I LUOGHI DELLA SANTA - nei dintorni di Siena

- La Rocca a Tentennano                          

     All'infuori dei senesi, a pochi è noto il vetusto Castello. A chi viene da Roma per la via Cassia, percorrendo pochi chilometri da Gallina, si delinea imponente l'arce ciclopica. È certamente il più tipico monumento medioevale dei castelli della Val d'Orcia, fra un crinale di olivi e di cipressi stenti. I cipressi, da lontano, hanno l'aspetto di scheletri: stanno lì, morti inumati, a vegliare, con l'ombra sottile, i fratelli caduti nel medioevo lontano. E gli olivi, reggendosi a stento, su quelle balze, sopportano rassegnati la loro pena, pur d'implorare ai giacenti, la pace. [..]
     I vari ricordi che della Rocca si hanno nelle «Lettere» e nel «Processo» di S.Caterina, c'invitano a visitarla.[..]
     Non è facile precisare l'origine dell'amicizia della Santa fanciulla con i Salimbeni, ma fu sincera e profonda. Fu invitata al Castello della Rocca a Tentennano dove giunse la prima volta, nell'anno 1377, cavalcando un asinello come Gesù a Gerusalemme. L'accompagnavano alcuni dei suoi discepoli, compreso il suo confessore fra Raimondo da Capua. Furono accolti con ossequio e venerazione dalla Contessa Bianchina e dal figlio Agnolino. È certo che lo scopo della visita della Benincasa alla Rocca fu la riconciliazione dei congiunti Agnolino e Cione Salimbeni che abitava a Castiglioncello del Trinoro. E lo raggiunse. [..]
     Il celebre sposo (Gesù) volle appagare l'ardente desiderio della sua ancella: quello di poter scrivere di suo pugno. Ciò avvenne alla Rocca a Tentennano con un prodigio dei più notevoli. Riprendendosi da un'estasi le capitò vicino un barattolo di cinabro liquido e «mossa da divina ispirazione, -racconta il Caffarini - prese in mano la penna e quantunque non avesse mai imparato a formare lettere o a comporre versi, scrisse con caratteri chiari e precisi:

«O spirito Santo, vieni nel mio cuore,
per la tua potenza tiralo a Te Dio vero
concedimi carità con timore;
custodiscimi da ogni mal pensiero,
riscaldami e infiamami del Tuo amore,
sì' ch'ogni peso mi sia leggero.
Ora aiutami in ogni mio mistero,
Cristo Amore! Cristo Amore! Amen
».

(brani tratti da: Castiglione d'Orcia e le sue Frazioni, di D.Gino Naldi; ed. Cantagalli, Siena 1973)

Caterina impara a scrivere

     Nell'anno 1377, a 30 anni di età, Caterina imparò a scivere.
     Ella stessa narra questa "grazia" nella Lettera n.272, indirizzata a Fra Raimondo da Capua: «Questa lettera, e un'altra ch'io vi mandai, ho scritto di mia mano in su l'Isola della Rocca..[.] così dormendo cominciai ad imparare».
     Risvegliatasi, trovò in una stanza del castello della pergamena, un vasetto di minio e una penna.
     Volle provare a scrivere e mise in lettere una preghiera, da lei composta e tante volte recitata a memoria. [.] Insieme con S.Paolo, Caterina "prega senza intermissione", in quanto ama senza interruzione. Non è possibile amare, senza pregare.«Drittamente questa orazione è una madre, che nella carità di Dio concepe e' figliuoli delle virtù, e nella carità del prossimo li parturisce. Ove trovate voi il lume che vi guida nella via della verità? Nell'orazione. Dove manifestate voi l'amore, la fede, la speranza e l'umiltà? Nell'orazione». (Lettera 353).
     Nota - Tale preghiera è stata
musicata dal Prof. Ivan Florjanc, compositore sloveno, e cantata in prima assoluta dal Coro Schola Cantorum Santa Caterina, nella Basilica di San Domenico a Siena, il 29 aprile 2007, nella Messa delle h.18, a chiusura delle feste della Santa. Oltre al numeroso pubblico, erano presenti S.E. Rev.ma Franc Card. Rodè (che ha salutato in varie lingue i coristi europei), e l'Ambasciatore sloveno presso la Santa Sede Rebernik dr.Ivan.