Le Orazioni

 

 

 

 

 

 

 


  PREMESSA
:
>- Presentazione di Mons.I.Castellano dell'edizione le Orazioni di 
     S.Caterina da Siena
, a cura di G.Cavallini (ed. Cantagalli, 1993): 
   « (...) Ai nostri giorni è fortemente cresciuto l'interesse per gli insegnamenti della Santa Senese (...). Per limitarci alle sue orazioni, mi risulta che sono uscite di recente edizioni anche in lingua francese, polacca, spagnola e inglese. Nelle Orazioni S.Caterina esprime la stessa dottrina Cristocentrica del Dialogo e delle Lettere, ma in forma di elevazione verso Dio, in un sublime slancio di amore. Conoscendo se stessa e riconoscendo il proprio nulla e la propria miseria, di cui chiede sempre perdono a Dio, passa a considerare i benefici meravigliosi dell'amore divino, della creazione dell'uomo a immagine e somiglianza della ss.Trinità alla redenzione di lui dopo il peccato, attuata nel sangue di Cristo crocifisso, sangue di cui Caterina canta tutta la preziosità, proclamandolo il tesoro della Chiesa santa.
   Ella sale così sulle vette della contemplazione, e fissa lo sguardo nella verità dell'amore infinito di Dio verso gli uomini, manifestata in Cristo Gesù, ma tiene sempre presente la nostra umanità nella concretezza della storia e prega per l'unità della Chiesa, dilaniata dallo scisma; per il Papa, "il dolce Cristo in terra"; per i Pastori invitandoli a servire Dio per Dio e non per se stessi; per i Sacerdoti considerati ministri del sole e del sangue; per i Religiosi definiti "angeli terrestri"; per i Laici chiamati a collaborare al bene della Chiesa con preghiere, sacrifici, lacrime d'amore e opere buone; per i Governanti impegnandoli a considerare il potere come cosa "prestata" da Dio e a servire al bene comune della società e alla pace stessa della Chiesa. (...)
   Caterina canta nel volgare senese la sua stessa esperienza mistica, la sua intima unione con Cristo, il suo ardentissimo desiderio della gloria di Dio e della salvezza delle anime. È lei che, con la sua forte personalità, si eleva e prega, ma traspare dalle sue parole la volontà di trascinare con sé verso l'alto tutta l'umanità e di infocarla di amore. (...)
   Occorre gustare senza fretta queste Orazioni, leggendo e rileggendo, e meditare in silenzio i tesori di spiritualità, che lei ci ha donato, istruita come fu misteriosamente da Gesù stesso. Solo così le Orazioni di S.Caterina lasciano nell'anima un'impronta salutare, che non si cancella mai. Siena, 18 ottobre 1992
».

>- Introduzione di Giuliana Cavallini all'edizione le Orazioni di 
     S.Caterina da Siena
(ed.Cantagallei, 1993): 
   « (...) A differenza dalla edizione del 1978 dove le Orazioni si susseguono secondo l'ordine delle principali racoclte manoscritte, qui si è preferito disporle in ordine cronologico, pur conservando la numerazione originaria, resa "ufficiale" dalla edizione critica. È sembrato che in tal modo il lettore, aiutato dalla breve nota introduttiva premessa a ciascuna orazione, avrebbe potuto cogliere il sentire di Caterina nel susseguirsi degli eventi che scandiscono gli ultimi anni della sua vita, cioè il periodo (estate 1376 - inverno 1380) nel quale i discepoli raccolsero dalle labbra di lei le parole della sua preghiera contemplante.
   Qui sta l'aspetto singolare delle Orazioni: esse non furono dettate, non furono la estensione epistolare del colloquio di Caterina con gli uomini, né la trasmissione di un divino messaggio, ma la effusione del suo animo amante nella intimità con lo Sposo divino.
E sono per noi una sapiente scuola di preghiera: preghiera di largo respiro, fondata sulla contemplazione del mistero cristiano, e sensibile a tutte le istanze dell'uomo (...)
».

> La Santa ed il Palio di Siena:
   Nell'Orazione n.XXII "Il fuoco divino nell'anima umana" si legge: «E così si può dire la parola 
   di Paolo: "molti corrono al palio, ma uno è colui che l'ha, cioè la carità
»."(Orazioni: pag.59, ed. Cantagalli, 
    1993).

          Nota - Il Corriere di Siena del 16.08.00 (G.T.) coglie l'interesse di S.Caterina per il Palio, 
                      in occasione della corsa del 2 luglio 1996.

>L'APOSTOLO PAOLO  E  SANTA CATERINA   (da. Il Ponte,  sett-ott.2008)

   Il Santo Padre Benedetto XVI, il 28 giugno scorso, a San Paolo fuori le mura a Roma, con una toccante cerimonia ha inaugurato solennemente" l'anno paolino ". Alla cerimonia, hanno partecipato il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo l° e un rappresentante dell'arcive­scovo di Canterbury.

Conoscere e far conoscere sempre più San Paolo e aprirsi sul suo esempio, alla dimensione ecu­menica. (..) “ Paolo servo di Cristo Gesù ,Apostolo per vocazione. Così Paolo inizia la lettera indirizzata a quanti sono in Roma.

   "lo Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo". Così Caterina si presenta nelle sue epistole. (..)

   Ma adesso diamo uno sguardo sul rapporto tra Caterina da Siena e l'Apostolo delle genti.
 
  Una sera del 1353 Caterina da Siena, tornando a casa col fratellino Stefano, dopo aver fatto una visita alla visita alla torre di Sant'Ansano verso Fonte Branda, ebbe una dolcis­sima visione che la segnerà per tutta la vita. Di colpo vide la monumentale Chiesa di San Dome­nico avvolta da un serafico tramonto e su, su, in alto in una luce purissima Gesù, maestoso sedu­to in trono. Vestiva abiti pontificali, in testa poggiava un' aurea tiara, e ai suoi lati si trovavano Pietro, Paolo e Giovanni. Giovanni.

   Gesù la guardava e le sorrideva. Caterina era afferrata dal suo dolce sguardo e Gesù compiaciuto, la benediceva in un incendio d'amore infinito. Caterina non aveva che sei anni. La visione di Cristo coi paramenti pontificali le dice lo stretto rapporto col suo vicario, Pietro infatti è colui che lo rappresenta qui, sulla terra. Pertanto, per lei il Papa sarà il dolce Cristo in terra. San Gio­vanni il Teologo dell'amore, l'aiuterà a penetrare il mistero di Dio - amore e l'impegno costante della carità. Paolo, l'apostolo delle genti, il grande San Paolo il Dottore, sarà il suo Maestro e sarà amato dalla nostra santa in modo singolare per via che è stato crocifisso con Cristo. Paolo le diverrà tanto familiare da meritarsi il termine confidenziale di " Paoluccio ". La nostra Santa il 25 gennaio del 1377 durante la Messa della festa della conversione di San Paolo, in estasi pro­nunciò una bellissima preghiera, della cui trascrizione siamo debitori al Beato Raimondo da Capua.

   " Tu, o Paolo ottimo, ( ... ) da poi che per esso Verbo sei stato convertito dall' errore alla verità e dopo che hai ricevuto il dono di essere rapito dove vedesti la divina Essenza in tre Persone, spogliato di quella visione, ritornando al corpo ovvero ai sensi, rimanesti vestito solo della visio­ne del verbo incarnato. Nella quale, considerando con attenzione che lo stesso Verbo incarnato sostenendo continue pene ha operato cl' onore del Padre e la salute nostra, tu per questo sei fatto sitibondo e desideroso di sostenere p~ne acciò che, dimentico di tutte quante le altre cose, cpn­fessassi di non sapere altro che Iesu Cristo, e questo crocifisso. ( Orazione XXIII)

   Struggente e determinata come sempre, nell0orazione VIII, invoca la luce che salva a Dio, cui sono proprie misericordia e pietà, dicendo “Tu ci desti al tempo del bisogno la luce degli apo­stoli: ora in questo tempo che maggiormente aviamo bisogno del lume risuscita un Paulo che illumini tutto el mondo". Questo ci dice ulteriormente, l'amore, l'ammirazione e la devozione che la senese nutriva verso San Paolo.

   San Giovanni Crisostomo definì San Paolo " Voce di Dio", "Gran vascello dello Spirito Santo ", lo definì invece, Dante Alighieli. Sant'Agostino lo presentò come:" Vaso d'elezione e Mae­stro del mondo" mentre Santa Caterina lo chiama" Paolo ottimo ". Ma cerchiamo ancora negli scritti della nostra Mistica.
  
La lettera 226 indirizzata al Beato Raimondo da Capua per spronarlo ulteriormente verso l' a­more di Dio e del prossimo, esprime tutta l'ammirazione versata in lirica nei confronti dell' Apo­stolo "Così fece il dolce banditore di Paolo, che si vestì di Cristo crocifisso, e spogliato fu del diletto della divina essenza. Vestesi di Cristo uomo, cioè delle pene, obbrobri di Cristo crocifis­so; e in altro modo non si vuole dilettare; anzi dice: " lo fuggo di gloriarmi se non nella Croce di Cristo crocifisso". E tanto gli piacque che, come disse una volta esso Apostolo a una serva sua: "Dolce figliola mia, tanto me l'ho stretto 'l detto piacere col legame dell'affetto e dell'amore, che mai da me non si partì, né punto allentò, se non quando mi fu tolta la vita". ( ... ) Ed è fatto vasello di dilezione; pieno di fuoco, a portare, e a predicare la parola di Dio. Adunque non più negligenza, né dormire nell'ignoranzia, ma con acceso e ardito cuore distendere i dolci e amoro­si desideri ad andare a dare l'onore a Dio e la fadiga al prossimo; non partendovi mai dall'obiet­to nostro, Cristo crocifisso.
    Chiunque si accosti agli scritti della nostra Mistica,anche semplicemente sfogliando il Dialogo, si accorge come a partire dal capitolo tre, citi l'Apostolo, per evidenziare in modo eloquente, la centralità di Cristo Crocifisso nella sua dottrina. Il Papa Benedetto XIV elevò tali lodi della mi­rabile dottrina di Caterina, ricca di sapienza, da fargli dire che, a somiglianza di San Paolo, tale dottrina è "accesa del fuoco della carità ". (Cfr. S. Caterina nei documenti papali P.Alfredo Scarciglia). A Benedetto XIV, nel 1995, fa eco Giovanni Paolo II, quando nella Lettera Aposto­lica, all' Arcivescovo di Siena dice: "Infiammata dallo stesso ardore di San Paolo, Caterina non sa che predicare Cristo e Cristo crocifisso, nel cui sangue si sente a lui sposa e nel cui sangue scrive, da madre e sorella, il suo epistolario "Per Caterina il Cristo Crocifisso stà in su la croce beato e doloroso, perché è amante dell'umanità ed è il redentore nostro. Per Caterina il Cristo Crocifisso è altresì l'Agnello svenato e consumato d'amore, ed è dato a noi in cibo nell'Eucari­stia. Anche nelle sue lettere mette bene in evidenza la centralità di Cristo Crocifisso tant' è, che le sue lettere iniziano" nel nome di Cristo Crocifisso" e terminano nel nome di Gesù dolce, Ge­sù amore.
  
È fuor d'ogni dubbio, che Caterina ami d'amore singolare " l'ottimo Paolo" soprattutto per la sua scelta preferenziale che è quella di amare Cristo Crocifisso, che è scelta di sofferenza per amore, fino a con­fonnarsi a Lui. "Sono stato croci­fisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. (Galati 2,19 -20)
                                                                                                                                                  (P.Alfredo Scarciglia o.p.