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LE RELIQUIE |  | | - VIAGGIO TRA LE RELIQUIE DI SANTA CATERINA
La
Testa di Santa Caterina è certamente la reliquia più importante ed è conservata nella cappella dedicata alla Santa posta nella basilica di San Domenico di Siena. Fu staccata dal corpo della mantellata senese nel 1381 per volere di Papa Urbano VI; la borsa in seta che contenne la
Testa durante il viaggio da Siena a Roma è conservata nella celletta di Santa Caterina presso la
Casa-Santuario dove sono conservati anche il pomo del bastone sul quale era solita
appoggiarsi e la lampada per recarsi di notte allo Spedale di Santa Maria della Scala a svolgere l'opera di infermiera volontaria.
Per quattro anni la testa rimase chiusa in un armadio della sacrestia di San Domenico, ma una volta che il Concistoro della Repubblica venne a conoscenza del fatto, dette ordine di tributare onori pubblici alla preziosa reliquia. Così il 5 maggio 1385 una imponente processione, condusse la
reliquia in San Domenico partendo dalla chiesa dell'Ospedale di San Lazzaro, fuori Porta Romana.
Chiudeva la processione un gruppo di Mantellate di san Domenico e Lapa, la madre di Caterina.
Un'altra importante reliquia è il dito conservato anch'esso nella Basilica di San Domenico;
con questa reliquia viene impartita la benedizione all'Italia e alle Forze Armate nel pomeriggio della
domenica che si tengono le Feste internazionali in onore di Santa Caterina da Siena.
Questa reliquia, insieme alle
cordicelle con le quali la mantellata senese era solita disciplinarsi e al busto in bronzo che per tanti anni ha contenuto e protetto la testa, è conservata nella teca posta nella parete
destra della Basilica di San Domenico, teca che attualmente è stata tolta per far posto ad un'altra,
di artistica realizzazione, opera dell'architetto senese Sandro Bagnoli, dove troveranno migliore
collocazione sia il dito che le altre reliquie della Santa; questa realizzazione è dovuta alla sensibilità
dimostrata dalla dottoressa Laura Martini della Soprintendenza dei beni artistici di Siena e Grosseto
e alla perseveranza del parroco Padre Alfredo Scarciglia.
Un piede della Santa è conservato nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, la
stessa chiesa dove riposa fra' Tommaso Caffarini autore della Legenda Minor.
Era presente nel Duomo di Siena anche una costola
della Santa, essa però fu donata al
santuario di Santa Caterina ad Astenet in Belgio costruito nel 1985 per volontà dei Caterinati di
quel paese.
Anche il Santuario ha la sua reliquia; essa è una scaglia di una
scapola di Caterina. E'
conservata ed è ben visibile, in una urna scavata nel muro a sinistra dell'altar maggiore dell'Oratorio del Crocifisso. Nella teca vi è una testina in cera raffigurante la Santa. Questa reliquia è stata
donata al Santuario dalla professoressa Lidia Gori, caterinata e figlia del professor Giulio Gori il
quale, nel 1931 insieme ai professori Mazzi, Raimondi, Lunghetti e Londini operarono una
ricognizione sulla reliquia della Sacra Testa, ricognizione voluta dall'allora podestà Fabio Bargagli
Petrucci.
Al 1931 risale anche il reliquiario che contiene la Testa oggi; esso è in argento decorato a smalto
opera dell'orafo fiorentino David Manetti che lo realizzò su disegno di Angelo Giorgi, noto argentiere. Il prezioso reliquiario in stile gotico fu donato dai Padri Domenicani di San Marco di Firenze ai Padri Domenicani di Siena.
Nel santuario di Astenet (Belgio) è conservata la reliquia
di una costola della Santa, in precedenza custodita nel Duomo di
Siena prima della costruzione di questo santuario.
(f.to Franca Piccini)
- LA SACRA TESTA
Non
ci sono misteri riguardo alle vicende storiche della Sacra Testa di
Santa Caterina da Siena.
Fra’ Raimondo da Capua
trasportò il corpo di Caterina dal luogo della prima sepoltura, fino
nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva
il 3 ottobre 1383. Questo si rese necessario
a causa della forte umidità presente nel luogo della prima sepoltura.
“Hic
etiam sentiens
in temporis processu
corpus virginem, quod
in ecclesia sancte
Marie super Minervam
in quodam sepulcro
lapideo et a terra elevato fuerat
reconditum, sed
ex incuria et supervenientibus
aquis pluvialis minus
reverente fuisse tractatum,
ordinavit pro tempore
futuro de
rimedio opportuno, et etiam
quod caput virginia ad civitatem
Senarum transferretur,
ut dictum est supra”
(Libellus de supplemento - sexstu
tractatus A. II – 3585). Per procedere al
distacco della Testa dal corpo, Padre Raimondo andò ad informare il
Sommo Pontefice Urbano VI, dal quale venne
accolto con molta benevolenza, per la grande stima che
Urbano aveva di lui, descritto dalle cronache “uomo di grande
integrità, prudenza e dottrina” e dal maggio del 1380, 23esimo
Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori. Il Pontefice non esitò
a dare il suo consenso, attestato da un rescritto, alla richiesta di
Raimondo, e lo invitò a diffondere quanto più potesse le glorie di
Caterina, perseguendo come fine la sua canonizzazione,
quando
la Chiesa
avesse trovato momenti più sereni e pacifici: ricordiamo che siamo in
pieno grande scisma d’Occidente e
la Chiesa
attraversava un momento assai difficile.
Fra’ Raimondo,
una volta ottenuto il consenso dal Pontefice Urbano VI, separò la testa
di Caterina dal corpo e la consegnò a Fra’ Tommaso
della Fonte e a Fra’ Ambrogio Sansedoni
(da non confondersi con l’omonimo Beato Ambrogio Sansedoni
– Siena 1220-1286).
Giunti a
Siena, i due frati domenicani consegnarono la preziosa reliquia ai Padri
del Convento di San Domenico in Camporegio,
con l’ordine di non mostrarla al popolo prima
della canonizzazione. Fu così riposta in un armadio della sacrestia
della basilica di San Domenico dove stette
nascosta. Nel 1384 fu consigliato a Fra’ Raimondo,
dal suo medico, di venire a fare la cure termali a Bagno Vignoni
e tornò nel convento domenicano di Siena, dove cominciò, su
sollecitazione dei figli e delle figlie spirituali
di Caterina, a scrivere
la Vita
della Mantellata senese, meglio nota come Legenda
maior.
Così Raimondo ricorda quei giorni:
“Mi
si fece presente che la testa della vergine, trasportata da Roma dopo
averla sistemata meglio che avessi potuto,
non era ancora esposta al pubblico, né era stata accolta con solennità,
mentre invece, quando i resti mortali
degli uomini di questo mondo sono portati da un luogo ad un altro, sono
ricevuti dal popolo e dal clero con onori solenni. Pensai pertanto, e
forse un tal pensiero non veniva tutto da me, a far sì che un giorno,
quella Testa fosse ricevuta dai frati con solennità, come se arrivasse
allora”. (Legenda maior
§ 305).
Raimondo decise così, insieme
ai suoi confratelli domenicani di Siena, ai sacerdoti
ai religiosi e nobili della città di esporre al Concistoro
(Magistrato supremo della Repubblica di Siena), nel quale risiedeva
tutta l’autorità politica e amministrativa, tutta la verità sulla
preziosa reliquia, da quando da Roma l’aveva staccata dal corpo, per
farla portare a Siena e tenerla nascosta nella sacrestia, assumendosi
tutte le responsabilità dell’accaduto in prima persona.
Pregò così i Magnifici Signori di
onorare con la loro presenza e con la presenza
dei Magistrati la solenne processione, e loro si dichiararono
disponibili ad ogni sua richiesta.
Egli infatti deliberò
di predicare le laudi in onore di Caterina, non solo nei giorni
posteriori alla processione, ma anche nei precedenti alla funzione.
E ciò assunse un
tono ancor più solenne, perché in quei giorni erano convenuti a Siena
molti Padri domenicani di gran fama per poter parlare con il Maestro
Generale Padre Raimondo, che appunto si trovava lì.
LA PROCESSIONE
Il Padre Raimondo fece sistemare
la Sacra
Testa
nel tabernacolo e in gran segreto, la notte del mercoledì 4 maggio (la
processione si svolse giovedì 5), che immediatamente precedeva
la Festa
, “la fece condurre decorosamente accompagnata, alla chiesa di San
Lazzaro, fuori Porta Romana, dove Caterina aveva operato alcuni miracoli
e da lì sarebbe iniziata la processione. Appena si fece giorno, gran
folla iniziò a spargere fiori e a dare segni di grande
devozione, una gran folla si radunò intorno all’Arcivescovado
dirigendosi poi verso la chiesa di San Lazzaro e riverita
la Sacra
reliquia si cominciò la precessione con devozione, tanto da sembrare il
Paradiso”. Il popolo era così disposto: 200 fanciulle
e 200 fanciulli di uguale statura, vestiti di bianco, ornati d’oro e
d’argento, che tenevano in mano gigli, rose ed altri fiori,
significando la candidezza e la purezza del cuore.
Le Arti e
le Contrade dovevano avere un cospicuo numero di uomini
all’inizio della processione con fiaccole accese. Così come le
Confraternite presenti in città e nelle campagne e ognuna di esse
doveva rappresentare qualche mistero della vita di Caterina.
Parteciparono alla processione anche gli
eremiti, i quali all’epoca erano molti e sostenuti economicamente
dalla Repubblica, dopo venivano i preti della Diocesi, seguiti dai
canonici. Seguivano a due a due i gentiluomini dei Magistrati secondo
l’ordine dignitario, in abiti civili seguiti dagli abati, preposti e
vescovi dello Stato senese.
Questi
ultimi in abito pontificale trovavano posto vicino ad un baldacchino di
broccato, ornato di gioie, sotto il quale era un prezioso tabernacolo,
decorato in oro con pitture raffiguranti la vita di Caterina dove era
racchiusa
la Sacra
Testa.
Sotto il baldacchino a sinistra era
il Padre Raimondo a destra il vescovo di Siena, subito a seguire
l’insigne reliquia. Tutte le suore del Terz’Ordine
di San Domenico e dietro ad esse un gran
numero di popolo. Durante la processione suonavano
tutte le campane di palazzo e di tutte la chiese finché
la Testa
non fosse arrivata a San Domenico e non fosse terminato il canto
dell’Inno Ambrosiano e non avesse ricevuto la benedizione del Vescovo.
La reliquia arrivò alla chiesa di San Domenico
e dopo il canto del Te
Deum, Padre Raimondo fece un discorso al
popolo, poi il Vescovo dette la benedizione e
la Sacra
Testa
fu riposta in un bellissimo armadio fatto apposta e situato nella
sacrestia della chiesa, e per i quindici giorni successivi Padre
Raimondo volle che si continuasse a
predicare la vita e i gesti di Caterina.
Per molto tempo
la Testa
della Santa rimase chiusa in quella custodia di rame dorata. Ma
dopo la canonizzazione di Caterina (1461) i Padri Domenicani, aiutati
dalle elemosine dei senesi, fecero sì che
la Testa
fosse collocata in una custodia d’argento dal peso di
14 libbre
. Ciò avvenne il primo maggio 1468, come testimonia
un manoscritto che si trova nel Patrimonio ecclesiastico dell’opera
del Duomo; i Padri Domenicani consegnarono una chiave di questo prezioso
reliquiario ai Magistrati della città.
LA SACRA
TESTA
NEI SECOLI SUCCESSIVI
Nel 1460 fu fatta costruire, nella basilica di
San Domenico, da Niccolò Bensi,
la Cappella
, destinata ad ospitare la sacra Testa, successivamente
affrescata dal Sodoma (1477-1549). La
reliquia fu salvata da un incendio che si era sviluppato nella basilica
di San Domenico la notte tra il 3 e il 4 dicembre
1531. A
salvarla fu Fra’ Anselmo da Firenze, che si
avvolse in un lenzuolo bagnato e si gettò nel fuoco salvando la
preziosa reliquia. Giulio Sansedoni, vescovo
di Grosseto, intorno all’anno
1576, in
visita apostolica, notò la brunitura del reliquiario d’argento.
Il giorno della Festa di Santa Caterina del
1621 il Padre Angelo Ciriaco parlò del danno che per l’incendio aveva
subìto il reliquiario d’argento. Così i
Signori della Balìa presero la decisione di
fare un reliquiario nuovo. E il 5 novembre
del medesimo anno fu estratta
la Testa
e consegnato l’argento ad un tale Bernardo
orefice. Così il 29 aprile dell’anno seguente (1622), alla presenza
dei Magistrati e del numeroso popolo fu, dal pulpito di marmo che si trova
nella suddetta chiesa (oggi non esiste più), pubblicamente mostrata la
sacra Testa e poi racchiusa in una nuova custodia d’argento. Questo
fatto è descritto in un documento autentico.
Dal 1711
la Testa
venne collocata in un’urna, opera di
Giuseppe Piamontini, noto orafo fiorentino
dell’epoca e dono dell’illustrissimo Pietro Biringucci
Maestro di camera del Principe di Toscana Cosimo III, urna restaurata e
oggi posta in una cappella a destra dell’altar maggiore della
Basilica.
Nel 1798
la Testa
venne trasferita in Duomo, perché un forte
terremoto aveva danneggiato
la basilica di San Domenico, nella quale
la Testa
fece ritorno solo nel
1806 in
occasione della domenica in Albis.
Nel
1857, in
occasione della visita di Papa Pio IX, venne
portata in processione e, nell’occasione fu fatta anche una
ricognizione dal professor Gaspero Mazzi.
Nel 1931, l’allora podestà di Siena, Fabio Bargagli
Petrucci, fece rompere i sigilli e aprire la
teca per far valutare ai professori Raimondi,
Lunghetti, Longini
e Gori le reali condizioni della Testa;
nell’occasione essa fu collocata in un reliquiario d’argento
decorato a smalto, reliquiario dove
la Testa
è anche oggi, opera dell’orafo fiorentino David Manetti,
che lo realizzò su disegno di Angelo Giorni,
noto argentiere.
Franca Piccini (24 aprile 2007)
Fonti utilizzate per la stesura di questo articolo:
P. Raimondo da Capua – Legenda
Maior -
ed. Cantagalli
Thomas Antonimi de Senis – Libellus
de Supplemento – Edizioni Cateriniane
– Roma 1974
Edizione critica a cura di G. Cavallini – I. Foralosso
Francesco Baldacconi – La
sacra Testa della serafica S. Caterina Senese
– Siena 1856
Memoria
istorica delle varie traslazioni delle sacre
ossa di S. Caterina da Siena…
Caterina Gazzi – Le
Reliquie di S. Caterina da Siena - Edizioni
Cateriniane.
- LA MANO della Santa porta il segno delle STIMMATE
-Monastero del Santo Rosario,
Monte Mario, Roma, dov'è custodita la mano della
Santa.
La mano sinistra di santa Caterina da Siena fu asportata dal corpo
durante l’apertura dell’urna nel
1487. A
staccare questa parte del corpo della Santa fu fra’
Gioacchino Torriani O.P.,
Generale dell’Ordine, che ne fece dono alle monache domenicane della
Congregazione di San Domenico e San Sisto, che risiedevano dove oggi
risiedono le monache del Santo Rosario a Monte Mario a Roma. Di questa
asportazione si ha notizia della cronaca del convento.
Un certo Pietro Possino
la esaminò nel 1673 e così la descrive: “Vidi
la mano della Santa, finora chiaramente integra fino al carpo, con la
carne essiccata e la pelle, quella certamente rugosa. E’ compatta come
fosse di un morto recente. E’ inclusa in
una grande teca d’argento ornata, appare
attraverso il cristallo limpidissimo. E si
vedono distintamente le impronte delle stimmate”.
Così Caterina descrive
l’episodio delle stimmate, ricevute in Pisa il 1 aprile 1375, al suo
confessore Raimondo da Capua: Vidi
il Signore confitto in croce, che veniva verso di
me in una gran luce, e fu tanto lo slancio dell’anima mia, che voleva
andare incontro al suo Creatore, che il corpo fu costretto ad alzarsi.
Allora dalle cicatrici delle sue sacralissime piaghe vidi scendere in me
cinque raggi sanguigni che erano diretti alle mani, ai piedi e al mio
cuore. Conoscendo il mistero subito esclamai: Ah! Signore,
Dio mio: te ne prego: che non appariscano queste cicatrici all’esterno
del mio corpo. Mentre dicevo queste cose, prima che i raggi
arrivassero a me, cambiarono il loro colore sanguigno in colore
splendente, e sotto forma di pura luce arrivarono ai cinque punti del
mio corpo, cioè alle mani, ai piedi e al
cuore. (Legenda maior,
§ 195).
Le stimmate di Santa Caterina sono
state al centro di una diatriba piuttosto aspra fra l’Ordine
francescano e l’Ordine domenicano, diatriba
che durò secoli, in quanto i francescani non riconoscevano la validità
delle stimmate di Santa Caterina, ma riconoscevano solo quelle di San
Francesco.
Mise fine a questa
annosa controversia il Papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini,
che sedette sul soglio di Pietro dal 1623 al 1644, il quale estese a
tutta
la Chiesa
la festa della Santa facendo inserire il suo nome nel martirologio e
volle che le stimmate di Santa Caterina fossero ricordate nella quinta
lezione del Breviario Romano. (P. A. Scarciglia
O.P. - Santa Caterina nei
documenti papali – Quaderni cateriniani
Siena 2002)
Ricordiamo che
la Chiesa
ha riconosciuto i segni della passione di Nostro Signore
Gesù a San Francesco d’Assisi, a Santa
Caterina da Siena e a San Pio da Pietrelcina.
(da: La Patrona d'Italia e d'Europa
n.3 Lu-Set..2007- Franca Piccini )
- LA CAPPA della Santa
La Cappa
era particolarmente cara a Caterina perchè le ricordava la sua
vestizione fra le Mantellate in S.Domenico da Siena. Morendo la lasciò
a Fra Tommaso della Fonte O.P. senese, suo parente e primo confessore.
Questi prima di morire la donò a sua nipote Caterina Coti che si era
fatta Mantellata. Il Venerando Fra Tommaso Caffarini riuscì a farsela
regalare e la portò a Venezia ove l'affidò alla Comunità delle
Mantellate del Terz'Ordine Domenicano da lui fondata. Ivi rimase,
secondo numerose fonti storiche, fino alla chiusura di quel convento
(circa la metà del 1700); fu allora affidata ai padri Domenicani di
S.Domenico di Castello nella stessa città; soppressi e distrutti chiesa
e convento di S.Domenico (1810) la cappa finì in un deposito di
reliquie.
Fu cercata e trovata nel 1918, ma poi fu di nuovo
dimenticata. Nuove ricerche permisero di ritrovarla, sempre in un
deposito di reliquie, nel 1964. Ora si conserva, dal 29 aprile
1972, in
una nicchia a muro nella Basilica Domenicana di S.Maria delle Grazie a Milano
nella restaurata Cappella dedicata alla Santa.
(17.02.08
-Mario Tamborini, Gruppo di Milano)
>>A
Bologna è conservata una reliquia di Santa Caterina da Siena
Nel museo della Basilica
patriarcale di San Domenico a Bologna è conservata una reliquia di
Santa Caterina da Siena. Si tratta di un calcagno
della Santa, la cui autenticità è stata accertata tramite la diocesi
di Bologna che ne ha confermato la catalogazione ufficiale.
La reliquia è conservata in un reliquiario,
detto appunto, Reliquiario di Santa Caterina, opera di un ignoto
artigiano emiliano del secolo XIX; è in metallo a fusione, stampato,
cesellato e dorato e in vetro. Misura in altezza centimetri 34,5 per un
diametro di
10 centimetri
ed è in buono stato di conservazione.
Così si legge nella scheda a cura del
Ministero per i Beni Culturali e Ambientali - ICCD
Il reliquiario si presenta con “base
esalobata con orlo espanso sovrastato da cornice traforata; i lobi del
piede limitati da nervature, sono decorati a fregi goticheggianti. Nodo
a tempietto a pianta esagonale, con finestrelle bifore cuspidate. Teca
cilindrica vetrata, su piattaforma esalobata con cornice a traforo come
la base, affiancata da due edicole con bifore laterali e pinnacolo sul
tettuccio embricato. Copertura a cupola emisferica divisa in sei settori
da altrettanti cordoni convergenti al sommo, ove poggia la statuetta di
Santa Caterina a tutto tondo”.
Sempre nella scheda del Ministero si leggono le
notizie storico-critiche.
“E’ opera di buona fattura, già attribuita
ad artigiano secentesco. Il modello è infatti antico, ma le colonne
tortili, le cordonature, i fregi, sono prodotto di lavorazione a stampo,
rifinita dal cesello a mano secondo il gusto dell’Ottocento che
recupera modelli gotici e tardo gotici fondendoli con elementi moderni.
Anche la tecnica di lavorazione corrisponde a un’epoca avanzata”.
La
proprietà è della Stato – Fondo Edifici di Culto
Siena, 6 dicembre 2010 (F.Piccini)
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Basilica di San Domenico. La teca delle
reliquie
Nella parete a destra, prima della
Cappella che ospita la reliquia della Sacra Testa, troviamo una teca
contenente alcune reliquie della Santa. Il dito pollice, collocato in un
reliquiario di cristallo e argento, viene portato, in
occasione delle Feste annuali in onore della Santa, in piazza del Campo
e con questo, il cardinale legato del Papa, che in quell’anno presiede
le Feste, impartisce la benedizione all’Italia e all’Europa.
In
un’urna sono contenute le cordicelle con le quali Caterina era solita
disciplinarsi anche tre volte al giorno, offrendo il sacrificio per la
salvezza delle anime.
Sempre all’interno della teca è collocata la pietra sacra da
collocare sull’altare portatile per il sacerdote, affinché potesse
celebrare la Santa Messa. Su questa pietra sembra sia schizzato il
sangue di Tommaso Becket, quando fu assassinato nella Cattedrale di
Canterbury. Caterina infatti aveva ottenuto dal Papa Gregorio XI
l’autorizzazione a far celebrare la Santa Messa e farsi amministrare i
Sacramenti, insieme ai suoi compagni, da qualsiasi sacerdote, in
qualunque luogo Ella si trovasse durante i suoi pellegrinaggi, anche in
quelle città colpite da interdetto papale. A tale scopo Gregorio XI
emise un Breve pontificio dato a Villanuova della Diocesi di Avignone,
dove egli si trovava il 1 luglio 1376, nel sesto anno del suo
pontificato.
Sempre nella teca delle reliquie troviamo il busto in bronzo sbalzato,
nel quale fu collocata la Testa, una volta portata da Roma a Siena.
Indubbiamente la reliquia più importante conservata a Siena è quella
della Sacra Testa, esposta sull’altare della cappella Benzi,
affrescata dal Sodoma. Caterina morì a Roma il 29 aprile 1380 e fu
sepolta, prima nel cimitero di Santa Maria sopra Minerva, poi, a causa
della forte umidità del luogo, fu riesumata e tumulata all’interno
della basilica della Minerva. Fu in quell’occasione che Raimondo da
Capua, all’epoca Maestro generale dell’Ordine dei Predicatori,
chiese al Papa Urbano VI l’autorizzazione a staccare la Testa dal
corpo, dopo fu portata a Siena in segreto, si presume tra il 1383 e il
1385 per mezzo di Padre Tommaso della Fonte, racchiusa in una borsa in
seta, tuttora conservata presso il Santuario Casa. La preziosa reliquia
fu portata in segreto e non esposta subito alla venerazione pubblica
perché Caterina non era ancora canonizzata; per questo si dovette
aspettare il 1461 con il Pontefice Pio II. Ma il confessore della Santa,
Raimondo da Capua, nel 1385, trovandosi a Bagno Vignoni per delle cure
termali, decise di informare il Concistoro della Repubblica che la Testa
di Caterina si trovava a Siena. Fu così che fu organizzata una solenne
processione, che partì dalla chiesa di San Lazzaro, fuori Porta Romana
e proseguì fino alla basilica di San Domenico, dove la reliquia ha
trovato collocazione definitiva.
Nella notte tra il 3 e 4 dicembre del 1531, divampò un incendio nella
Basilica di San Domenico e la Testa, fu salvata da un frate che si gettò
nel fuoco, avvolto in panni bagnati e riuscì
a salvarla.
A causa del terremoto del maggio 1798, che danneggiò la Basilica
domenicana, la Testa fu trasferita, per motivi di sicurezza, in Duomo
nella libreria Piccolomini, per poi essere riportata al suo posto in
occasione della domenica in Albis del 1806, dopo che la Basilica era
stata restaurata. (F.Piccini)
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Origine
e diffusione del culto della reliquia della testa
di S. Caterina:
per
una rilettura delle fonti
Nella
storia liturgica dell’Occidente cristiano sono estremamente rare le
reliquie, di cui si possono accertare in modo preciso l’origine, la
diffusione e le incidenze storico-sociali connesse al culto. Tra le
poche reliquie, di cui esiste una seria documentazione, va annoverata
quella della testa di S. Caterina da Siena, che è stata oggetto di
venerazione da parte dei fedeli fin dalla fine del XIV sec. Le
testimonianze storiche inerenti a questa reliquia, conservata nella
Basilica di San Domenico a Siena, sono molteplici e di antica data,
alcune delle quali sono coeve all’origine del culto e godono di una
sicura autorevolezza.
Nella
domenica precedente la festa dell’Ascensione, il 29 aprile del 1380,
Caterina Benincasa si spegneva all’età di trentatré anni a Roma e
la salma fu portata dal B. Stefano Maconi,
discepolo della santa, nella chiesa di S. Maria sopra Minerva, dove fu
esposta ai fedeli per tre giorni. Poi riposta in una cassa, fu
tumulata nel cimitero della Minerva.
La
fama di santità, di cui Caterina già godeva in vita, spinse il
Generale dell’ordine domenicano, il B. Raimondo da Capua, in
precedenza confessore della santa, a riporre il corpo in un luogo più
salubre e consono al culto.
Egli, pertanto, richiese al pontefice Urbano VI il permesso di
tumularlo all’interno della chiesa di S. Maria sopra Minerva.
Fu
in quest’occasione che Raimondo da Capua inviò il capo di Caterina
al convento di S. Domenico in Camporegio,
per mezzo di Tommaso della Fonte,
in seguito priore del convento di S. Domenico; la borsa di seta, con
cui fu trasportata la testa, è ancora conservata nella Casa-Santuario
di S. Caterina a Siena. Non si conosce con precisione la data di
questa traslazione, ma dovette avvenire tra il 1383 e il 1385,
dato che il Tantucci asserisce che nelle Familiarum tabulae del
convento di S. Domenico il padre Tommaso della Fonte fa parte della
comunità religiosa a partire dal 1386.
Inoltre Bartolomeo Scala fa intendere che la festa dell’accoglienza
della reliquia da parte del popolo senese sia avvenuta verso il 1385.
La
reliquia, una volta arrivata a Siena, non fu esposta subito al
pubblico, ma rimase custodita segretamente nella basilica di S.
Domenico;
si aspettava, infatti, la canonizzazione di Caterina prima di esporre
la testa in modo ufficiale. In seguito Raimondo da Capua giunto nel
territorio di Siena (Bagno Vignoni) per cure termali si pentì di aver
celato la traslazione
e volendo riparare, informò il Concistoro della Repubblica della
presenza della preziosa reliquia nel convento di S. Domenico e del
proposito di organizzare una processione molto solenne per le strade
di Siena in modo che il capo di Caterina fosse mostrato e fosse
venerato da tutti i devoti della santa. La processione segnava
l’evento più importante e centrale di un lungo periodo di
festeggiamenti, che sarebbe iniziato con alcuni giorni di preparazione
spirituale, ossia con una serie di catechesi relative alle virtù
eroiche della santa, e si sarebbe concluso con altri giorni di festa.
La
liturgia processionale avvenne - come sembra desumersi dalle
informazioni di Bartolomeo Scala - verso il 1385:
un tabernacolo rivestito d’oro con fregi
<< raffiguranti episodi della vita di Caterina, contenente la
testa, fu portato nella chiesa di S. Mamiano in Valli,
meglio conosciuta come chiesa di S. Lazzaro fuori porta Romana,
situata in una contrada, in cui Caterina aveva operato alcuni
miracoli. Il giorno dopo il Senato e l’arcivescovo di Siena, insieme
ad altri vescovi e ai superiori degli ordini religiosi e delle
confraternite laicali con l’intera popolazione presero parte alla
processione. Il corteo, a quanto riportano le cronache, presentava
un’imponente scenografia, composta da varie organizzazioni laicali e
religiose.
Apriva la sfilata un corteo di duecento bambine e uno di bambini,
vestiti di bianco che avevano fiori tra le mani.
L’urna
contenente il capo della santa era sorretta da quattro domenicani
sotto un baldacchino di broccato, seguiti da Raimondo da Capua e dal
vescovo di Siena. La processione arrivò nella chiesa del convento di
S. Domenico e la reliquia fu poi riposta nella sagrestia all’interno
di un busto di rame dorato.
Secondo la tradizione nel simposio organizzato dalla comunità di San
Domenico per gli ospiti convenuti dopo la solenne celebrazione, si
verificò il primo miracolo da attribuirsi al culto della reliquia,
ovvero una prodigiosa moltiplicazione del pane. Venuto a mancare il
companatico, infatti, per l’eccezionale affluenza degli ospiti, il
poco pane che vi era prodigiosamente saziò tutta la folla degli
invitati.
Il Lombardelli descrive altri miracoli avvenuti in riferimento al
culto della testa.
Il
busto di rame dorato fu sostituito poi (1 maggio 1468) con un busto
argenteo dal peso di 14 libbre, opera di Giovanni di maestro Stefano
(scultore) e Francesco di Antonio di Francesco (orafo).
Il prezioso reliquiario fu posto in seguito in una nuova cappella
accanto alla sagrestia, fatta costruire da Bonsignore Benzi (†1444)
e completata dal figlio Niccolò Benzi (†1486).
Le due chiavi della cappella furono affidate rispettivamente al Senato
e ai padri domenicani.
Il
giorno 29 aprile fu considerato una data particolarmente solenne,
festa in cui era trasportata in processione la reliquia della testa;
poi con la canonizzazione della santa
la processione fu spostata alla prima domenica di maggio.
Nel 1630 Urbano VIII fissò con il
Breve del 16 febbraio
la data della festa al 30 aprile, perché il 29 aprile coincideva con
la memoria di S. Pietro martire. Solo la città di Siena
ottenne il privilegio di festeggiare la santa nel giorno della sua
morte.
Nella
notte tra il 3 e il 4 dicembre del 1531 un incendio divampò nella
chiesa di S. Domenico
e il reliquiario della testa fu portato in salvo da Fra Guglielmo,
converso fiorentino che si trovava di passaggio a Siena, il quale
avvolto con stracci bagnati aveva sfidato le fiamme pur di non far
perire la reliquia. La testa riportò però alcune tracce
dell’incendio, poiché si annerì.
Il
capo di Caterina rappresentava un bene inestimabile e capitava che
fosse contesa da più parti,
come avvenne il 3 maggio 1609, quando durante la solita processione
della prima domenica di maggio, alcuni zelanti devoti tentarono di
sottrarre ai padri domenicani la reliquia; dovette intervenire il
Collegio di Balia per farla riportare nel convento di S. Domenico.
L’episodio dovette suscitare molto stupore tanto che intervenne il
Consigliere sostituto, Giovanni Reibol Rosuitz Voidlands, che si
occupava - per conto dell’impero tedesco - del patronato della
chiesa di S. Domenico. Egli per evitare indebite rivendicazioni informò
dell’accaduto la corte di Roma e dei Principi di Toscana ed ebbe in
risposta che la reliquia doveva essere custodita nella chiesa di S.
Domenico.
Un’omelia
tenuta dal Padre Angiolo Ciriani da Viterbo (1621) sull’incendio del
1531 e sui danni al reliquiario servì da parenesi per finanziarne uno
nuovo: i Signori della Balia
commissionarono l’opera al maestro Bernardo Tolener, il quale fuse
il vecchio reliquiario con altro argento e ne ricavò un’opera di 26
libbre e 9 once, che fu esposta il 29 aprile 1622 dal pulpito e poi fu
inserita dietro la grata della cappella Benzi.
Nel
1683 la reliquia fu trasferita in un’urna di cristallo, che fu
sostituita nel 3 maggio 1711 con una teca di cristalli e pietre dure,
opera del fiorentino Giuseppe Piamontini,
finanziata da Pietro Biringucci, Maestro di camera del Principe di
Toscana Cosimo III. La traslazione della reliquia avvenne alla
presenza dell’arcivescovo di Siena, Leonardo Marsili (1641-1713)
e pochi mesi dopo la testa fu rivestita delle tipiche bende, indossate
dalle mantellate.
A
causa del terremoto del 26 maggio 1798, che danneggiò il convento di
S. Domenico, la reliquia della testa fu trasportata temporaneamente
nella Cattedrale e collocata all’interno della Libreria Piccolomini.
Restaurato il convento, la reliquia poté ritornare nella sede
originaria nella domenica in albis del 1806. In occasione della visita
di Pio IX alla città di Siena (29 agosto 1857) la testa con altre
reliquie fu trasportata nella cappella del palazzo municipale e fu
esposta per poche ore.
Varie
furono le ricognizioni per controllare lo stato di conservazione della
reliquia, in modo che si potesse garantire che gli spostamenti
processionali non le causassero danno: 1604, 1683, 1711, 1859,
1862-1865, 1904, 1931, 1947.
Per
la festa della domenica in albis capitava talvolta che la reliquia
fosse recata in processione:
1739, 1777, 1806, 1827, 1859, 1939. Nel 1931 Fabio Bargagli Petrucci,
podestà di Siena, promosse una nuova ricognizione della reliquia e
per l’occasione fu approntato un reliquiario d’argento smaltato,
opera dell’orafo fiorentino David Manetti su disegno di Angelo
Giorni.
Durante la II guerra mondiale per evitare che i bombardamenti
potessero danneggiare la reliquia, la testa fu collocata in un muro
della cripta della chiesa di S. Domenico (1943-1945).
Dopo la guerra il reliquiario fu di nuovo posto nella cappella Benzi,
dove attualmente si trova.
(F.to
Luigi De Martino)
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