| DISCORSO INTRODUTTIVO SU SANTA
CATERINA Moltissimi
conoscono Siena per l'originalità del suo Palio che si corre due volte l'anno, il 2 luglio e il 16 agosto, in onore della Madonna santissima. Tutti riconoscono a Siena un primato mondiale nel campo dell'arte. Le migliori guide turistiche hanno per Siena pagine zeppe di asterischi, cioè di segnalazioni che dovrebbero raccomandare una visita accurata dei monumenti presi in esame.
Mi stanno bene, naturalmente, questi riconoscimenti ampiamente meritati cui si potrebbe aggiungere la conoscenza delle Contrade, originale movimento di organizzazione civica esclusivo della nostra città. Ma mi domando se la gloria di Siena finisca qui. Per molti Siena è conosciuta per un altro titolo e cioè come patria di santa Caterina, insieme con S. Francesco Patrona d'Italia.
Il suo nome ha valicato gli oceani. Ho trovato centri e parrocchie dedicati a S. Caterina in Asia, in Africa e nelle due Americhe, senza contare l'Europa e l'Italia. Internet può dare un apporto nuovo alla conoscenza e alla sequela dato che, secondo Paolo VI, dopo la Madonna, S. Caterina può essere considerata la donna più grande della cristianità. La donna più grande, e coraggiosa si può aggiungere.
Da ragazza tutta chiesa, casa e ospedale, dove passava le notti al capezzale degli ammalati, di colpo sente la vocazione a operare per la pacificazione della Chiesa e della società. Senza rinunciare alla più stretta vocazione contemplativa, la sua vita è diventata una girandola tra le città della Toscana, della Liguria e della Francia dove realizzò la sua missione di convincere il Papa a tornare a Roma.
Quante insidie le abbiamo teso, dentro e fuori i "palazzi", non si sa. Ma la giovane santa non si arrestò davanti a nessuno. Quando la morte bussò alla sua porta si trovava a Roma per sostenere la causa del Papa legittimo e le
sue ultime parole sono il riassunto più completo di tutta la sua vita: muoio per la Chiesa. Della Chiesa del suo tempo aveva rigorosamente denunciato le mancanze e le lacune, a cominciare da quelle del clero alto e basso. Ma amò la Chiesa come sua madre, con passione e slancio di innamorata.
Questa è l'attualità di S. Caterina che, in vista del prossimo Grande Giubileo, vorremmo rilanciare. La Chiesa di oggi, grazie a Dio, possiamo ben ritenerla migliore di quella del secolo XIV. Magari fossimo capaci di ripercorrere l'itinerario cateriniano! Non è una fuga che ci viene chiesta, ma un impegno più generoso. La tentazione anche per i cristiani devoti è quella di rinchiudersi nel lamento sulle cose che non vanno. Così non ha fatto Caterina. Nessun vero progresso è possibile se i cristiani si adegueranno in un comfort di stile narcisistico, senza tradurre in solidarietà spirituale e materiale la loro testimonianza. Giovanni Paolo II ha chiamato Santa Caterina la mistica della politica.
Non è senza pena che si
seguono le cronache politiche in Italia e nel mondo. Sembra che tutto sia incerto e sconquassato, coi diversi poteri che, invece di essere distinti e autonomi per meglio operare, sembrano talvolta scatenati nel farsi ripicche quando non sono guerre aperte. Manca l'anima; manca la mistica; manca Santa Caterina da Siena. Qui nella sua terra la invochiamo perché il seme da lei sparso a piene mani, cresca anche oggi per la speranza del mondo. (Mons. Gaetano Bonicelli - Arcivescovo emerito) SANTA CATERINA DA SIENA
Può sembrare strano ma l'attualità di S. Caterina da Siena si percepisce e si vive molto di più oggi dei secoli passati. Il perché va cercato sicuramente nei tre successivi riconoscimenti che le sono stati riservati: nel 1939, Patrona d'Italia; nel 1970, Dottore della Chiesa; nel 1999 Patrona d'Europa. Anche questi titoli testimoniano una coscienza sempre più acuta della levatura spirituale di questa donna eccezionale. La sua fama meritatamente si allarga al di fuori dell'Italia e dell'Europa.
A S. Caterina vengono dedicate chiese, cappelle, nuove aggregazioni religiose in Asia (India), in Africa e in America latina.
Potremmo chiederci il perché di questo revival. Sembra a me facile scorgere l'impatto positivo che gli interventi vaticani hanno avuto, ma è anche doveroso riconoscere che tali riconoscimenti sono stati favoriti da un approfondimento del messaggio di S.Caterina. Dal 1830, data della morte della Santa, mai forse come in questi tempi si sono moltiplicate le edizioni delle opere (Dialogo, Lettere, Orazioni) anche in forma critica, cui si aggiungono biografie, saggi, elaborazioni tematiche che consentono di godere di tutta l'opera cateriniana.
Penso che sia giunto il momento di presentare in modo ragionato la bibliografia cateriniana, con i suoi svariati titoli in italiano, francese, tedesco e inglese. La ancora recente proclamazione di S.Caterina a Patrona d'Europa - meglio sarebbe dire compatrona insieme a S. Brigida e a S. Edith Stein - stimola la sua città a un rinnovamento dinamico sul piano spirituale per essere i primi a godere del frutto di così alto patrocinio. Gli impegni in via di realizzazione per questo anno 2000 sono i seguenti:
1. Rinnovamento del Santuario di S. Caterina e dell' "Alma Domus" (ospitalità per 100 persone) costruite sulla casa Benincasa a
Fonteblanda. 2. Feste Nazionali, che assumeranno quest'anno un carattere europeo, il 29-30 aprile. Vi parteciperanno i "caterinati" del Belgio con il Cardinale Arcivescovo di Bruxelles Goffredo Daneels e il Presidente del Parlamento Europeo On. Nicole Fontaine.
3. Statua marmorea di S. Caterina da Siena nella facciata absidale della Basilica di S. Pietro in Vaticano.
4. Si spera in più di concretare il progetto di una Cattedra Cateriniana presso l'Università di Siena. E c'è da augurarsi un'onda lunga che consolidi e dilati il rapporto tra questa Santa e un mondo che sembra fatto apposta per suscitare il suo dinamismo spirituale.
(Mons. Gaetano
Bonicelli)
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BONATE SOPRA (Bergamo) - 29 aprile 2006
- inaugurazione di una strada (con statua) a Santa Caterina
da Siena.
Presiede la funzione Sua Eccellenza Mons.
Gaetano Bonicelli,
coadiuvato da Don Mario Rosa, Don Alberto
Gervasoni e Don
Roberto Donadoni.
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LETTERA DI G.P.II SU
SANTA CATERINA DA SIENA
Al Venerato Fratello Mons. GASTANO BONICELLI - Arcivescovo di Siena.
(1 ottobre 1995)
Al compiersi del 25° anniversario della proclamazione di santa Caterina da Siena a Dottore della Chiesa universale, Ella ha ritenuto opportuno indire in codesta Arcidiocesi iniziative per far meglio conoscere la figura della Santa, che ha saputo testimoniare la fede con slancio apostolico nella società del suo tempo da impareggiabile maestra di vita e di dottrina
Come è noto, Caterina è autrice di un corpo di solide riflessioni teologiche sulle verità perenni contenute nella rivelazione; ed è particolarmente riconosciuto che dalla sua contemplazione amorosa, dall'esperienza vitale del Cristo, ella ha potuto trarre la singolare luce di verità, la chiarezza del dire, la vivezza appassionata nell 'esporre le sue alte espressioni mistiche.
Con lodevole sensibilità pastorale, quindi, Ella, Signor Arcivescovo, ha voluto prendere lo spunto da tale ricorrenza per approfondire ancor più e far meglio apprezzare le linee del pensiero della Santa Senese. Di Caterina il Sommo Pontefice Pio II disse che "tutto il suo parlare aveva per argomento le virtù, la religione, la pietà, il disprezzo delle cose mondane, l'amore di Dio e del prossimo, la patria celeste" (Bolla Misericordias Domini del 29 giugno 1461). Il suo modo di "parlare" trabocca, a sua volta, negli scritti, abitualmente dettati per gli amici in forma di dialogo, nel quale Caterina rivela il suo costante colloquio con Dio.
Il linguaggio è sapido di parole e di figure bibliche. La visione di Dio-Trinità - potente, sapiente, clemente - si riflette come in uno specchio sull'uomo, e Caterina esprime senza mai stancarsi teologia e antropologia insieme. Parla di un mistero, che è nello stesso tempo luce della divina essenza ed atto di comunione con lo spirito umano.
Caterina, autentica discepola di san Domenico, si sente, come lui, "un'anima assillata da grandissimo desiderio verso l'onore di Dio e la salute delle anime" (cfr. Dialogo, c. 1). Sa di essere creatura limitata, ma chiamata a superare se stessa, con un infinito desiderio, con umile ardire, con un forte volere.
Pertanto, nella luce e nel conforto della misericordia, di cui Dio è ricco, Caterina può rivolgersi all'Eterno Padre, implorando misericordia per sé, per la riforma della santa Chiesa, per tutto il mondo, in particolare per la pace dei cristiani (cfr. Dialogo, c. l).
La misericordia è uno dei temi portanti del pensiero Cateriniano, ispirato all'esempio di Gesù ed alla sua parola. Gesù Cristo fece della misericordia uno dei massimi argomenti della sua predicazione, motivata dalla ragione di manifestare la presenza di Dio, che è Padre, amore, misericordia.
Infiammata dallo stesso ardore di san Paolo, Caterina non sa che predicare Cristo e Cristo
crocifisso (cfr. 1 Cor 2,2), nel cui sangue si sente a lui sposa e nel cui sangue scrive, da madre e sorella, il suo Epistolario. Le Lettere della Santa raggiungono tutto il mondo a lei noto. Destinatari dei suoi scritti sono papi, re, condottieri, sacerdoti, religiosi, artigiani, emarginati, prigionieri e pubblici peccatori. Il cuore di Caterina si allarga a tutti i fedeli che formano "il corpo universale della religione cristiana" e a tutti i ministri di Cristo, che formano "il corpo mistico della santa Chiesa" .
Quasi una ''mistica della politica", Caterina esorta con le lettere i governanti d'Italia e di altri Paesi europei ad un agire cristiano, consonante sia con la verità di Dio, sia con la necessità di operare secondo giustizia. Solo così si potrà attuare il bene e la pace, sotto la spìnta della carità, nel rispetto della libertà, che è il grande dono di Dio all'uomo.
È celebre la massima categorica di santa Caterina per i responsabili della cosa pubblica: "Chi non ha l'occhio suo verso la città dell ' anima sua - . . non 1 ' avrà mai sopra la città attuale , della quale fosse fatto signore" (Lett. 338, ad Andrea Cavalcabuoi, senatore in Siena). La spiritualità, quindi, fonda e qualifica nell'uomo politico la dignità dell'esercizio del potere sopra una comunità, che per lui è solo "città prestata" temporaneamente da Dio.
Per la pace all'interno della famiglia Caterina dice ai coniugi : "La vostra conversazione sia sempre con quelli che temono e amano Dio in verità … E l'uno è cagione di dare lume all'altro, ricercando la dottrina di Cristo crocifisso e la vita dei santi" (Lett. 190, a Francesco di Pipino, sarto da Firenze, e a monna Agnesa, sua donna) .
In quest'anno, in cui la Comunità internazionale ha dedicato ampia riflessione alla promozione della donna, mi piace ricordare la grandezza e la dignità di questa donna, Caterina, nella quale le magnifiche e ben note iniziative per il bene della Chiesa trovarono la loro ragione e la loro forza sia nell'unione con Cristo, sia nella propria libertà di iniziativa, ben fondata e stabilita nella fede in Dio.
La sua personale esperienza di comunione con Cristo continua ad attirare la nostra attenzione sul ruolo della donna, chiamata ad operare con il suo carisma nel campo sociale della promozione e del bene comune.
In questo periodo di preparazione al Grande Giubileo del 2000 ci assista con la sua intercessione santa Caterina, alla quale "nessuno si avvicinava - ricorda Pio II - senza divenire più dotto e santo". Ella, che fu intrepida e tenace assertrice della sede romana del successore di Pietro, interceda ancora per "la Chiesa di Roma, che è il principato della fede nostra" (Lett. 347, al conte Alberico da Balbiano).
Interceda la Santa per la pace e la prosperità dell'Italia, sua patria, e dell'Europa, che richiamò all'unità nell'ubbidienza di fede. Interceda per la città di Siena, affinchè la verità di Cristo e la luce del suo Vangelo guidino le menti e le scelte morali di tutti i suoi concittadini. Interceda Caterina perché il clero operi con zelo e porti testimonianze di vita santa nel sacro ministero. Ottenga da Dìo una promettente rifioritura di generose vite consacrate!
Con questi voti imparto di cuore a Lei, Venerabile Fratello, ed e a tutti i fedeli di codesta Arcìdiocesi la Benedizione Apostolica, pegno di copiosi favori celesti.
Dal Vaticano, 1° ottobre 1995.
(f.to Joannes Paulus II) 
Cordoglio di Mons. Gaetano
Bonicelli alle esequie di Mons Ismaele Castellano
(Corriere Siena 15 aprile
2007)
-Il
commovente saluto amichevole del successore Gaetano Bonicelli-
Quando andai a trovarlo e lo
vidi per l'ultima volta era la vigilia dell'Immacolata. Affaticato ma
lucidissimo volle abbracciarmi presagendo che questo, sulla terra, non
poteva essere che l'ultimo incontro. La notizia poi della malattia, di
questi ultimi giorni, non poteva che far presagire il {inis
di una pur lunga
movimentata esistenza.
La
notizia della sua morte mi giunge mentre sto pregando il Rosario che,
di giovedì, è guidato
dai misteri della luce che mi sembra illuminino assai bene la vita di
un pastore d'anime come io, e
tanti altri,
ho conosciuto in monsignor Mario Ismaele Castellano. Ognuno di
questi misteri rievoca un monte su cui è
salito il Signore Gesù e per
questo diventa emblematico anche per il cammino dei cristiani. Si va
dal deserto montuoso di Giuda dopo il battesimo, al monte delle
Beatitudini, al Tabor e al monte Sion dove è posto il cenacolo
dell'eucarestia.
Mi
sono chiesto quale di questi monti santi abbia prefigurato al meglio
la vita e il ministero di monsignor Castellano. Mi pare che la
risposta stia nel privilegiare il monte delle Beatitudini. L’arcivescovo
era un frate predicatore domenicano- e ha onorato la sua scelta di
vita con l'amabilità del suo conversare, con
la istintiva apertura e capacità di incontro con tutti, con
l'assiduità e la generosità delle sue prestazioni ad ogni richiesta
diocesana e nazionale. II suo era uno stile dove anche il messaggio più
esigente si vestiva di comprensione e di beatitudine.
Ritorno
volentieri agli inizi. Nel 1954
egli, giovanissimo,
veniva consacrato vescovo. Era l'anno in cui, finito
il mio curriculum alla Cattolica, venivo chiamato a Roma, dove giunse
anche monsignor Castellano, nominato
assistente generale dell'Azione Cattolica. Io lavoravo alle Acli che
non dipendevano dall'Aci, anche se moralmente non potevamo non
sentirci collegati. L’organizzazione del mondo cattolico a quei
tempi, era naturalmente molto più leggera di oggi. Così non ci
sembrava vero di trovarci, anche
per i ritiri mensili e gli esercizi, con
i confratelli dell'Aci, e
perciò con 1'assistente generale. Si era creato fra noi un vero
feeling basato sulla stima ma anche sulla consapevolezza dell'u nità
del mandato che ci era dato dalla chiesa. Quante conversazioni che
spaziavano un po' su tutta la problematica della evangelizzazione dei
laici.
Dopo
soli cinque anni di lavoro all'Azione Cattolica, monsignor Castellano è
mandato arcivescovo di Siena.
Rimosso o pro mosso? Si sa bene delle spiegabili tensioni legate all'
evoluzione della situazione politica con l'appoggio ai comitati civici
che in qualche parte affievolivano 1'opera dell'Aci. Ne ebbi conferma
dallo stesso arcivesco quando, insieme a monsignor Quadri, andai a
visitarlo la.sera stessa della pubblicazione della nomina su
"L’Osservatore romano”. Monsignor Castellano non sollevò
obiezio ni di sorta, ma piangeva. Dispiacere di lasciare un campo
appena arato, timore di un ambiente ritenuto duro per i
condizionamenti della politica? Non lo saprei dire nemmeno oggi e
nemmeno mi preoccupò troppo saperlo.
So
invece che gli impegni pastorali di monsignor Castellano si
moltiplicavano. C'era il concilio, c'era la Cei che muoveva i suoi
primi passi e che avrebbe trovato nell' arcivescovo di Siena un punto
naturale di appoggio quando fu eletto vice presidente della conferenza
e, in conseguenza delle ripartizioni di compiti e competenze, anche
presidente della Caritas italiana che, fresca fresca, aveva raggiunto
la sua autonomia organizzativa. Nel frattempo, anch'io bazzicavo nella
Cei prima come segretario aggiunto e poi come vescovo. Incontrare monsignor
Castellano era sempre una
gioia per il suo debordante entusiasmo e la sua visione ottimistica della
storia alla Iuce del mistero cristiano.
Gli
anni passavano e anche per monsignor Castellano stava giungendo il
fatidico limite dei 75 anni. Siamo nel 1989
e i suoi anni sono
76. Toccò proprio a me consegnargli la busta fatidica della
congregazione con cui veniva fissata la data di accettazione della sua
rinuncia e contestualmente la nomina del successore che ero io. Il
quadro di questo primo incontro era abbastanza strano perché eravamo
in Campidoglio per una celebrazione ufficiale che aveva tra i suoi
relatori proprio l'arcivescovo Castellano. Il mio mandato di ordinario
militare per l'Italia finiva il 13 dicembre di quell'anno. Combinai
una visita a Siena che conoscevo ma solo per sporadiche toccate e fuga
in occasione di celebrazioni al presidio militare. L’arcivescovo fu
magnifico, solo che mi pregò di prendermela con calma, di
riposare un poco prima di cambiare registro. Da parte mia non sapevo
cosa fare e così trovammo
una via intermedia: monsignor Castellano sarebbe divenuto emerito il
14 gennaio 1990, al momento del mio ingresso ufficiale che fu un
evento eccezionale per la presenza del ministro della difesa e di una
ventina di vescovi, compresi alcuni ordinari militari (Usa, Spagna,
Olanda, Austria). Le parole pronunciate dall'arcivescovo uscente, nel
momento della consegna del pastorale, furono molto più che buone. In
sostanza egli riteneva Siena una terra benedetta dalla Madonna e da un
mugolo di santi e potenzialmente aperta a una rinnovata
evangelizzazione.
Non
sarò mai abbastanza grato dell' accoglienza di Siena che
evidentemente a tutto campo rispecchiava la fraterna accoglienza di
chi per ben 29 anni era stato il suo pastore. Non basta una bella
festa, naturalmente, a
segnare un passaggio ecclesiale. Ma bisogna riconoscere che anche di
questo c'è bisogno per abbordare una realtà nei suoi aspetti
feriali. Qualcuno a Roma mi aveva messo in allarme: bada che
Castellano, da tanto tempo sul posto, potrebbe rivendicare ruoli che,
anche senza volerlo, intralciano il buon funzionamento del servizio
diocesano. Mi è caro ripetere qui quello che più volte ho espresso:
monsignor Castellano, con un benservito senese di enorme rilievo, mai
una volta sola mi ha messo in condizione di modificare la linea o una
decisione. Egli è stato, nei
suoi anni, un padre
affettuoso e un amico impareggiabile. Mi ha fatto un immenso piacere
il giudizio che più volte egli espresse nei miei confronti: che cioè
si sentiva perfettamente compreso, amato e stimato. Penso proprio che
non ci sia mai stato, in quasi dodici anni, un solo gesto o una parola
che ha messo in forse questa comunione. Comunione che si esprimeva con
l’assidua partecipazione alla vita ecclesiale, ai convegni, ma
più ancora alle numerose e solenni celebrazioni in cattedrale e
fuori. Con ammirazione lo vedevo di domenica, zoppicare magari, ma
assicurare la sua presenza ai vespri del capitolo.
Altri
parleranno dell' apporto unico che monsignor Castellano ha offerto
alla sua chiesa. Primo fra tutti la comunione e l'integrazione delle
tre diocesi di Siena, Colle e Montalcino. So bene quanto, lui per
primo, ci abbia sofferto; ma dal 1986 ad oggi credo proprio che - in
confronto ad altre situazioni che conosco - sia prodigioso il cammino
percorso. L’arcivescovo domenicano ha trovato a Siena gli spazi
ideali per dilatare la conoscenza di Santa Caterina, a cominciare dal
suo riconoscimento come dottore della chiesa nel 1970. Credo che la
raccolta di tutte le relazioni e gli articoli su Santa Caterina sarà
una riscoperta del ruolo di Castellano in questo campo. E non possiamo
ignorare la prima visita di papa Giovanni Paolo II a Siena nel 1980.
Ci fu l'incidente dell'incomprensione di larga parte dell'
estabishment politico e sindacale cui ha alluso bonariamente anche il
papa nel suo secondo II “pellegrinaggio" del 1996. Mi fermo
qui, non senza benedire il Signore. Adesso che monsignor Castellano ci
ha lasciato, sento scoperta la copertura ideale che mi teneva al
sicuro sul mio viaggio nell' eternità. Lui è andato, ora tocca a me.
E vorrei che su, vicino a San Pietro, al mio giorno ci fosse lui, come
quando mi abbracciò sulla soglia del Duomo quel 14 gennaio 1990 e la
mano nella mano mi condusse verso l'altare del Signore. Grazie, caro
monsignor Castellano. Domenica
15 Aprile 2007- Gaetano
Bonicelli,
già
arcivescovo di Siena. 
"Riteneva
Siena una terra benedetta dalla Madonna"
Addio
toccante - Tantissima gente il 15 aprile 2007 di mattina in
Duomo, ai funerali di monsignor Mario Jsmaele Castellano. Erano
presenti alla tumulazione anche gli Alpini in cui l'arcivescovo
emerito svolse il servizio militare nella brigata Julia.
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