LE  RELIQUIE

- VIAGGIO TRA LE RELIQUIE DI SANTA CATERINA

     La Testa di Santa Caterina è certamente la reliquia più importante ed è conservata nella cappella dedicata alla Santa posta nella basilica di San Domenico di Siena. Fu staccata dal corpo della mantellata senese nel 1381 per volere di Papa Urbano VI; la borsa in seta che contenne la  Testa durante il viaggio da Siena a Roma è conservata nella celletta di Santa Caterina presso la Casa-Santuario dove sono conservati anche il pomo del bastone sul quale era solita appoggiarsi e la lampada per recarsi di notte allo Spedale di Santa Maria della Scala a svolgere l'opera di infermiera volontaria.
   Per quattro anni la testa rimase chiusa in un armadio della sacrestia di San Domenico, ma una volta che il Concistoro della Repubblica venne a conoscenza del fatto, dette ordine di tributare onori pubblici alla preziosa reliquia. Così il 5 maggio 1385 una imponente processione, condusse la
reliquia in San Domenico partendo dalla chiesa dell'Ospedale di San Lazzaro, fuori Porta Romana. Chiudeva la processione un gruppo di Mantellate di san Domenico e Lapa, la madre di Caterina.
   Un'altra importante reliquia è
il dito conservato anch'esso nella Basilica di San Domenico; con questa reliquia viene impartita la benedizione all'Italia e alle Forze Armate nel pomeriggio della domenica che si tengono le Feste internazionali in onore di Santa Caterina da Siena.     Questa reliquia, insieme alle cordicelle con le quali la mantellata senese era solita disciplinarsi e al busto in bronzo che per tanti anni ha contenuto e protetto la testa, è conservata nella teca posta nella parete 
destra della Basilica di San Domenico, teca che attualmente è stata tolta per far posto ad un'altra, di artistica realizzazione, opera dell'architetto senese Sandro Bagnoli, dove troveranno migliore collocazione sia il dito che le altre reliquie della Santa; questa realizzazione è dovuta alla sensibilità dimostrata dalla dottoressa Laura Martini della Soprintendenza dei beni artistici di Siena e Grosseto e alla perseveranza del parroco Padre Alfredo Scarciglia.
   Un piede della Santa è conservato nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, la stessa chiesa dove riposa fra' Tommaso Caffarini autore della Legenda Minor.
   Era presente nel Duomo di Siena anche una
costola della Santa, essa però fu donata al santuario di Santa Caterina ad Astenet in Belgio costruito nel 1985 per volontà dei Caterinati di quel paese. 
   Anche il Santuario ha la sua reliquia; essa è una scaglia di una
scapola di Caterina. E' conservata ed è ben visibile, in una urna scavata nel muro a sinistra dell'altar maggiore dell'Oratorio del Crocifisso. Nella teca vi è una testina in cera raffigurante la Santa. Questa reliquia è stata 
donata al Santuario dalla professoressa Lidia Gori, caterinata e figlia del professor Giulio Gori il quale, nel 1931 insieme ai professori Mazzi, Raimondi, Lunghetti e Londini operarono una ricognizione sulla reliquia della Sacra Testa, ricognizione voluta dall'allora podestà Fabio Bargagli 
Petrucci.
   Al 1931 risale anche il reliquiario che contiene la Testa oggi; esso è in argento decorato a smalto opera dell'orafo fiorentino David Manetti che lo realizzò su disegno di Angelo Giorgi, noto argentiere. Il prezioso reliquiario in stile gotico fu donato dai Padri Domenicani di San Marco di Firenze ai Padri Domenicani di Siena.
   Nel santuario di Astenet (Belgio) è conservata la reliquia di una costola della Santa, in precedenza custodita nel Duomo di Siena prima della costruzione di questo santuario.
                                                                    (f.to Franca Piccini)
   

- LA SACRA TESTA
     Non ci sono misteri riguardo alle vicende storiche della Sacra Testa di Santa Caterina da Siena.
     Fra’ Raimondo da Capua trasportò il corpo di Caterina dal luogo della prima sepoltura, fino nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva il 3 ottobre 1383. Questo si rese necessario a causa della forte umidità presente nel luogo della prima sepoltura. “Hic etiam sentiens in temporis processu corpus virginem, quod in ecclesia sancte Marie super Minervam in quodam sepulcro lapideo et a terra elevato fuerat reconditum, sed ex incuria et supervenientibus aquis pluvialis minus reverente fuisse tractatum, ordinavit pro tempore futuro  de rimedio opportuno, et etiam quod caput virginia ad civitatem Senarum transferretur, ut dictum est supra(Libellus de supplemento - sexstu tractatus A. II – 3585). Per procedere al distacco della Testa dal corpo, Padre Raimondo andò ad informare il Sommo Pontefice Urbano VI, dal quale venne accolto con molta benevolenza, per la grande stima che  Urbano aveva di lui, descritto dalle cronache “uomo di grande integrità, prudenza e dottrina” e dal maggio del 1380, 23esimo Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori. Il Pontefice non esitò a dare il suo consenso, attestato da un rescritto, alla richiesta di Raimondo, e lo invitò a diffondere quanto più potesse le glorie di Caterina, perseguendo come fine la sua canonizzazione, quando la Chiesa avesse trovato momenti più sereni e pacifici: ricordiamo che siamo in pieno grande scisma d’Occidente e la Chiesa attraversava un momento assai difficile.
     Fra’ Raimondo, una volta ottenuto il consenso dal Pontefice Urbano VI, separò la testa di Caterina dal corpo e la consegnò a Fra’ Tommaso della Fonte e a Fra’ Ambrogio Sansedoni (da non confondersi con l’omonimo Beato Ambrogio Sansedoni – Siena 1220-1286).
     Giunti a Siena, i due frati domenicani consegnarono la preziosa reliquia ai Padri del Convento di San Domenico in Camporegio, con l’ordine di non mostrarla al popolo prima della canonizzazione. Fu così riposta in un armadio della sacrestia della basilica di San Domenico dove stette nascosta. Nel 1384 fu consigliato a Fra’ Raimondo, dal suo medico, di venire a fare la cure termali a Bagno Vignoni e tornò nel convento domenicano di Siena, dove cominciò, su sollecitazione dei figli e delle figlie spirituali  di Caterina, a scrivere la Vita della Mantellata senese, meglio nota come Legenda maior.
     Così Raimondo ricorda quei giorni: “Mi si fece presente che la testa della vergine, trasportata da Roma dopo averla sistemata meglio che avessi potuto, non era ancora esposta al pubblico, né era stata accolta con solennità, mentre invece, quando i resti  mortali degli uomini di questo mondo sono portati da un luogo ad un altro, sono ricevuti dal popolo e dal clero con onori solenni. Pensai pertanto, e forse un tal pensiero non veniva tutto da me, a far sì che un giorno, quella Testa fosse ricevuta dai frati con solennità, come se arrivasse allora”. (Legenda maior § 305).
      Raimondo decise così, insieme ai suoi confratelli domenicani di Siena, ai sacerdoti  ai religiosi e nobili della città di esporre al Concistoro (Magistrato supremo della Repubblica di Siena), nel quale risiedeva tutta l’autorità politica e amministrativa, tutta la verità sulla preziosa reliquia, da quando da Roma l’aveva staccata dal corpo, per farla portare a Siena e tenerla nascosta nella sacrestia, assumendosi tutte le responsabilità dell’accaduto in prima persona.
      Pregò così i Magnifici Signori di onorare con la loro presenza e con la presenza dei Magistrati la solenne processione, e loro si dichiararono disponibili ad ogni sua richiesta.
     Egli infatti deliberò di predicare le laudi in onore di Caterina, non solo nei giorni posteriori alla processione, ma anche nei precedenti alla funzione.
     E ciò assunse un tono ancor più solenne, perché in quei giorni erano convenuti a Siena molti Padri domenicani di gran fama per poter parlare con il Maestro Generale Padre Raimondo, che appunto si trovava lì.
                                                         LA PROCESSIONE
     Il Padre Raimondo fece sistemare la  Sacra Testa nel tabernacolo e in gran segreto, la notte del mercoledì 4 maggio (la processione si svolse giovedì 5), che immediatamente precedeva la Festa , “la fece condurre decorosamente accompagnata, alla chiesa di San Lazzaro, fuori Porta Romana, dove Caterina aveva operato alcuni miracoli e da lì sarebbe iniziata la processione. Appena si fece giorno, gran folla iniziò a spargere fiori e a dare segni di grande devozione, una gran folla si radunò intorno all’Arcivescovado dirigendosi poi verso la chiesa di San Lazzaro e riverita la Sacra reliquia si cominciò la precessione con devozione, tanto da sembrare il Paradiso”. Il popolo era così disposto: 200 fanciulle e 200 fanciulli di uguale statura, vestiti di bianco, ornati d’oro e d’argento, che tenevano in mano gigli, rose ed altri fiori, significando la candidezza e la purezza del cuore.
     Le Arti e le Contrade dovevano avere un cospicuo numero di uomini all’inizio della processione con fiaccole accese. Così come le Confraternite presenti in città e nelle campagne e ognuna di esse doveva rappresentare qualche mistero della vita di Caterina.
     Parteciparono alla processione anche gli eremiti, i quali all’epoca erano molti e sostenuti economicamente dalla Repubblica, dopo venivano i preti della Diocesi, seguiti dai canonici. Seguivano a due a due i gentiluomini dei Magistrati secondo l’ordine dignitario, in abiti civili seguiti dagli abati, preposti e vescovi dello Stato senese.
     Questi ultimi in abito pontificale trovavano posto vicino ad un baldacchino di broccato, ornato di gioie, sotto il quale era un prezioso tabernacolo, decorato in oro con pitture raffiguranti la vita di Caterina dove era racchiusa la Sacra Testa.
       Sotto il baldacchino a sinistra era il Padre Raimondo a destra il vescovo di Siena, subito a seguire l’insigne reliquia. Tutte le suore del Terz’Ordine di San Domenico e dietro ad esse un gran numero di popolo. Durante la processione suonavano tutte le campane di palazzo e di tutte la chiese finché la Testa non fosse arrivata a San Domenico e non fosse terminato il canto dell’Inno Ambrosiano e non avesse ricevuto la benedizione del Vescovo.
     La reliquia arrivò alla chiesa di San Domenico e dopo il canto del  Te Deum, Padre Raimondo fece un discorso al popolo, poi il Vescovo dette la benedizione e la Sacra Testa fu riposta in un bellissimo armadio fatto apposta e situato nella sacrestia della chiesa, e per i quindici giorni successivi Padre Raimondo volle che si continuasse  a predicare la vita e i gesti di Caterina.
     Per molto tempo la Testa della Santa rimase chiusa in quella custodia di rame dorata. Ma dopo la canonizzazione di Caterina (1461) i Padri Domenicani, aiutati dalle elemosine dei senesi, fecero sì che la Testa fosse collocata in una custodia d’argento dal peso di 14 libbre . Ciò avvenne il primo maggio 1468, come testimonia un manoscritto che si trova nel Patrimonio ecclesiastico dell’opera del Duomo; i Padri Domenicani consegnarono una chiave di questo prezioso reliquiario ai Magistrati della città.
                          LA SACRA TESTA NEI SECOLI SUCCESSIVI
     Nel 1460 fu fatta costruire, nella basilica di San Domenico, da Niccolò Bensi, la Cappella , destinata ad ospitare la sacra Testa, successivamente affrescata dal Sodoma (1477-1549). La reliquia fu salvata da un incendio che si era sviluppato nella basilica di San Domenico la notte tra il 3 e il 4 dicembre 1531. A salvarla fu Fra’ Anselmo da Firenze, che si avvolse in un lenzuolo bagnato e si gettò nel fuoco salvando la preziosa reliquia. Giulio Sansedoni, vescovo di Grosseto, intorno all’anno 1576, in visita apostolica, notò la brunitura del reliquiario d’argento.
     Il giorno della Festa di Santa Caterina del 1621 il Padre Angelo Ciriaco parlò del danno che per l’incendio aveva subìto il reliquiario d’argento. Così i Signori della Balìa presero la decisione di fare un reliquiario nuovo. E il 5 novembre del medesimo anno fu estratta la Testa e consegnato l’argento ad un tale Bernardo orefice. Così il 29 aprile dell’anno seguente (1622), alla presenza dei Magistrati e del numeroso popolo fu, dal pulpito di marmo che si trova nella suddetta chiesa (oggi non esiste più), pubblicamente mostrata la sacra Testa e poi racchiusa in una nuova custodia d’argento. Questo fatto è descritto in un documento autentico.
      Dal 1711 la Testa venne collocata in un’urna, opera di Giuseppe Piamontini, noto orafo fiorentino dell’epoca e dono dell’illustrissimo Pietro Biringucci Maestro di camera del Principe di Toscana Cosimo III, urna restaurata e oggi posta in una cappella a destra dell’altar maggiore della Basilica.
      Nel 1798 la Testa venne trasferita in Duomo, perché un forte terremoto  aveva danneggiato la basilica di San Domenico, nella quale la Testa fece ritorno solo nel 1806 in occasione della domenica in Albis.
     Nel 1857, in occasione della visita di Papa Pio IX, venne portata in processione e, nell’occasione fu fatta anche una ricognizione dal professor Gaspero Mazzi.
     Nel 1931, l’allora podestà di Siena, Fabio Bargagli Petrucci, fece rompere i sigilli e aprire la teca per far valutare ai professori Raimondi, Lunghetti, Longini e Gori le reali condizioni della Testa; nell’occasione essa fu collocata in un reliquiario d’argento decorato a smalto, reliquiario dove la Testa è anche oggi, opera dell’orafo fiorentino David Manetti, che lo realizzò su disegno di Angelo Giorni, noto argentiere.
                                               Franca Piccini  (24 aprile 2007)

Fonti utilizzate per la stesura di questo articolo:
P. Raimondo da CapuaLegenda Maior -  ed. Cantagalli
Thomas
Antonimi de SenisLibellus de Supplemento – Edizioni Cateriniane – Roma 1974
Edizione critica a cura di G. Cavallini – I. Foralosso
Francesco BaldacconiLa sacra Testa della serafica S. Caterina  Senese – Siena 1856
Memoria istorica delle varie traslazioni delle sacre ossa di S. Caterina da Siena…
Caterina GazziLe Reliquie di S. Caterina da Siena -  Edizioni Cateriniane.

- LA MANO della Santa porta il segno delle  STIMMATE
    -Monastero del Santo Rosario, Monte Mario, Roma, dov'è custodita la mano della
     Santa.
     La mano sinistra di santa Caterina da Siena fu asportata dal corpo durante l’apertura dell’urna nel 1487. A staccare questa parte del corpo della Santa fu fra’ Gioacchino Torriani O.P., Generale dell’Ordine, che ne fece dono alle monache domenicane della Congregazione di San Domenico e San Sisto, che risiedevano dove oggi risiedono le monache del Santo Rosario a Monte Mario a Roma. Di questa asportazione si ha notizia della cronaca del convento.
       Un certo Pietro Possino la esaminò nel 1673 e così la descrive: “Vidi la mano della Santa, finora chiaramente integra fino al carpo, con la carne essiccata e la pelle, quella certamente rugosa. E’ compatta come fosse di un morto recente. E’ inclusa in una grande teca d’argento ornata, appare attraverso il cristallo limpidissimo. E si vedono distintamente le impronte delle stimmate”.
       Così Caterina descrive l’episodio delle stimmate, ricevute in Pisa il 1 aprile 1375, al suo confessore Raimondo da Capua: Vidi il Signore confitto in croce, che veniva verso di me in una gran luce, e fu tanto lo slancio dell’anima mia, che voleva andare incontro al suo Creatore, che il corpo fu costretto ad alzarsi. Allora dalle cicatrici delle sue sacralissime piaghe vidi scendere in me cinque raggi sanguigni che erano diretti alle mani, ai piedi e al mio cuore. Conoscendo il mistero subito esclamai: Ah! Signore, Dio mio: te ne prego: che non appariscano queste cicatrici all’esterno del mio corpo. Mentre dicevo queste cose, prima che i raggi arrivassero a me, cambiarono il loro colore sanguigno in colore splendente, e sotto forma di pura luce arrivarono ai cinque punti del mio corpo, cioè alle mani, ai piedi e al cuore. (Legenda maior, § 195).
       Le stimmate di Santa Caterina sono state al centro di una diatriba piuttosto aspra fra l’Ordine francescano e l’Ordine domenicano, diatriba che durò secoli, in quanto i francescani non riconoscevano la validità delle stimmate di Santa Caterina, ma riconoscevano solo quelle di San Francesco.
       Mise fine a questa annosa controversia il Papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini, che sedette sul soglio di Pietro dal 1623 al 1644, il quale estese a tutta la Chiesa la festa della Santa facendo inserire il suo nome nel martirologio e volle che le stimmate di Santa Caterina fossero ricordate nella quinta lezione del Breviario Romano. (P. A. Scarciglia O.P. -  Santa Caterina nei documenti papali – Quaderni cateriniani Siena 2002)
       Ricordiamo che la Chiesa ha riconosciuto i segni della passione di Nostro Signore Gesù a San Francesco d’Assisi, a Santa Caterina da Siena e a San Pio da Pietrelcina.
                         (da: La Patrona d'Italia e d'Europa n.3 Lu-Set..2007- Franca Piccini )

- LA CAPPA della Santa
    La
Cappa era particolarmente cara a Caterina perchè le ricordava la sua vestizione fra le Mantellate in S.Domenico da Siena. Morendo la lasciò a Fra Tommaso della Fonte O.P. senese, suo parente e primo confessore. Questi prima di morire la donò a sua nipote Caterina Coti che si era fatta Mantellata. Il Venerando Fra Tommaso Caffarini riuscì a farsela regalare e la portò a Venezia ove l'affidò alla Comunità delle Mantellate del Terz'Ordine Domenicano da lui fondata. Ivi rimase, secondo numerose fonti storiche, fino alla chiusura di quel convento (circa la metà del 1700); fu allora affidata ai padri Domenicani di S.Domenico di Castello nella stessa città; soppressi e distrutti chiesa e convento di S.Domenico (1810) la cappa finì in un deposito di reliquie.
    Fu cercata e trovata nel 1918, ma poi fu di nuovo dimenticata. Nuove ricerche permisero di ritrovarla, sempre in un deposito di reliquie, nel 1964. Ora si conserva, dal 29 aprile 1972, in una nicchia a muro nella Basilica Domenicana di S.Maria delle Grazie a Milano nella restaurata Cappella dedicata alla Santa.
                                                              (17.02.08 -Mario Tamborini, Gruppo di Milano)