GRUPPO DI MILANO

 

- Sede: Piazza S.Babila - 20121 Milano; 
             -tel. Parrocchia S.Babila 02.76002877.
             Presidente Gruppo di Milano: Dr.Mario Tamborini
             - Via A.Borgognone,31 -20144 Milano (tel.02.58100552)
             Segretaria: avv. Angela Rossi
             Tesoriere: Ing.Radicchi.
                                                                        


COMUNICAZIONI

>>Consiglio Generale 12-13 marzo 2011

                                         Relazione per l'anno 2010
Il gruppo di Milano ha proseguito, nel corso dell’anno, gli incontri periodici dei
confratelli presso la Basilica di S. Babila, con la partecipazione alla S.Messa ed alla
successiva riunione nella quale si provvede alla distribuzione delle pubblicazioni, alla
informazione sull’attività dell’Associazione ed alla divulgazione dei periodici. Il
gruppo ha partecipato, altresì, alla celebrazione della ricorrenza di S. Caterina presso
il Santuario di Santa Maria delle Grazie, da parte dei reverendi Padri Domenicani con
i quali ci si tiene in contatto, partecipando, ove possibile, alle iniziative dei laici
domenicani.
Vengono anche diffusi, all’occorrenza, stralci della rivista “La Patrona d’Italia e
d’Europa”; recentemente, la consorella Angela Rossi ha diffuso presso l’Associazione
Giuristi Cattolici il bell’editoriale pubblicato nell’ultimo numero, dal titolo “
Santa
Caterina sull’esercizio della professione“,
ove si raccomanda di rifuggire
dall’ambizione del carrierismo e di utilizzare il sacramento della confessione anche
per il fine di tenere bene ordinata la propria vita professionale.
Nella riunione del gruppo del 17 novembre u.s. , dopo ampia discussione, è stato
deciso di dedicare soprattutto ai giovani il programma di attività del gruppo,
nell’intento di conseguire, per quanto possibile, i seguenti due obiettivi:
a) diffondere la figura di S.Caterina promuovendo incontri con i giovani nelle
parrocchie e proponendo pellegrinaggi organizzati a Siena; a tal fine, sarebbe utile
disporre di programmi standard da far circolare nelle parrocchie e nelle agenzie di
viaggio ed eventualmente un dvd illustrativo.
b) educare i giovani ad attività caritative accompagnati da un caterinato; per il
raggiungimento di tale obiettivo risulta preferibile appoggiarsi ad organizzazioni che
già svolgono tali attività, ad esempio presso i padri francescani con i quali abbiamo
preso contatti e dai quali abbiamo già ricevuto assensi e delucidazioni.
Al proposito, rilevo che non ha avuto seguito, in quanto non agevolmente praticabile,
il nostro precedente intendimento di un programma di visita ai carcerati o di servizi a
favore dei loro parenti da effettuarsi in collaborazione con altre associazioni della
diocesi; le suddette attività vengono infatti svolte da associazioni esclusivamente
finalizzate a tale scopo, che richiedono da parte dei collaboratori,esperienze e attitudini specifiche.
In tema di attività caritative, alcuni confratelli e consorelle del gruppo di Milano
partecipano alle attività benefiche patrocinate dalla Parrocchia di S. Babila e
soprattutto a quelle a favore di una parrocchia povera alla periferia di Milano.
Prosegue, infine, il programma, già avviato con lo sforzo di tutti, di introdurre nuove
persone nel gruppo.
Nel mese di giugno, tramite il confratello Bartolomeo Palumbo e per incarico della
nostra giunta, abbiamo partecipato al III meeting internazionale delle Comunità
Colombane che si è svolto in Irlanda del Nord. Di tale pellegrinaggio è stata data
notizia nel numero 3 della Patrona d’Italia e d’Europa. La comunità colombana in
Italia si sta costituendo in forma associativa e, come sempre, potrà contare
sull’appoggio della nostra Associazione, ove possibile, per il perseguimento delle
proprie finalità.
E’ proseguita, altresì, l’opera di sensibilizzazione e di ricerca dei quadri appartenenti
all’Arciconfraternita del S.S. Sacramento nel Duomo di Milano dedicati a S. Caterina,
di cui è già stato riferito nella relazione dell’anno precedente. Abbiamo notato con
piacere che il Museo Arcidiocesano di Milano ha collocato in una bellissima sala i tre
quadri finora restaurati dedicati a S. Caterina. Durante un incontro con il Prof. Paolo
Biscottini, Sovrintendente del museo, a cui ha partecipato anche la consorella Angela
Rossi, abbiamo ricevuto assicurazione che è intenzione del museo di proseguire le
attività di ricerca di tutta la quadreria dispersa, che originariamente si componeva di
26 quadri, procedendo, ove possibile, al restauro delle opere. Il tempo per la
realizzazione del programma è stato stimato in qualche anno.
*******************
Ora svolgerò il tema del Risorgimento e dell’ispirazione cateriniana, parlandoVi
dell’Oratorio di S.Protaso al Lorenteggio, una vetusta chiesetta situata ad ovest di
Milano che la maggior parte dei milanesi non conosce. Il primo che me ne parlò fu
l’ing. Giorgio Radicchi, un confratello del nostro gruppo di Milano dall‘imperdibile
accento senese. L’Oratorio di S. Protaso, già terra di battaglia durante l’assedio del
Barbarossa nel corso della seconda battaglia italica, non solo contiene un bell’affresco
quattrocentesco di S. Caterina da Siena ma addirittura, così ci raccontava l’ingegner
Radicchi e così ha confermato anche l’autorevole Corriere della Sera del 6 febbraio
2011, fu sede delle riunioni carbonare presiedute dal conte Federico Confalonieri
attorno al 1820.
Si tratta di una chiesetta collocata di traverso sopra l’aiuola spartitraffico di via
Lorenteggio, essa è quasi sempre chiusa e recentemente è stata restaurata dai Lyons.
Nei dintorni si trova anche un ex-monastero chiamato il Palazzotto, che le cronache
milanesi dicono essere stato utilizzato dal Feldmaresciallo Radetzky all‘epoca dei
moti carbonari. Grato dell’informazione ricevuta, trovai su internet e diedi
all’ingegner Radicchi in segno di ringraziamento, una riproduzione dell’affresco di S.
Caterina , datato 14 luglio 1428 a firma di fra de Porta Vercellina, Michele de Zeni
Grando.
Si sa dell’importanza che le riunioni segrete ebbero nei moti carbonari e perciò il
comportamento del Confalonieri non passò inosservato agli Austriaci, non soltanto
perché il conte dirigeva il Comitato lombardo per i rapporti con il Piemonte, ma
altresì perché proprio a motivo di tale collegamento da lui si volevano strappare i
segreti della condotta di Carlo Alberto.
All’epoca dei processi contro i carbonari, il Confalonieri venne duramente inquisito,
processato e condannato alla pena capitale.
Grazie all’intervento della moglie contessa Teresa Casati, che perorò la causa del
marito direttamente avanti l’imperatore Francesco I, gli fu commutata la condanna
nel carcere a vita, pena che il Confalonieri espiò allo Spielberg, ove per altro venne
graziato nel 1836 dal nuovo imperatore Ferdinando I.
Federico Confalonieri non sopravvisse a lungo alla morte della moglie sopravvenuta
nel frattempo, morendo in esilio nel 1846, alla vigilia delle “Cinque giornate di
Milano”.
Ai funerali intervennero centinaia e centinaia di persone, e quella sera la Scala rimase
vuota, nonostante ballasse la famosa Fanny Elssler. Toccò a Gabrio Casati, podestà di
Milano, cognato del Confalonieri, di raccoglierne l’eredità, nonostante le diffidenze
che Carlo Cattaneo espresse su di lui:
“Non potendo spartir sé medesimo, spartì la sua famiglia
mettendo un figlio nell’artiglieria di Carlo Alberto e un
altro nell’università tedesca di Innspruck.”
Tuttavia, Gabrio Casati guidò con Cesare Correnti l’insurrezione delle Cinque
Giornate di Milano, e fu nominato capo del Governo Provvisorio.
Ma torniamo all’Oratorio di S. Protaso e all‘affresco di Caterina.
V’è da chiedersi se il Confalonieri nutrisse una qualche devozione per questa santa e
se la presenza dell’affresco abbia potuto favorire la scelta del luogo dove si svolsero
le riunioni carbonare . Si sa, che la nobiltà milanese, per tradizione, fosse
particolarmente affezionata a Santa Caterina da Siena, ma credo che la nobiltà del
Confalonieri, in questo contesto, interessi relativamente.
L’intraprendenza di Caterina, lo sprezzo della vita di lei teso al raggiungimento di un
ideale di pace in un’Italia travagliata, certamente non sfuggirono al Confalonieri, non
perché nobile ma perché patriota.
In realtà la fede, nelle vicende del Risorgimento, non rappresentò mai una bandiera
politica e coloro che tale la vollero a tutti i costi, nel tentativo neo-guelfo di mettere i
cattolici e il Papa alla guida del processo di unificazione, finirono forse per
danneggiare la Chiesa, essendo inevitabile lo scontro con il movimento nazionalista.
L’obiettivo dell’indipendenza italiana non fu incompatibile con il cristianesimo, anzi
quest’ultimo finì per riempire di contenuti positivi i movimenti popolari che agitarono
la vita nazionale, poichè i cattolici, in maggioranza, entrarono nell’ordine di idee di
fare da soli, avendo per obiettivo soltanto l’unificazione d’Italia. In tal modo, la fede
popolare rappresentò il primo e più importante collante dell’unità d’Italia.
Quale fu allora il ruolo di Caterina? Caterina partecipò alla storia dell’unità e vi svolse
il ruolo di patrona d’Italia ante litteram; colui che ne illustrò il profilo fu un altro
grande patriota del Lombardo-Veneto e caterinato eccellente, Niccolò Tommaseo.
Dopo il 1824, lasciata Padova, dove si era laureato in legge, egli trascorse alcuni anni
a Milano. Qui conobbe Rosmini e il Manzoni e pur venendo a contatto anche con altri
patrioti milanesi, non potè certamente condividere con il Confalonieri l’ideale
unitarista monarchico, poiché egli fu sì unitarista, ma repubblicano e federalista,
vicino alle posizioni di Carlo Cattaneo. Nulla ebbe a che spartire con il Rosmini, che
auspicava una confederazione di stati italiani sotto la presidenza del Papa ed
eventualmente della stessa dinastia sabauda.
Le cronache del Risorgimento ricordano Niccolò Tommaseo nell’insurrezione di
Venezia del 1848 e nella successiva missione di lui a Parigi, per sollecitare aiuti alla
Francia, conclusasi con un fallimento che portò alla capitolazione della Repubblica di
Venezia.
Lo si ricorda altresì nel 1860, ripiegato su se stesso dal dolore, in quanto il
Risorgimento italiano si stava delineando in un senso diametralmente diverso da
quello da lui auspicato.
Squisito scrittore e illustre filologo, egli pose mano all’Epistolario di S. Caterina da
Siena, la cui lunga introduzione di quaranta capitoli, attualmente rappresenta un testo
di autonoma pubblicazione, annoverato tra le maggiori opere del Tommaseo.
Traspare dall’introduzione dell’Epistolario, il profondo senso di inquietudine che
allora pervase il popolo cattolico, un problema culturale e storico noto con il termine
di questione cattolica che rimase aperto lungo tutti i regimi politici che si
succedettero in Italia, da quello liberale a quello fascista e a quello repubblicano.
I cattolici, tuttavia, stimolati dall’atteggiamento del liberalismo, si volsero alla
scoperta ed alla valorizzazione delle glorie patrie ed alla causa dell’indipendenza e
della libertà. Anche Caterina poteva essere considerata in quest’ottica e accostata,
secondo Tommaseo, al processo di unificazione italiana, in quanto:
“aveva composte in pace due delle più vive parti del lacero corpo
d’Italia, Roma e la Toscana, l’una portante l’eredità della Fede,
l’altra della libertà e della intellettuale bellezza”.
Di fatto, Caterina predicò una ben più grande unificazione d’Italia e dell’Occidente, al
fine di realizzare la cristianizzazione dell’Oriente. Ella, infatti, vide nella Chiesa la
vita e i destini dell’umanità intera.
Come evidenzia anche Aldo Bernabei in un suo recente scritto sul patrocinio di S.
Caterina di Siena sull’Italia e sull’Europa,
il servizio alla Chiesa di Caterina deve
essere inteso riferendolo a tutta la famiglia umana che, di fatto o in potenza, ne
costituisce il corpo universale.
Scrive analogamente il Tommaseo:
Dall’intimo dell’anima solitaria, ella distende i pensieri
e gli affetti al bene universale, desidera la pace e l’unità
di tutti i cristiani, desidera pacificato tutto l’universo mondo;
prega non solo per il popolo cristiano e per la Chiesa, ma per
tutto il mondo.”
L’azione politica di Caterina fu pervasa da sentimenti di italianità e Tommaseo
sottolinea che pur intendendo italianare soltanto il papato e la Chiesa, Caterina non
intese mai distruggere l’ideale di un’Italia unitaria, seppure, nell’epoca in cui ella
visse, nessun principe e nessun governo apparivano in grado di poter assorbire
efficacemente tutti gli stati minori.
Sul punto, il pensiero di Caterina è accostato a quello di Dante, in quanto
“il papato regnante, avrebbe potuto fornire all’Italia i beni della
monarchia universale, non potendo volere Caterina che al papato
fosse tolto ogni dominio temporale di qualunque forma.”
ciò che non rappresenta un ripensamento di Tommaseo sul movimento neo-guelfo,
bensì un modo per evidenziare il sentimento patriottico di Caterina.
Suo intendimento - continua il Tommaseo -
“non era morire per una passione o per un partito,
ma per un’idea, per un sentimento; cadere martire
non dei preti ma della Chiesa; ostia dell’Amore.”
Nell’Introduzione dell’Epistolario, Tommaseo pose dunque tutte le premesse
agiografiche onde poter discernere, in tempi successivi, la figura di Caterina quale
patrona d’Italia. L’Italia unita ebbe quindi in S. Caterina un punto di riferimento, ed il
suo affresco nell‘Oratorio di S.Protaso può essere annoverato tra le reliquie del nostro
Risorgimento.
La mitizzazione patriottica di S.Caterina venne ripresa in occasione della prima guerra
mondiale e della guerra in Libia che la precedette. Alcune testate giornalistiche in
epoca successiva, in particolare il Popolo Nuovo (popolare e antifascista) e l’
Avvenire
d’Italia
(filo fascista), trassero ispirazione da S.Caterina per disputare tesi
contrapposte. Infine, anche il Farinacci, nel 1944, pubblicò un volumetto su
S.Caterina facendola campionessa d’italianità e quasi novella pulzella di Orléans.
Non mi addentro nella questione cattolica, ma segnalo per coloro che la volessero
approfondire il volume pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena “’Unità sì,
Risorgimento no”.Vi descriverò ora qualche aneddoto sui tempi bui della diocesi
milanese, ripescandolo dalle cronache del 1861.
Il 18 maggio 1861, il vicario dell’arcivescovo di Milano,
Caccia Dominioni, si rifiutò di celebrare la festa dell’unità d’Italia
in Duomo. Quivi, un gruppo di congiurati cercò di catturarlo,
ma il vicario, rifugiatosi in sagrestia, riuscì a fuggire travestito
da secolare. Morirà nella sua villa di Cornate d’Adda nel 1866.
Il 23 giugno 1867, venne trasferito da Casale Monferrato e nominato
Arcivescovo di Milano Mons Luigi Nazari di Calabiana, piemontese,
vicino alle idee di Casa Savoia.
Due anni dopo, il nuovo arcivescovo milanese si distinse all’apertura
del Concilio Vaticano I, come capo riconosciuto di
una minoranza di vescovi italiani che si pronunciarono contro
l’infallibilità del Papa. Il suo atteggiamento riscosse le simpatie
del patriziato e della ricca borghesia liberale milanese,
mentre la base popolare della diocesi gli rimproverò il tradimento
della causa papale.
Si andò quindi delineando, soprattutto a Milano, l’ideale di una cultura laica e
anticlericale, dominata dal positivismo, di cui Carlo Cattaneo fu tra gli esponenti di
maggior spicco. Quanto al Tommaseo, è noto che egli rifiutò sia la carica di senatore
del Regno che quella di professore universitario.
Ora, a distanza di anni, si vorrebbe riconsiderare l’idea di una fede collante
nell’ambito del pluralismo politico e filosofico che domina l’attuale scenario in
Europa. In altre parole, si vorrebbero ricomporre le radici cristiane dell’Europa,
sebbene il cristianesimo non possa essere mediaticamente rievocato con gli slogan,
bensì ripercorrendo umilmente e con pazienza le vie della fede e dell’apostolato
cristiano.
Allo scopo di fornire il proprio contributo alla costruzione della nuova patria europea
e sull’esempio di Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate, tutti noi cattolici
contemporanei dovremmo abbandonare le vecchie divisioni ideologiche e l‘idea di
una chiesa per soli credenti, sentendoci parte dell’umanità intera, quand’anche in parte
diversa da noi per principi e attitudini, differenze ideologiche o religiose.
Se non sapremo avvederci dei pericoli reali che incombono sulle nostre famiglie,
questo mondo privo di basi umane, finirà per portarci via i giovani ai quali
sembriamo persino negare il valore di prossimo, poiché non diamo loro sufficiente
testimonianza dell’amore per la vita e della dignità del sacrificio che è necessario
affrontare onde poterla conservare integra.
Le considerazioni che precedono mi inducono a proporre al Consiglio Generale
dell’Associazione di rivolgere un pensiero ai giovani ed alle loro famiglie, a tutti i
giovani, affinché possano testimoniare la responsabilità e il discernimento,
riabbracciando, come diceva Cattaneo, sia la religione che la libertà, di pensiero e di
scienza, accettando il pluralismo nel rispetto di tutti, senza inimicare all’Europa lo
spirito di amore e di verità del Vangelo.
Mario Tamborini


    >Il
22 aprile 2004, in collaborazione con il Centro Culturale alle Grazie diretto dal Padre Paolo Venturelli O.P., il Gruppo di Milano ha organizzato una conferenza nella Sagrestia del Bramante di Santa Maria delle Grazie di Milano. Il professor Alessandro Ghisalberti, ordinario di filosofia medievale presso l'Università Cattolica di Milano, alla presenza di un numeroso pubblico, ha parlato di "Santa Caterina da Siena e la mistica femminile nel secondo medioevo".
     L'oratore, dopo un'approfondita esposizione sulla situazione femminile dell'epoca e della posizione della Chiesa nei confronti delle mistiche, ha posto in rilievo la peculiarità di Santa Caterina rispetto alle mistiche della Mitteleuropa del tempo, e in Italia dell'Umbria, dando anche lettura di alcuni brani delle lettere della  Santa.
     Inoltre, in data 29 aprile, dies natalis di Santa Caterina da Siena, è stata organizzata una messa in forma solenne, alla quale hanno partecipato tutti gli iscritti al Gruppo di Milano presieduto dall'avvocato Angela Rossi.
    >Il
30 ottobre 2004 il Gruppo di Milano si è riunito nella chiesa di San Babila per la S. Messa in suffragio dei Caterinati defunti e successivamente si è svolto nell'annesso salone parrocchiale il consueto incontro con Mons. Gandini, nel quale è stata illustrata e distribuita la recente pubblicazione su  La corporeità del Cristo Dolce Gesù in Caterina da Siena, di Don Emanuele Massimo Musso:
-La Caro Christi come via, verità e vita e come ponte; come scala; come libro; come amo, esca, 
  botte, incudine e carta; come costato aperto; come"Balia" e "Madre"; come Anulus Sponsi; e la 
  Croce; come Instrumentum in S.Tommaso D'Aquino e in S.Caterina da Siena; 
-La vita eterna come Communio alle piaghe del Crocifisso-Risorto; 
-Caro et Sanguis Christi: "Spazi Trinitari";
-La poliedricità della Caro Christi.
(Quaderno Cateriniano n.113-114, in memoria della Prof.ssa G.Cavallini; ed. Cantagalli).
     >
12-13 marzo 2005 - Consiglio Generale.
     Il Gruppo di Milano ha incrementato la propria attività nell’anno 2004.  
     Il momento più importante è stato nel giorno del 22 aprile, quando il professor Ghisalberti ha tenuto una conferenza dal titolo “Santa Caterina da Siena e la mistica femminile del secondo Medioevo”, che sarà pubblicata nella collana dei Quaderni cateriniani. L’attività del Gruppo di Milano è stata arricchita anche da un pellegrinaggio del Gruppo, accompagnato dall’ assistente spirituale monsignor Gandini, a Genova e Santa Maria di Castello, dove è stata celebrata la Santa Messa. (Franca Piccini)

     >Il 18 novembre 2005 si è celebrata l’annuale Santa Messa in suffragio dei Caterinati defunti. L’Assistente Ecclesiastico, monsignor Gandini ha illustrato il programma dell’attività del Gruppo milanese per l’anno 2006. La presidente Avv. Angela Rossi, ha comunicato ai confratelli la nomina di Padre Alfredo Scarciglia  ad Assistente spirituale ed i convenuti hanno espresso congratulazioni ed auguri. Una rappresentanza del Gruppo di Milano partecipa sempre alle attività dei Padri Domenicani di Santa Maria delle Grazie.
     > Il 4 maggio 2006 Padre Alfredo ha tenuto, presso il Centro culturale “Alle Grazie”, una conferenza sullo scrittore Giovanni Jorgensen, autore di una biografia su Santa Caterina da Siena, nel cinquantesimo della morte. Il Gruppo ha inoltre partecipato alla celebrazione eucaristica nella ricorrenza di Santa Caterina, poi per quanto possibile, ha partecipato alle iniziative promosse da altre associazioni domenicane. Si sono svolti anche gli incontri periodici dei confratelli presso la chiesa di San Babila, partecipando alla S. Messa per i caterinati defunti.
:    >Do. 29 aprile 2007 la Fraternità laica  Domenicana di Milano ha organizzato  nel salone S. Domenico del convento, presso la chiesa di S. Maria alle Grazie, una riflessione sul tema" Il cammino di perfezione  cristiana  nella spiritualità Cateriniana" relatrice Emilia Nisticò,  terziaria di Perugia. Seguito: solenne Messa in Basilica.
    >Il 16 maggio 2007 si é tenuta la riunione della sezione presso la Basilica di S. Babila, con la
celebrazione della S. Messa in suffragio di Mons.I.Castellano, commemorato dall'ing. Radicchi e dalla Presidente A.Rossi.
    >Il
17 maggio 2007,  per rispettosa istanza dei Caterinati di Milano,  il Priore della chiesa di S.Maria alle Grazie ha concelebrato con i Padri Domenicani una S. Messa in suffragio di Mons.I.Castellano, ricordandone l'operato e la personalità durante l'omelia. (Angela Rossi)
    >Nel
corso del 2007  sono proseguiti gli incontri periodici presso la basilica di San Babila con la partecipazione alla S. Messa in suffragio di Mons. Castellano e a quelle in suffragio dei Caterinati defunti e al succesivo ritrovo con il nostro assistente Spirituale Mons. Gandini, nel quale si provvede alla distribuzione delle pubblicazioni, alla informazione sulla attività dell'associazione e alla divulgazione della Voix de Catherine de Sienne, che Chantal ci invia sempre e che ringraziamo.
   La sezione  ha anche partecipato  alle celebrazioni in onore di Santa Caterina tenute  presso il Santuario di S. Maria alle  Grazie dei Reverendi Padri Domenicani con i quali  ci si tiene  sempre in contatto e alle cui iniziative si cerca di partecipare il più possibile.
   Presso il Santuario é stata fatta celebrare una S. Messa in memoria di Mons, Castellano alla quale hanno assistito alcuni Padri che lo avevano conosciuto e alcuni confratelli.
   Una piccola delegazione si é recata a Varazze in occasione del ritorno della statua di S. Caterina sul molo, partecipando alla processione e alla cerimonia al porto; nell'occasione si é avuto un incontro  con i Caterinati Varazzini della cui fraterna accoglienza vivamente si ringrazia.
   Non é stato possibile invece organizzare una conferenza sulla vita e le opere della Santa, malgrado  siano stati presi contatti con alcuni Parroci e la associazione dei giuristi cattolici, a tutti loro però sono state diatribuite   nostre pubblicazioni, nella speranza sempre viva che la semina in tante posizioni diverse possa dare frutto in un futuro che ci auguriamo più proficuo.
(Angela Rossi)
    >Il 29 aprile 2008 alle ore 17,30 presso la chiesa di S. Maria delle Grazie, sagrestia del Bramante, Padre Gianni Festa parlerà sul tema: "Santa Caterina da Siena: la nascita di un culto e la
diffusione di un modello di santità". 
Relatore Fr. Gianni Festa o.p., professore  di storia medievale e moderna presso la  Facoltà Teologica  dell'Emilia Romagna di Bologna. Il professore ha  spiegato la veloce diffusione  del culto della Santa attraverso le due direzioni, domenicana, per l'Italia da Venezia e certosina, dalla certosa tedesca in tutta Europa, ponendo inoltre in rilievo la differenza fra  il monachesimo  claustrale francescano di S. Chiara e quello non  claustrale di S.Caterina da Siena durato nelle sue modalità sino alla Riforma. La conferenza é stata seguita da numeroso pubblico, che ha poi partecipato alla S. Messa e ai Vespri in onore di S. Caterina. (Angela Rossi)

-°.°.°.°-
Condoglianze

         13 aprile 2007 - Esprimiamo tutto il nostro dolore e devozione  per la dipartita di Mons. Castellano. Celebreremo in Suo suffragio la S. Messa insieme al nostro  assistente spirituale mons. Gandini nella chiesa di S. Babila il  16 maggio ore 18.30. Ho parlato con i Padri Domenicani di S. Maria alle Grazie e attendo di conoscere quando e come verrà ricordato Mons. Castellano, di cui P. Festa ricordava la predicazione a Milano nel 1956 ed  é stato molto addolarato nell'apprendere da me la notizia. Prenderà con Voi contatto via e-mail Angela Rossi - Gruppo di Milano

- LA CAPPA della Santa
    La
Cappa era particolarmente cara a Caterina perchè le ricordava la sua vestizione fra le Mantellate in S.Domenico da Siena. Morendo la lasciò a Fra Tommaso della Fonte O.P. senese, suo parente e primo confessore. Questi prima di morire la donò a sua nipote Caterina Coti che si era fatta Mantellata. Il Venerando Fra Tommaso Caffarini riuscì a farsela regalare e la portò a Venezia ove l'affidò alla Comunità delle Mantellate del Terz'Ordine Domenicano da lui fondata. Ivi rimase, secondo numerose fonti storiche, fino alla chiusura di quel convento (circa la metà del 1700); fu allora affidata ai padri Domenicani di S.Domenico di Castello nella stessa città; soppressi e distrutti chiesa e convento di S.Domenico (1810) la cappa finì in un deposito di reliquie.
    Fu cercata e trovata nel 1918, ma poi fu di nuovo dimenticata. Nuove ricerche permisero di ritrovarla, sempre in un deposito di reliquie, nel 1964. Ora si conserva, dal 29 aprile 1972, in una nicchia a muro nella Basilica Domenicana di S.Maria delle Grazie a Milano nella restaurata Cappella dedicata alla Santa.
                                                                                   (17.02.08 -Mario Tamborini, Gruppo di Milano)