora oggi ci comunica.

- Scultura
   >Basilica di San Domenico - Siena:
   
       -  Padre Alfredo Scarciglia  ha voluto arrichire il patrimonio artistico di San Domenico con una nuova 
       immagine della Santa senese, affidata all'esecuzione del notissimo ed apprezzato scultore Plinio Tammaro
       Esile e dritta come una guglia gotica, la sua Caterina ostenta imperiosa un giglio fiorito; esile e dritta come 
      un raggio di luce solare, è avvolta da un ampio mantello che pare mosso da vita autonoma, da un respiro 
      interiore; esile e dritta come un dardo puntato, volge improvvisamente lo sguardo verso destra e al moto 
      subittaneo il velo sussulta staccandosi dal rigido soggolo che fascia il collo allungatissimo, proteso verso 
      l'invisibile interlocutore; esile e dritta come la verità, la Caterina di bronzo lucente non ha l'aureola, non è 
      circonfusa di luce soprannaturale, non ha raggi dorati che la trafiggono o la estasiano; esile e dritta come la 
      fede, appare espressione di una femminilità attuale, volitiva ed anticonformista, impegnata all'esterno ed 
      all'interno del suo cenacolo spirituale con ruoli importanti e di personale grande responsabilità civile, politica, 
      sociale. La scultura presenta la santità di Caterina come esempio vivo ed attuale per ogni donna, che in lei 
      può riconoscersi e confidare, e stringe in emblema l'appassionata devozione di Siena e dell'intera Europa, che 
      l'ha eletta a patrona. (Francesca Petrucci, riassunto tratto da Il Ponte, marzo 2006)

  >Basilica di San Domenico - Siena: -nuovo portone bronzeo di Massimo Lippi.
      - Imponente come la Basilica di San Domenico, prorompente come il fuoco che Caterina portava dentro di sé. E’ questa la sintesi che si compie nel portone bronzeo della basilica cateriniana di San Domenico, montato fra il 10 e l’11 novembre 2006. In queste formelle che formano il portale, è racchiusa tutta l’esperienza mistica di Caterina maturata proprio lì fra quelle austere mura. I bassorilievi sono stati realizzati in bronzo a fusione a cera persa a sbalzo a tutto tondo, secondo l’antica tradizione, dalla fonderia artistica Mariani di Pietrasanta in provincia di Lucca ed è ricoperta con una patina che si sposa benissimo con il cotto del muro di facciata, facendola assomigliare alle porte medievali.

L’artista che ha realizzato l’opera è lo scultore senese Massimo Lippi, caterinato, definito da Padre Alfredo Scarciglia, “il Ghiberti di Siena” che si è ispirato ai testi cateriniani classici, alla Legenda Maior di Raimondo da Capua e alla Legenda Minor del Beato Tommaso Caffarini, ma che è stato anche seguito dai Padri domenicani.

Precedentemente, il portone in legno di pino proveniente dalla campagna senese, risalente al XIX secolo, era stato restaurato e pulito per accogliere le formelle bronzee, dalla ditta Restaurante del signor Niccoli di Strada in Chianti, la stessa ditta che ha fatto le porte lignee cittadine. A proposito della porta in legno dobbiamo dire che, quando è stato forato per potervi applicare le formelle, sprigionava un bellissimo odore di resina, quasi a testimoniare la sua rinnovata vitalità per accogliere una vera e propria opera d’arte destinata a durare nei secoli.

Nella lunetta in alto è rappresentata la vigna dell’anima nostra, la vigna del prossimo e la vigna della Chiesa universale dove è presente la crocetta in argento che nostro Signore Gesù Cristo donò a Caterina. Lateralmente ci sono due formelle allungate, a destra ci sono raffigurati i Papi: Pio II, Pio XII, Paolo VI e Giovanni Paolo II, in basso c’è una melagrana, simbolo dell’amore e della passione di nostro Signore Gesù ed è dedicata a Papa Benedetto XVI. In quella a sinistra ci sono raffigurati i santi domenicani: Santa Caterina, S. Domenico, S. Tommaso d’Aquino, il Beato Sansedoni e San Pietro martire. Mentre in quella dove sono rappresentati i Santi c’è la simbologia del pane con le spighe, in quella dei papi c’è l’uva con i pampani verdi, questo verde sta a rappresentare la vitalità della Chiesa.

Le due formelle centrali rappresentano, la maternità mistica e la città prestata, dove la mano della Vergine tiene la città di Siena.

Questo portone è senza dubbio un’opera destinata a durare nel tempo e la persona che la osserva capisce subito, che colui che l’ha realizzata è un vero credente, perché opere così sono espressione di una fede profonda che viene da dentro, frutto di un cammino lungo e a volte non sempre facile.

Onore quindi al Maestro Massimo Lippi senza però dimenticare tutti i suoi collaboratori, dal maestro del ferro Giovanni Bernabei, al direttore dei lavori l’architetto Alessandro Bagnoli, all’ingegner Rodolfo Casini, al geometra Riccardo Cannoni, al tecnico Luigi Paladini, ai falegnami Daniele Salvini e Salvatore Poma.

L’opera è stata fortemente voluta dai Padri Domenicani di Siena, in particolare dal Priore Padre Lorenzo Fatichi e dal Parroco Padre Alfredo, che da anni seguono il progetto e che fra mille difficoltà sono riusciti a coronare un evento che fa questa opera la porta più bella di Siena. L’opera, realizzata in gran parte con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, è stata inaugurata sul sagrato della basilica di San Domenico, domenica 19 novembre alle ore 11.

                                                                   (da Toscana-oggi del 19/11/2006 - Franca Piccini)
- Icone Cateriniane
   
Artisti per Santa Caterina: -mostra nel chiostro di S. Domenico apr-mag.2006.

     L'arte è sempre stata un dono di Dio all'uomo, anche se a malincuore bisogna ammettere che troppe volte è stata ottenebrata. L'arte comunque rimane in sè stessa un avvenimento sacro. L'occasione di questa mostra tutta cateriniana vuole essere un modo altro, degli Artisti convenuti nel chiostro di San Domenico per evidenziare ancora una volta che l'arte è un atto d'amore, un sacrificio di sè stessi al mondo sotto la guida di Santa Caterina, innamorata della " ellezza sopra ogni Bellezza" cioè di Dio "Somma ed Eterna Bellezza". L'Artista proprio perchè porta in sè la coscienza della bellezza sente di avere una sua propria singolare dignità: concorrere a " creare" il bello con le cose create belle da Dio. Santa Caterina, riconosceva di avere nel sangue questa aspirazione alla bellezza e di avere appreso l'amore del bello ammirando le opere d'arte. A Lei è attribuita questa
raccomandazione rivolta al suo caro discepolo il pittore Andrea Vanni: "lo ti raccomando di perseverare nel bene e di non abbandonare i pennelli, purchè essi siano sempre in cerca del divino volto di Gesù e dei colori dello Spirito. Questo ti dico perchè nessuno meglio di me può sapere come io bevetti la prima Verità dalla luce dell'arte". Auguriamoci che il felice connubio Comunità p.p. Domenicani Parrocchia di San Domenico - Associazione Internazionale dei Caterinati - Istituto d'Arte Duccio di Buoninsegna, riesca a trasmettere ai visitatori attraverso le " Icone Cateriniane " l'amore per l'arte, il gusto del bello insieme all'omaggio a Santa Caterina Patrona d'Italia e d'Europa. Riscoprire le comuni radici cristiane anche attraverso le opere d'arte, certamente è anche questa una via da percorrere, per partire dal fatto" estetico" fino ad arrivare al bisogno "estatico" e alla contemplazione di Cristo il vero e sommo Kàllistos. (P Alfredo Scarciglia; da Mostra 28.04-7.05.2006 nel Chiostro di San Domenico; ed.Grafica Pistolesi 2006).

- Musica e canto(vedere anche: la pagina "Istituto senese di Studi Cateriniani"; la pagina "Il Dialogo")
> Nel nostro Archivio Storico (Costa di Sant'Antonio, 6 - Siena) sono custoditi dal 18 novembre 2005 gli spartiti del 
     M° Rito Selvaggi 
(n. 22.05. 1898 Noicattaro, Bari; m. nel 1972, sepolto a Pesaro). 
     Il 24.03.06 il dott. Selvaggi Rito (Lainate, Milano) ha donato all'Associazione  due CD contenenti l'oratorio scenico 
     in due tempi della La Sposa di Fontebranda,, trasmesso quattro volte dalla Rai (prolusione del Card. Ottaviani).
 


>Cripta di San Domenico - Siena
    
- il 18 dicembre 2005, si è esibito con  notevole successo il coro di "Voci Bianche" Clara Harmonia di Santa 
      Caterina da Siena
 della Parrocchia di San Domenico, diretto dalla Prof.ssa Tanja Kustrin (presidente 
      dell'Associazione Clara Harmonia di Poggibonsi, Siena) eseguendo tre brani: - Che meravigloso dì (elabor. 
      da un negro spiritual, E.Ceraglioli), - Ninna nanna a Gesù (Johannes Brahma),  - Tu scendi dalle stelle (canto 
      tradizionale natalizio di S.Alfonso), con l'accompagnamento dell'arpa (Prof.ssa Diana Collodi) e del violino (Marta 
      Chiti). Lo spettacolo,  è stato ripreso in diretta televisiva dal "Canale 3 Toscana". Scrive Franca Piccini nel Ponte  
      del gen.2006: 

      «Avevano gli occhi lucidi di commozione coloro che hanno assistito [..] poichè al termine della celebrazione 
      eucaristica si è esibito il coro di voci bianche Clara Harmonia di Santa Caterina da Siena, composto dai 
      bambini che frequentano il catechismo presso la parrocchia di San Domenico, magistralmente preparati dalla 
      professoressa Tanja Kustrin.
      Il coro si prefigge di avvicinare i bambini alla musica, in modo da sviluppare il senso del gusto per il canto  
      e la musica in generale.
      La professoressa Tanja Kustrin, originaria di Capodistria, si è avvicinata alla 
      musica giovanissima,completando i suoi studi presso l'Accademia di Lubiana, laureandosi in Pedagogia 
      Musicale e Canto. Nel periodo 1999-2005 ha diretto il Teatro Comunale di Nova Gorizia (Slovenia), città 
      confinante con Gorizia. Ha vinto una borsa di studio, patrocinata dal Consiglio Europeo per il Management 
      nella cultura, attualmente vive a Poggibonsi; [.] Tanja è impegnata in vari progetti, in particolare quello 
      rivolto allo sviluppo corale delle voci bianche.»
      -il 29 dicembre 2009 la Schola Cantorum S.Caterina dell'Associazione Culturale Clara Harmonia ha eseguito 
      (come ogni anno dal 2007) nella Basilica di San Domenico la composizione musicale del M° Ivan Florjanc, relativa 
      alla preghiera della Santa allo Spirito Santo. Lo spartito musicale è stata donata dall'autore alla nostra Associazione 
      il 13 maggio 2009.

- Poesia
   > Omaggio a SANTA CATERINA. - Sonetto inedito di Girolamo Gigli, posseduto da don Pietro Masi, 
        donato (1712) alla
Chiesa del SS.mo Crocifisso di S.Caterina in Fontebranda.

   >
SANTA CATERINA. Racconto poetico in vernacolo senese, di Ezio Felici, prefazione di Paolo 
        Orano, Xilografie di Virgilio Marchi, edito a Siena da Giuntini Bentivoglio l'A.D. MCMXX (Siena, Casa 
        editrice Giuntini Bentivoglio & C., 1920), pp.88.                         (Prof. Paolo Nardi)

   >CATHERINA
, opera di Sergio Galluzzi, ed. Cantagalli Siena, 2005.
      
Anche gli appassionati di poesia potranno leggere, nel loro genere letterario preferito, la vita di Santa 
        Caterina da Siena. Infatti il professore senese Sergio Galluzzi ha messo in versi la vita della mistica senese 
        seguendo la traccia della Legenda maior del Beato Raimondo da Capua.
        L’opera è scritta in terzine a rima incatenata cioè il primo rigo della terzina fa rima con il terzo e il secondo 
        con il primo della terzina successiva (ABA – BCB), la stessa forma metrica usata da Dante per la Divina 
        Commedia. In fondo, a pie’ di pagina, il lettore trova le note che spiegano il significato dei versi.
        Questa originale opera è divisa in tre libri, pubblicati tutti in un unico volume, dove il primo e il terzo sono 
        composti da ventiquattro capitoli ciascuno, il secondo è invece composto da 36 capitoli, mentre le piccole 
        illustrazioni che si trovano all’inizio di ogni capitolo sono tratte da schizzi o cartoni di Francesco Vanni 
        (1565-1610) e conservati presso la Biblioteca Comunale degli Intronati.
        Il volume, edito dalle Edizioni Cantagalli di Siena con il patrocinio dell’Associazione Internazionale dei 
        Caterinati, è presente nelle librerie al prezzo di 20 Euro e si presenta in una elegante veste grafica.
        Il libro è stato presentato il giorno 22 febbraio 2006 alle ore 17 nella Sala delle Lupe del Palazzo Pubblico 
        di Siena, a cui sono intervenuti il professor Mario Ascheri, la professoressa Laura Barile e l’attrice Paola 
        Lambardi che ha recitato brani tratti dall’opera.                              (Franca Piccini)
   
>O CATERINA ROSA CELESTE, poesia- opera di Don  Martino Ceccuzzi (n.11.11.1904   
        Asciano, Siena; m.18.06.1988 a Maranziana, Lago Braccinao) in arte Idilio Dell'Era, scrittore
(n. l 904 
        Asciano, Siena; m.1988 Manziana), pellegrino di bellezza(da La Patrona d'Italia, dal 1953 fino alla 
        scomparsa dell'autore ha pubblicato i suoi scritti e le sue  poesie). (vedi pagina: Opere della Santa)
    >POETI CATERINATI (da La patrona d'Italia, nov-dic 1986; Il Ponte, gen2009), da Idilio dell'Era
       -Vedi pagina. Opere della Santa).
     - A Santa Caterina di Giuseppe Guerrini (vedi La Patrona d'Italia e d'Europa n.1 gen-mar 2005)

- Filatelia
   >Santa Caterina da Siena nella filatelia

     La prima serie di francobolli emessa dalla Repubblica italiana e raffigurante Santa Caterina porta la data del 1° 
      marzo 1948
ed è per commemorare il VI° centenario della nascita, anche se Caterina nasce nel 1347. Fu una serie di 
      quattro francobolli con una tiratura di un milione e cinquecentomila esemplari che rimase in vigore fino al 3o 
      giugno 1949.   
      Questa serie era affiancata da un'altra serie di due francobolli di Posta aere da 100 e 200 lire.
      Il 26 giugno del 1962 la Repubblica italiana, sotto la Presidenza di Segni, commemora il V° centenario della 
      canonizzazione della Patrona d'Italia con due francobolli di posta ordinaria: uno da 30 lire, che riporta il ritratto 
      della 
Santa di Andrea Vanni, e l'altro, da 70 lire, raffigurante un'incisione su legno del XV secolo. Questa serie ebbe 
      una tiratura di cinque milioni di esemplari e fu valida fino al 31 dicembre del 1963.
     Con le poste italiane arriviamo al 28 aprile 1980 e troviamo l'emissione di un francobollo da 170 lire, distribuito in 
      otto milioni di esemplari, che reca l'effige del busto che aveva contenuto per anni la reliquia della sacra testa.
     Caterina amò, per tutta la sua breve, ma intensa vita, la Chiesa, la sposa di Cristo, per questo le Poste Vaticane non 
      potevano non emettere un francobollo, esattamente il 12 giugno 1962 per commemorare il V° centenario della 
      canonizzazione: ebbe una tiratura di 653000 esemplari e fu valido fino al 31 maggio 1963. Le Poste Vaticane vollero 
      anche celebrare la grande impresa diplomatica del XIV secolo: Caterina protagonista del ritorno del Seggio papale a 
      Roma dopo settanta anni di esilio avignonese, con l'emissione, il 20 maggio 1977,  con una serie di due francobolli 
      che ebbero una tiratura di un milone e 250 mila esemplari, in occasione del VI° centenario del ritorno del Papa a 
      Roma (1377-1977).
     Anche il Sovrano Militare Ordine di Malta (S.M.O.M.) il 15 ottobre 2001, ha emesso un francobollo in 15000 
      esemplari raffigurante il particolare di un dipinto, opera di Filippo Naldini, che rappresenta la Madonna del Rosario 
      con i Santi Domenico e Caterina.

                          (da La patrona d'Italia e d'Europa, N.1-LIX Gen/Marzo 2004; Franca Piccini).