FESTE INTERNAZIONALI IN ONORE DELLA SANTA

> 18.06.2004:
- 65° anniversario di
Santa Caterina Compatrona d'Italia

(Pio XII, 18 giugno 1939)


- Schola Cantorum Santa Caterina da Siena
-direttrice: Tanja Kustrin


2008 - Inno allo Spirito Santo della Santa, musicato da Ivan Florjanc.
(Card.Franc Rodè; Amb.Ivan Rebernik)


-Padre A. Scarciglia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


In Siena

Feste Cateriniane  

>Parole di Papa Francesco 
pronunciate il 29.4.2015 
festa liturgica di Santa Caterina da Siena: 
"Oggi celebriamo la festa di Santa Caterina da Siena, Patrona d'Italia e d'Europa. E salutiamo con un applauso la nostra Patrona!
     >Papa Francesco conclude l'udienza generale, così: 
"La sua esistenza - ha suggerito ai 40 mila fedeli presenti in piazza San Pietro - faccia comprendere a voi, cari giovani, il significato della vita vissuta per Dio; la sua fede incrollabile aiuti voi, cari ammalati, a confidare nel Signore nei momenti di sconforto; e la sua forza con i potenti indichi a voi, cari sposi novelli, i valori che veramente contano nella vita familiare". 
                                                                   (Franca Piccini)

SIENA - PROGRAMMA FESTE  2015

     Celebrazioni in onore di Santa Caterina da Siena Dottore della Chiesa e Compatrona d’Italia e d’Europa - Siena 2-3 maggio 2015

Programma

Sabato 2 maggio

ore 12,00Viale XXV Aprile: omaggio floreale alla statua della Santa

ore 21,15 -  Cattedrale: Concerto a cura dell’Istituto Superiore di Studi Musicali 

                    “Rinaldo Franci”

Domenica 3 maggio

ore 9,30  - Palazzo Pubblico: muove il corteo con le Contrade

ore 10,00 Santuario di Santa Caterina in Fontebranda: Offerta dell’olio per la lampada votiva da parte del Comune di Casole d’Elsa. Allocuzioni dell’Arcivescovo, del Sindaco di Siena, e del Sindaco di Casole d’Elsa.

ore 11,00 Basilica di San Domenico: solenne celebrazione eucaristica presieduta dall’Em.mo e Rev.mo Signor Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero.

ore 17,30 Piazza del Campo: Benedizione all’Italia e all’Europa con la Reliquia di Santa Caterina. Saluto del Sindaco di Siena e discorso del Rappresentante del Governo italiano. Sbandierata delle Contrade, sfilata dei Reparti Militari e delle Associazioni di Volontariato.

 

SIENA - PROGRAMMA FESTE  2014

>Sabato 3 e domenica 4 maggio si terranno le Feste nazionali in onore di Santa Caterina da Siena Patrona d’Italia e d’Europa.
    Come consuetudine, le Feste si apriranno sabato 3 maggio alle ore 12 con l’omaggio floreale al monumento alla Santa posto in viale XXV Aprile. Qui, il Comune e le Associazioni di volontariato offriranno un omaggio floreale, da ricordare che tra le associazioni che offrono i fiori, c’è il Centro italiano femminile che quest’anno compie settant’anni dalla fondazione. 
>Sabato sera alle ore 21,15 in cattedrale si terrà il tradizionale concerto a cura dell’Istituto superiore di Studi musicali “Rinaldo Franci”.
>Domenica 4 maggio alle ore 9,30,
da Palazzo Pubblico muove il corteo con le Contrade e alle ore 10 nel Portico Votivo dei Comuni d’Italia al Santuario di Santa Caterina, ci saranno le allocuzioni dell’arcivescovo monsignor Antonio Buoncristiani, del Sindaco di Siena Bruno Valentini e del Sindaco di Civitella-Paganico, comune in provincia di Grosseto che quest’anno offre l’olio per la lampada votiva. Sempre al Santuario ci saranno le offerte dei ceri da parte delle Associazioni di volontariato.
>Alle ore 11, nella basilica cateriniana di San Domenico
si terrà la solenne concelebrazione eucaristica, presieduta da Sua Eminenza il cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.
   Le Feste proseguiranno alle ore 18 in piazza del Campo, con la benedizione all’Italia e all’Europa, impartita dal cardinale, con la reliquia del dito di Santa Caterina; il Sindaco di Siena, farà un breve saluto, poi ci sarà il discorso del rappresentante del Governo, la sbandierata delle Contrade e la sfilata dei reparti militari.


Indulgenza plenaria per Ottavario in Albis e Feste Cateriniane

>30 aprile - 8 maggio 2011 - Cattedrale di Siena


     Il Santo Padre Benedetto XVI, a seguito della richiesta di S.E. Mons. Arcivescovo, ha benevolmente concesso l'indulgenza plenaria, in occasione dei 550 anni dalla Canonizzazione di S. Caterina, a tutti i fedeli che, alle dovute condizioni, visiteranno la Cattedrale nei giorni dal 30 aprile all'8 maggio e devotamente sosteranno in preghiera davanti alla Reliquia della Sacra Testa di S. Caterina.
     Le condizioni per ottenere l'indulgenza plenaria, applicabile per il singolo e per tutti i cari defunti, prevedono la Confessione sacramentale, la Comunione eucaristica e l'opera indulgenziale, che consiste nel professare la nostra fede (Credo) e in una preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice

>2.05.2010 - Basilica di San Domenico, omelia del Cardinale Angelo 
   Comastri
, Arciprete della Basilica Papale di S. Pietro in Vaticano.
    - Uno dei problemi più urgenti del nostro tempo è far chiarezza sui modelli che vogliamo seguire. Chiediamoci onestamente: a chi vogliamo rassomigliare? 
E’ decisivo saperlo. Un tempo i modelli da tutti coralmente riconosciuti erano i Santi; ai Santi si guardava per imparare a vivere. Per questo motivo, quando si battezzava un bambino si dava sempre il nome di un Santo; pensate che fino agli anni sessanta i nomi più diffusi in Italia erano Giuseppe e Maria. E’ significativo. Non solo. Ogni categoria di lavoratori aveva un Santo protettore; ogni paese aveva il Santo patrono che spesso dava il nome allo stesso paese; e dovunque era possibile vedere i segni della devozione del popolo verso i Santi e in particolare verso la Regina dei Santi che è la Madonna; le vie delle città, le strade delle campagne sono ancora piene di edicole mariane. E nelle stesse case, il Crocifisso e la Madonna non mancavano mai. Oggi, purtroppo le cose sono tanto cambiate e nel comportamento della gente si vedono le drammatiche conseguenze dello squallore dei modelli attuali. Davanti ai nostri occhi infatti, appare una impressionante decadenza morale della società. E’ vero che restano ancora le feste patronali, restano i santi protettori ma, ahimè i modelli ai quali oggi la gente guarda con ammirazione non sono più i santi ma le persone di successo. Poco importa se il successo è effimero, poco importa se la persona di successo è banale, o peggio ancora, volgare, quel che conta è che abbia successo. 
     L’anno scorso ho pianto (dico ho pianto) quando la telvisione diede la notizia che circa 60mila persone avevano partecipato a Milano ad un concerto in cui era protagonista una cantante che, con atteggiamento di sfida e di provocazione si fa chiamare Madonna. Dissi tra me: “Vergine Santa, perdonaci. Non capiamo più la tua grandezza e la tua bellezza. Ritorniamo ai Santi; ritorniamo ai modelli veri, ai modelli che elevano l’uomo e la donna e li aiutano a far emergere il meglio di sé stessi. 
     Giorgio La Pira, santo sindaco di Firenze un giorno esclamò: “spesso sento dire che per aggiustare il mondo ci vorrebbe questo, o ci vorrebbe quest’altro, o quest’altro ancora… Sapete cosa ci vorrebbe per aggiustare il mondo? Non ho esitazione a rispondere: ci vorrebbero più santi, perché soltanto se migliorano le persone migliora anche il mondo”. Aveva ragione. Caterina da Siena era una Santa; per questo il suo ricordo rimane vivo, per questo la sua testimonianza attraversa i secoli, per questo la sua vita ha lasciato un solco profondo nella storia fino ad oggi. L’epoca nella quale visse la nostra Santa non fu facile e fu tutt’altro che tranquilla; ma i Santi non temono la cattiveria dell’epoca in cui vivono, bensì l'affrontano e la modificano. Così dovremmo fare anche noi. Ai tempi di S.Caterina c’era una diffusa instabilità sociale al punto tale che, non molto tempo prima  Dante Alighieri era arrivato ironicamente ad affermare:
“fai tanto sottili provvedimenti, ch’a mezzo novembre non iunge quel che tu d’ottobre fili” (Purg. VI,142-144).
     Ai tempi di S.Caterina c’era una diffusa inquietudine che partiva dai cuori svuotati di sani ideali (come oggi) ed arrivava a creare un clima di continua polemica e di continuo sovvertimento e di diffusa violenza (come oggi!). Il nostro Dante Alighieri ancora sarcasticamente scrive: “E se ben ti ricordi e vedi lume, vedrai te somigliante a quella inferma che non può trovar posa in su le piume ma con dar volta suo dolore scherma”(Purg.VI,148-51).
     Ai tempi di Dante,cioè, la società rassomigliava ad un’ammalata agitata che si gira e si rigira sul letto senza trovare un attimo di pace. Così era la società anche ai tempi di S.Caterina. Ed ella, senza indugio e senza risparmio, si prodigò per trasmettere innanzi tutto, il senso della carità sociale: cioè la convinzione che “i reggitori del popoli” hanno il compito di favorire la giustizia , l’equità, il bene di tutti i cittadini e, in particolare, il bene dei cittadini più poveri. Caterina sferza e condanna senza paura l’orgoglio e l’egoismo e li riconosce come “guastamento della città dell’anima e guastamento e rivolgimento della città terrena” (lettera 286). Come vedeva chiaro questa giovane donna! E come è attuale la sua lezione! Caterina inoltre, ben consapevole che il primo comandamento di Gesù è il comandamento della carità, si getta letteralmente nella mischia degli egoismi della sua epoca e semina dovunque gesti di carità che colpiscono e creano attorno a lei il contagio benefico dell’esempio che sfocia nei Caterinati. La carità che ella esercitò nei confronti di Niccolò di Toldo è soltanto la punta di un iceberg. Caterina capì lucidamente che l’unico guadagno della vita è fare il bene e sperimentò che, facendo il bene, l’anima si riempie di gioia e trova quella pace che nessun egoista potrà mai possedere. La via percorsa da Caterina è valida anche oggi, perché è la via del Vangelo è la via che Cristo ci ha indicato  quando ha detto: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri”(Gv.13,34).
     Julien Green, scrittore contemporaneo nel suo monumentale “Diario” ha annotato questa coraggiosa osservazione: “Se volete sapere dove non si trova la felicità, frequentate i luoghi di divertimento. Lì troverete qualche briciola di veloce piacere, ma di felicità neppure l’ombra”. E l’esperienza lo conferma quotidianamente. E’ vero. S.Caterina lo sapeva e, per questo, con la sua vita ci ricorda che soltanto vivendo la carità troveremo la felicità. Ascoltiamola. E , con stupore, vedremo rifiorire il sorriso, che oggi molti non conoscono più.
                  (
+Angelo Card.Comastri -Vicario Generale di Sua Santità
                     per la Città del Vaticano)

>27.04.2008 - Basilica di San Domenico, Omelia del Cardinale Angelo Sodano (da La 
   Patrona d'Italia e d'Europa N.2, apr/giu.2008):

   «A fine aprile d’ogni anno noi volgiamo lo sguardo verso la figura di S.Caterina da Siena. Sette secoli di storia ci separano da lei, ma l’eredità spirituale che ci ha lasciato continua ad essere feconda di bene in tutta la Chiesa». Così il cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio Cardinalizio e inviato del Papa Benedetto XVI alle Feste internazionali in onore di S.Caterina da Siena, è intervenuto durante l’omelia della solenne concelebrazione eucaristica che si è tenuta nella Basilica di San Domenico. «Voi, cari senesi- ha continuato il cardinale- ben conoscete la vicenda terrena di questa vostra concittadina. Una vita terminata ad appena 33 anni ma già ricolma di tante grazie da parte del Signore. Donna ricca di una profonda spiritualità essa si era consacrata totalmente  a Cristo come allo Sposo della sua anima. Nelle biografie sulla nostra Santa si sottolinea giustamente la sua opera sociale per la pace con le città della Toscana e soprattutto con Firenze e con Volterra, per il ritorno a Roma dei Papi dalla sede di Avignone , per l’opera di riconciliazione che svolse in questa città. Qualcuno - ha spiegato ancora il presule- ha scritto che fu proprio S.Caterina a definire la diplomazia come "l’arte di fare la pace". Va però ricordato che tutte le iniziative sociali della Santa nascevano dalla sua profonda visione religiosa della vita. Oggi, qualcuno si meraviglia nel leggere che la nostra Santa a 12 anni già si tagliava i capelli di fronte alla propria mamma per indicare che voleva abbracciare la vita religiosa. Qualcuno si sorprende nel leggere che la giovane Caterina ad appena 16 anni volesse già entrare fra le Mantellate  rivestendo l’abito bianco ed il mantello nero del Terzo Ordine Domenicano. Sappiamo che questi non erano che i segni della sua forte personalità umana e cristiana sostenuta da uno speciale intervento divino nella sua vita. Le stesse stigmate di cui essa fu privilegiata- ha chiosato ancora il cardinale- non sono che il segno della predilezione divina per questa donna straordinaria affinchè essa potesse irradiare sul mondo un fascio di luce e richiamare gli uomini del suo tempo ad aderire a Cristo. Anche la sapienza che troviamo nelle sue lettere le proveniva del contatto quotidiano con il suo Signore. Essa non aveva potuto godere di una grande istruzione nella famiglia di suo padre tintore  ma essa l’aveva attinta dalla preghiera quotidiana si piedi del crocifisso. Il messaggio della nostra Santa- ha notato- è ricco di sapienza cristiana che giunge a noi dal secolo XIV ma che è sempre attuale, come ricordò Paolo VI quando la proclamò Dottore della Chiesa. E’ un dottorato guadagnato sull’inginocchiatoio della sua cella alla scuola di un grande Maestro quale fu il Cristo. Basta meditare  sulle sue preghiere ove la Santa si rivolge a Cristo  come il Ponte che unisce cielo e terra e sul quale tutti gli uomini devono transitare se vogliono giungere alla patria del cielo. Particolarmente attuale  è la sua teologia dell’amore misericordioso di Dio. Oggi ne abbiamo più che mai bisogno come ci ha ricordato il compianto Giovanni Paolo II nella sua enciclica Dives in misericordia. Rileggendo il messaggio lasciatoci dalla nostra Santa- ha concluso il cardinale Sodano- non vorrei dimenticare poi, di sottolineare il suo grande amore alla Chiesa ai suoi Pastori ed in particolare al Sommo Pontefice. A tutti ricordava che la Chiesa è sempre la Madre che ci ha generato alla vita della grazia del Battesimo e che ce la alimenta con gli altri Sacramenti e con la Parola di Dio. Questa Madre è santa perchè sempre vivificata dallo Spirito di Cristo. Anzi, essa è la Madre dei Santi. A questa Chiesa indefettibilmente Santa ed allo stesso tempo bisognosa di purificazione, S.Caterina ci invita a guardare fiduciosi perchè in essa è sempre presente lo Spirito di Cristo». (Roberto Romaldo)
-Piazza del Campo: benedizione all'Italia e all'Europa con la  Reliquia di S. Caterina; saluto del Sindaco di Siena, discorso del Rappresentante del Governo Italiano, sbandierata delle Contrade, sfilata dei reparti militari e delle associazioni di volontariato.


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29.04.2008  (da La Patrona d'Italia e d'Europa N.2, apr/giug. 2008): 
    Le Feste in onore di Santa Caterina da Siena, Patrona d’Italia e d’Europa, hanno visto, come consuetudine, le allocuzioni nel Portico votivo dei Comuni d’Italia, dell’Arcivescovo di Siena, Colle di Val d’Elsa e Montalcino, monsignor Antonio Buoncristiani, del Sindaco Maurizio Cenni  e della Ispettrice generale della Croce Rossa Italiana Mila Brachetti Peretti.
    L’Arcivescovo Mons.Buoncristiani, nella Casa Santuario, dopo aver salutato l’Eminentissimo cardinale Angelo Sodano, inviato dal Papa a presiedere l’edizione 2008, ha incentrato il suo discorso sulla carità di Santa Caterina. “Resta a testimonianza del suo amore per il prossimo – ha detto monsignor Buoncristiani – l’oratorio di Santa Caterina della Notte, posto all’interno del Santa Maria della Scala, proprio davanti all’Arcivescovado”. Lì Caterina andava a riposare le sue stanche membra dopo aver assistito i ricoverati dell’omonimo ospedale. Caterina si fece esempio di pura carità, come esempio di carità è l’operato delle infermiere volontarie della Croce Rossa: “Quell’olio, che voi crocerossine offrite – ha proseguito Buoncristiani -  è il segno che Caterina oggi continua a camminare con noi”.
    Il Sindaco Maurizio Cenni ha ricordato la figura di Caterina soffermandosi sugli scritti della Santa che ammoniscono i politici dell’epoca ad operare per il bene comune, ricordando loro che il potere è solo prestato. “Caterina si sentiva italiana - ha detto Cenni – vedendo gli abitanti dell’Italia come legati da un’unica storia, nonostante le divisioni dell’epoca”. 
    “Ama, conforta, lavora, salva” è il motto del Corpo delle infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana. E chi meglio di Caterina poteva impersonare tutte queste azioni. Fu per questo motivo che il 15 settembre del 1943, papa Pio XII proclamò Santa Caterina da Siena Patrona delle infermiere volontarie della Croce Rossa italiana. “Le crocerossine sono sempre state vicine e devote a Santa Caterina da Siena, - ha detto l’Ispettrice generale del Corpo infermiere volontarie Mila Brachetti Peretti – non c’è nostra Sorella che non si sia raccomandata a Santa Caterina nei momenti duri che si trova ad affrontare”. Molte infermiere volontarie sono morte in trincea, nei campi di concentramento, durante i due conflitti mondiali del Novecento, ma anche oggi, le troviamo in prima fila in Iraq, in Somalia e in tutti i luoghi caldi del mondo a fianco dell’esercito nelle missioni di pace, perché a nessuno manchi assistenza e conforto,  che non vuol dire solo curare le ferite del corpo, ma anche quelle dell’anima. Caterina seguiva il suo percorso di infermiera volontaria accompagnata da una lampada, che le illuminava il cammino, ebbene anche oggi la luce di quella lampada illumina l’operato di ogni infermiera della Croce Rossa.
    Così il Corpo Infermiere Volontarie di Croce Rossa non poteva festeggiare meglio il primo centenario della sua fondazione, avvenuta a Roma nel 1908 se non omaggiando la grande Santa sua protettrice. Dal 1943 Caterina illumina il percorso di queste donne che, volontariamente, senza nessun altro scopo, se non quello di aiutare il prossimo, affrontano sacrifici e rinunce, pur di essere a fianco dell’umanità sofferente, senza distinzione di razza, lingua, religione, fede politica.. 
    La cerimonia nel Portico ha visto anche molte Associazioni di volontariato offrire ceri votivi, come consuetudine il primo è stato quello del Comune, poi sono seguiti l’accensione del cero da parte del Pasfa, l’Associazione che assiste le famiglie dei militari, dell’Avo, Associazione volontari ospedalieri, dell’Acos, dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e di altre istituzioni.
    Le Feste, in onore di Santa Caterina, sono proseguite nella basilica di San Domenico con la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio. (Franca piccini)

 

>29.04.2007 omelia del Card. GIOVANNI BATTISTA RE 
   
Basilica San Domenico Siena  - Grande mistica, Santa Caterina fu in pari tempo anche donna profondamente inserita nelle vicende di questo mondo. In un tempo in cui il ruolo della donna si svolgeva quasi interamente fra le pareti domestiche o fra le mura di un chiostro, Santa Caterina svolse un’azione che si estese alla città di Siena e poi si allargò alla Toscana, all’Italia e alla Chiesa intera.
   Nelle sue mani passarono, si può dire, le principali questioni e vicende religiose e politiche che agitarono il suo tempo.
   Nata qui a Siena nel 1347 e morta a Roma nel 1380, Caterina Benincasa appartenne ad un’epoca contrassegnata da forti contrasti. Nel breve arco dei suoi 33 anni di vita, questa donna ha scavato un solco profondo nella storia della santità, nella spiritualità cristiana, nella letteratura ed ha offerto un contributo notevole ed originale alla riforma del Papato e della Chiesa.
   Ciò che maggiormente colpisce di questa Santa è che la sua intensa attività missionaria e riformatrice si abbinava ad una straordinaria vita contemplativa tanto che può essere ritenuta la più grande mistica del ‘300, talmente afferrata dall’amore di Dio. Nella luce abbagliante di Dio, Caterina comprende di essere “nulla” davanti al “tutto” che è Dio, e in pari tempo scopre con stupore infinito che Dio ama da sempre questo piccolo nulla.
   La sua esperienza mistica, non solo non la estraniò dalla realtà della vita e dalle situazioni del suo tempo, ma fu proprio la vita mistica a portarla a partecipare  intensamente alle vicende della sua epoca. Le visioni infatti che Ella ebbe furono la sorgente dei suoi messaggi e del vigore e della convinzione con cui li proponeva.
   La giovane senese entrò con piglio sicuro e parole ardenti nel vivo della problematica della Chiesa e della società di allora. Fu di una fortezza straordinaria e di un coraggio incontenibile, ma in pari tempo  fu anche donna di grande soavità.
Animata da ideali di bene, di giustizia, di amore e di pace, riuscì ad ottenere che Papi, Cardinali, Principi, capitani di ventura e intere popolazioni  l’ascoltassero e seguissero i suoi consigli, tanta era la forza che da Lei promanava.
   Di Santa Caterina desidero qui sottolineare, in particolare, il suo amore alla Chiesa, tanto evidenziato dai suoi biografi. Dal punto di vista intellettuale e morale,  la Chiesa è stata il centro dell’esistenza di Caterina. Santa Caterina ha amato  la Chiesa   nella sua realtà divina e umana. L’aspetto umano, storico, istituzionale della Chiesa non è mai stato da Lei disgiunto da quello divino.
   Caterina non ignorava gli sbagli degli uomini, di cui anzi denunciava i difetti  e le piaghe, ma proprio per la decadenza da sanare nel corpo mistico di Cristo sentiva ancor più forte il bisogno di amare  la Chiesa , sacramento di salvezza per il mondo. 
Appunto perché amava  la Chiesa , si adoperò per la riforma della Chiesa, iniziando con la riforma interiore, poi impegnandosi anche per quella esterna, operando sempre nella comunione e nell’obbedienza filiale verso i legittimi rappresentanti di Cristo. Santa Caterina ci insegna ad avere fiducia nella Chiesa e ad amarla sempre e comunque.  La Chiesa è divina ed umana ad un tempo. Essendo anche umana, gli uomini di Chiesa possono avere limiti e difetti, ma nonostante questo, resta l’istituzione che ci trasmette la salvezza di Cristo. E ce la trasmette con fedeltà.  Caterina è vissuta in condizioni storiche molto diverse dalle nostre, ma il suo insegnamento è ancora attuale. Ed è invito a trovare nella cultura animata dai valori cristiani le energie per operare per una società giusta umana e pacifica.
   Di queste energie  ve ne sono molte anche oggi. Molti infatti sono insofferenti ad ogni ipocrisia  e ad ogni compromesso col male  e proclamano o difendono la libertà di vivere i valori propri della nostra civiltà.
   Santa Caterina invita ad una doverosa resistenza  della coscienza contro il dilagare del male e ci esorta all’impegno per il bene.
   Scritti della Santa, come nelle Lettere, vi è una sapienza infusa. Vi è, infatti, in Santa Caterina un’assimilazione delle verità divine e dei misteri della fede che non solo è dovuta alle sue singolarissime doti naturali, ma è anche frutto di un prodigioso carisma mistico, da un dono di sapienza infusole dallo Spirito Santo.
   Giovanni Paolo II, nel  1999, ha proclamato Santa Caterina Patrona d’Europa perché la sua dottrina politica è di valido aiuto anche per la costruzione di un’Europa unita fondata sui valori cristiani che ne hanno caratterizzato la storia.
   Santa Caterina esortò i popoli dell’Europa, dilaniati da guerre fratricide, a riconciliarsi tra loro a vivere nell’unione e nella pace. Esortò tutti ad assumersi le proprie responsabilità sociali e storiche. Incoraggiò ad attingere dalla fede cristiana luce e forza per la vita personale e comunitaria.
   Santa Caterina – che ha dato un contributo così alto e significativo alla crescita della Chiesa e della società – è oggi per noi un esempio ed una guida a non avallare cedimenti a concezioni della vita e della società che sono incompatibili con la visione cristiana. Ella ci invita a trovare nei valori cristiani le risorse per costruire la nostra identità e per lavorare ad un futuro che non escluda Dio dal proprio orizzonte.
   La giovane Santa senese chiama anche oggi ad edificare il futuro della nuova Europa su solide basi, facendo leva sui valori autentici che hanno il loro fondamento nella legge iscritta nel cuore di ogni uomo e di ogni donna.
   L’augurio è che il messaggio di Santa Caterina continui ad illuminare il cammino delle genti di Siena, il cammino dell’Italia e dell’Europa, il cammino dell’umanità.

                                      (Cardinale, Prefetto della Congregazione per i Vescovi

 


>  Il 18 giugno 2004 si è celebrato il 65° anniversario della proclamazione di Santa Caterina 
     a Patrona d'Italia (1939-2004):
     Le prime feste nazionali in onore della santa sono datate 1940; furono molto solenni ed ebbero la durata di quindici giorni, dal 14 al 29 aprile di quell'anno.
     Ogni giornata fu dedicata ad una categoria di persone: giornata dei malati, giornata della gioventù femminile, giornata dei fanciulli, giornata delle famiglie, ecc. Furono organizzate anche due conferenze: una tenuta dal professore Arrigo Levasti, studioso di storia religiosa medievale; l'altra tenuta da un giovane professore di Diritto romano presso l'Università di Firenze, tal Giorgio La Pira. 
     Nella giornata finale dei festeggiamenti confluirono a Siena personaggi importanti del mondo politico ed ecclesiastico dell'epoca: il duca di Bergamo in rappresentanza della Casa reale; il Prefetto della Congregazione dei Riti, cardinale Salotti, che benedisse anche la prima pietra per la costruzione del Portico votivo dei Comuni d'Italia (pietra offerta dal governatore di Roma, principe Gian Giacomo Borghese; ogni comune d'Italia donò la cifra simbolica che occorreva per comprare un mattone per la costruzione del Portico). (da La Patrona d'Italia e d'Europa, LIX 2004; Franca Piccini)Ricorre quest'anno il 65esimo anniversario della proclamazione di Santa Caterina a Patrona d'Italia (1939-2004).
     Le prime feste nazionali in onore della santa sono datate 1940; furono molto solenni ed ebbero la durata di quindici giorni, dal 14 al 29 aprile di quell'anno.
     Ogni giornata fu dedicata ad una categoria di persone: giornata dei malati, giornata della gioventù femminile, giornata dei fanciulli, giornata delle famiglie, ecc. Furono organizzate anche due conferenze: una tenuta dal professore Arrigo Levasti, studioso di storia religiosa medievale; l'altra tenuta da un giovane professore di Diritto romano presso l'Università di Firenze, tal Giorgio La Pira.
     Nella giornata finale dei festeggiamenti confluirono a Siena personaggi importanti del mondo politico ed ecclesiastico dell'epoca: il duca di Bergamo in rappresentanza della Casa reale; il Prefetto della Congregazione dei Riti, cardinale Salotti, che benedisse anche la prima pietra per la costruzione del Portico votivo dei Comuni d'Italia (pietra offerta dal governatore di Roma, principe Gian Giacomo Borghese; ogni comune d'Italia donò la cifra simbolica che occorreva per comprare un mattone per la costruzione del Portico). 
                       (da La Patrona d'Italia e d'Europa, N.1 - LIX Gen/Marzo 2004; Franca Piccini)

Sono passati 70 anni da quel giugno 1939, quando papa Pio XII, “nella difficoltà dei tempi”, proclamò San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena patroni d’Italia. Quei tempi erano davvero difficili, eravamo alla vigilia del secondo conflitto mondiale del Novecento, un conflitto che avrebbe cambiato gli equilibri e i rapporti tra le nazioni e che avrebbe lasciato sul campo milioni di morti. Quello di Pio XII fu quasi un gesto estremo, fu il tentativo di proteggere l’Italia attraverso l’intercessione di due “grandi Italiani”; un’ultima spiaggia prima della tragedia. Non a caso un anno dopo, esattamente il 5 maggio 1940, sempre Pio XII, nella basilica romana di Santa Maria sopra Minerva conferì il pieno significato a questa proclamazione con queste parole: “Per il celeste patrocinio di gloriosi vostri Servi, trionfi in noi la vostra grazia, o Signore,  il vostro perdono, la munificenza vostra, la pace vostra… Trionfate nel mondo, o Dio degli eserciti, e quella pace, che il vostro cuore dona all’Italia, quella pace che voi lasciaste ai vostri Apostoli e noi invochiamo per tutti gli uomini, quella pace ritorni in mezzo ai popoli e alle nazioni che l’oblio del vostro amore separa, che il rancore avvelena, che la vendetta accende. O Gesù, disperdete il turbine di morte che preme sull’umanità da voi redenta”.
     
Non a caso si scelsero due Santi, un uomo e una donna, perché l’umanità è fatta di uomini e di donne, non di “genere” come certe teorie filosofiche oggi pericolosamente affermano. Dunque un uomo e una donna dovevano essere gli esempi per gli italiani, di ieri e di oggi. Francesco, cavaliere, uomo ricco, è colui che vince la boria del denaro, prendendo in moglie Madonna Povertà; Caterina, umile figlia del popolo di Siena, scrive ai potenti della Terra dell’epoca, con i suoi famosi “Io voglio”, esortandoli al perseguimento della pace e al raggiungimento del bene comune, al quale, allora come oggi, i governanti avevano e hanno bisogno di essere richiamati. Caterina non ebbe paura a “scendere nel campo della battaglia”, a sporcarsi le mani con le faccende del mondo, non per interesse personale, ma per fare del bene all’umanità. Quell’umanità che amò più di se stessa e per il bene di essa, fu pellegrina ad Avignone, per convincere il Papa Gregorio XI  a riportare il seggio papale a Roma.
      Francesco e Caterina, non erano letterati, non frequentavano le Università del loro tempo, tuttavia vissero la loro esperienza terrena da autentici protagonisti, la loro vita è stata impegno e scelta di campo senza lasciare spazio ad accomodamenti e compromessi, vivendo nella piena consapevolezza di ciò che era il Bene e ciò che era il Male. Hanno perseguito ambedue la pace, che non è pacifismo, ma una pace fondata su valori condivisi e su una civiltà, altrimenti si cade nel populismo di bassa lega.
      Con la proclamazione a Patrona d’Italia, a Caterina venne riconosciuto quel ruolo che si meritava nella storia, non solo nella storia della Chiesa.
      Come ebbe a dire l’ingegner Luigi Socini Guelfi, nel 1939 podestà di Siena e scomparso recentemente ultracentenario, “questo riconoscimento, noi del Comune lo vedevamo anche come incremento di pellegrini che venivano a Siena per pregare la Patrona d’Italia”, per questo si rese necessario creare un accesso più agevole alla Casa-Santuario. Fu così che fu abbattuta la chiesa parrocchiale di Sant’Antonio Abate, che sorgeva da tempi antichi e dove anche Caterina aveva pregato; essa sorgeva dove oggi è il Portico votivo dei Comuni d’Italia. Questa Chiesa aveva avuto nel corso dei secoli alterne vicende, che l’aveva vista al centro di polemiche tra la Confraternita di Santa Caterina in Fontebranda, che qui aveva sede dai tempi della sua costituzione nel 1461, e la parrocchia. A questo proposito il professor Paolo Nardi, Priore dell’Associazione internazionale dei Caterinati, ha fatto un interessante studio di prossima pubblicazione nella collana dei Quaderni cateriniani. Di questa chiesa non ci risulta ci siano foto, ma un’ immagine, una pittura ad olio.
     La chiesa fu abbattuta nel 1939, ne seguì un progetto di ristrutturazione di tutta l’area. Tale progetto prevedeva di non separare, ma anzi di collegare il Santuario-Casa alla Basilica di San Domenico, la parte artistica fu affidata agli architetti Bruni e Viligiardi sotto la revisione del soprintendente Peleo Bacci. Mussolini, a nome del Governo, consegnò la cifra di dieci milioni di lire, di questi soldi cinque milioni li prese il Comune e cinque la Curia. I lavori iniziarono, però a causa della guerra, furono terminati solo nel 1946. Per la costruzione del Portico, ogni Comune d’Italia dette la cifra equivalente di un mattone, fu così che la Casa-Santuario della Patrona d’Italia, avrebbe avuto, per turisti e pellegrini, un accesso più facile. Il popolo della parrocchia di Sant’Antonio Abate, fu assorbito dalla parrocchia di San Domenico, ragione per cui la denominazione esatta della parrocchia è Sant’Antonio Abate in San Domenico. (F.Piccini, da La Patrona d'Italia e d'Europa, apr-ag 2009))

 


>  Santa Caterina da Siena - nella filatelia:
     La prima serie di francobolli emessa dalla Repubblica italiana e raffigurante Santa Caterina porta la data del 1° marzo 1948 ed è per commemorare il VI° centenario della nascita, anche se Caterina nasce nel 1347. Fu una serie di quattro francobolli con una tiratura di un milione e cinquecentomila esemplari che rimase in vigore fino al 3o giugno 1949. Questa serie era affiancata da un'altra serie di due francobolli di Posta aere da 100 e 200 lire.
     Il 26 giugno del 1962 la Repubblica italiana, sotto la Presidenza di Segni, commemora il V° centenario della canonizzazione della Patrona d'Italia con due francobolli di posta ordinaria: uno da 30 lire, che riporta il ritratto della Santa di Andrea Vanni, e l'altro, da 70 lire, raffigurante un'incisione su legno del XV secolo. Questa serie ebbe una tiratura di cinque milioni di esemplari e fu valida fino al 31 dicembre del 1963.
     Con le poste italiane arriviamo al 28 aprile 1980 e troviamo l'emissione di un francobollo da 170 lire, distribuito in otto milioni di esemplari, che reca l'effige del busto che aveva contenuto per anni la reliquia della sacra testa.
     Caterina amò, per tutta la sua breve, ma intensa vita, la Chiesa, la sposa di Cristo, per questo le Poste Vaticane non potevano non emettere un francobollo, esattamente il 12 giugno 1962 per commemorare il V° centenario della canonizzazione: ebbe una tiratura di 653000 esemplari e fu valido fino al 31 maggio 1963. Le Poste Vaticane vollero anche celebrare la grande impresa diplomatica del XIV secolo: Caterina protagonista del ritorno del Seggio papale a Roma dopo settanta anni di esilio avignonese, con l'emissione, il 20 maggio 1977,  con una serie di due francobolli che ebbero una tiratura di un milone e 250 mila esemplari, in occasione del VI° centenario del ritorno del Papa a Roma (1377-1977).
     Anche il Sovrano Militare Ordine di Malta (S.M.O.M.) il 15 ottobre 2001, ha emesso un francobollo in 15000 esemplari raffigurante il particolare di un dipinto, opera di Filippo Naldini, che rappresenta la Madonna del Rosario con i Santi Domenico e Caterina.

                          (da La patrona d'Italia e d'Europa, N.1-LIX Gen/Marzo 2004; Franca Piccini).