107.mo Arcivescovo di Siena (15.1.1990- maggio 2001) e Presidente dell'Associazione Internazionale dei Caterinati dal 1990 al 2001.

 

DISCORSO INTRODUTTIVO SU SANTA CATERINA

     Moltissimi  conoscono Siena per l'originalità del suo Palio che si corre due volte l'anno, il 2 luglio e il 16 agosto, in onore della Madonna santissima. Tutti riconoscono a Siena un primato mondiale nel campo dell'arte. Le migliori guide turistiche hanno per Siena pagine zeppe di asterischi, cioè di segnalazioni che dovrebbero raccomandare una visita accurata dei monumenti presi in esame.
     Mi stanno bene, naturalmente, questi riconoscimenti ampiamente meritati cui si potrebbe aggiungere la conoscenza delle Contrade, originale movimento di organizzazione civica esclusivo della nostra città. Ma mi domando se la gloria di Siena finisca qui. Per molti Siena è conosciuta per un altro titolo e cioè come patria di santa Caterina, insieme con S. Francesco Patrona d'Italia.
     Il suo nome ha valicato gli oceani. Ho trovato centri e parrocchie dedicati a S. Caterina in Asia, in Africa e nelle due Americhe, senza contare l'Europa e l'Italia. Internet può dare un apporto nuovo alla conoscenza e alla sequela dato che, secondo Paolo VI, dopo la Madonna, S. Caterina può essere considerata la donna più grande della cristianità. La donna più grande, e coraggiosa si può aggiungere.
     Da ragazza tutta chiesa, casa e ospedale, dove passava le notti al capezzale degli ammalati, di colpo sente la vocazione a operare per la pacificazione della Chiesa e della società. Senza rinunciare alla più stretta vocazione contemplativa, la sua vita è diventata una girandola tra le città della Toscana, della Liguria e della Francia dove realizzò la sua missione di convincere il Papa a tornare a Roma.
     Quante insidie le abbiamo teso, dentro e fuori i "palazzi", non si sa. Ma la giovane santa non si arrestò davanti a nessuno. Quando la morte bussò alla sua porta si trovava a Roma per sostenere la causa del Papa legittimo e le sue ultime parole sono il riassunto più completo di tutta la sua vita: muoio per la Chiesa. Della Chiesa del suo tempo aveva rigorosamente denunciato le mancanze e le lacune, a cominciare da quelle del clero alto e basso. Ma amò la Chiesa come sua madre, con passione e slancio di innamorata. 
     Questa è l'attualità di S. Caterina che, in vista del prossimo Grande Giubileo, vorremmo rilanciare. La Chiesa di oggi, grazie a Dio, possiamo ben ritenerla migliore di quella del secolo XIV. Magari fossimo capaci di ripercorrere l'itinerario cateriniano! Non è una fuga che ci viene chiesta, ma un impegno più generoso. La tentazione anche per i cristiani devoti è quella di rinchiudersi nel lamento sulle cose che non vanno. Così non ha fatto Caterina. Nessun vero progresso è possibile se i cristiani si adegueranno in un comfort di stile narcisistico, senza tradurre in solidarietà spirituale e materiale la loro testimonianza. 
Giovanni Paolo II ha chiamato Santa Caterina la mistica della politica.  Non è senza pena che si seguono le cronache politiche in Italia e nel mondo. Sembra che tutto sia incerto e sconquassato, coi diversi poteri che, invece di essere distinti e autonomi per meglio operare, sembrano talvolta scatenati nel farsi ripicche quando non sono guerre aperte. Manca l'anima; manca la mistica; manca Santa Caterina da Siena. Qui nella sua terra la invochiamo perché il seme da lei sparso a piene mani, cresca anche oggi per la speranza del mondo.

(Mons. Gaetano Bonicelli - Arcivescovo emerito)


SANTA CATERINA DA SIENA

     Può sembrare strano ma l'attualità di S. Caterina da Siena si percepisce e si vive molto di più oggi dei secoli passati. Il perché va cercato sicuramente nei tre successivi riconoscimenti che le sono stati riservati: nel 1939, Patrona d'Italia; nel 1970, Dottore della Chiesa; nel 1999 Patrona d'Europa. Anche questi titoli testimoniano una coscienza sempre più acuta della levatura spirituale di questa donna eccezionale. La sua fama meritatamente si allarga al di fuori dell'Italia e dell'Europa.
     A S. Caterina vengono dedicate chiese, cappelle, nuove aggregazioni religiose in Asia (India), in Africa e in America latina.
     Potremmo chiederci il perché di questo revival. Sembra a me facile scorgere l'impatto positivo che gli interventi vaticani hanno avuto, ma è anche doveroso riconoscere che tali riconoscimenti sono stati favoriti da un approfondimento del messaggio di S.Caterina. Dal 1830, data della morte della Santa, mai forse come in questi tempi si sono moltiplicate le edizioni delle opere (Dialogo, Lettere, Orazioni) anche in forma critica, cui si aggiungono biografie, saggi, elaborazioni tematiche che consentono di godere di tutta l'opera cateriniana.
     Penso che sia giunto il momento di presentare in modo ragionato la bibliografia cateriniana, con i suoi svariati titoli in italiano, francese, tedesco e inglese. La ancora recente proclamazione di S.Caterina a Patrona d'Europa - meglio sarebbe dire compatrona insieme a S. Brigida e a S. Edith Stein - stimola la sua città a un rinnovamento dinamico sul piano spirituale per essere i primi a godere del frutto di così alto patrocinio. Gli impegni in via di realizzazione per questo anno 2000 sono i seguenti: 
  1. Rinnovamento del Santuario di S. Caterina e dell' "Alma Domus" (ospitalità per 100 persone) costruite sulla casa Benincasa a Fonteblanda.
  2. Feste Nazionali, che assumeranno quest'anno un carattere europeo, il 29-30 aprile. Vi parteciperanno i "caterinati" del Belgio con il Cardinale Arcivescovo di Bruxelles Goffredo Daneels e il Presidente del Parlamento Europeo On. Nicole Fontaine. 
  3. Statua marmorea di S. Caterina da Siena nella facciata absidale della Basilica di S. Pietro in Vaticano.
  4. Si spera in più di concretare il progetto di una Cattedra Cateriniana presso l'Università di Siena. E c'è da augurarsi un'onda lunga che consolidi e dilati il rapporto tra questa Santa e un mondo che sembra fatto apposta per suscitare il suo dinamismo spirituale.
                                                                 (Mons. Gaetano Bonicelli)

> BONATE SOPRA (Bergamo) - 29 aprile 2006
   - inaugurazione di una strada (con statua) a Santa Caterina da Siena.
     Presiede la funzione Sua Eccellenza Mons. Gaetano Bonicelli,  
     coadiuvato da Don Mario Rosa, Don Alberto Gervasoni e Don 
     Roberto Donadoni.

LETTERA DI Giovanni Paolo II  SU SANTA CATERINA DA SIENA
Al  Venerato  Fratello Mons. Gaetano Bonicelli - Arcivescovo di Siena.
(1 ottobre 1995)

     Al compiersi del 25° anniversario della proclamazione di santa Caterina da Siena a Dottore della Chiesa universale, Ella ha ritenuto opportuno indire in codesta Arcidiocesi iniziative per far meglio conoscere la figura della Santa, che ha saputo testimoniare la fede con slancio apostolico nella società del suo tempo da impareggiabile maestra di vita e di dottrina
     Come è noto, Caterina è autrice di un corpo di solide riflessioni teologiche sulle verità perenni contenute nella rivelazione; ed è particolarmente riconosciuto che dalla sua contemplazione amorosa, dall'esperienza vitale del Cristo, ella ha potuto trarre la singolare luce di verità, la chiarezza del dire, la vivezza appassionata nell 'esporre le sue alte espressioni mistiche.
     Con lodevole sensibilità pastorale, quindi, Ella, Signor Arcivescovo, ha voluto prendere lo spunto da tale ricorrenza per approfondire ancor più e far meglio apprezzare le linee del pensiero della Santa Senese. Di Caterina il Sommo Pontefice Pio II disse che "tutto il suo parlare aveva per argomento le virtù, la religione, la pietà, il disprezzo delle cose mondane, l'amore di Dio e del prossimo, la patria celeste" (Bolla Misericordias Domini del 29 giugno 1461). Il suo modo di "parlare" trabocca, a sua volta, negli scritti, abitualmente dettati per gli amici in forma di dialogo, nel quale Caterina rivela il suo costante colloquio con Dio.
     Il linguaggio è sapido di parole e di figure bibliche. La visione di Dio-Trinità - potente, sapiente, clemente - si riflette come in uno specchio sull'uomo, e Caterina esprime senza mai stancarsi teologia e antropologia insieme. Parla di un mistero, che è nello stesso tempo luce della divina essenza ed atto di comunione con lo spirito umano.
     Caterina, autentica discepola di san Domenico, si sente, come lui, "un'anima assillata da grandissimo desiderio verso l'onore di Dio e la salute delle anime" (cfr. Dialogo, c. 1). Sa di essere creatura limitata, ma chiamata a superare se stessa, con un infinito desiderio, con umile ardire, con un forte volere.
     Pertanto, nella luce e nel conforto della misericordia, di cui Dio è ricco, Caterina può rivolgersi all'Eterno Padre, implorando misericordia per sé, per la riforma della santa Chiesa, per tutto il mondo, in particolare per la pace dei cristiani (cfr. Dialogo, c. l).
     La misericordia è uno dei temi portanti del pensiero Cateriniano, ispirato all'esempio di Gesù ed alla sua parola. Gesù Cristo fece della misericordia uno dei massimi argomenti della sua predicazione, motivata dalla ragione di manifestare la presenza di Dio, che è Padre, amore, misericordia.
     Infiammata dallo stesso ardore di san Paolo, Caterina non sa che predicare Cristo e Cristo  crocifisso (cfr. 1 Cor 2,2), nel cui sangue si sente a lui sposa e nel cui sangue scrive, da madre e sorella, il suo Epistolario. Le Lettere della Santa raggiungono tutto il mondo a lei noto. Destinatari dei suoi scritti sono papi, re, condottieri, sacerdoti, religiosi, artigiani, emarginati, prigionieri e pubblici peccatori. Il cuore di Caterina si allarga a tutti i fedeli che formano "il corpo universale della religione cristiana" e a tutti i ministri di Cristo, che formano "il corpo mistico della santa Chiesa" .
     Quasi una ''mistica della politica", Caterina esorta con le lettere i governanti d'Italia e di altri Paesi europei ad un agire cristiano, consonante sia con la verità di Dio, sia con la necessità di operare secondo giustizia. Solo così si potrà attuare il bene e la pace, sotto la spìnta della carità, nel rispetto della libertà, che è il grande dono di Dio all'uomo.
     È celebre la massima categorica di santa Caterina per i responsabili della cosa pubblica: "Chi non ha l'occhio suo verso la città dell ' anima sua - . . non 1 ' avrà mai sopra la città attuale , della quale fosse fatto signore" (Lett. 338, ad Andrea Cavalcabuoi, senatore in Siena). La spiritualità, quindi, fonda e qualifica nell'uomo politico la dignità dell'esercizio del potere sopra una comunità, che per lui è solo "città prestata" temporaneamente da Dio.
     Per la pace all'interno della famiglia Caterina dice ai coniugi : "La vostra conversazione sia sempre con quelli che temono e amano Dio in verità … E l'uno è cagione di dare lume all'altro, ricercando la dottrina di Cristo crocifisso e la vita dei santi" (Lett. 190, a Francesco di Pipino, sarto da Firenze, e a monna Agnesa, sua donna) .
    In quest'anno, in cui la Comunità internazionale ha dedicato ampia riflessione alla promozione della donna, mi piace ricordare la grandezza e la dignità di questa donna, Caterina, nella quale le magnifiche e ben note iniziative per il bene della Chiesa trovarono la loro ragione e la loro forza sia nell'unione con Cristo, sia nella propria libertà di iniziativa, ben fondata e stabilita nella fede in Dio.    La sua personale esperienza di comunione con Cristo continua ad attirare la nostra attenzione sul ruolo della donna, chiamata ad operare con il suo carisma nel campo sociale della promozione e del bene comune.
     In questo periodo di preparazione al Grande Giubileo del 2000 ci assista con la sua intercessione santa Caterina, alla quale "nessuno si avvicinava - ricorda Pio II - senza divenire più dotto e santo". Ella, che fu intrepida e tenace assertrice della sede romana del successore di Pietro, interceda ancora per "la Chiesa di Roma, che è il principato della fede nostra" (Lett. 347, al conte Alberico da Balbiano).
     Interceda la Santa per la pace e la prosperità dell'Italia, sua patria, e dell'Europa, che richiamò all'unità nell'ubbidienza di fede. Interceda per la città di Siena, affinchè la verità di Cristo e la luce del suo Vangelo guidino le menti e le scelte morali di tutti i suoi concittadini. Interceda Caterina perché il clero operi con zelo e porti testimonianze di vita santa nel sacro ministero. Ottenga da Dìo una promettente rifioritura di generose vite consacrate!
     Con questi voti imparto di cuore a Lei, Venerabile Fratello, ed e a tutti i fedeli di codesta Arcìdiocesi la Benedizione Apostolica, pegno di copiosi favori celesti.
     Dal Vaticano, 1° ottobre 1995. 
                                                  (f.to   Joannes Paulus II)


 
Cordoglio di Mons. Gaetano Bonicelli alle esequie di Mons Ismaele Castellano
(Corriere Siena 15 aprile 2007)
-Il commovente saluto amichevole del successore Gaetano Bonicelli-

     Quando andai a trovarlo e lo vidi per l'ultima volta era la vigilia dell'Immacolata. Affaticato ma lucidissimo volle abbracciarmi presagendo che questo, sulla terra, non poteva essere che l'ultimo incontro. La notizia poi della malattia, di questi ultimi giorni, non poteva che far presagire il {inis di una pur lunga movimentata esistenza.
     La notizia della sua morte mi giunge mentre sto pregando il Rosario che, di giovedì, è guidato dai misteri della luce che mi sembra illuminino assai bene la vita di un pastore d'anime come io, e tanti altri,  ho conosciuto in monsignor Mario Ismaele Castellano. Ognuno di questi misteri rievoca un monte su cui è salito il Signore Gesù e per questo diventa emblematico anche per il cammino dei cristiani. Si va dal deserto montuoso di Giuda dopo il battesimo, al monte delle Beatitudini, al Tabor e al monte Sion dove è posto il cenacolo dell'eucarestia.
     Mi sono chiesto quale di questi monti santi abbia prefigurato al meglio la vita e il mi­nistero di monsignor Castellano. Mi pare che la risposta stia nel privilegiare il monte delle Beatitudini. L’arcivescovo era un frate predicatore ­domenicano- e ha onorato la sua scelta di vita con l'amabilità del suo conversare,  con la istintiva apertura e capacità di incontro con tutti,  con l'assiduità e la generosità delle sue prestazioni ad ogni richiesta diocesana e nazionale. II suo era uno stile dove anche il messaggio più esigente si vestiva di comprensione e di bea­titudine.
     Ritorno volentieri agli inizi. Nel 1954 egli,  giovanissimo, veniva consacrato vescovo. Era l'anno in cui,  finito il mio curriculum alla Cattolica, venivo chiamato a Roma, dove giunse anche monsignor Castellano,  nominato assistente generale dell'Azione Cattolica. Io lavoravo alle Acli che non dipendevano dall'Aci, anche se moralmente non potevamo non sentirci collegati. L’organizzazione del mondo cattolico a quei tempi, era naturalmente molto più leggera di oggi. Così non ci sembrava vero di trovarci,  anche per i ritiri mensili e gli esercizi,  con i confratelli dell'Aci,  e perciò con 1'assistente generale. Si era creato fra noi un vero feeling basato sulla stima ma anche sulla consapevolezza dell'u nità del mandato che ci era dato dalla chiesa. Quante conversazioni che spaziavano un po' su tutta la problematica della evangelizzazione dei laici.
     Dopo soli cinque anni di lavoro all'Azione Cattolica, monsignor Castellano è mandato arcivescovo di Siena.  Rimosso o pro mosso? Si sa bene delle spiegabili tensioni legate all' evoluzione della situazione politica con l'appoggio ai comitati civici che in qualche parte affievolivano 1'opera dell'Aci. Ne ebbi conferma dallo stesso arcivesco quando, insieme a monsignor Quadri, andai a visitarlo la.sera stessa della pubblicazione della nomina su "L’Osservatore romano”.  Monsignor Castellano non sollevò obiezio ni di sorta, ma piangeva. Dispiacere di lasciare un campo appena arato, timore di un ambiente ritenuto duro per i condizionamenti della politica? Non lo saprei dire nemmeno oggi e  nemmeno mi preoccupò troppo saperlo.
     So invece che gli impegni pastorali di monsignor  Castellano si moltiplicavano. C'era il concilio, c'era la Cei che muoveva i suoi primi passi e che avrebbe trovato nell' arcivescovo di Siena un punto naturale di appoggio quando fu eletto vice presidente della conferenza e, in conseguenza delle ripartizioni di compiti e competenze, anche presidente della Caritas italiana che, fresca fresca, aveva raggiunto la sua autonomia organizzativa. Nel frattempo, anch'io bazzicavo nella Cei prima come segretario aggiunto e poi come vescovo. Incontrare  monsignor Castellano era sempre  una gioia per il suo debordante entusiasmo e la sua visione ottimistica  della storia alla Iuce del mistero cristiano.
     Gli anni passavano e anche per monsignor Castellano stava giungendo il fatidico limite dei 75 anni. Siamo nel 1989 e i suoi anni  sono 76. Toccò proprio a me consegnargli la busta fatidica della congregazione con cui veniva fissata la data di accettazione della sua rinuncia e contestualmente la nomina del successore che ero io. Il quadro di questo primo incontro era abbastanza strano perché eravamo in Campidoglio per una celebrazione ufficiale che aveva tra i suoi relatori proprio l'arcivescovo Castellano. Il mio mandato di ordinario militare per l'Italia finiva il 13 dicembre di quell'anno. Combinai una visita a Siena che conoscevo ma solo per sporadiche toccate e fuga in occasione di celebrazioni al presidio militare. L’arcivescovo fu magnifico, solo che mi pregò di prendermela con calma,  di riposare un poco prima di cambiare registro. Da parte mia non sapevo cosa fare e così  trovammo una via intermedia: monsignor Castellano sarebbe divenuto emerito il 14 gennaio 1990, al momento del mio ingresso ufficiale che fu un evento eccezionale per la presenza del ministro della difesa e di una ventina di vescovi, compresi alcuni ordinari militari (Usa, Spagna, Olanda, Austria). Le parole pronunciate dall'arcivescovo uscente, nel momento della consegna del pastorale, furono molto più che buone. In sostanza egli riteneva Siena una terra benedetta dalla Madonna e da un mugolo di santi e potenzialmente aperta a una rinnovata evangelizzazione.
     Non sarò mai abbastanza grato dell' accoglienza di Siena che evidentemente a tutto campo rispecchiava la fraterna accoglienza di chi per ben 29 anni era stato il suo pastore. Non basta una bella festa,  naturalmente,  a segnare un passaggio ecclesiale. Ma bisogna riconoscere che anche di questo c'è bisogno per abbordare una realtà nei suoi aspetti feriali. Qualcuno a Roma mi aveva messo in allarme: bada che Castellano, da tanto tempo sul posto, potrebbe rivendicare ruoli che, anche senza volerlo, intralciano il buon funzionamento del servizio diocesano. Mi è caro ripetere qui quello che più volte ho espresso: monsignor Castellano, con un benservito senese di enorme rilievo, mai una volta sola mi ha messo in condizione di modificare la linea o una decisione. Egli è stato,  nei suoi anni,  un padre affettuoso e un amico impareggiabile. Mi ha fatto un immenso piacere il giudizio che più volte egli espresse nei miei confronti: che cioè si sentiva perfettamente compreso, amato e stimato. Penso proprio che non ci sia mai stato, in quasi dodici anni, un solo gesto o una parola che ha messo in forse questa comunione. Comunione che si esprimeva con l’assidua partecipazione alla vita ecclesiale, ai convegni,  ma più ancora alle numerose e solenni celebrazioni in cattedrale e fuori. Con ammirazione lo vedevo di domenica, zoppicare magari,  ma assicurare la sua presenza ai vespri del capitolo.
     Altri parleranno dell' apporto unico che monsignor Castellano ha offerto alla sua chiesa. Primo fra tutti la comunione e l'integrazione delle tre diocesi di Siena, Colle e Montalcino. So bene quanto, lui per primo, ci abbia sofferto; ma dal 1986 ad oggi credo proprio che - in confronto ad altre situazioni che conosco - sia prodigioso il cammino percorso. L’arcivescovo domenicano ha trovato a Siena gli spazi ideali per dilatare la conoscenza di Santa Caterina, a cominciare dal suo riconoscimento come dottore della chiesa nel 1970. Credo che la raccolta di tutte le relazioni e gli articoli su Santa Caterina sarà una riscoperta del ruolo di Castellano in questo campo. E non possiamo ignorare la prima visita di papa Giovanni Paolo II a Siena nel 1980. Ci fu l'incidente dell'incomprensione di larga parte dell' estabishment politico e sindacale cui ha alluso bonariamente anche il papa nel suo secondo II “pellegrinaggio" del 1996. Mi fermo qui, non senza benedire il Signore. Adesso che monsignor Castellano ci ha lasciato, sento scoperta la copertura ideale che mi teneva al sicuro sul mio viaggio nell' eternità. Lui è andato, ora tocca a me. E vorrei che su, vicino a San Pietro, al mio giorno ci fosse lui, come quando mi abbracciò sulla soglia del Duomo quel 14 gennaio 1990 e la mano nella mano mi condusse verso l'altare del Signore. Grazie, caro monsignor Castellano. Domenica 15 Aprile 2007- 
Gaetano Bonicelli, già arcivescovo di Siena.

"Riteneva Siena una terra benedetta dalla Madonna"
Addio toccante - Tantissima gente il 15 aprile 2007 di mattina in Duomo, ai funerali di monsignor Mario Jsmaele Castellano. Erano presenti alla tumulazione anche gli Alpini in cui l'arcivescovo emerito svolse il servizio militare nella brigata Julia.

 

>>UN VESCOVO DI FRONTE A SANTA CATERINA (da La Patrona d'Italia e d'Europa n.3-lug-set.2008)

   Nella mia vecchia chiesa plebana c’è un bellissimo altare dedicato a Santa Caterina. Ma da noi dire Santa Caterina ha sempre significato Santa Caterina d’Alessandria. Di Santa Caterina da Siena solo qualche devoto aveva sentito parlare fino al 1970, quando Papa Paolo VI la nomina Dottore della Chiesa. Era impossibile ignorarla, anche perché, con Santa Teresa d’Avila, era la prima donna ad avere questo riconoscimento. Ma non andai molto lontano. Nel 1981 fui nominato arcivescovo Ordinario militare e la sede della Curia si trovava nel cuore di Roma, appena sopra a Piazza Venezia, in un vecchio convento di religiose domenicane che avevano costruito una bellissima chiesa dedicata a Santa Caterina da Siena. Ancora oggi si chiama Santa Caterina a Magnanapoli.

   Non era più possibile ignorare la Santa senese davanti alla quale celebravo ogni giorno. Feci amicizia con i Caterinati romani, fui invitato almeno due volte a parlare  su qualche aspetto della sua vita. Intanto avevo raccolto gli scritti di lei: il Dialogo, le Lettere, le Preghiere. Senza dire che cominciai a leggere alcune delle biografie che hanno riempito anche la mia biblioteca.

   Quando poi Giovanni Paolo II mi nominò arcivescovo di Siena, nella visita di congedo da Roma gli chiesi un suggerimento per essere un bravo pastore a Siena. Subito, senza pensarci troppo, il papa mi disse: “leggi ogni giorno qualche pagina di Santa Caterina. Lo faccio anch’io. Che donna! Era capace di far tremare anche i Papi”.

In effetti, anche senza avere stenografato i suoi colloqui col Papa ad Avignone, a Genova, e a Roma, nelle sue molte lettere traspare fede e devozione nel dolce Cristo in terra, come Caterina chiama il Papa, ma anche la lucidità e il coraggio di fronte alle travagliate situazioni della Chiesa e della società del suo tempo.

Una cosa mi ha stupito. Di Santa Caterina ci restano circa 400 lettere, che non sono proprio biglietti da visita ma piccoli trattati di teologia mistica. Lo scrivere per lei era una forma originale di evangelizzazione. Scrive a Papi e Imperatori, a cardinali, politici e generali, a preti e frati, a madri di famiglia. Con qualche stupore non trovo una missiva diretta al vescovo di Siena dove certamente non mancavano problemi. Mi piacerebbe che qualche studioso ricercasse più a fondo. Sicuramente è un indice dello scarso livello ecclesiale della Chiesa locale nel secolo XIV.

   Ma ha ancora qualcosa da dire Caterina? Penso proprio di sì! E su molte direzioni. Le immagini tratte dalla vita e dalle esperienze quotidiane riempiono gli scritti della Santa a testimoniare che è nelle concrete situazioni che bisogna partire per arrivare a Dio. Ignorare i condizionamenti che ci circondano, vuol dire bloccare anche la vita spirituale. La mistica di Santa Caterina  è il primato dell’amore  che è eros e agape per usare la terminologia di Benedetto XVI. E poiché l’amore cristiano in Dio genera l’amore al prossimo, qui troviamo la caratteristica dell’insegnamento della Santa, e cioè la Chiesa. Un vescovo pascola a pieno titolo nelle pagine dell’opera cateriniana. Ne emerge una linea che è di altissimo richiamo mistico, ma anche di tanta minuta saggezza pastorale.

E soprattutto quando si ha un’età in cui traspare l’aldilà che ci attende, mi piace ammirare l’esempio di Santa Caterina. Aveva solo 33 anni, ma la saggezza era quella di un Patriarca. All’inizio del grande scisma della Chiesa che prepara la Riforma protestante di alcuni decenni dopo, la Santa si sente fallita e umiliata. Ma non butta la spugna. Ogni giorno a piedi parte dalla zona del Panteon per San Pietro, simile ad un’ombra ondeggiante. Là passa le sue ore di preghiera come segno della sua devozione totale alla Chiesa e come impetrazione di pace. Riscoprire e vivere questa dimensione è possibile a tutti. Anche a un Vescovo che reca nel suo titolo il nome della città benedetta di Santa Caterina.  

                                                                            (Gaetano Bonicelli -Arcivescovo emerito di Siena)