| In
Siena
Feste
Cateriniane
>Gv. 29
aprile 2010 - Festa liturgica di Santa Caterina da Siena
-
ore 18
-celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Domenico, con la
partecipazione del Coro di Voci Bianche Schola
Cantorum di S.Caterina da
Siena, diretto dalla Prof.ssa Tanjia Kustrin.
>Sabato 1 e domenica 2
maggio 2010
-1
maggio: ore 12,00
viale XXV aprile, omaggio floreale alla statua
della Santa (opera di Bruno Baracchini), che
aprono come di
consuetudine
le feste in
onore della Santa. La manifestazione, molto sentita, vede
sfilare molte Associazioni di volontariato
che offrono i fiori alla Santa.
- ore 21,15
concerto in Cattedrale a cura dell’Accademia musicale
Chigiana.
L’Orchestra della Toscana esegue: “Le ultime sette parole
del nostro Redentore sulla Croce”, di F.J. Haydn.
-2
maggio: ore 9,30
Palazzo Comunale: muove il corteo con le Contrade.
- ore
10,00 Santuario di S. Caterina in Fontebranda: Offerta
dell’olio per la
lampada votiva da parte del Comune
di Siena, in
occasione dei 700 anni del
"Costituto Senese", esemplare in lingua volgare di straordinaria importanza
dello
statuto medievale che regolava le istituzioni della Città e dello
Stato Senese.
Allocuzioni del Sindaco
Dott.Maurizio
Cenni
e
dell’Arcivescovo S.E. A.
Buoncristiani.
Partecipazione di tutti i Sindaci
dell'Arcidiocesi, oltre che delle principali
Autorità
cittadine.
- ore
11,00 Basilica di San Domenico: solenne Celebrazione Eucaristica,
presieduta
da S.E. Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della
Basilica Papale di S.
Pietro in Vaticano.
Partecipazione del Coro Schola Cantorum Santa Caterina, di Clara
Harmonia.
Il
Card. Comastri è nato a Sorano (GR),
diocesi di Pitigliano, Sovana, Orbetello.
È stato rettore del
Seminario di Pitigliano e poi parroco a Porto S. Stefano.
Eletto nel
1990 Vescovo di Massa Marittima, fu trasferito nel 1996 a Loreto come
Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio per il Santuario.
Nel 2005 il
Servo di Dio Giovanni Paolo II lo chiamò a Roma come Vicario
Generale per la Città del Vaticano, Arciprete della Basilica Vaticana e
Presidente
della Fabbrica di S. Pietro.
Il Santo Padre Benedetto XVI lo
ha nominato Cardinale nel Concistoro del 24
novembre 2007.
- ore 14,00 Eremo di Lecceto: Tra musica e natura
col coro Schola Cantorum
Santa Caterina, di Clara Harmonia.
- ore
18,00 Piazza del Campo: Benedizione all’Italia
e all’Europa con la reliquia di
Santa
Caterina.
Saluto del Sindaco di Siena e discorso del
Rappresentante del Governo italiano.
Sbandierata delle Contrade,
sfilata dei Reparti militari e delle Associazioni di
volontariato.

>2.05.2010
-
Basilica di San Domenico, omelia del Cardinale Angelo
Comastri,
Arciprete della
Basilica Papale di S. Pietro in Vaticano.
- Uno dei problemi più urgenti del nostro tempo è
far chiarezza sui modelli che vogliamo seguire. Chiediamoci onestamente:
a chi vogliamo rassomigliare?
E’ decisivo saperlo. Un tempo i modelli da tutti coralmente
riconosciuti erano i Santi; ai Santi si guardava per imparare a vivere.
Per questo motivo, quando si battezzava un bambino si dava sempre il
nome di un Santo; pensate che fino agli anni sessanta i nomi più
diffusi in Italia erano Giuseppe e Maria. E’ significativo. Non solo.
Ogni categoria di lavoratori aveva un Santo protettore; ogni paese aveva
il Santo patrono che spesso dava il nome allo stesso paese; e dovunque
era possibile vedere i segni della devozione del popolo verso i Santi e
in particolare verso la Regina dei Santi che è la Madonna; le vie delle
città, le strade delle campagne sono ancora piene di edicole mariane. E
nelle stesse case, il Crocifisso e la Madonna non mancavano mai. Oggi,
purtroppo le cose sono tanto cambiate e nel comportamento della gente si
vedono le drammatiche conseguenze dello squallore dei modelli attuali.
Davanti ai nostri occhi infatti, appare una impressionante decadenza
morale della società. E’ vero che restano ancora le feste patronali,
restano i santi protettori ma, ahimè i modelli ai quali oggi la gente
guarda con ammirazione non sono più i santi ma le persone di successo.
Poco importa se il successo è effimero, poco importa se la persona di
successo è banale, o peggio ancora, volgare, quel che conta è che
abbia successo.
L’anno scorso ho pianto (dico ho pianto)
quando la telvisione diede la notizia che circa 60mila persone avevano
partecipato a Milano ad un concerto in cui era protagonista una cantante
che, con atteggiamento di sfida e di provocazione si fa chiamare
Madonna. Dissi tra me: “Vergine Santa, perdonaci. Non capiamo più la
tua grandezza e la tua bellezza. Ritorniamo ai Santi; ritorniamo ai
modelli veri, ai modelli che elevano l’uomo e la donna e li aiutano a
far emergere il meglio di sé stessi.
Giorgio La Pira, santo sindaco di Firenze un
giorno esclamò: “spesso sento dire che per aggiustare il mondo ci
vorrebbe questo, o ci vorrebbe quest’altro, o quest’altro ancora…
Sapete cosa ci vorrebbe per aggiustare il mondo? Non ho esitazione a
rispondere: ci vorrebbero più santi, perché soltanto se migliorano le
persone migliora anche il mondo”. Aveva ragione. Caterina da Siena era
una Santa; per questo il suo ricordo rimane vivo, per questo la sua
testimonianza attraversa i secoli, per questo la sua vita ha lasciato un
solco profondo nella storia fino ad oggi. L’epoca nella quale visse la
nostra Santa non fu facile e fu tutt’altro che tranquilla; ma i Santi
non temono la cattiveria dell’epoca in cui vivono, bensì l'affrontano
e la modificano. Così dovremmo fare anche noi. Ai tempi di S.Caterina
c’era una diffusa instabilità sociale al punto tale che, non molto
tempo prima Dante Alighieri
era arrivato ironicamente ad affermare: “fai tanto sottili
provvedimenti, ch’a mezzo novembre non iunge quel che tu d’ottobre
fili” (Purg. VI,142-144).
Ai tempi di S.Caterina c’era una diffusa
inquietudine che partiva dai cuori svuotati di sani ideali (come oggi)
ed arrivava a creare un clima di continua polemica e di continuo
sovvertimento e di diffusa violenza (come oggi!). Il nostro Dante
Alighieri ancora sarcasticamente scrive: “E se ben ti ricordi e vedi
lume, vedrai te somigliante a quella inferma che non può trovar posa in
su le piume ma con dar volta suo dolore scherma”(Purg.VI,148-51).
Ai tempi di Dante,cioè, la società
rassomigliava ad un’ammalata agitata che si gira e si rigira sul letto
senza trovare un attimo di pace. Così era la società anche ai tempi di
S.Caterina. Ed ella, senza indugio e senza risparmio, si prodigò per
trasmettere innanzi tutto, il senso della carità sociale: cioè la
convinzione che “i reggitori del popoli” hanno il compito di
favorire la giustizia , l’equità, il bene di tutti i cittadini e, in
particolare, il bene dei cittadini più poveri. Caterina sferza e
condanna senza paura l’orgoglio e l’egoismo e li riconosce come
“guastamento della città dell’anima e guastamento e rivolgimento
della città terrena” (lettera 286). Come vedeva chiaro questa giovane
donna! E come è attuale la sua lezione! Caterina inoltre, ben
consapevole che il primo comandamento di Gesù è il comandamento della
carità, si getta letteralmente nella mischia
degli egoismi della sua epoca e semina dovunque gesti di carità
che colpiscono e creano attorno a lei il contagio benefico
dell’esempio che sfocia nei Caterinati. La carità che ella esercitò
nei confronti di Niccolò di Toldo è soltanto la punta di un iceberg.
Caterina capì lucidamente che l’unico guadagno della vita è fare il
bene e sperimentò che, facendo il bene, l’anima si riempie di gioia e
trova quella pace che nessun egoista potrà mai possedere. La via
percorsa da Caterina è valida anche oggi, perché è la via del Vangelo
è la via che Cristo ci
ha indicato quando ha
detto: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi. Da questo
tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli
altri”(Gv.13,34).
Julien Green, scrittore contemporaneo nel suo
monumentale “Diario” ha annotato questa coraggiosa osservazione:
“Se volete sapere dove non si trova la felicità, frequentate i luoghi
di divertimento. Lì troverete qualche briciola
di veloce piacere, ma di felicità neppure l’ombra”. E
l’esperienza lo conferma quotidianamente. E’ vero. S.Caterina lo
sapeva e, per questo, con la sua vita ci ricorda che soltanto vivendo la
carità troveremo la felicità. Ascoltiamola. E , con stupore, vedremo
rifiorire il sorriso, che oggi molti non conoscono più.
(+Angelo Card.Comastri -Vicario
Generale di Sua Santit
per la Città del Vaticano)

>27.04.2008
-
Basilica di San Domenico, Omelia del Cardinale Angelo Sodano (da La
Patrona d'Italia e d'Europa N.2,
apr/giu.2008):
«A fine aprile
d’ogni anno noi volgiamo lo sguardo verso la figura di S.Caterina
da Siena. Sette secoli di storia ci separano da lei, ma l’eredità
spirituale che ci ha lasciato continua ad essere feconda di bene in
tutta la Chiesa». Così il cardinale Angelo Sodano,
decano del Collegio Cardinalizio e inviato del Papa Benedetto XVI
alle Feste internazionali in onore di S.Caterina
da Siena, è intervenuto durante l’omelia della solenne
concelebrazione eucaristica che si è tenuta nella Basilica di San
Domenico. «Voi, cari senesi- ha
continuato il cardinale- ben conoscete la vicenda terrena di questa
vostra concittadina. Una vita terminata ad
appena 33 anni ma già ricolma di tante grazie da parte del Signore.
Donna ricca di una profonda spiritualità essa si era consacrata
totalmente a Cristo
come allo Sposo della sua anima. Nelle biografie sulla nostra Santa
si sottolinea giustamente la sua opera
sociale per la pace con le città della Toscana e soprattutto con
Firenze e con Volterra, per il ritorno a Roma dei Papi dalla sede di
Avignone , per l’opera di riconciliazione che svolse in questa
città. Qualcuno - ha spiegato ancora il presule- ha scritto che fu
proprio S.Caterina a definire la
diplomazia come "l’arte di fare la pace". Va però
ricordato che tutte le iniziative sociali della Santa nascevano
dalla sua profonda visione religiosa della vita. Oggi, qualcuno si
meraviglia nel leggere che la nostra
Santa a 12 anni già si tagliava i capelli di fronte alla propria
mamma per indicare che voleva abbracciare la vita religiosa.
Qualcuno si sorprende nel leggere che la
giovane Caterina ad appena 16 anni volesse già entrare fra le
Mantellate rivestendo
l’abito bianco ed il mantello nero del Terzo Ordine Domenicano.
Sappiamo che questi non erano che i segni
della sua forte personalità umana e cristiana sostenuta da uno
speciale intervento divino nella sua vita. Le stesse stigmate di cui
essa fu privilegiata- ha chiosato ancora il cardinale- non sono che
il segno della predilezione divina per questa donna straordinaria affinchè
essa potesse irradiare sul mondo un
fascio di luce e richiamare gli uomini del suo tempo ad aderire a
Cristo. Anche la sapienza che troviamo
nelle sue lettere le proveniva del contatto quotidiano con il suo
Signore. Essa non aveva potuto godere di
una grande istruzione nella famiglia di suo padre tintore
ma essa l’aveva attinta dalla preghiera quotidiana si piedi
del crocifisso. Il messaggio della nostra Santa- ha notato-
è ricco di sapienza cristiana che giunge a noi dal secolo XIV ma
che è sempre attuale, come ricordò Paolo VI quando la proclamò
Dottore della Chiesa. E’ un dottorato guadagnato
sull’inginocchiatoio della sua cella alla scuola di un grande
Maestro quale fu il Cristo. Basta meditare
sulle sue preghiere ove la Santa si rivolge a Cristo come
il Ponte che unisce cielo e terra e sul quale tutti gli uomini
devono transitare se vogliono giungere alla patria del cielo.
Particolarmente attuale è
la sua teologia dell’amore misericordioso di Dio. Oggi ne
abbiamo più che mai bisogno come ci ha ricordato il
compianto Giovanni Paolo II nella sua enciclica Dives
in misericordia. Rileggendo il messaggio lasciatoci dalla nostra
Santa- ha concluso il cardinale Sodano-
non vorrei dimenticare poi, di sottolineare il suo grande amore alla
Chiesa ai suoi Pastori ed in particolare al Sommo Pontefice. A tutti
ricordava che la Chiesa è sempre la
Madre che ci ha generato alla vita della grazia del Battesimo e che
ce la alimenta con gli altri Sacramenti e con la Parola di Dio.
Questa Madre è santa perchè sempre
vivificata dallo Spirito di Cristo. Anzi, essa è la Madre dei
Santi. A questa Chiesa indefettibilmente
Santa ed allo stesso tempo bisognosa di purificazione, S.Caterina
ci invita a guardare fiduciosi perchè
in essa è sempre presente lo Spirito di Cristo». (Roberto
Romaldo)
-Piazza del Campo: benedizione all'Italia e all'Europa con la Reliquia di S. Caterina; saluto del Sindaco di Siena, discorso del Rappresentante del Governo Italiano, sbandierata delle Contrade, sfilata dei reparti militari e delle associazioni di volontariato.
>29.04.2008
(da La Patrona d'Italia e d'Europa N.2, apr/giug. 2008):
Le Feste in
onore di Santa Caterina da Siena, Patrona d’Italia e d’Europa,
hanno visto, come consuetudine, le allocuzioni nel Portico votivo
dei Comuni d’Italia, dell’Arcivescovo di Siena, Colle di Val
d’Elsa e Montalcino, monsignor Antonio
Buoncristiani, del Sindaco Maurizio
Cenni e della
Ispettrice generale della Croce Rossa Italiana Mila Brachetti
Peretti.
L’Arcivescovo
Mons.Buoncristiani, nella Casa
Santuario,
dopo aver salutato l’Eminentissimo cardinale Angelo Sodano,
inviato dal Papa a presiedere l’edizione 2008, ha
incentrato il suo discorso sulla carità di Santa Caterina. “Resta
a testimonianza del suo amore per il prossimo – ha detto monsignor
Buoncristiani – l’oratorio di Santa
Caterina della Notte, posto all’interno del Santa Maria
della Scala, proprio davanti all’Arcivescovado”. Lì Caterina
andava a riposare le sue stanche membra dopo aver assistito i
ricoverati dell’omonimo ospedale. Caterina si fece esempio di pura
carità, come esempio di carità è l’operato
delle infermiere volontarie della Croce Rossa: “Quell’olio,
che voi crocerossine offrite – ha proseguito Buoncristiani
- è il segno che
Caterina oggi continua a camminare con noi”.
Il Sindaco
Maurizio Cenni ha ricordato la figura di
Caterina soffermandosi sugli scritti della Santa che ammoniscono i
politici dell’epoca ad operare per il bene comune, ricordando loro
che il potere è solo prestato. “Caterina si sentiva italiana - ha
detto Cenni – vedendo gli abitanti dell’Italia come legati da
un’unica storia, nonostante le divisioni dell’epoca”.
“Ama,
conforta, lavora, salva” è il motto del Corpo delle infermiere
volontarie della Croce Rossa Italiana. E
chi meglio di Caterina poteva impersonare tutte queste azioni.
Fu per questo motivo che il 15 settembre del 1943, papa Pio XII
proclamò Santa Caterina da Siena Patrona delle infermiere
volontarie della Croce Rossa italiana. “Le crocerossine sono
sempre state vicine e devote a Santa Caterina da Siena, - ha detto
l’Ispettrice generale del Corpo infermiere volontarie Mila Brachetti
Peretti – non c’è nostra Sorella
che non si sia raccomandata a Santa Caterina nei momenti duri che si
trova ad affrontare”. Molte infermiere volontarie sono morte in
trincea, nei campi di concentramento, durante i due conflitti
mondiali del Novecento, ma anche oggi, le troviamo in prima fila in
Iraq, in Somalia e in tutti i luoghi caldi del mondo a fianco
dell’esercito nelle missioni di pace,
perché a nessuno manchi assistenza e conforto, che
non vuol dire solo curare le ferite del corpo, ma anche quelle
dell’anima. Caterina seguiva il suo percorso di
infermiera volontaria accompagnata da una lampada, che le
illuminava il cammino, ebbene anche oggi la luce di quella lampada
illumina l’operato di ogni infermiera della Croce Rossa.
Così il
Corpo Infermiere Volontarie di Croce Rossa non poteva festeggiare
meglio il primo centenario della sua fondazione, avvenuta a Roma nel
1908 se non omaggiando la grande Santa
sua protettrice. Dal 1943 Caterina illumina il percorso di queste
donne che, volontariamente, senza nessun altro scopo, se non quello
di aiutare il prossimo, affrontano sacrifici e rinunce, pur di
essere a fianco dell’umanità sofferente, senza distinzione di
razza, lingua, religione, fede politica..
La
cerimonia nel Portico ha visto anche molte Associazioni di
volontariato offrire ceri votivi, come consuetudine il primo è
stato quello del Comune, poi sono seguiti l’accensione del cero da
parte del Pasfa, l’Associazione che
assiste le famiglie dei militari, dell’Avo, Associazione volontari
ospedalieri, dell’Acos, dell’Ordine
equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e di altre
istituzioni.
Le Feste,
in onore di Santa Caterina, sono proseguite
nella basilica di San Domenico con la solenne concelebrazione
eucaristica presieduta dal Cardinale Angelo Sodano, Decano
del Collegio Cardinalizio. (Franca piccini)
>29.04.2007
omelia del Card. GIOVANNI BATTISTA RE
Basilica
San Domenico Siena
-
Grande mistica, Santa Caterina fu in pari tempo anche donna
profondamente inserita nelle vicende di questo mondo. In un tempo in
cui il ruolo della donna si svolgeva quasi interamente fra le pareti
domestiche o fra le mura di un chiostro, Santa Caterina svolse
un’azione che si estese alla città di Siena e poi si allargò
alla Toscana, all’Italia e alla Chiesa intera.
Nelle sue mani passarono, si può dire, le principali questioni e
vicende religiose e politiche che agitarono il suo tempo.
Nata qui a Siena nel 1347 e morta a Roma nel 1380, Caterina Benincasa
appartenne ad un’epoca contrassegnata da forti contrasti. Nel
breve arco dei suoi 33 anni di vita, questa donna ha scavato un
solco profondo nella storia della santità, nella spiritualità
cristiana, nella letteratura ed ha offerto un contributo notevole ed
originale alla riforma del Papato e della Chiesa.
Ciò che maggiormente colpisce di questa Santa è che la sua intensa
attività missionaria e riformatrice si abbinava ad una
straordinaria vita contemplativa tanto che
può essere ritenuta la più grande mistica del ‘300, talmente
afferrata dall’amore di Dio. Nella luce abbagliante di Dio,
Caterina comprende di essere “nulla”
davanti al “tutto” che è Dio, e in pari tempo scopre con
stupore infinito che Dio ama da sempre questo piccolo nulla.
La sua esperienza mistica, non solo non la estraniò
dalla realtà della vita e dalle situazioni del suo tempo, ma fu
proprio la vita mistica a portarla a partecipare
intensamente alle vicende della sua epoca. Le visioni
infatti che Ella ebbe furono la sorgente dei suoi messaggi e
del vigore e della convinzione con cui li proponeva.
La giovane senese entrò con piglio sicuro e parole ardenti nel vivo
della problematica della Chiesa e della società di allora. Fu di
una fortezza straordinaria e di un coraggio incontenibile, ma in
pari tempo fu
anche donna di grande soavità.
Animata
da ideali di bene, di giustizia, di amore
e di pace, riuscì ad ottenere che Papi, Cardinali, Principi,
capitani di ventura e intere popolazioni
l’ascoltassero e seguissero i suoi consigli, tanta era la
forza che da Lei promanava.
Di Santa Caterina desidero qui sottolineare,
in particolare, il suo amore alla Chiesa, tanto evidenziato dai suoi
biografi. Dal punto di vista intellettuale e morale, la Chiesa
è stata il centro dell’esistenza di Caterina. Santa Caterina ha
amato la Chiesa nella
sua realtà divina e umana. L’aspetto umano, storico,
istituzionale della Chiesa non è mai stato da Lei disgiunto da
quello divino.
Caterina non ignorava gli sbagli degli uomini, di cui anzi
denunciava i difetti
e le piaghe, ma proprio per la decadenza da sanare nel corpo
mistico di Cristo sentiva ancor più forte il bisogno di amare
la Chiesa
, sacramento di salvezza per il mondo.
Appunto
perché amava la Chiesa
, si adoperò per la riforma della Chiesa, iniziando con la riforma
interiore, poi impegnandosi anche per quella esterna,
operando sempre nella comunione e nell’obbedienza filiale verso i
legittimi rappresentanti di Cristo. Santa Caterina ci
insegna ad avere fiducia nella Chiesa e ad amarla sempre e
comunque. La Chiesa
è divina ed umana ad un tempo. Essendo anche umana, gli uomini di
Chiesa possono avere limiti e difetti, ma nonostante questo, resta
l’istituzione che ci trasmette la salvezza di Cristo. E
ce la trasmette con fedeltà. Caterina è vissuta in
condizioni storiche molto diverse dalle nostre, ma il suo
insegnamento è ancora attuale. Ed è
invito a trovare nella cultura animata dai valori cristiani le
energie per operare per una società giusta umana e pacifica.
Di queste energie
ve ne sono molte anche oggi. Molti
infatti sono insofferenti ad ogni ipocrisia
e ad ogni compromesso col male
e proclamano o difendono la libertà di vivere i valori
propri della nostra civiltà.
Santa Caterina invita ad una doverosa resistenza
della coscienza contro il dilagare del male e ci esorta
all’impegno per il bene.
Scritti della Santa, come nelle Lettere, vi è una sapienza infusa.
Vi è, infatti, in Santa Caterina un’assimilazione delle verità
divine e dei misteri della fede che non solo è
dovuta alle sue singolarissime doti naturali, ma è anche
frutto di un prodigioso carisma mistico, da un dono di sapienza
infusole dallo Spirito Santo.
Giovanni Paolo II, nel 1999, ha
proclamato Santa Caterina Patrona d’Europa perché la sua dottrina
politica è di valido aiuto anche per la costruzione di un’Europa
unita fondata sui valori cristiani che ne hanno
caratterizzato la storia.
Santa Caterina esortò i popoli dell’Europa, dilaniati da guerre
fratricide, a riconciliarsi tra loro a vivere nell’unione e nella
pace. Esortò tutti ad assumersi le proprie responsabilità sociali
e storiche. Incoraggiò ad attingere dalla fede cristiana luce e
forza per la vita personale e comunitaria.
Santa Caterina – che ha dato un contributo così alto e significativo
alla crescita della Chiesa e della società – è oggi per noi un
esempio ed una guida a non avallare cedimenti a concezioni della
vita e della società che sono incompatibili con la visione
cristiana. Ella ci invita a trovare nei
valori cristiani le risorse per costruire la nostra identità e per
lavorare ad un futuro che non escluda Dio dal proprio orizzonte.
La giovane Santa senese chiama anche oggi ad edificare il futuro
della nuova Europa su solide basi, facendo leva sui valori autentici
che hanno il loro fondamento nella legge
iscritta nel cuore di ogni uomo e di ogni donna.
L’augurio è che il messaggio di Santa Caterina continui ad
illuminare il cammino delle genti di Siena, il cammino
dell’Italia e dell’Europa, il cammino dell’umanità.
(Cardinale, Prefetto della
Congregazione per i Vescovi

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|

> Il
18 giugno 2004 si è celebrato il 65° anniversario
della proclamazione di Santa
Caterina
a Patrona d'Italia (1939-2004):
Le
prime feste nazionali in onore della santa sono datate 1940; furono
molto solenni ed ebbero la durata di quindici giorni, dal 14 al
29 aprile di quell'anno.
Ogni giornata fu dedicata ad una categoria di
persone: giornata dei malati, giornata della gioventù femminile,
giornata dei fanciulli, giornata delle famiglie, ecc. Furono
organizzate anche due conferenze: una tenuta dal professore Arrigo
Levasti, studioso di storia religiosa medievale; l'altra tenuta da un
giovane professore di Diritto romano presso l'Università di Firenze,
tal Giorgio La Pira.
Nella giornata finale dei festeggiamenti
confluirono a Siena personaggi importanti del mondo politico ed
ecclesiastico dell'epoca: il duca di Bergamo in rappresentanza della
Casa reale; il Prefetto della Congregazione dei Riti, cardinale
Salotti, che benedisse anche la prima pietra per la costruzione del
Portico votivo dei Comuni d'Italia (pietra offerta dal governatore di
Roma, principe Gian Giacomo Borghese; ogni comune d'Italia donò la
cifra simbolica che occorreva per comprare un mattone per la
costruzione del Portico). (da La Patrona d'Italia e d'Europa,
LIX 2004; Franca Piccini)Ricorre
quest'anno il 65esimo anniversario della proclamazione di Santa
Caterina a Patrona d'Italia (1939-2004).
Le
prime feste nazionali in onore della santa sono datate 1940; furono
molto solenni ed ebbero la durata di quindici giorni, dal 14 al
29 aprile di quell'anno.
Ogni giornata fu dedicata ad una categoria di
persone: giornata dei malati, giornata della gioventù femminile,
giornata dei fanciulli, giornata delle famiglie, ecc. Furono
organizzate anche due conferenze: una tenuta dal professore Arrigo
Levasti, studioso di storia religiosa medievale; l'altra tenuta da un
giovane professore di Diritto romano presso l'Università di Firenze,
tal Giorgio La Pira.
Nella giornata finale dei festeggiamenti
confluirono a Siena personaggi importanti del mondo politico ed
ecclesiastico dell'epoca: il duca di Bergamo in rappresentanza della
Casa reale; il Prefetto della Congregazione dei Riti, cardinale
Salotti, che benedisse anche la prima pietra per la costruzione del
Portico votivo dei Comuni d'Italia (pietra offerta dal governatore di
Roma, principe Gian Giacomo Borghese; ogni comune d'Italia donò la
cifra simbolica che occorreva per comprare un mattone per la
costruzione del Portico).
(da La Patrona d'Italia e d'Europa,
N.1 - LIX Gen/Marzo 2004; Franca Piccini)
>
Sono passati 70 anni da quel giugno 1939,
quando papa Pio XII, “nella difficoltà dei tempi”, proclamò San
Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena patroni d’Italia.
Quei tempi erano davvero difficili, eravamo alla vigilia del secondo
conflitto mondiale del Novecento, un conflitto che avrebbe cambiato
gli equilibri e i rapporti tra le nazioni e che avrebbe lasciato sul
campo milioni di morti. Quello di Pio XII fu quasi un gesto estremo,
fu il tentativo di proteggere l’Italia attraverso l’intercessione
di due “grandi Italiani”; un’ultima spiaggia prima della
tragedia. Non a caso un anno dopo, esattamente il 5 maggio 1940,
sempre Pio XII, nella basilica romana di Santa Maria sopra Minerva
conferì il pieno significato a questa proclamazione con queste
parole: “Per il celeste
patrocinio di gloriosi vostri Servi, trionfi in noi la vostra grazia,
o Signore, il vostro
perdono, la munificenza vostra, la pace vostra… Trionfate nel mondo,
o Dio degli eserciti, e quella pace, che il vostro cuore dona
all’Italia, quella pace che voi lasciaste ai vostri Apostoli e noi
invochiamo per tutti gli uomini, quella pace ritorni in mezzo ai
popoli e alle nazioni che l’oblio del vostro amore separa, che il
rancore avvelena, che la vendetta accende. O Gesù, disperdete il
turbine di morte che preme sull’umanità da voi redenta”.
Non a caso si scelsero due Santi,
un uomo e una donna, perché l’umanità è fatta di uomini e di
donne, non di “genere” come certe teorie filosofiche oggi
pericolosamente affermano. Dunque un uomo e una donna dovevano essere
gli esempi per gli italiani, di ieri e di oggi. Francesco, cavaliere,
uomo ricco, è colui che vince la boria del denaro, prendendo in
moglie Madonna Povertà; Caterina, umile figlia del popolo di Siena,
scrive ai potenti della Terra dell’epoca, con i suoi famosi “Io
voglio”, esortandoli al perseguimento della pace e al raggiungimento
del bene comune, al quale, allora come oggi, i governanti avevano e
hanno bisogno di essere richiamati. Caterina non ebbe paura a
“scendere nel campo della battaglia”, a sporcarsi le mani con le
faccende del mondo, non per interesse personale, ma per fare del bene
all’umanità. Quell’umanità che amò più di se stessa e per il
bene di essa, fu pellegrina ad Avignone, per convincere il Papa
Gregorio XI a riportare il
seggio papale a Roma.
Francesco
e Caterina, non erano letterati, non frequentavano le Università del
loro tempo, tuttavia vissero la loro esperienza terrena da autentici
protagonisti, la loro vita è stata impegno e scelta di campo senza
lasciare spazio ad accomodamenti e compromessi, vivendo nella piena
consapevolezza di ciò che era il Bene e ciò che era il Male. Hanno
perseguito ambedue la pace, che non è pacifismo, ma una pace fondata
su valori condivisi e su una civiltà, altrimenti si cade nel
populismo di bassa lega.
Con la
proclamazione a Patrona d’Italia, a Caterina venne riconosciuto quel
ruolo che si meritava nella storia, non solo nella storia della
Chiesa.
Come ebbe a dire l’ingegner Luigi Socini Guelfi, nel 1939 podestà
di Siena e scomparso recentemente ultracentenario, “questo
riconoscimento, noi del Comune lo vedevamo anche come incremento di
pellegrini che venivano a Siena per pregare la Patrona d’Italia”,
per questo si rese necessario creare un accesso più agevole alla
Casa-Santuario. Fu così che fu abbattuta la chiesa parrocchiale di
Sant’Antonio Abate, che sorgeva da tempi antichi e dove anche
Caterina aveva pregato; essa sorgeva dove oggi è il Portico votivo
dei Comuni d’Italia. Questa Chiesa aveva avuto nel corso dei secoli
alterne vicende, che l’aveva vista al centro di polemiche tra la
Confraternita di Santa Caterina in Fontebranda, che qui aveva sede dai
tempi della sua costituzione nel 1461, e la parrocchia. A questo
proposito il professor Paolo Nardi, Priore dell’Associazione
internazionale dei Caterinati, ha fatto un interessante studio di
prossima pubblicazione nella collana dei Quaderni cateriniani. Di
questa chiesa non ci risulta ci siano foto, ma un’ immagine, una
pittura ad olio.
La
chiesa fu abbattuta nel 1939, ne seguì un progetto di
ristrutturazione di tutta l’area. Tale progetto prevedeva di non
separare, ma anzi di collegare il Santuario-Casa alla Basilica di San
Domenico, la parte artistica fu affidata agli architetti Bruni e
Viligiardi sotto la revisione del soprintendente Peleo Bacci.
Mussolini, a nome del Governo, consegnò la cifra di dieci milioni di
lire, di questi soldi cinque milioni li prese il Comune e cinque la
Curia. I lavori iniziarono, però a causa della guerra, furono
terminati solo nel 1946. Per la costruzione del Portico, ogni Comune
d’Italia dette la cifra equivalente di un mattone, fu così che la
Casa-Santuario della Patrona d’Italia, avrebbe avuto, per turisti e
pellegrini, un accesso più facile. Il popolo della parrocchia di
Sant’Antonio Abate, fu assorbito dalla parrocchia di San Domenico,
ragione per cui la denominazione esatta della parrocchia è
Sant’Antonio Abate in San Domenico. (F.Piccini, da La Patrona
d'Italia e d'Europa, apr-ag 2009))
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