> 106.mo Arcivescovo di Siena ( 15.8.1961-13.1.1990) - Fondatore dell'Associazione Internazionale dei Caterinati e Presidente dal 1970 al 1990. Fino al 12 aprile 2007 è stato  Presidente Onorario.

     >  Notizia di cordoglio

     Comunicato Stampa dell'Arcidiocesi di Siena, Colle Val d’Elsa- Montalcino Ufficio Stampa e Comunicazioni Sociali: 
    
L’Arcivescovo Monsignor Mario Jsmaele Castellano è tornato alla Casa del Padre il  12 Aprile 2007. L’Arcivescovo Emerito di Siena Colle Val d’Elsa Montalcino, è deceduto presso l’Ospedale Santa Maria delle Scotte di Siena,  dopo una lunga malattia, all’età di 93 anni.
     L’Arcivescovo monsignor Antonio Buoncristiani e l’intera Arcidiocesi di Siena Colle Val d’Elsa Montalcino affidano nella preghiera al Signore l’anima di monsignor Castellano che per 28 anni ha guidato e servito con amore e dedizione la Comunità ecclesiale senese.


     Breve profilo dell’Arcivescovo Emerito:
     “Offro le mie sofferenze per l’Associazione Internazionale dei Caterinati. Là dove ci sono dei Caterinati si fa del bene. Diffondete Santa Caterina in ogni luogo. Facciamo la volontà di Dio”. Queste parole sono state pronunciate da Monsignor Castellano domenica 4 marzo ad alcuni Presidenti dei Gruppi di Caterinati convenuti a Siena in occasione del Consiglio generale annuale dell’Associazione e  possono essere considerate le sue ultime volontà.
      Monsignor Castellano era nato ad Imperia il 22 settembre del 1913. Nel 1936 si laureò in Giurisprudenza e nel 1937 entrò nell’Ordine dei Domenicani. Si laureò anche in Diritto canonico presso l’Università San Tommaso d’Aquino a Roma dove insegnò fino al 1954. Il 18 novembre di quello stesso anno fu nominato Vescovo di Volterra e assistente ecclesiastico nazionale di Azione Cattolica, durante questo periodo, “uno dei più intensi della mia vita” ebbe a dire più volte, si recava a Roma due volte a settimana, nel 1956 lasciò Volterra per ricoprire un incarico più leggero, essendo nominato Vescovo di Colosse. Nel 1961, dopo due trienni come assistente di Azione Cattolica, fu nominato Arcivescovo di Siena, esattamente il 15 agosto 1961 nel giorno della festa di Santa Maria Assunta. Essendo domenicano, già conosceva Santa Caterina, ma i suoi studi sulla Santa lo spronarono ad adoperarsi affinché Ella fosse proclamata Dottore della Chiesa e ciò avvenne il 4 ottobre del 1970 per volontà di Papa Paolo VI. Quella fu l’occasione per fondare l’Associazione ecumenica dei Caterinati, che nasceva dalle ceneri dell’Antica Confraternita di Santa Caterina in Fontebranda e che raccoglieva e raccoglie tutt’oggi i figli spirituali della Mantellata senese d’Italia e del mondo. Ricordiamo che detta Associazione, dal 15 agosto 1992 divenne Associazione Internazionale dei Caterinati.
    Monsignor Castellano, dal 1970 iniziò a lavorare affinché Santa Caterina fosse proclamata Patrona d’Europa, cosa che avvenne il 1 ottobre 1999.
    Al compimento dei 75 anni dovette dare le dimissioni da Arcivescovo di Siena e gli succedette monsignor Gaetano Bonicelli, esattamente il 13 gennaio del 1990. Ma l’evento principale del suo episcopato fu il Concilio Vaticano II (1962-1965) al quale partecipò assiduamente ed al quale fu impegnato in tre commissioni: le Comunicazioni sociali, la Chiesa nel mondo contemporaneo e l’apostolato dei laici. Così ricordava quei giorni: “I Padri conciliari, sotto la presidenza di Giovanni XXIII e poi di Paolo VI, riuscirono a ringiovanire la Chiesa , ridandole il suo volto spirituale liberato dalle sovrastrutture e dalle macchie accumulate nel tempo. E questo fu opera dello Spirito Santo”. Questa esperienza conciliare lo ha fatto un testimone lucido del Novecento, rendendolo partecipe e aperto al confronto con le varie tematiche della vita contemporanea.
    Da quando lasciò l’incarico di Arcivescovo di Siena, è sempre vissuto nel palazzo Venturi Gallerani, dove finché ha potuto, ha celebrato la Santa Messa.
    Con monsignor Castellano se ne va un pezzo di Siena, di una Siena che non esiste più. Ci lascia in eredità una grande lezione di  fede, ma anche di comportamento, per come è stato, quando era nel pieno della vita pubblica, ma anche per come ha accettato e sopportato i disagi della malattia e della vecchiaia. Concludiamo questo ricordo con una sua frase rilasciata in occasione del cinquantesimo di episcopato che è anche un saluto a tutta la comunità senese: “Ringrazio il Signore per avermi dato la forza di essergli fedele. Sono felice di aver vissuto gran parte del mio ministero con il popolo senese e la Chiesa di Siena che mi ha sempre mostrato grande affetto e considerazione al di là dei miei meriti."                                                              
> Siena, 12 aprile 2007
                                      (Ufficio Stampa e Comunicazioni Sociali -Roberto Romaldo)                                                      

     La salma è stata esposta nella Chiesa della Santissima Annunziata, in piazza del Duomo- Siena,  il 12 aprile -dalle ore 18 alle ore 22,  ed il 13 aprile, dalle ore 8 alle ore 22.  La tumulazione delle esequie è avvenuta sabato 14 aprile 2007 nella Cattedrale di Siena, dopo la celebrazione Eucaristica, presenti le autorità religiose e cittadine.

Testamento spirituale 
di Monsignor Mario Ismaele
Castellano

   Siena, 1 Agosto 1992  - Vescovo Emerito.
   
“Sono ormai un vescovo Emerito e sono contento di esserlo, tutto così si semplifica, anche l’attesa della chiamata del Signore.
   Desidero morire nella fede cattolica nella carità cristiana e nella speranza della vita eterna. Desidero morire tra le braccia di Maria Santissima Madre della Chiesa e Regina di Siena, assistito da San Giuseppe e da Santa Caterina che ho cercato di onorare particolarmente.
   Ringrazio Dio per i suoi doni immensi: la vita, la fede cristiana, la vocazione domenicana, il sacerdozio, l’Episcopato, il collocamento fra gli Emeriti; e chiedo perdono per non aver corrisposto come dovevo a tanta benevolenza e fiducia. Chiedo perdono dei miei peccati. Ringrazio quanti mi hanno fatto del bene, dai miei genitori ai Superiori tutti, dai Confratelli ai semplici fedeli al mio Successore così buono e deferente con me. Chiedo perdono a coloro ai quali avessi causato dolore o dispiacere; io perdono tutti coloro che mi avessero causato afflizione o sofferenza. Quello che conta è l’amore di Dio e dei fratelli: è il vero valore al quale occorre sempre guardare per attuarlo nella nostra vita.
   Arrivederci tutti quelli che ho incontrato nel mio cammino, lassù nella patria del cielo ove è la gioia eterna dell’Amore infinito. Fidatevi di Gesù e di Maria Sua Madre!”

   Siena, 7 ottobre 1996  - 
Ai Caterinati
   "Per la benevolenza del nostro amato Arcivescovo Presidente dell’Associazione Internazionale dei Caterinati, ho potuto in questi anni occuparmi dell’Associazione stessa, che con la collaborazione di  molti si è affermata e sviluppata in Italia e all’Estero.  
   Si tratta di continuare sotto la guida dell’Arcivescovo, del Rettore del Santuario-Casa di Santa Caterina e con l’aiuto indispensabile dei Padri Domenicani della Basilica cateriniana di San Domenico. Confido che nuove forze si uniranno a quelle esistenti che ringrazio di cuore per la loro opera fattiva ed entusiasta. S. Caterina ha ancora molte cose da dire per il nostro bene, per la prosperità della S. Chiesa, per la pace nel mondo. Non ci abbandona mai perché non solo è maestra, ma soprattutto  mamma.
   E quando sentirete che Gesù mi ha chiamato a sé pregate Maria SS.ma e Santa Caterina per me perché mi sia usata misericordia per il Sangue di Cristo e sia ammesso a contemplare l’Eterna Bellezza.
   Vi benedico tutti di cuore”

    Siena, 7 giugno 1999
- Alle Contrade di Siena.
   "Onorandi Priori, carissimi contradaioli, sono ormai trascorsi dieci anni da quando non sono più il vostro vescovo ed ho continuato a volervi bene ed a pregare per Voi. Anche voi avete continuato a ricordarvi di me e ad amarmi. Ve ne sono grato e vi chiedo di ricordarmi anche quando non sarò più tra voi. Durante il mio lungo episcopato senese ho sempre cercato di aiutarvi di incoraggiarvi e di esservi vicino con i fatti e non solo a parole. Ho cercato di mettere in evidenza la componente religiosa delle Contrade e del Palio. L’inizio dell’Anno contradaiolo, la Messa del Fantino, hanno visto la piena e convinta collaborazione e rimangono a testimoniare l’anima cristiana delle Contrade. E Maria SS.ma sia sempre la Regina di Siena, alla quale si rende omaggio col Palio.
   Ma – e questo vorrei raccomandarmi caldamente perché vi amo – evitate le eccessive violenze che finirebbero tra l’altro a far morire le Contrade. C’è posto per una sana rivalità ma a Maria SS.ma non piace che si vada oltre. So che mi comprendete e mi scusate per questo richiamo.
   Vi benedico di tutto cuore e vi aspetto nella patria del Cielo ove si corre per sempre il Palio in onore di Maria SS.ma  Regina del Cielo e della terra, con Gesù suo amatissimo Figlio Divino."

  Nota - La Contrada della Tartuca traccia il profilo di Mons. Castellano, a firma di 
   Roberto Romaldo, in Murella Cronache n.2 del 2 giugno 2007.

"Mario Ismaele Castelano – Arcivescovo Emerito
Di Siena, Colle Val d’Elsa, Montalcino
"

 Le condoglianze del Papa

(testo del telegramma inviato all'arcivescovo Mons. Buoncristiani)

«Informato del decesso di monsignor Mario Jsmaele Castellano, arcivescovo emerito di Siena, Colle Val d'Elsa  e Montalcino, il Sommo Pontefice assicura la sua spirituale partecipazione al lutto che colpisce codesta Comunità diocesana e ricordandone il fecondo ministero episcopale e la generosa dedizione al popolo di Dio a lui affidato, nonchè la sua attiva partecipazione al Concilio Vaticano Il implora dal Signore per intercessione della Regina del Santo Rosario San Domenico e Santa Caterina da Siena, il premio eterno per l'anima zelante e il benemerito pastore e nella fede della risurrezione in Cristo imparte a vostra Eccellenza al presbiterio, familiari e quanti ne piangono la dipartita la confortatrice benedizione apostolica. Cardinale Tarcisio Bertonè, Segretario di Stato di Sua Santità».  
                                                                                                                   (Roma 12 aprile 2007)

Discorso pronunciato dal Professor Paolo Nardi, Priore Generale 
dell 'Associazione Internazionale dei Caterinati, in occasione 
delle esequie di Monsignor Mario Ismaele Castellano
(Siena, 14 aprile 2007)


      Non mi è possibile esprimere e far comprendere la commozione che pervade in questo momento tutti noi confratelli e consorelle dell' Associazione Internazionale dei Caterinati.

     Mons. Castellano, com'è noto a tutti, è stato il fondatore della nostra Associazione, allorquando nel 1970, in coincidenza con la proclamazione di S. Caterina a Dottore della Chiesa, comprese la necessità di trasformare l'antica Confraternita Senese di Fontebranda in una struttura associativa di più ampio respiro che si estendesse ad abbracciare tutti i devoti della nostra Santa presenti nel mondo. Da allora sorsero gruppi di Caterinati non solo in diverse città d'Italia, specialmente in quelle più legate al culto cateriniano come Roma e Varazze, ma anche in alcune località d'Europa e persino negli Stati Uniti.

     Per oltre vent' anni monsignor Castellano è stato Presidente effettivo dell' Associazione e poi è divenuto Arcivescovo emerito e Presidente onorario. In realtà è sempre stato il Padre e la guida indiscussa di tutti noi sino a poco tempo fa, da quando il peggioramento delle condizioni di salute gli ha impedito di dirigere le nostre adunanze con l'esperienza e l'autorevolezza che distinguevano sempre il suo operato. Ma anche nella sua infermità Egli ha continuato ad interessarsi alle nostre attività, ad essere prodigo di consigli e di incoraggiamenti. Alcuni di noi ricordano il recente incontro, in occasione dell' Assemblea Generale annuale dell' Associazione, allorché Egli, sentendo avvicinarsi l'ora del trapasso, ci ha conferito un mandato preciso rammentandoci che: "laddove c'è un caterinato, si fa del bene".

     Grazie con tutto il cuore, Monsignor Castellano, per la lezione di carità, di saggezza e di limpidezza della mente e dello spirito in tempi che sembrano fatti apposta per confondere le coscienze, specialmente quelle dei cristiani. E' questa, del resto, la lezione sempre attuale della nostra "dolce Mamma" Caterina, che Egli ha potuto raggiungere tornando alla Casa del Padre, dalla quale, siamo certi, continuerà a volerci bene. (Palo Nardi)

 

Messa di suffragio

Ad un mese di distanza dal ritorno alla Casa del Padre di S.E.Mons.Mario Ismaele Castellano, lunedì 28 maggio 2007, alle ore 18, in Cattedrale, presso la Cappella della Madonna del Voto, è stata celebrata una S.Messa in suffragio, organizzata dall'Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d'Elsa e Montalcino, con l'Associazione Internazionale dei Caterinati.

     È seguito un incontro, al Santa Maria della Scala (Sala San Galgano), per ricordarne la figura. All'incontro hanno partecipato:

-Mons.Antonio Buoncristiani, Presidente dei Caterinati
-P.Lorenzo Fatichi O.P.
-Mons. Enrico Furiesi
-Prof.Roberto Barzanti
-Ing.Riccardo Rossi
-Prof.Paolo Nardi, Priore dei Caterinati
     Numeroso il pubblico presente.

Don Martino Ceccuzzi, in arte Idilio dell'Era 
   dedicava questa poesia a monsignor Castellano 
nel 15° anniversario di 
    episcopato a Siena - 15 agosto 1976

E ci ritrovi intorno a te raccolti 
ma non stretti così come vorremmo
né con gli stessi volti: duole 
a ricordarli quelli
che ci vissero accanto, confratelli:
nella memoria imbrunano
e sembra ieri che partì ciascuno
per assolvere il compito di un dono
e sembra ieri e sono quindici anni 
che degnamente reggi il pastorale. 
Non ti diciamo Eccellenza né Pastore, 
ma Padre ti chiamiamo,
Padre che accendi lampade d'amore 
dove passò Colei
(S. Caterina)
che ebbe sembianze d'angelo 
in se recando, nel suo corpo frale,
i segni del Divino Redentore:
a somiglianza di Lei, di Lei
la famigliola santa ricomponi
nella città che è sua per devozione, 
ma noi altoparlanti del Signore 
troppo spesso scordiamo quelle mani 
che ci unsero di Cristo: pure
un suono di campane ci accompagna: 
alta si leva come un bianco grido
con le sue guglie traforate, al sole,
la tua, la nostra cattedrale:
dei tuoi tesori vigile custode
noi ti vogliamo per molti anni ancora: 
ogni nostro sconforto
è
la tua pena: 
mite e paziente a ricercare l'orme
dei mistici ci esorti e noi sapremo 
quanto fu ricca l'anima di SIENA.

                          
(Idilio dell'Era)

 
         (da: La Patrona d'Italia e d'Europa n.2 -apr/giu.2007)



Mozione delle Liste Civiche Senesi

Il Consiglio Comunale di Siena IMPEGNA il Sindaco e la Giunta Municipale a ricordare monsignor Mario Ismaele Castellano, Arcivescovo di Siena dal 1061 al 1990 e poi Arcivescovo Emerito, deceduto a Siena il 12 aprile 2007, a dedicargli una via o una piazza cittadina. - Siena 18 aprile 2007.



    Reggimento Alpini

 In un'intervista rilasciata alla rivista La Patrona d'Italia (n. 1, 1972 - anno XXVII) in occasione del decimo anniversario di episcopato a Siena, così ricordava:
     "Quando il tenenente Castellano in forza presso ilReggimento Alpini di Mondovì, si congedò dal colonnello Fornara, gli disse: 'Vado a farmi frqte', il comandante salutandolo affettuosamente gli rispose: 'Non mi meraviglia questa tua decisione, perché hai fatto il militare come un frate, e mi auguro che farai il frate come un militare'. 
     Davanti alla bara di monsignor Castellano è stato messo il cappello da alpino che indossò durante il periodo in cui fu capitano della Brigata alpina Julia nella seconda guerra mondiale, con la quale partecipò alla campagna di Russia dal 1942 al 1943. 
     Ai funerali in cattedrale era presente anche una delegazione delle Penne Nere con la bandiera italiana listata a lutto.
                                     (12 aprile 2007)


-n. Imperia 22.09.1913
-1936 Laurea in Legge
-1937 ordine domenicano
-1942 Sacerdote
-31.10.1954 Vescovo
-18.11.1954 Vesc.Volterra
-1955 Assist. Naz. A.C.I.
-15.8.1961Vesc. Siena
-† 12.04.2007 Siena

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


(da: Corriere Siena del 15 apr. 2007)

 

> Scritti di Mons. Castellano

I DOTTORI DELLA CHIESA

     Le condizioni per essere proclamati dottori della Chiesa Universale dal Papa o dal Concilio Ecumenico sono: una grande santità e l'aver scritto opere di dottrina cristiana ortodossa eccelsa e sempre attuale. Quindi non basta essere bravi teologi, eruditissimi nelle Sacre Scritture, scrittori fecondi e ammirati; se non si è santi non si può essere riconosciuti dottori della Chiesa. Difatti i 33 dottori della Chiesa, 30 uomini e 3 donne: S. Caterina da Siena, S. Teresa d'Avila e S. Teresina del Bambin Gesù, sono tutti santi e grandi santi. Ci si domanda pertanto il motivo di questa necessaria condizione. A mio parere il motivo è dato dal fatto che i santi hanno l'esperienza di ciò che insegnano, comprendono il profondo senso delle SS. Scritture, hanno vivo il " sensus Ecclesiae ". 
Anzitutto i santi sono in grado di scrivere una dottrina non appresa dai libri, ma frutto della loro contemplazione e della loro esperienza mistica. Ciò che insegnano l'hanno prima vissuto in maniera coerente e totale, con l'aiuto della grazia di Dio: in santità di vita appunto. Per S. Caterina il Papa Paolo VI, proclamandola dottore della Chiesa, parlò di " sapienza infusa "; e questo carisma è proprio di tutti i dottori. Si tratta dunque di una dottrina frutto di amore. " Più si ama più si conosce, e più si conosce più si ama " suole dire S. Caterina (cfr. Dialogo, cap. 85). I santi hanno raggiunto la perfezione della carità, e pertanto sono in grado di conoscere più profondamente i misteri divini.
S. Caterina rivelò al B. Raimondo, suo confessore, che il suo maestro nella dottrina cristiana era stato Gesù stesso. " Padre mio, tenete come verità certissima che nulla, di quanto riguarda la via della salute, mi è stato insegnato o da un uomo o da una donna, ma precisamente dallo stesso Signore e Maestro, sposo prezioso e dolcissimo dell'anima mia, il Signore Gesù Cristo; sia per mezzo della sua ispirazione oppure parlandomi, come io parlo ora a voi, in una chiara apparizione " (Raimondo da Capua, Caterina da Siena, ed. Cantagalli, n.84). Non si tratta evidentemente di ispirazione come quella delle scritture; e S. Caterina ne era consapevole; prima di morire raccomandò che il suo " Libro " fosse riveduto accuratamente dai maestri in teologia suoi discepoli, i quali peraltro non fecero alcuna correzione. Si tratta di una illuminazione speciale donata ai santi dall'alto, per il bene della Chiesa. 
Un'altra ragione per la quale bisogna essere santi per divenire dottori della Chiesa è che solo i santi penetrano profondamente il senso delle SS. Scritture e della Tradizione. Il Magistero della Chiesa ha la speciale assistenza dello Spirito Santo nell'interpretare il senso delle SS: Scritture e della Tradizione. I santi Dottori aiutano la Chiesa nella conoscenza di Cristo e della sua dottrina, comprendendo per affinità il significato intimo della parola rivelata. Gesù stesso ebbe a dire ai suoi apostoli: " Voi sarete miei amici, se farete quello che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il padrone, ma vi chiamo amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi " (Gv 15, 14-15). I santi sono quelli che fanno in tutto e sempre la volontà di Dio e perciò sono gli amici ai quali Gesù fa conoscere se stesso e la sua rivelazione. S. Caterina fu più volte interrogata da teologi del suo tempo per saggiare la sua conoscenza delle SS. Scritture e tutti rimasero stupiti della sua sapienza. Uno di essi ebbe adire : " Noi delle SS. Scritture abbiamo rosicchiato la corteccia; costei si è mangiato il midollo ". Nelle sue opere S. Caterina cita il Vecchio e il Nuovo Testamento a memoria, cambiando talvolta le parole, ma fissandone con sicurezza il vero senso nel contesto biblico. Predilige il vangelo di S. Giovanni e le lettere di S Paolo. Infine i Dottori della Chiesa devono essere santi, perché solo i santi hanno il vero "sensus Ecclesiae ", amano profondamente la Chiesa, spendono la loro vita per la Chiesa. Non sono Dottori di una qualche Università o Accademia, ma della Chiesa, la quale li riconosce tali, ed è ad essi grata perché il loro insegnamento è per lei, la arricchisce di sapienza e l'aiuta nella sua missione di salvezza. La loro dottrina nasce dalla Chiesa, si nutre della Chiesa, fa progredire la Chiesa. A S. Caterina Gesù disse più volte che quanto le insegnava circa le verità divine doveva a sua volta insegnarlo agli altri nella Chiesa. E le promise che le avrebbe sempre suggerito ciò che doveva scrivere, che doveva dire, che doveva insegnare (cfr. Raimondo, n.122).
Si spiegano così le lettere e lo stesso Dialogo, tutta l'opera scritta da S. Caterina: insegnare nella Chiesa, allo stesso popolo di Dio, ciò che Gesù le aveva suggerito circa l'eterna salvezza. S. Caterina ama la Santa Chiesa di amore indicibile e si adopera per la sua riforma in alto e in basso, con preghiere, veglie, digiuni, lacrime e sudori. Per lei soffre unita alla passione di Gesù, fino a portarne le stimmate nel suo corpo. Poco prima di morire poté dire ai suoi discepoli: "In verità ho consumato tutta la mia vita per la Santa Chiesa e questo lo credo una grazia eccezionale che mi ha concesso il Signore" (Legenda Maior, n. 363). 
I santi Dottori sono dunque luce nella Chiesa perché tutto quello che hanno scritto è unicamente e realmente per la gloria di Dio e la salvezza di tutti gli uomini.

                                                   (Mons. Mario Ismaele Castellano O.P.)

LA BEATITUDINE ETERNA

   Solo Dio è in grado di soddisfare ai grandi desideri dell'uomo e dargli la felicità eterna. Nel Dialogo S. Caterina mette i bocca all'Eterno Padre queste parole: "Se (l'uomo) vuole bellezza, Io so' bollezza; se vuole bontà, Io so' bontà , perché so' sommamente buono; Io sapienza, Io benigno, Io pietoso, Io giusto e misericordioso Dio. Io largo e non avaro. Io so' colui che dà a che mi adimanda, apri a chi bussa in verità e rispondo a chi mi chiama. Non so' ingrato, ma grato e cognoscente a rimunerare chi per me s'afadigarà, cioè per gloria e loda del nome mio. Io so' giocondo, che tengo l'anima che si veste della mia volontà in sommo diletto" (Cap. 141). 
In paradiso c'è proprio questo: la beatitudine piena ed eterna delle anime e la loro perfetta conformità alla volontà di Dio. "Nell'amore godono dell'eterna mia visione, partecipando quello bene che Io ho in me medesimo a ognuno secondo la misura sua" (Cap. 41). La misura o grado di beatitudine, spiega Caterina, è dato dalla misura o grado di amore con cui passa da questa vita alla vita "durabile". I beati sono così differenti quanto a beatitudine, ma sia il "piccolo" che il "grande" sono pienamente beati. 
E tutti, piccoli e grandi, godono non solo della beatitudine di Dio, ma "godono ed esultano partecipando il bene l'uno dell'altro con l'affetto della carità".  L'amore che ci ha unito ai nostri cari e a tutti i cristiani in questo mondo, rimane sublimato nell'altro e ci dà gioia nel vedere beati quelli che noi amiamo. Per S. Caterina c'è comunione di felicità anche con gli angeli: "L'angelo si comunica con l'uomo, cioè con l'anima dei beati, e i beati con gli angeli. Si che ogni uno in questa dilezione della carità, godendo il bene l'uno dell'altro, esultano in me con giubilo e allegrezza senza tristizi a" (Cap. 148).
I beati "sono tanto conformati con la mia volontà che non possono volere, se non quello che Io voglio", dice l'Eterno Padre e ne dà la spiegazione: "perché l'arbitrio loro è legato nel legame della carità per si fatto modo, che venendo meno il tempo della creatura che ha in sé ragione, morendo in stato di grazia, non può più peccare". L'unione di volontà del beato con quella di Dio è talmente perfetta, da non sentire pena neppure per l'assenza nella patria del cielo dei propri cari, esclusi dalla giustizia di Dio (Cap. 41). Le anime dei beati desiderano riavere il loro corpo, ma non provano pena per questo avendo la certezza che si avvererà la resurrezione del corpo, secondo la volontà di Dio. "E non ti pensare che la beatitudine del corpo dopo la resurrezione dia più beatitudine all'anima", perché al contrario è la beatitudine dell'anima che si riversa sul corpo reso glorioso. Il Paradiso dunque di Caterina è comunitario: insieme alla beatitudine essenziale nel vedere Dio, c'è quella di vedere beati quelli che noi amiamo; e per l'unione di volontà tutti i beati sono una cosa sola in Dio. E' la Chiesa trionfante nella gloria con Cristo risorto, suo capo.

                                                   (Mons. Mario Ismaele Castellano O.P.)

LA FIGURA DI CRISTO-PONTE 
SECONDO S.CATERINA DA SIENA
 
(conferenza del 24.XI.1980 di Mons. I.Castellano, 
nel Collegio Universitario S.Caterina in Pavia) 
- vedere: Vita e opere/Le opere; nella pagina «Dialogo».

NUOVA EDIZIONE CRITICA DEL «DIALOGO» 
DI S.CATERINA, CURATA DA GIULIANA CAVALLINI

(commento di Mons.I.Castellano, ripreso dall'Osservatore Romano del 9 febbraio 1996) - vedere: Vita e opere/Le opere; nella pagina «Dialogo».

S.CATERINA:  SOLO GESÙ È MAESTRO DEL SUO MODO
DI VIVERE E DI SERVIRLO

     Uno degli argomenti sui quali hanno scritto gli studiosi cateriniani, specialmente nel secolo da poco trascorso, è quello dell'influsso sulla dottrina e la spiritualità della Santa senese, che sarebbe derivato dalla cultura religiosa del suo tempo. Tralasciando di considerare quali autori abbiano potuto influire sulla dottrina, per quanto invece riguarda le forme di consacrazione al Signore,erano al suo tempo quelle tradizionali: i monasteri di clausura, le confraternite e gli eremiti, uomini e donne. Queste ultime venivano comunemente chiamate "cellane" e di esse si è occupato P.Alfredo Scarciglia O.P. nel suo ultimo libro dal titolo "La cella del cuore di Caterina da Siena (Ed. Cantagalli, 2004).
     S.Caterina è figlia del suo tempo e conosceva benissimo ed apprezzava queste tre forme di vita spirituale, ma si dovrebbe dire che esse non abbiano influito sul suo modo di vivere e di operare, perché ebbe a dichiarare al suo biografo, il Beato Raimondo da Capua: "Padre mio, tenete come verità certissima che nulla, di quanto riguarda la via della salute, mi è stato insegnato o da un uomo o da una donna, ma precisamente dallo stesso Signore e Maestro, Sposo prezioso e dolcissimo dell'anima mia, il Signore Gesù Cristo, sia per mezzo della sua ispirazione oppure parlandomi, come io ora parlo a voi, in una chiara apparizione" (Legenda Maior, n° 84).
     L'apparente contraddizione si risolve considerando che S.Caterina, facendo sue le suggestioni che le venivano dal suo tempo, le meditava e, con l'aiuto dello Spirito Santo, le sublimava, le gettava in alto nella luce di Dio, fino a farle diventare nuove, originali, tali che erano sue e soltanto sue (cfr. M.I.Castellano, "Il significato del Dottorato Cateriniano", Quaderni Cateriniani, n°14, par.XI, Cantagalli Ed. 1975).
     Dalle "cellane" che cercavano Dio nella solitudine di una cella, solitudine talvolta interrotta da opere di carità, S.Caterina elabora la dottrina della "cella del cuore" nella quale è sempre in colloquio con lo Sposo Divino, anche in mezzo alle occupazioni del mondo. Questo ha ben dimostrato nel suo volumetto il P. Scarciglia O.P..
     Dei monasteri di clausura, così numerosi a Siena in quel tempo, S.Caterina - che pure cercò di costituirne uno a Belcaro - colse quello che era lo scopo principale: pregare per la Chiesa e la salvezza di tutti gli uomini. Sublimando questo concetto S.Caterina si dedicò totalmente al bene della Chiesa e alla salvezza degli uomini ed esortava i suoi discepoli a fare altrettanto. Prima di morire Ella rivela di aver consumato tutta la sua vita per la Chiesa: "e questo lo credo per una grazia eccezionale che mi ha concesso il Signore" (Legenda Maior, n° 363).
     Anche le confraternite, così numerose nella Siena del tempo, che annoveravano, come confratelli, sacerdoti e laici e si dedicavano periodicamente alla preghiera, alla penitenza ed alle opere di carità, possono aver suggerito alla nostra Santa l'idea della "bella brigata" dei discepoli, sacerdoti, religiosi, religiose e laici. Essi vivevano in fraternità, anzi come in un'unica famiglia, di cui Lei era considerata la "mamma", e partecipavano alle sue opere di carità e di apostolato. Anche qui, dunque, una sublimazione dell'idea di fraternità e di vita spirituale propria delle confraternite.
     Quanto ho cercato fin qui di dimostrare è stato implicitamente riconosciuto proclamando S.Caterina "Dottore della Chiesa Universale", poiché il Dottorato viene conferito unicamente a chi abbia un'eminente dottrina scritta con pregi di originalità, sempre nell'ambito della rivelazione cristiana (cfr. "Il significato del Dottorato Cateriniano", par. II). S.Caterina aveva scelto per sé il terz'ordine domenicano, di nuova istituzione, e tutta permeata dello spirito di S.Domenico poteva attuare pienamente il suo vero ideale: essere la "Sposa di Cristo". A Lui e a Lui solo Ella obbedisce, secondo il voto fatto nell'infanzia, e va a fare opere di carità quando Lui glielo comanda e va per il mondo a portare la pace e a parlare ai potenti quando Lui glielo ordina vincendo ogni sua resistenza: "Perciò obbedisci con coraggio, quando in seguito ti manderò fra la gente. Dovunque ti troverai, non ti abbandonerò, né mancherò secondo il solito di visitarti e di indirizzarti in tutto quello che dovrai fare" (Legenda Maior, n° 122).
     Il modo di vivere e di servire il Signore di S.Caterina ha costituito il modello al quale si sono ispirate molte fondatrici di congregazioni religiose di vita attiva, dando ad esse, talvolta, il nome stesso della Santa.

                                                  (Mons. Mario Ismaele Castellano O.P.)

GLI "SCALONI" DI S.CATERINA NON SONO GRADINATE

     L'allegoria di Cristo crocifisso ponte tra la terra e il cielo è la parte centrale del Dialogo di S.Caterina da Siena e contiene la sua dottrina sul cammino verso la santità e, in particolare, i tre gradi della vita spirituale: vita purgativa, illuminativa, unitiva. Perciò è molto importante conoscere il senso che la Santa dà ad ogni parola, simbolo o immagine.
     Il ponte è fatto a scale attraverso le quali il "viandante" sale verso Dio; ci sono anche tre "scaloni": uno ai piedi, l'altro alla ferita del costato ed il terzo alla bocca di Cristo.
     Gli studiosi, anche quelli che hanno curato le edizioni del Dialogo, generalmente interpretano lo scalone secondo il senso che ha nel linguaggio comune italiano: una gradinata o scalinata. Invece, nel linguaggio popolare senese, ancora oggi, la parola "scalone" significa un gradino più largo e spazioso. Quando venni a Siena, nel 1961, mi trovai poco dopo a ricevere una processione sulla porta centrale della Cattedrale ed uno dei Canonici mi avvertì: "Eccellenza, stia attento allo scalone!" e, poiché io cercavo con lo sguardo una scalinata, soggiunse: "questo è lo scalone" e mi indicò il gradino largo e spazioso situato sulla soglia, perché non inciampassi.
     Dunque, S.Caterina ha immaginato che nella scalinata del ponte ci siano tre "scaloni" cioè tre punti larghi e spaziosi a significare un momento di sosta e di riflessione, di arrivo e di partenza, corrispondenti ai tre gradi della vita spirituale. Immagini, dunque, che rendono la configurazione del ponte lineare e significativa ben diversa da quella che viene creata, invece, da tre gradinate.Siena, 27 giugno 2005
                            F.to Mario Ismaele Castellano, Arcivescovo Emerito 

 

 >> Il 20 settembre 2003 (riunione di Giunta) l'Istituto Senese di Studi Cateriniani e l'Associazione Internazionale dei Caterinati hanno offerto l'opuscolo cateriniano: «S.Caterina - Lettere ai Frati Eremiti di S.Agostino in Lecceto» (a cura di U.Meattini, ed. Cantagalli 6/2003), a Mons. Mario J.Castellano O.P.,  in occasione del suo 90 compleanno.

>>UNA SCULTURA BRONZEA PER RICORDARE MONS. CASTELLANO
     Domenica 13 aprile 2008 nella Cattedrale di Siena, è stato commemorato l’arcivescovo emerito monsignor Mario Ismaele Castellano ad un anno dalla scomparsa.
     Nell’occasione è stata inaugurata in Duomo una scultura in bronzo, raffigurante monsignor Castellano, opera della scultrice senese Chiara Tambani ed offerta dal Serra Club.
     Sono state raffigurate l’effige di monsignor Castellano e il logo del Serra Club, entrambi realizzati con la tecnica della fusione in bronzo a cera persa.
     Le due sculture sono state collocate permanentemente sulla lapide tombale di monsignor Castellano nella cripta dei vescovi nel Duomo di Siena.