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150° -
MESSAGGIO di BENEDETTO XVI
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Messaggio del Papa
al Presidente Giorgio Napolitano
Testo
integrale del messaggio:
Illustrissimo Signore
On. GIORGIO NAPOLITANO
Presidente della Repubblica Italiana
Il 150° anniversario dell’unificazione politica dell’Italia
mi offre la felice occasione per riflettere sulla storia di questo
amato Paese, la cui Capitale è Roma, città in cui la divina
Provvidenza ha posto la Sede del Successore dell’Apostolo Pietro.
Pertanto, nel formulare a Lei e all’intera Nazione i miei più
fervidi voti augurali, sono lieto di parteciparLe, in segno dei
profondi vincoli di amicizia e di collaborazione che legano
l’Italia e la Santa Sede, queste mie considerazioni.
Il processo di unificazione avvenuto in Italia nel corso del XIX
secolo e passato alla storia con il nome di Risorgimento, costituì
il naturale sbocco di uno sviluppo identitario nazionale iniziato
molto tempo prima. In effetti, la nazione italiana, come comunità
di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dai sentimenti di una
medesima appartenenza, seppure nella pluralità di comunità
politiche articolate sulla penisola, comincia a formarsi nell’età
medievale. Il Cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale
alla costruzione dell’identità italiana attraverso l’opera
della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali,
fissando modelli di comportamento, configurazioni istituzionali,
rapporti sociali; ma anche mediante una ricchissima attività
artistica: la letteratura, la pittura, la scultura,
l’architettura, la musica. Dante, Giotto, Petrarca, Michelangelo,
Raffaello, Pierluigi da Palestrina, Caravaggio, Scarlatti, Bernini e
Borromini sono solo alcuni nomi di una filiera di grandi artisti
che, nei secoli, hanno dato un apporto fondamentale alla formazione
dell’identità italiana. Anche le esperienze di santità, che
numerose hanno costellato la storia dell’Italia, contribuirono
fortemente a costruire tale identità, non solo sotto lo specifico
profilo di una peculiare realizzazione del messaggio evangelico, che
ha marcato nel tempo l’esperienza religiosa e la spiritualità
degli italiani (si pensi alle grandi e molteplici espressioni della
pietà popolare), ma pure sotto il profilo culturale e persino
politico. San Francesco di Assisi, ad esempio, si segnala anche per
il contributo a forgiare la lingua nazionale; santa Caterina da
Siena offre, seppure semplice popolana, uno stimolo formidabile alla
elaborazione di un pensiero politico e giuridico italiano.
L’apporto della Chiesa e dei credenti al processo di formazione e
di consolidamento dell’identità nazionale continua nell’età
moderna e contemporanea. Anche quando parti della penisola furono
assoggettate alla sovranità di potenze straniere, fu proprio grazie
a tale identità ormai netta e forte che, nonostante il perdurare
nel tempo della frammentazione geopolitica, la nazione italiana poté
continuare a sussistere e ad essere consapevole di sé. Perciò,
l’unità d’Italia, realizzatasi nella seconda metà
dell’Ottocento, ha potuto aver luogo non come artificiosa
costruzione politica di identità diverse, ma come naturale sbocco
politico di una identità nazionale forte e radicata, sussistente da
tempo. La comunità politica unitaria nascente a conclusione del
ciclo risorgimentale ha avuto, in definitiva, come collante che
teneva unite le pur sussistenti diversità locali, proprio la
preesistente identità nazionale, al cui modellamento il
Cristianesimo e la Chiesa hanno dato un contributo fondamentale.
Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse, il
Risorgimento è passato come un moto contrario alla Chiesa, al
Cattolicesimo, talora anche alla religione in generale. Senza negare
il ruolo di tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da
venature giurisdizionaliste o laiciste, non si può sottacere
l’apporto di pensiero - e talora di azione - dei cattolici alla
formazione dello Stato unitario. Dal punto di vista del pensiero
politico basterebbe ricordare tutta la vicenda del neoguelfismo che
conobbe in Vincenzo Gioberti un illustre rappresentante; ovvero
pensare agli orientamenti cattolico-liberali di Cesare Balbo,
Massimo d’Azeglio, Raffaele Lambruschini. Per il pensiero
filosofico, politico ed anche giuridico risalta la grande figura di
Antonio Rosmini, la cui influenza si è dispiegata nel tempo, fino
ad informare punti significativi della vigente Costituzione
italiana. E per quella letteratura che tanto ha contribuito a
“fare gli italiani”, cioè a dare loro il senso
dell’appartenenza alla nuova comunità politica che il processo
risorgimentale veniva plasmando, come non ricordare Alessandro
Manzoni, fedele interprete della fede e della morale cattolica; o
Silvio Pellico, che con la sua opera autobiografica sulle dolorose
vicissitudini di un patriota seppe testimoniare la conciliabilità
dell’amor di Patria con una fede adamantina. E di nuovo figure di
santi, come san Giovanni Bosco, spinto dalla preoccupazione
pedagogica a comporre manuali di storia Patria, che modellò
l’appartenenza all’istituto da lui fondato su un paradigma
coerente con una sana concezione liberale: “cittadini di fronte
allo Stato e religiosi di fronte alla Chiesa”.
La costruzione politico-istituzionale dello Stato unitario
coinvolse diverse personalità del mondo politico, diplomatico e
militare, tra cui anche esponenti del mondo cattolico. Questo
processo, in quanto dovette inevitabilmente misurarsi col problema
della sovranità temporale dei Papi (ma anche perché portava ad
estendere ai territori via via acquisiti una legislazione in materia
ecclesiastica di orientamento fortemente laicista), ebbe effetti
dilaceranti nella coscienza individuale e collettiva dei cattolici
italiani, divisi tra gli opposti sentimenti di fedeltà nascenti
dalla cittadinanza da un lato e dall’appartenenza ecclesiale
dall’altro. Ma si deve riconoscere che, se fu il processo di
unificazione politico-istituzionale a produrre quel conflitto tra
Stato e Chiesa che è passato alla storia col nome di “Questione
Romana”, suscitando di conseguenza l’aspettativa di una formale
“Conciliazione”, nessun conflitto si verificò nel corpo
sociale, segnato da una profonda amicizia tra comunità civile e
comunità ecclesiale. L’identità nazionale degli italiani, così
fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costituì in verità
la base più solida della conquistata unità politica. In
definitiva, la Conciliazione doveva avvenire fra le Istituzioni, non
nel corpo sociale, dove fede e cittadinanza non erano in conflitto.
Anche negli anni della dilacerazione i cattolici hanno lavorato
all’unità del Paese. L’astensione dalla vita politica, seguente
il “non expedit”, rivolse le realtà del mondo cattolico verso
una grande assunzione di responsabilità nel sociale: educazione,
istruzione, assistenza, sanità, cooperazione, economia sociale,
furono ambiti di impegno che fecero crescere una società solidale e
fortemente coesa. La vertenza apertasi tra Stato e Chiesa con la
proclamazione di Roma capitale d’Italia e con la fine dello Stato
Pontificio, era particolarmente complessa. Si trattava indubbiamente
di un caso tutto italiano, nella misura in cui solo l’Italia ha la
singolarità di ospitare la sede del Papato. D’altra parte, la
questione aveva una indubbia rilevanza anche internazionale. Si deve
notare che, finito il potere temporale, la Santa Sede, pur
reclamando la più piena libertà e la sovranità che le spetta
nell’ordine suo, ha sempre rifiutato la possibilità di una
soluzione della “Questione Romana” attraverso imposizioni
dall’esterno, confidando nei sentimenti del popolo italiano e nel
senso di responsabilità e giustizia dello Stato italiano. La firma
dei Patti lateranensi, l’11 febbraio 1929, segnò la definitiva
soluzione del problema. A proposito della fine degli Stati
pontifici, nel ricordo del beato Papa Pio IX e dei Successori,
riprendo le parole del Cardinale Giovanni Battista Montini, nel suo
discorso tenuto in Campidoglio il 10 ottobre 1962: “Il papato
riprese con inusitato vigore le sue funzioni di maestro di vita e di
testimonio del Vangelo, così da salire a tanta altezza nel governo
spirituale della Chiesa e nell’irradiazione sul mondo, come prima
non mai”.
L’apporto fondamentale dei cattolici italiani alla elaborazione
della Costituzione repubblicana del 1947 è ben noto. Se il testo
costituzionale fu il positivo frutto di un incontro e di una
collaborazione tra diverse tradizioni di pensiero, non c’è alcun
dubbio che solo i costituenti cattolici si presentarono allo storico
appuntamento con un preciso progetto sulla legge fondamentale del
nuovo Stato italiano; un progetto maturato all’interno
dell’Azione Cattolica, in particolare della FUCI e del Movimento
Laureati, e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ed oggetto
di riflessione e di elaborazione nel Codice di Camaldoli del 1945 e
nella XIX Settimana Sociale dei Cattolici Italiani dello stesso
anno, dedicata al tema “Costituzione e Costituente”. Da lì
prese l'avvio un impegno molto significativo dei cattolici italiani
nella politica, nell’attività sindacale, nelle istituzioni
pubbliche, nelle realtà economiche, nelle espressioni della società
civile, offrendo così un contributo assai rilevante alla crescita
del Paese, con dimostrazione di assoluta fedeltà allo Stato e di
dedizione al bene comune e collocando l’Italia in proiezione
europea. Negli anni dolorosi ed oscuri del terrorismo, poi, i
cattolici hanno dato la loro testimonianza di sangue: come non
ricordare, tra le varie figure, quelle dell’On. Aldo Moro e del
Prof. Vittorio Bachelet? Dal canto suo la Chiesa, grazie anche alla
larga libertà assicuratale dal Concordato lateranense del 1929, ha
continuato, con le proprie istituzioni ed attività, a fornire un
fattivo contributo al bene comune, intervenendo in particolare a
sostegno delle persone più emarginate e sofferenti, e soprattutto
proseguendo ad alimentare il corpo sociale di quei valori morali che
sono essenziali per la vita di una società democratica, giusta,
ordinata. Il bene del Paese, integralmente inteso, è stato sempre
perseguito e particolarmente espresso in momenti di alto
significato, come nella “grande preghiera per l’Italia”
indetta dal Venerabile Giovanni Paolo II il 10 gennaio 1994.
La conclusione dell’Accordo di revisione del Concordato
lateranense, firmato il 18 febbraio 1984, ha segnato il passaggio ad
una nuova fase dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia. Tale
passaggio fu chiaramente avvertito dal mio Predecessore, il quale,
nel discorso pronunciato il 3 giugno 1985, all’atto dello scambio
degli strumenti di ratifica dell’Accordo, notava che, come
“strumento di concordia e collaborazione, il Concordato si situa
ora in una società caratterizzata dalla libera competizione delle
idee e dalla pluralistica articolazione delle diverse componenti
sociali: esso può e deve costituire un fattore di promozione e di
crescita, favorendo la profonda unità di ideali e di sentimenti,
per la quale tutti gli italiani si sentono fratelli in una stessa
Patria”. Ed aggiungeva che nell’esercizio della sua diaconia per
l’uomo “la Chiesa intende operare nel pieno rispetto
dell’autonomia dell’ordine politico e della sovranità dello
Stato. Parimenti, essa è attenta alla salvaguardia della libertà
di tutti, condizione indispensabile alla costruzione di un mondo
degno dell’uomo, che solo nella libertà può ricercare con
pienezza la verità e aderirvi sinceramente, trovandovi motivo ed
ispirazione per l’impegno solidale ed unitario al bene comune”.
L’Accordo, che ha contribuito largamente alla delineazione di
quella sana laicità che denota lo Stato italiano ed il suo
ordinamento giuridico, ha evidenziato i due principi supremi che
sono chiamati a presiedere alle relazioni fra Chiesa e comunità
politica: quello della distinzione di ambiti e quello della
collaborazione. Una collaborazione motivata dal fatto che, come ha
insegnato il Concilio Vaticano Il, entrambe, cioè la Chiesa e la
comunità politica, “anche se a titolo diverso, sono a servizio
della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane”
(Cost. Gaudium et spes, 76). L’esperienza maturata negli anni di
vigenza delle nuove disposizioni pattizie ha visto, ancora una
volta, la Chiesa ed i cattolici impegnati in vario modo a favore di
quella “promozione dell’uomo e del bene del Paese” che, nel
rispetto della reciproca indipendenza e sovranità, costituisce
principio ispiratore ed orientante del Concordato in vigore (art.
1). La Chiesa è consapevole non solo del contributo che essa offre
alla società civile per il bene comune, ma anche di ciò che riceve
dalla società civile, come affrerma il Concilio Vaticano II:
“chiunque promuove la comunità umana nel campo della famiglia,
della cultura, della vita economica e sociale, come pure della
politica, sia nazionale che internazionale, porta anche un non
piccolo aiuto, secondo la volontà di Dio, alla comunità
ecclesiale, nelle cose in cui essa dipende da fattori esterni”
(Cost. Gaudium et spes, 44).
Nel guardare al lungo divenire della storia, bisogna riconoscere
che la nazione italiana ha sempre avvertito l’onere ma al tempo
stesso il singolare privilegio dato dalla situazione peculiare per
la quale è in Italia, a Roma, la sede del successore di Pietro e
quindi il centro della cattolicità. E la comunità nazionale ha
sempre risposto a questa consapevolezza esprimendo vicinanza
affettiva, solidarietà, aiuto alla Sede Apostolica per la sua
libertà e per assecondare la realizzazione delle condizioni
favorevoli all’esercizio del ministero spirituale nel mondo da
parte del successore di Pietro, che è Vescovo di Roma e Primate
d’Italia. Passate le turbolenze causate dalla “questione
romana”, giunti all’auspicata Conciliazione, anche lo Stato
Italiano ha offerto e continua ad offrire una collaborazione
preziosa, di cui la Santa Sede fruisce e di cui è consapevolmente
grata.
Nel presentare a Lei, Signor Presidente,
queste riflessioni, invoco di cuore sul popolo italiano
l’abbondanza dei doni celesti, affinché sia sempre guidato dalla
luce della fede, sorgente di speranza e di perseverante impegno per
la libertà, la giustizia e la pace.
Dal
Vaticano, 17 marzo 2011
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RIFERIMENTI
STORICO CULTURALI
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>
La MUSICA
su SANTA CATERINA
(cfr. anche la pagina: "Gruppo di Siena")
- Nota: cfr. paragrafi 99, 113, 115, 135, 180, 185,
193 Legenda Maior, ed. Cantagalli 1944.
(Specificazione della documentazione musicale e
testuale consewrvata presso la Sede
dell'Associazione Inteernazionale dei Caterinati; a cura di Monica von Zeschau)
>Fascicolo
Laude Cortonesi: (cfr. n.32,
catalogo XXV)
Scelta, introduzione e note a cura
di Giorgio Varanini. Versione ritmica e delle melodie a cura di Luigi
Lucchi.
Illustrazioni originali di Marco Cantagalli. Ed. Fiorini, Verona
dic.1974.
Esemplare n.169 (su 259), stampato per
P.Giacinto D’Urso. Contenuto:
– Regina sovrana (1°verso), testo e musica (p. 49);
– Bel gillio d’orto (1°v.) , solo testo (p. 50);
– O divina
virgo, flore (1°v.), testo e musica (p.53-55); –
Salve, salve, virgo pia (1°v.), testo e musica (p.59-61);
– Ben è
crudele e pietoso (1°v.), testo e musica (p.65-68);
– De la crudel morte de Cristo (1°v.), testo e musica
(p.71-73);
– Dami conforto, Dio, et alegranza (1°v.),
testo e musica (p.77-78); –
Onne omo ad alta voce (1°v.),
testo e musica (p.81-84).
Nota - Laudi Cortonesi appartenenti al 1200; si trovano nel Codice Cortonese 91 e si riferiscono alla canzone
spirituale italiana, in
lingua volgare. Le Laudi Cortonesi fiorirono tra il 1200 ed il 1700; sono
di carattere popolare,
religioso, ma anche extra
liturgico. Quelle del 1200 appartengono alla
spiritualità francescana; furono canti
processionali e di
preghiera nelle Confraternite laiche di tipo penitenziale,
sorte o appartenenti all'ambiente
comunale dell'Italia
Centrale nelle Compagnie dei Laudesi (comprendenti anche i disciplinati).
>Fascicolo
– generi vari:
(cfr. catalogo XXV)
-1)
Inno Nazionale a Santa Caterina da Siena, Patrona d’Italia;
parole del P.I. Marini O.P.; musica del M°.F.Sderci; (1°
versetto: A Gloria di
Siena e d’Italia..). (Cfr. cat. XXV n.9, "(4)" )
-2)
Inno a Santa Caterina da Siena; testo e melodia di Gina
Fortunati; armonia di F.Corti; (1° v.: Alleluia.. C’è un cor
d’angeli in cielo..). (Cfr. cat. XXV n.9, "(7)" )
-3)
Anima Chiesa; composto e cantato dal Gen Rosso in occasione della
3.a Targa Cateriniana conferita a Chiara Lubich a
Siena il 26.09.1987; testo e melodia
(1°v.: Sembra di vederti ancora lì..). (Cfr. cat. XXV n.9,
"(6)" )
-4)
Preghiera di S.Caterina allo Spirito Santo, testo e musica,
autore ignoto (1°v.: O Spirito Santo vieni nel mio cuore..). Altra,
di autore ignoto (1°v:
Spirito Santo, dà servire, dannal core..).
(Cfr. cat. XXV n.9, "(1)" ).
-5)
Inno a Santa Caterina; parole e musica di Attilio Botarelli; (1°v.:
Tu sei la stella, tu sei la luce..) (Cfr. cat.XXV n.9, "(8)" )
-6)
S.Caterina da Siena, 30 aprile; gregoriano; testo e musica (1°v.:
Haec tuae Virgo monumenta laudis..), p.90; (Cfr. cat.
XXV
n.9, "(2)" )
-7)
Haec Tuae Virgo (Cfr. cat. XXV n.9, "(3)" ); inno a due voci pari, dall’Ufficio di
S.Caterina da Siena; Solenne; testo e
musica: M.Mondo (1°v.: Haec tuae Virgo monumenta laudis,
..) p.135; HaecTuae Virgo, inno a due voci pari; Solenne;
testo
e musica: P.G.M.Marcucci O.P., p.136-137;
Haec Tuae Virgo, inno a due voci dispari; testo e musica:
P.G. Raineri, p.138-139; Haec Tuae Virgo, inno
a tre voci C.T.B. con organo; testo e musica:F.Coradini,
p.140-141; Haec Tuae Virgo, inno a una voce; testo e
musica: P.G.M.Marcucci O.P,p.142. -8)
In gloria di Siena e d’Italia;
Laude; parole e musica:
P.I.Marini O.P.- F.Sderci, p.143; (Cfr. cat. XXV n.9, "(4)" )
-9)
O fortissima Donna d’Italia;
inno a una voce; testo e musica:
P.S.Giuliani O.P. - M° N.Bufalini, p.144-145,
(Cfr. cat. XXV n.9, "(5)" ); altro testo
senza musica (1°v.:
Tu, che il florido suol della Patria..), p.145.
-8) Inno a gloria di Siena (parole e
musica), da I canti del Popolo di padre Remigio de Cristofani (Conv. dell'Osservanza,
Siena), ed. Cantagalli 1988.
>Testo – Dittico
Cateriniano
Opera
Lirica del M° Rito Selvaggi (n. 22.5.1898 a Noicattaro, Bari; m.
19.05.1972 Roma, sep. Verano); uno dei
maggiori compositori del secolo: direttore
d'orchestra musicista e poeta. Il testo comprende: «La Sposa di
Fontebranda
-
Oratorio scenico» e «Eletta - Dramma mistico».
Presentazione di: Card. Ottaviani; St.M.Gillet O.P. Arciv.
di Nicea; Tullio Serafin; Umberto Giordano; Mons.Ismaele Castellano.Tip. Periccioli, 1971.
La Sposa
di Fontebranda (ed. Tip.
Reda, 1956) è stata trasmessa molte volte
dalla RAI, dal 1957, in riduzione
radiofonica. Due CD dell'
«Oratorio scenico in un proemio storico, prologo e tre tempi» sono
custoditi
nell'Archivio della nostra Associazione.
Nota - Il Dittico, in parole e musica, è
attualmente
custodito presso l'Associazione Internazionale dei
Caterinati, Siena, unitamente a molte
altre opere, testi musicali, articoli di giornali, documenti vari,
ecc.
(materiale lasciato in eredità alla
Casa-Santuario di Santa Caterina da Siena - e una lapide ne ricorda
l'evento -
unitamente al pianoforte del Maestro).
In «Stefo 1 virtuale.org» motore Altavista, trovasi la biografia
del
Maestro.
(Nota - Per
ulteriori notizie sul M° Rito Selvaggi, rivolgersi al Dott. Selvaggi
Rito, Lainate, Milano).
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- CD.Rom "Opera Omnia di Santa Caterina".
(Presentazione di p.Fausto Sbaffoni
O.P., Siena 26.03.03, chiostro di San Domenico)
Dal depliant illustrativo:
(..)
Santa Caterina presenta ancor oggi
un'innegabile attualità, al punto che i suoi scritti continuano a suscitare un crescente e straordinario
interesse. Tuttavia chi voleva conoscere a fondo la sua opera, pur potendo usufruire di buoni
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opere, su tutte le forme corrispondenti ad un lemma o su una singola forma, con l'opportunità, non secondaria per lo studioso, di poter fare contemporaneamente una ricerca sulle varianti
lessicali particolarmente frequenti nel corpus cateriniano e, nel caso di omografì, poterli
distinguere in base alla categoria grammaticale di appartenenza.
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fausto.sbaffoni@libero.it
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- L'Archivio della Compagnia di Santa Caterina
(1792-1970)
(Conferenza del Prof.Giuliano Catoni e del Prof.Stefano Moscadelli;
Siena 2.04.03)
Si è tenuto nella Sala del Capitolo del chiostro di San Domenico, l'ultimo
appuntamento delle Lecturae Catharinae 2003, organizzate dall'Istituto
senese di Studi cateriniani. Questo ultimo appuntamento ha visto la presentazione di una interessante pubblicazione dal titolo: "L'Archivio
della Compagnia di S. Caterina (1792-1970) - conservato presso l'Associazione Internazionale dei Caterinati" edito da
Cantagalli.
Il ciclo di conferenze è stato sponsorizzato dalla Banca Mps Spa e la pubblicazionedel volume ha ottenuto il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di
Siena. Il volume è la rielaborazione della tesi di laurea della dottoressa
Sonia Bacci, che fu seguita nell'occasione dal professor Stefano
Moscadelli, brillante allievo del professor Giuliano Catoni e docente di Archivistica
presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Siena.
La serata è stata introdotta dal direttore dell'Istituto senese di Studi cateriniani
padre Christian Steiner che ha portato i saluti anche del presidente
professor Giovanni Minnucci, mentre il professor Paolo Nardi, Priore
Generale dell'Associazione dei Caterinati, ha presentato i relatori.
Il professor Catoni ha tracciato una sintesi della storia della Compagnia di
Santa Caterina in Fontebranda, che nasce intorno al 1461, anno di
canonizzazione della Santa senese e che continua la sua attività in stretto
legame con la compagnia dei Bardotti e la contrada dell'Oca. Queste tre
istituzioni vivono in stretto legame fra loro nei luoghi dove Caterina
nacque e visse. Il professor Moscadelli ha spiegato come Siena si presti, in
modo particolare a questo tipo di ricerca perché ci sono una miriade di
strumenti di ricerca e una serie di archivi grandi e piccoli. "Questo lavoro
si colloca all'interno di una scuola di Archivistica creata dal professor
Catoni. Questo inventario vuole essere un libro di storia, non un semplice
inventario e, attraverso questo - ha proseguito Moscadelli - si può risalire
al perché una istituzione ha sentito l'esigenza di conservare i documenti
riguardanti il suo passato".
L'archivio, che è composto da 140 unità archivistiche, rispecchia la realtà della Compagnia;
anche se la sua attività è stata piuttosto ridotta nel corso dei secoli XIX e
XX, è stato possibile creare dei filoni di ricerca interessanti che meriterebbero di
essere studiati. Ciò che caratterizza questo Archivio, è la costituzione di
varie commissioni che si vennero a formare, commissioni "una tantum" come ad
esempio la Commissione per l'inaugurazione della cameretta della Santa
oppure altre Commissioni istituite per la manutenzione del Santuario. Fanno
parte della pubblicazione anche alcune immagini a stampa, risalenti al
secolo XIX finora inedite, conservate presso l'archivio che aggiungono
qualcosa di nuovo all'iconografia cateriniana.» - UNIVERSITA'
PER STRANIERI - SIENA
L'Università
per Stranieri di Siena ha sempre dimostrato sensibilità nei confronti
dello studio del messaggio cateriniano. Ricordiamo:
- il Seminario di
Studi del 1995 che dette origine al volume "Con l'occhio e col
lume";
- il Convegno dal titolo "Dire l'ineffabile. Caterina
e il linguaggio della mistica", tenutori a Siena nel novembre del
2003. Questa tradizione, inaugurata dal Rettore uscente Prof. Pietro
Trifone, continua anche col nuovo Rettore Prof. Massimo Vedovelli,
tant'è che le Lettere di Santa Caterina sono state il tema della
lezione che ha inaugurato, nel luglio scorso, l'89° Anno Accademico,
Corso 2004, con una lezione tenuta dal Prof. Lino Leonardi, docente di
Filosofia Romanza e pro-rettore dell'Università per Stranieri.
Il Prof. Leonardi ha tracciato l'iter degli studi che hanno portato
alla stesura delle varie edizioni critiche delel Lettere, da quella
del 1860 a quella del 1940, iniziata dal Prof.Duprè Theseider e
mai portata a termine per l'improvvisa scomparsa dell'autore. "Le
varie edizioni delle Lettere, compresa quella del 1860 fino ad
arrivare a quella curata dal Prof. Volpato e pubblicata in CD rom,
presentano tutte qualche lacuna", ha sottolineato il Prof.
Leonardi asupicando che presto si possa giungere ad una edizione
critica veramente completa, che tenga conto anche dell'ordine
cronologico della stesura delel Lettere della Santa. Per fare questo
è necessario prendere visione e mettere a confronto tutti i vari
codici a tutt'oggi esistenti.
(Da: La Patrona
d'Italia e d'Europa. S.Caterina da Siena, N.3 Anno LIX - Lug/Set.
2004).
Documentazione storica:
- Storia della Compagnia di Santa Caterina.
La Compagnia o Confraternita di Santa Caterina in Fontebranda venne
costituita dopo la canonizzazione della Santa avvenuta nel 1461 per volere
del papa Pio II.
I primi luoghi di riunione dei confratelli furono la chiesa e il convento di
San Domenico prima e, successivamente la casa natale di Caterina. La
struttura istituzionale della compagnia era formata da un camarlengo di
nomina triennale che teneva il registro delle entrate e delle uscite, questa
carica era affidata ad un confratello dotato di "pietà e facoltà", esso era
affiancato da tre operai membri della stessa fraternita che avevano il
compito di presiedere a tutta l'attività della istituzione.
Il bilancere riceveva la somma di 12 scudi l'anno, inviava i decreti ai
creditori e alle ragazze sorteggiate ogni anno per ricevere le doti,
registrava le deliberazioni, e si occupava delle "allogagioni delle case"delle riscossioni delle pigioni e del recupero dei crediti.
Il correttore, era un sacerdote che percepiva 24 lire, per celebrare le
sacre funzioni della settimana Santa e del giorno della festa titolare. Il
custode invece era un sacerdote che alloggiava in una casa vicina e riceveva
un mensile di 14 lire al mese.
Le entrate annuali della Compagnia erano di circa 400 scudi e con questa
cifra si pagavano anche 19 doti annuali.
A causa degli ingenti patrimoni accumulati da tutte le Confraternite, le
autorità civili erano sempre più pressanti nei confronti di queste
fraternite, tanto che il 22 marzo 1785 fu il giorno nero per queste
istituzioni in quanto Pietro Leopoldo di Toscana stabilì la soppressione di
tutti gli enti religiosi.
La vita di queste fraternite coinvolgeva molte persone, tanto che i
confratelli e le consorelle presto si riorganizzarono e presentarono a Sua
Maestà, molte petizioni nelle quali si chiedeva "il ripristino delle
pratiche di culto esteriore di religione e di disciplina ecclesiastica".
Sua Maestà, l'imperatore Leopoldo d'Austria Granduca di Toscana, con decreto
emanato il 30 giugno 1790, autorizzò i tre arcivescovi di Firenze, Pisa e
Siena a ripristinare quelle pratiche di culto e di disciplina ecclesiastica
"che giudichino le più convenienti e le più atte a mantenere sempre illesa
ed intatta la purità e la dignità della Santa Cattolica religione". Il 22
aprile 1792 anche la Confraternita di Santa Caterina in Fontebranda ricominciò la sua vita, insieme ad altre fraternite, ma con l'obbligo
tassativo che queste compagnie dovevano mantenersi con le sole offerte dei
soci benefattori; in pratica non dovevano accumulare capitali. Questo fece
sì che la vita di queste fraternite nei secoli XIX e XX sia stata piuttosto
flebile, limitata alle funzioni di culto, alle funzioni riguardanti le
feste, alla sepoltura dei morti e all'assegnazioni di doti in favore di
fanciulle che vorranno maritarsi o monacarsi".
Monsignor Mario Ismaele Castellano, che divenne arcivescovo di Siena nel
1961, ci dice che trovò la Compagnia di Santa Caterina sotto regime
commissariale e il commissario era monsignor Enrico Petrilli che era stato
nominato da monsignor Mario Toccabelli. La Compagnia esisteva ancora grazie
ad un confratello, la cui unica attività era quella di partecipare alla
organizzazione delle Feste cateriniane.
Nel 1970, Santa Caterina fu proclamata Dottore della Chiesa universale da
papa Paolo VI e questa fu l'occasione per trasformare la Compagnia in
Associazione Ecumenica dei Caterinati per volere dell'allora vescovo di
Siena Monsignor Castellano e fare di questa Compagnia una istituzione di
grande respiro mondiale. Nel 1992 venne concesso il riconoscimento ufficiale
da parte della Santa Sede con Decreto del Pontificium Consilium pro Laicis
con il titolo di Accociazione Internazionale dei caterinati, poichè il
termine "ecumenico", dopo il Concilio Vaticano II, viene riservato agli enti
o organismi che hanno il fine specifico del Dialogo con i non cattolici,
mentre l'Associazione Caterinati è ecumenica nel senso dell'
universalità e mira semplicemente all'unione dei cristiani sotto la guida del Papa, il
"dolce Cristo in terra", seguendo l'esempio di Santa Caterina. Il resto è
storia recente. Oggi l'Associazione Internazionale dei Caterinati conta più
di tremila iscritti, ha Gruppi costituiti in Italia e all'estero e tutti
sono impegnati a studiare e a far conoscere la vita, l'opera e il messaggio
della Santa, proclamata il primo ottobre 1999 compatrona d'Europa da papa
Giovanni Paolo II..
(F.to Franca Piccini)
- CATTEDRA CATERINIANA -
Università di Siena:
Storia
(dal Bullettino della Società Internazionale di Studi Cateriniani
- Anno II - N.1,
1924 - 1925)
«..il noto pubblicista senese Luigi Bonelli
(..) faceva voti perché in Siena sorgesse una Cattedra Cateriniana,
sul genere di quella Dantesca istituita, da tempo, in Or San
Michele, a Firenze. La proposta parve audace, e forse qualcuno se ne sorrise;
per quanto si possa ragionevolmente supporre che il Sommo Poeta Dante
non siasi avuto a male di essere stato posto come a riscontro della
umile vergine senese, ch'ebbe con lui comuni i palpiti generosi, i
santi sdegni e il carattere adamantino.
Che che sia di ciò, ecco che quella
proposta è oggi per attuarsi e in modo degno e solenne, grazie al
favore ed alla protezione, di cui è stata fatta segno la nostra
Società prima dal nostro Senato accademico, specie dal suo Magnifico Rettore,
l'illustre Prof. Achille Sclavo, e poi dallo stesso Ministro della
P.I. on. Fedele.
Il primo, nel discorso inaugurale dell'anno accademico, si compiacque
far cenno, con assai benevole parole, alla nostra recente Istituzione,
affermando l'Università di Siena sentirsi in dovere di
promuoverla ed appoggiarla in tutti i modi; e il secondo, in ricambio
dell'omaggio offertogli di quel discorso insieme alla relativa
prolusione, indirizzò una lettera al Prof. Sclavo da lui gentilmente
comunicata al nostro presidente, e che a noi piace riferire, per
soddisfazione dei nostri abbonati e lettori:
<Roma, 27 Gennaio 1925. Stimatissimo Sig.
Rettore. Ho letto con grande interesse il discorso inaugurale da
Lei pronunziato all'inizio del corrente anno scolastico, ed esprimo
tutto il mio compiacimento per il vasto programma culturale che
codesto Ateneo si propone svolgere nell'interesse degli studi e del
Paese.
Approvo con grande entusiasmo come Ministro e come
studioso, la nobile proposta del Prof. Pietro Rossi che codesto Ateneo
diventi centro di studi storici su Santa Caterina. È un'idea magnifica, che attirerà su cotesto glorioso
Ateneo l'attenzione degli studiosi di tutto il mondo. E questo è l'augurio che fervidamente rivolgo a cotesta
Università e a Lei che ne regge le sorti con tanta competenza ed
amore.
Accolga, illustre Professore, i miei più cordiali saluti. Firmato:
FEDELE>
Ora, siccome è ben naturale che i riportati buoni successi aumentino
il coraggio e talvolta anche l'ardire, il nostro Consiglio direttivo (..) deliberò di chiedere
al Senato accademico la facoltà, già fatta sperare, d'iniziare un
ciclo di "Letture e Conferenze Cateriniane" nelle Aule Universitarie,
dirette a illustrare la vita, le opere, e la dottrina di Caterina
Benincasa, e a diffondere fra le classi colte la conoscenza e l'amore
di questi studi, invitando a tenerle i più insigni cultori di Studi
Cateriniani italiani e stranieri.
E il Senato accademico, accogliendo con compiacimento il
nostro voto, delibera di invitare all'inaugurazione di tali letture
S.E. il Ministro della Pubblica Istruzione, e di mettere a
disposizione i locali dell'Università che possono occorrere per lo
svolgimento degli Studi Cateriniani.
Or questo è da considerare come il più grande successo
delle nostre modeste iniziative, giacché la creazione di un Istituto
di Studi Cateriniani, nel vetusto Ateneo senese, sarebbe il
compimento dei nostri più fervidi voti, e confermerebbe col fatto, le
premesse del nostro programma "che la lingua, la fede, e l'arte che da
Caterina hanno tratto così particolare impronta, non possono
comprendersi nelle loro caratteristiche, se non ne muove lo studio dai
luoghi ove Essa nacque, e per più lungo tempo ha vissuto e operato"».
(firmato: Francesca Curci Sofio)
- INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO E CATTEDRA CATERINIANA
(Dal Bullettino della Società Internazionale di
Studi Cateriniani, Anno II-n.3,
1924-1925)
«Ne
riesce sommamente grato il notare come i vincoli che uniscono la
nostra modesta "Società di Studi Cateriniani" al glorioso
Ateneo senese vadano doventando sempre più intimi e saldi, grazie al
benevolo patrocinio, di cui la onora l'illustre Rettore Prof. Achille
Sclavo.
Infatti il giorno 29 u.s. inaugurandosi solennemente l'anno scolastico
universitario, l'ottimo Rettore magnifico, nella rituale relazione
dell'anno decorso, specialmente importante per la recente applicazione
della riforma Gentile, non mancò di accennare alla erigenda Cattedra
Cateriniana, sulla quale gli è ben riuscito richiamare
l'attenzione e ottenere il favore, non solo del Ministro della P.I.
on. Fedele, ma del Capo stesso del Governo.. ».
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