Riconosciuta dalla Santa Sede con Decreto del Pontificium Consilium Pro-Laicis, del 15 agosto 1992 N.1178/92/S-61/A-65a

Sede:
Casa-Santuario, vicolo del Tiratoio, 8 -53100 Siena (Italia)
- tel.0577.247393
- e.mail:
>associazione_caterinati@caterinati.org
>associazione_caterinati@virgilio.it
- sito: 
www.caterinati.org

HOTEL ALMA DOMUS (Santuario di S.Caterina)
(Situato accanto alla Basilica di San Domenico)
Via Camporegio 37,  53100 SIENA
(tel.0577.44177 - 44487; Fax 0577.47601)

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(Per ulteriori informazioni, rivolgersi a:
Agenzia Turismo - P.za del Campo 56, Siena:
-tel.0577.280551; -fax 0577.270676; -e.mail:  incoming@terresiena.it)

 

- Statuto

- Struttura

- Iscrizione

- Pubblicazioni

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Storia dell'Associazione:

>-  Perché  Caterinati ? ! 
      
«Quando, intorno al 1366 un gruppo di persone appartenenti a vari Ordini religiosi (Domenicani, Francescani, Agostiniani, Vallobrosani, Guglielmiti) si strinsero intorno a Caterina, certi avversari affibbiarono a tale gruppo il nome di Caterinati, a mo' di scherno. Sembrava incomprensibile che tanta gente illustre, appartenente a ranghi nobiliari quali i Tolomei, i Piccolomini, i Salimbeni, i Saracini, si facessero soggiogare da una ragazza neanche ventenne, analfabeta, "visionaria"».   
          (da: Patrona d'Italia e d'Europa; N.4 ott-dic. 2004; f.to
Giampaolo Thorel)
       «Il nome «Caterinati» deriva dai tempi di Caterina stessa, quando i suoi discepoli, uomini e donne della Siena del tempo, venivano chiamati «Caterinati» in senso quasi dispregiativo. In particolare, l'appellativo entrò in uso in riferimento al discepolo Stefano Maconi, descritto dalle cronache del tempo, rampollo di una ricca famiglia della borghesia senese, amante della vita spensierata e gaudente; egli, dopo aver conosciuto la mantellata senese per mezzo del suo amico Neri Pagliaresi, divenne uno dei suoi più fedeli discepoli, seguì il consiglio della «Mamma e Maestra» facendosi monaco certosino, intraprendendo fra l'altro una brillante carriera ecclesiastica, tanto da divenire Priore della Certosa di Pavia.
       Riportiamo la preghiera del Caterinato, preghiera che ogni giorno i membri dell'Associazione recitano:

     O Caterina Santa, alle tue parole non resistevano i cuori dei peccatori, e neppure il Cielo alla tua fede ardente e alle tue insistenti preghiere.

     Come allora, anche oggi facci sentire il potere della tua intercessione, per confermare la pace tra gli uomini, liberare gli oppressi dalle ingiustizie o avversità di ogni genere, confortare e sanare i malati del corpo e dell'anima.

     Prega per l'unità e la fedeltà del popolo di Dio al «dolce Cristo in Terra» per il bene della Patria nostra e dell'intera Europa, e per la pace di tutto il mondo.

     E ricordati dei Caterinati, che ti invocano con fiducia, sapendo che non abbandoni nelle difficoltà coloro che ti considerano loro Maestra spirituale. Amen».

                             (da: Toscana Oggi, 4 marzo 2007; f.to Franca Piccini)

 
> - La Compagnia o Confraternita di S.Caterina in
   Fontebranda 
venne costituita poco dopo la 
   canonizzazione della Santa (1461):
      - risorse economiche (p.10): entrate annuali di c. 400 scudi da "41 luoghi del Monte dei Paschi", elemosine, pigioni, legato annuo perpetuo di 25 ducati (stabilito nel 1524 dal Consiglio del Popolo di Siena; cfr La compagnia di S.Caterina da Siena, Turrini, Siena 1616).
      - dopo la soppressione (p.11) di tutti gli enti religiosi (22 marzo 1785, ad opera di Pietro Leopoldo di Toscana), la Compagnia fu ricostituita (p.32, 33,39) il 22 aprile 1792 (su provvedimento emanato  da Ferdinando III, successo al padre -p.14- Pietro Leopoldo dal 1790). Il 1793 (p.35) si caratterizza per aver affrontato il delicato problema del recupero, da parte della Confraternita, del vasto edificio che costituiva il Santuario della Santa. Il 26 gennaio 1792 ventitre fratelli si erano già riuniti nell'oratorio Santuario (p.32). Nel 1812 la compagnia riottiene l'uso della chiesa del SS.Crocifisso (p.38, nota 41).
     (da: -Quaderno Ass.Int.Caterinati N.109-111 L'Archivio della  
      Compagnia  di S.Caterina  "1792-1970"
, tesi di Sonia Bacci,
      Relatore Stefano Moscadelli,  Siena  2002, p.8) 

> - Il 15 gennaio 1921 fu inaugurata la Società 
    Internazionale di Studi Cateriniani
(da
: -Bullettino 
    
Studi Cateriniani AN.I - N.1,sett.1923, p.41):
 
   - con conferenza del conte Giuseppe della Torre, nella sala del Mappamondo del palazzo comunale, e successive conferenze del Prof. Pistelli, dell'Istituto di Studi Superiori di Firenze, sulle «due Caterine domenicane», la Benincasa e la Ricci, e del Mr.Zucchelli di Pisa su «Caterina da Siena e i Pisani»
    - prima pubblicazione: I Fioretti di Santa Caterina di P.Innocenzo Taurisano dei P.P., ed. Ferrari 1920. Pio XI approva, incoraggia e benedice l'opera. 
    - adesione come soci protettori: Card. Mistrangelo, arcivescovo di Firenze, e Card.Maffi, arcivescovo di Pisa.  
    - assemblea Generale dei soci: 5 maggio 1920; approvazione Statuto Sociale ed elezione del Consiglio definitivo (composto da: -Presidente Prof. Pietro Rossi, dell'Università di Siena; -Vice Pres. Prof. Antonio Lombardi; -Consiglieri: Prof. Vittorio Lusini; Prof. Arturo Viligiardi, Direttore dell'Accademia delle B.Arti; Dott. Fabio Jacometti, Direttore della Bblioteca Comunale; Avv.Francesco Ponticelli, Assessore Com. per la P.I.; P.Mariano sardi O.P.; Francesca Curci Sofio, segretaria; Tesoriere: Dott. Terenzio Nencini).
    - sede: offerta generosamente dalla benemerita Confraternita di S.Caterina in Fontebranda.(da: Bullettino Studi Cateriniani AN.II-N.1, 1925).
     
Nota - Dal 1942 alla fine degli anni Sessanta, l'attività della
          Compagnia deve essere stata molto modesta. 
         
  (da: Quaderno N.109-111, p.70, nota 68)

> - Il 4 ottobre 1970, l'Arcivescovo di Siena Mons.Mario Ismaele Castellano   (alla proclamazione di S.Caterina Dottore della Chiesa universale da parte di Paolo VI, con Decreto n.259/70)  ripristina (da Quaderno Ass. Ecum. Caterinati N.1, Siena 1970, p.12)   l'antica Confraternita di S.Caterina, ormai inattiva da anni, facendola contestualmente divenire  (Statuto 29.4.1977:- festa di S.Caterina): "Associazione Ecumenica dei Caterinati" con prospettiva nazionale e internazionale. 

>
- Con decreto 15 agosto 1992 del Pontificium Concilium pro-laicis (N.1178/92/S-61/A-65a), l'Associazione assume (Statuto, 1.a ed. Cantagalli 1993, 2.a ed. 2005) l'appellativo  di:
        

        Associazione Internazionale dei Caterinati
:

> - Mons.Mario Ismaele Castellano (106.mo Arcivescovo di Siena:
        6.6.1961-14.1.1990) è stato il primo Presidente dell'Associazione  
        Internazionale dei Caterinati
dal 1970 al 1990, e Presidente 
        Onorario
fino al 12 aprile 2007. (m.12.4.2007)

> - Mons.Gaetano Bonicelli,  Arcivescovo di Siena dal 15.1.1990 al 
        maggio 2001 è stato il secondo Presidente dell'Associazione.

> - Mons.Antonio Buoncristiani, Arcivescovo di Siena dal 24.4.2001 
        è il terzo ed attuale Presidente dell'Associazione.

> - Prof.Paolo Nardi, docente di Storia del Diritto presso  
        l'Università di Siena, è l'attuale Priore Generale (eletto 
        nell'anno 2000). 
         Luglio 2008 - Il Priore Generale dell’Associazione Internazionale 
        dei Caterinati, professor Paolo Nardi, è stato nominato da Sua 
        Santità Benedetto XVI, componente del Pontificio Comitato di 
        Scienze Storiche.
      Nota - Il primo  Priore Generale è stato il Dott.Ubaldo Morandi; seguì 
        il Dottor Lando Landini ; poi il Dottor Aldo Bacci.


>
- Santa Caterina e i suoi Discepoli: Caterinati di ieri 
     e di oggi (da La Patrona d’Italia e d’Europa, n.4 ott-dic.2008)

     Caterina aveva molte persone intorno a se. Questo può sembrare strano per una ragazza giovane che visse in pieno Trecento, ma se pensiamo al grande carisma della Senese, non c’è da meravigliarsi.

     I compagni di Caterina appartenevano un po’ a tutte le classi sociali e a tutte le età, però i giovani erano in prevalenza, e giovani erano coloro che scrivevano ciò che lei dettava durante le sue innumerevoli estasi che le permisero la sua straordinaria esperienza mistica, di dialogare cioè con Nostro Signore Gesù. Approfondire chi erano i componenti de “l’allegra brigata”, così erano chiamati gli amici di Caterina, non è cosa semplice, anche per la scarsità di notizie al riguardo, ma di alcuni possiamo, attraverso le fonti, capire chi erano e inquadrare meglio il ruolo di ciascuno. Non c’era distinzione fra uomini e donne, anche perchè l’Eterno Padre così parla a Caterina: “Davanti a me non c’è maschio né femmina, né ricco né povero, ma tutti sono uguali, perché ogni cosa io posso ugualmente” (Legenda maior, § 122 – Siena 1994, pag.139).

     Le consorelle Mantellate furono indubbiamente il primo nucleo di questa sua grande famiglia spirituale. Esse erano per lo più vedove di una certa età che si dedicavano alle opere di carità.

Alessia Saracini, rimase vedova molto giovane e il suo suocero, che viveva con lei, era solito bestemmiare ed ubriacarsi ed era noncurante di Dio. Chiamò Caterina a vivere per un certo periodo a casa sua per convertirlo e Caterina, che tanto aveva a cuore la salvezza delle anime, accettò di buon grado riuscendo a redimere l’uomo e ad avvicinarlo a Dio.

Un’altra era Francesca (Checca) vedova di Clemente Gori, madre di tre frati domenicani, morti di peste mentre assistevano i malati, era anche madre di Giustina che si fece suora nel convento di Montepulciano. Sia Alessia che Checca erano fra coloro che scrivevano ciò che lei dettava.

Lisa Colombini era cognata di Caterina e tramite lei la santa venne in contatto con i Gesuati fondati dal Beato Giovanni Colombini. Fra questi c’erano Lisa, Matteo e la Beata Caterina Colombini che erano tutti cugini di primo grado fra loro.

Nella famiglia spirituale della Santa non mancavano certo i religiosi; fra’ Tommaso della Fonte, fu suo confessore fino al 1374 fino a quando passò il testimone a Raimondo da Capua al quale consegnò quattro quaderni di appunti che Raimondo usò per la stesura della Legenda maior. L’altro Tommaso è il Caffarini, la cui testimonianza è raccolta nel Libellus de Supplemento (Edizioni Cateriniane – Roma 1974) uomo molto istruito nelle Sacre scritture.

Un altro importante discepolo fu Bartolomeo da Siena (Bartolomeo Dominici) anch’egli confessore della Santa, a lui ebbe a dire: “Sappiate che Dio mi ha dato una famiglia spirituale e perciò non permette che io ignori cosa alcuna  di ciò che la riguarda”. Messer Matteo, altro discepolo, Rettore della Casa di Misericordia di Siena, fu guarito da Caterina quando si ammalò di peste.

Molti di questi amici della Mantellata senese appartenevano alla media borghesia senese. Fra questi vi era Neri Pagliaresi, giovane di buona famiglia, era abbastanza colto ed amava scrivere versi poetici, di carattere un po’ tormentato e in fatto di religione era solito scoraggiarsi facilmente, dalla Mamma Caterina prendeva coraggio e a lui ebbe a dire: “Lasciate che la speranza del sangue di Gesù dissipi l’agitazione del vostro cuore. Aprite dunque gli occhi alla luce della fede”. Neri era molto conosciuto a Siena e portò molti suoi amici fra i discepoli della Santa, fra questi vi era Gabriele Piccolomini, antenato di Papa Pio II che nel 1461 la proclamò santa.

Francesco Malavolti,  era un nobile senese e così descrive il suo incontro con Caterina: “Giunto alla sua presenza, non appena ebbe veduto il suo volto, fui preso da un senso così profondo di rispetto e da un tal tremito che poco mancò che non venissi meno e, quantunque non avessi la minima idea di confessarmi, appena essa ebbe profferito qualche parola, sentii il mio cuore mutarsi, così meravigliosamente, che andai tosto a confessarmi, e da quell’epoca non fui più quello di prima”. Cristoforo di Gano Guidini, il notaio, annotò tutto ciò che riteneva giusto tramandare ai posteri. Andrea Vanni,  il pittore con la passione per la politica. Autore del famoso ritratto conservato in San Domenico di Siena, insieme a Bartolo, fratello di Caterina, fu nominato difensore della Repubblica. Nel 1373 fu Gonfaloniere di giustizia e nello stesso anno andò ambasciatore presso il Papa Gregorio XI in Avignone. Nel 1379 è capitano del popolo di Siena.

Un discorso a parte lo merita Stefano Maconi, nobile senese “bello nella persona”, compagno di studi di Tommaso Caffarini, anche se in primis non scelse la carriera ecclesiastica, ma quella militare. Conobbe Caterina per mezzo di un suo amico Andrea Bellanti. Era in corso una faida fra le famiglie Rianaldini e Tolomei e quella del Maconi. Caterina fece da mediatrice fra queste famiglie giungendo ad una pace duratura, per riconoscenza il Maconi si impegnò a farle da redattore, scrivendo ciò che ella dettava, lasciandoci così il Codice Maconeo. A forza di sentire Caterina parlare, il Maconi sentiva che dentro di se stava avvenendo un cambiamento. Molti giovani gaudenti senesi lo deridevano per il suo ruolo di segretario che svolgeva alla figlia di un tintore, si facevano beffe di lui per la sua improvvisa conversione  e lo chiamavano caterinato , epiteto che veniva attribuito in senso dispregiativo a tutti coloro che si dicevano discepoli della Santa e che invece poi ha dato il nome ai “figli spirituali” di Caterina. Stefano presto venne a far parte della “famiglia” della Santa  e così ricorda: “Essa mi amava, con la tenerezza di una madre, molto più che io non meritassi, e questo svegliava non poco di invidia nell’animo dei miei compagni”. Stefano seguì Caterina anche nel suo viaggio ad Avignone. Le fu accanto anche in punto di morte quando ella gli raccomandò di entrare nell’Ordine dei Certosini, cosa che avvenne il 19 maggio 1381. Il Maconi fece una brillante carriera ecclesiastica, tanto da divenire Priore della certosa di Milano e poi di quella di Pavia. Morì nel 1424.

In questa serie di amici di Caterina, fra l’altro non certamente completa, meriterebbe un capitolo a parte l’eremita inglese Guglielmo Fleete, in questa sede ci limiteremo solo a qualche accenno. Frate agostiniano di celebre fama, baccelliere in teologia all’Università di Cambridge, e destinato a diventare Priore del convento agostiniano di Praga, nel 1359 viene a Pavia per il capitolo generale del suo Ordine e chiede al suo Maestro generale di vivere la regola agostiniana da eremita presso il convento di Selva del Lago, presso Siena, che poi prese il nome di Lecceto, dai folti boschi di lecci.   Qui conobbe Caterina e fra di loro nacque un rapporto di grande rispetto e stima reciproca: lui la considera “Mamma spirituale” lei apprende da lui la spiritualità agostiniana. Lei lo chiama a Roma, insieme ad altri famosi eremiti leccetani, nel 1378 per stare vicino a Papa Urbano VI e per consigliarlo nell’affrontare il difficile momento che la Chiesa attraversava: siamo in pieno grande scisma, ma lui non raccolse mai questi inviti. Due anni dopo la morte di Caterina (1382), sente la necessità di scrivere il: Sermo in reverentiam Beatae Caterinae senensis dove descrive il suo rapporto con lei, mettendo in risalto l’importanza del suo operato e più volte rimarca l’appoggio al Papa UrbanoVI.

     Come abbiamo visto non mancavano le forti personalità, fra i componenti dell’ “Allegra brigata”. Questo fece sì che alla morte di lei, avvenuta a Roma il 29 aprile 1380, si aprisse una specie di disputa fra i suoi discepoli, su chi doveva prendere le redini di capo della famiglia spirituale della mantellata. A testimonianza di questi “mal di pancia” politici, come si direbbe oggi, c’è una lettera di Nigi di Doccio, scritta il 22 maggio 1380 al Pagliaresi, dove scrive: One grande paura che i figliuoli rimasi orfani non facino come le pecore senza pastore. Lassò la Mamma in sua vece el Baccelliere e misser Matteio”.

     In realtà l’erede naturale sarebbe dovuto essere Raimondo da Capua, ma l’importante incarico a cui fu destinato dal suo Ordine religioso non gli permise di accettare questo incarico. Egli infatti il 12 maggio 1380, fu eletto ventitreesimo Maestro generale  dei domenicani e fu incaricato di raccogliere testimonianze relative alla Santa.

     Per Caterina quindi Messer Matteo, rettore dello Spedale della Misericordia o Guglielmo Fleete potevano essere coloro che potevano prendere in mano le redini del gruppo. Ma nessuno dei due ebbe, evidentemente, il carattere per poter assumere la leadership.

     I vari componenti del gruppo intrapresero, come si dice, ognuno la propria strada, alcuni fecero vita consacrata in varie città d’Italia diffondendo il messaggio di Caterina, gli altri, quelli che rimasero a

Siena rimasero uniti intorno ai Padri domenicani del convento senese, ma un ruolo determinante perché queste persone non si disperdessero fu svolto dalle Confraternite laiche, che hanno avuto nel corso dei secoli, un ruolo determinante nella propagazione  del pensiero e del culto della Santa.

     In nome di Caterina, a Siena città, erano due le più attive: la Compagnia dei disciplinati di Santa Caterina sotto lo Spedale e la Compagnia di Santa Caterina in Fontebranda. Queste confraternite laiche avevano il compito di tenere il collegamento  fra le autorità religiose  e la società nelle varie aree regionali ed in particolare il loro compito si espletava in tre forme: gestione diretta delle risorse destinate a luoghi sacri e funzioni ecclesiastiche, controllo sul governo ecclesiastico, gestione diretta di uffici e risorse  della Chiesa, in virtù della nomina dei chierici detentori di questi uffici.”  Nel corso dei secoli anche a Siena sorsero numerose confraternite. La Compagnia di Santa Caterina in Fontebranda fu costituita dopo il 1461 (anno della canonizzazione).

     I primi confratelli si riunivano a San Domenico e nella casa natale della Santa.

     Questa confraternita, insieme a quella di santa Caterina sotto lo Spedale, tramandava l’insegnamento della Santa soprattutto con l’impegno e con lo stile di vita, cercando di imitarla in quelle che erano state le sue linee guida durante la sua vita.

     La Confraternita ebbe, fin dall’inizio, una struttura gerarchica di gestione con la nomina triennale di un camerlengo, incaricato di amministrare le entrate e le uscite da tenere in un libro dei conti. Il camerlengo non poteva accollarsi debiti o concedere crediti senza “decreto” del bilanciere, sottoscritto da tre operai della stessa Confraternita. I tre operai della compagnia presiedevano a tutta la parte economica, al mantenimento degli stabili e risarcimenti, a liti e esazioni. “Ogni operaio durava in carica un anno, con la possibilità di essere riconfermato  in base all’impegno dimostrato”.

     Il camerlengo consegnava il bilancio entrate e uscite e il bilanciere inviava i decreti ai creditori e alle ragazze sorteggiate ogni anno per ricevere le doti, registrava i deliberati della compagnia e delle riscossioni degli alloggi e delle pigioni delle case. Un’altra figura importante era quella del correttore, un sacerdote che percepiva anche uno stipendio per celebrare le funzioni sacre della settimana santa e della festa titolare, e del sacerdote confessore che aveva la funzione di custode, abitava gratuitamente in una casa vicino all’oratorio e percepiva un salario. Questo sacerdote aveva anche il compito di svolgere le funzioni religiose  in suffragio dei defunti della Compagnia.

     La compagnia di S. Caterina in Fontebranda era tra le più ricche, poiché alle entrate ordinarie, circa quattrocento scudi, si aggiungevano 25 ducati all’anno dal 1524 stabilito dal Consiglio del Popolo di Siena in “riconoscenza a Santa Caterina Patrona della Compagnia, che aveva intercesso per la riconquistata libertà.”

Le uscite che si potevano avere in un anno si aggiravano intorno ai 378 scudi utilizzati per pagare le 19 doti annuali messe a disposizione della Compagnia, alcuni legati in favore della Chiesa locale, ai Padri del Carmine, alla Compagnia San Giovanni Battista, ai Padri di San Domenico, per il consumo dell’olio per due lampade votive, per i salari del bilanciere, del custode e del chierico. La Compagnia di Santa Caterina ebbe un profondo cambiamento in tutto il territorio della penisola italiana, un cambiamento dovuto alla sempre più forte ingerenza  delle autorità civili in queste Confraternite, poiché queste erano diventate molto ricche e quindi troppo potenti per le Istituzioni.

     Il 22 marzo 1785 fu il giorno nero per le Confraternite laiche della Toscana, infatti il granduca Pietro Leopoldo stabilì la soppressione di tutti gli enti religiosi e quindi anche delle Confraternite che in quel periodo erano molte.

In sostituzione di queste dovevano nascere le Compagnie di carità, affiancate alle Parrocchie sotto la direzione del “clero curato”, ma la cosa fondamentale era che non dovevano avere un patrimonio proprio e dovevano essere completamente dedite a opere assistenziali. Si colpiva così, in modo pesante, l’autonomia del culto religioso dei laici. Tutto questo suscitò  un vero e proprio sommovimento da parte dei confratelli e delle consorelle di queste Confraternite. Così il 30 giugno 1790 vennero ripristinate alcune forme di culto. La prima Confraternita a Siena a riprendere la propria attività fu quella della Santissima Trinità, esattamente il 28 aprile 1791.

Nel 1792 “il Real Consiglio di Reggenza (…) autorizza gli Arcivescovi di Firenze, Pisa e Siena, a ristabilire quelle pratiche di esterior culto  e disciplina ecclesiastica che giudichino le più convenienti e le più atte a mantenere sempre illesa ed intatta la purità e dignità della Santa cattolica religione”.

     Tutto questo perché furono prese in considerazione le petizioni dei popoli per la ripristinazione di alcune pratiche di culto esteriore  di religione e disciplina ecclesiastica.

     Nelle disposizioni del ripristino di queste Confraternite, troviamo la riedificazione degli altari, l’effettuazione dei trasporti dei defunti verso i pubblici cimiteri, la proibizione di esporre i morti in chiesa e di seppellirli in chiesa o nell’abitato per ragioni di igiene. Ma il capitolo importante era quello che queste Confraternite non potevano rientrare in possesso dei beni che prima appartenevano a loro e dovevano mantenersi con le sole quote dei Confratelli.

     Tutto questo avvenne sotto Ferdinando III, Lorena figlio di Pietro Leopoldo.

     Queste istituzioni erano   private di incidere decisionalmente alla costituzione materiale della chiesa a livello locale in virtù della gestione autonoma delle proprie dotazioni patrimoniali. Inoltre i pii esercizi (novene, uffizi, ecc.) non potevano essere svolti con lusso eccessivo o prolungarsi fino a notte fonda.

     Le Confraternite avevano l’obbligo di porre la propria sede presso le chiese parrocchiali. Era loro vietato di fare feste in case private o davanti ai tabernacoli. Mentre le concessioni che furono loro fatte erano: l’indulgenza plenaria acquistata il giorno in cui entravano nella Confraternita, l’indulgenza plenaria ai confratelli e alle consorelle in punto di morte sempre in caso di vero pentimento, l’indulgenza plenaria ai Confratelli e alle Consorelle che restavano nella chiesa della Compagnia “dai primi vespri della vigilia fino al tramontare del sole” durante il giorno della festa titolare.

     Indubbiamente queste Confraternite, private dell’apporto economico, proseguirono la loro attività con difficoltà per tutto il XIX e XX secolo e anche la Confraternita di Santa Caterina in Fontebranda si trovò piano piano ridotta ai minimi termini.

     Durante gli anni ’60 del Novecento questa Confraternita arrivò a contare a Siena un solo iscritto, però pensate quanto sia stato importante questo solo iscritto! Egli infatti impedì che non ne fosse dichiarata l’estinzione. Il resto è storia recente. Monsignor Castellano, nel 1970, all’indomani della proclamazione di Santa Caterina a Dottore della Chiesa universale, trasformò la Confraternita laica di Santa Caterina in Fontebranda in Associazione Ecumenica dei Caterinati, dotandola di uno Statuto che ricalcava in modo simile quello della Confraternita, con lo scopo di raccogliere la famiglia spirituale della Santa senese i cui membri la venerano appunto come Mamma e Maestra.

     L’Associazione ebbe un immediato sviluppo sia in Italia che all’estero, ad essa aderirono sia privati, che Confraternite, che comunità religiose. Il 23 marzo 1991 il Consiglio generale dei Caterinati  deliberò di chiedere il riconoscimento dell’Associazione da parte della Santa Sede e il 18 giugno 1991 venne inoltrata una prima richiesta al “Pontificium Consilium pro Laicis.” Il decreto di riconoscimento dell’Associazione Internazionale dei Caterinati venne concesso il 15 agosto 1992 e lo Statuto è stato autenticato il 19 febbraio 1993.

Come si vede, il filo rosso che unisce i primi caterinati “figli spirituali” di Caterina, quando lei era ancora in vita, arriva fino a noi Caterinati di oggi, che viviamo sette secoli dopo; i suoi amici dell’ “allegra brigata” scrivevano ciò che lei dettava, affinchè niente andasse perduto della sua dottrina, i confratelli e le consorelle della Confraternita di Santa Caterina in Fontebranda hanno tramandato per secoli, in mezzo a mille difficoltà, il pensiero della santa, la devozione e il culto; noi Caterinati di oggi stiamo allargando la famiglia spirituale della Santa diffondendo la vita, l’opera e il pensiero, attraverso le nuove frontiere dei canali dell’informazione, con pubblicazioni, come la collana dei Quaderni cateriniani, arrivata al numero 126; come internet; i giornali, cito a questo proposito La Patrona d’Italia e d’Europa, che i padri Domenicani di Siena sostengono con impegno e zelo.          (Franca Piccini)
                                

     

RICORDO DI MONSIGNOR MARIO ISMAELE CASTELLANO 
-Fondatore dell'Associazione Internazionale dei Caterinati-

     “Offro le mie sofferenze per l’Associazione Internazionale dei Caterinati. Là dove ci sono dei Caterinati si fa del bene. Diffondete Santa Caterina in ogni luogo. Facciamo la volontà di Dio”. Queste parole sono state pronunciate da monsignor Castellano domenica 4 marzo 2007 ad alcuni presidenti dei Gruppi di Caterinati convenuti a Siena in occasione del Consiglio generale annuale dell’Associazione. Queste parole possono essere considerate le sue ultime volontà.
      Dal
12 aprile 2007, noi dell’Associazione Internazionale dei Caterinati siamo tutti più soli.
      Come segretaria dell’Associazione, monsignor Castellano mi lascia un ricordo di grande disponibilità. Quando c’era un problema, era sempre pronto a ricevermi e a fornire il suo paterno consiglio.
      Negli ultimi anni, ormai provato nel fisico, ma ancora con straordinaria lucidità, quando andavo a trovarlo gli dicevo in tono scherzoso: “Forza Eccellenza, se Caterina è la nostra ‘Mamma’, lei è il nostro Babbo”.
      Lui sorrideva con la serenità e l’esperienza di chi sa di aver speso un’intera vita al servizio della Chiesa, e della Chiesa di Siena in particolare.
      Il Consiglio generale di quest’anno 2007 è stato il primo al quale monsignor Castellano non ha partecipato nei 37 anni di vita dell’Associazione Internazionale dei Caterinati. Anche negli ultimi anni il suo parere, espresso con la saggezza che lo ha sempre contraddistinto, è sempre stato prezioso ed importante, sia nei lavori del Consiglio generale che in quelli della Giunta esecutiva, alla quale ha partecipato fino allo scorso anno.
      Monsignor Castellano ci lascia in eredità una grande lezione di  fede, ma anche di comportamento, per come è stato, quando era nel pieno della vita pubblica, ma anche per come ha accettato e sopportato i disagi della malattia e della vecchiaia.
      A tutti noi Caterinati spetta ora il compito di raccogliere la sua grande eredità, che consiste nel saper portare avanti il grande insegnamento morale e spirituale che monsignor Castellano ci ha lasciato e che ora ci impartirà da lassù insieme a “Mamma Caterina”.
                                                                                                                                (Franca Piccini - 12 aprile 2007)

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CONVEGNO INTERNAZIONALE
QUARANT’ANNI DI VITA DELLA ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE CATERINATI
IL CAMMINO SVOLTO E L’ IMPEGNO PER IL FUTURO

        >SABATO 2 OTTOBRE 2010 - ISTITUTO TINCANI -PIAZZA SAN DOMENICO 3 - BOLOGNA
                                                                        INGRESSO LIBERO
                                                         EDIZIONI CANTAGALLI - SIENA
                IMPRIMATUR - AVVISO SACRO: Mosignor Alessandro Benassi, delegato 13 Luglio 2010
PROGRAMMA:
Ore 11.00 Ia Sessione (moderatore Dott. Mario Tamborini, Presidente Gruppo Caterinati di Milano)
Saluti a cura di:
- S.E. Mons. Antonio Buoncristiani, Arcivescovo di Siena, Colle val d’Elsa e Montalcino,
  Presidente dell’Associazione Internazionale Caterinati
- S.E. Mons. Ernesto Vecchi, Vescovo Ausiliare di Bologna
- Parlamentari europei:
- Avv. Maria Grazia Tinarelli, Presidente della Fraternita Laica Domenicana Beato Giordano di Sassonia
- Prof.ssa Caterina Biagini, Direttrice Istituto Tincani
- Dott. Alberto Becca, Presidente Gruppo Caterinati di Bologna
Ia RELAZIONE:
SANTA CATERINA DA SIENA: DOTTORE DELLA CHIESA, COMPATRONA D’ EUROPA
Chantal Van der Plancke, Presidente gruppo Caterinati di Liegi - Bruxellesore
Ore 13.30 Pranzo
Ore 15.00 II^ Sessione (moderatore: Avv. Angela Rossi)
II^ RELAZIONE:
MONSIGNOR M. ISMAELE CASTELLANO E LA SPIRITUALITÀ DOMENICANA
Padre Alfredo Scarciglia O.P. Assistente Ecclesiastico della Associazione Internazionale Caterinati
III^ RELAZIONE:
I QUARANTA ANNI DI VITA DELLA ASSOCIAZIONE
Dott.ssa Franca Piccini Falorni, Segretaria della Associazione Internazionale Caterinati
Prof. Paolo Nardi, Priore Generale della Associazione Internazionale Caterinati
DISCUSSIONE E CONCLUSIONI : Dott. Aldo Bernabei (Presidente gruppo Caterinati di Roma)
Ore 18.00 S. Messa solenne nella Basilica di San Domenico

>Segreteria Bologna - Anna Simonini Tel. 051 6447004 - cell. 333 6896173
>Segreteria Siena - Dott.ssa Franca Piccini: marcoportatile2006@alice.it - cell. 3405745585
  Vicolo del tiratoio 8, 53100 Siena - www.caterinati.org
                                                                  ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DEI CATERINATI

 


 Inno nazionale a S.Caterina da Siena - Patrona d'Italia:
A  GLORIA  DI  SIENA

A gloria di Siena e d'Italia 
Iddio Ti donò, o Caterina; 
e faro di luce divina 
splendesti a Pontefici e Re.

Ritornello:
     O Stella dei cieli di Dio, 
     o fior dell'Italica gente, 
    deh! veglia, Eroina possente 
     ognor sulla Patria e l'Altar.


Dell'alma Tu, vita il mattino
fu come un incanto d'amore, 
sorriso d'intatto candore, 
profumo d'eccelsa virtù.
     R. - O Stella dei cieli di Dio, ecc.

Celata nel sacro silenzio, 
dall'ansie del mondo lontana, 
s'apriva a Te l'estasi arcana 
di tutto il fulgore del Ciel.
     R. - O Stella dei cieli di Dio, ecc.

Tu fosti l'eletta fra mille 
donata del mistico anello, 
sacrata col divo suggello 
imagin di Cristo fedel.
     R - O Stella dei cieli di Dio, ecc.

Tu l'ombre di morte fugavi 
dal cuore dei vinti dal male; 
e Tuldo alla vita eternale 
ascese, redento, per Te.
     R. - O Stella dei cieli di Dio, ecc.

Eletta per l'opra immortale 
che a Cristo rendè la sua Sede, 
di tutti i fratelli di fede 
spengesti l'angoscia nel cuor.
     R. - O Stella dei cieli di Dio, ecc.

Del mite Signor della pace 
Tu fosti mitissima ancella, 
e al suon di Tua dolce favella 
s'amaron le avverse città.
     R. - O Stella dei cieli di Dio, ecc.

L'amor della Patria e di Dio 
fu un unico amor nel Tuo cuore; 
devoto volesti al Pastore 
il popol devoto al suo Re.
     R. - O Stella dei cieli di Dio, ecc.
                   
(Parole di P.Innocenzo Marini O.P.)

(Lo spartito musicale dell'inno è reperibile a pag. 327 di Siena - I canti del popolo
a cura di P.Remigio De Cristofaro, ed. Cantagalli, Siena 1988)

>>Musica dell'inno composta nel 1939 dal M° mons.Fortunato Sderci