Assistente Ecclesiastico

Padre Alfredo Scarciglia è dal 10 ottobre 2005 assistente ecclesiastico dell’Associazione Internazionale dei Caterinati -nominato dall’Arcivescovo Mons. Antonio Buoncristiani - per il triennio 2005-2008. E' parroco di San Domenico ed era già membro della Giunta Esecutiva (organo direttivo dell’Associazione). 
Dal luglio 2010 ricopre anche la carica di Priore del Convento di San Domenico di Siena.
Padre Alfredo è autore di numerose pubblicazioni sulla spiritualità di Santa Caterina, l’ultima delle quali è il Quaderno cateriniano numero 117 dal titolo: “Le stigmate di Santa Caterina da Siena”.
 
    (Reperibilità presso il Convento di San Domenico, via Camporegio 2; 
     tel. 0577.280893; fax 0577.219676;  
     e-mail:padrealfr@gmail.com-
info@basilicacateriniana.com

 >>Nell'anno 2010 Padre Alfredo Scarciglia ha pubblicato un volume di poesie dal titolo Tutte le generazioni mi chiameranno beata - Inni alla Madre di Dio. Libro di poesie dedicato al 40° anniversario di vita  dell'Associazione Internazionale dei Caterinati.

>Lunedì 8 maggio 2006
  
P. Alfredo Scarciglia ha tenuto una conferenza dal titolo:"Johannes Jorgensen, un singolare Caterinato Europeo" nella Sala Capitolare del Chiostro di San Domenico il Correttore della Contrada del Drago.
     Jorgensen fu autore, nel '900, di "La vita di S. Caterina", forse la migliore biografia della Santa che sia stata scritta. Lavorò a questa opera risiedendo all'Hotel Chiusarelli e per questo motivo, al termine della conferenza è stata collocata una targa commemorativa nell'Hotel, in via Curtatone. Due Figurini del Drago hanno partecipato alla cerimonia..

>   1-6 settembre 2006 - la Parrocchia di San 
   Domenico è stata in Belgio coi Caterinati e Padre Alfredo:

       > Siena-Magonza (Mainz-D); Aquisgrana (Aachen-D); 
          Astenet/Eupen(B); Bruxelles; Beaune (F); Aosta-Siena.
       Commenti di Paolo Nardi e Franca Piccini nella pagina "Gruppo di  Siena".

PAROLE PREZIOSE  e  Metafore
(da: Le Lettere di S.Caterina da Siena, con note di Nicola Tommaseo,
a cura di Piero Misciattelli – Volumi I-VI; ed. Giunti Barbera, Firenze 1940, 
Marzocco 1970 a cura del Monte dei Paschi di Siena)

>-  Spirito Santo: -(Vol. I - Lett.15, p.50) “Non fare dunque più resistenza allo S.Santo che ti chiama, e non spregiare l’amore che t’ha Maria, né le lagrime e orazioni che sono fatte per te; perché troppo ti sarebbe grande giudizio.
>-  fatiche: -(Vol I - Lett.18, p.60) “E se vi passasse molto duro a portare le molte fatighe, riducovi alla memoria tre cose; acciò che portiate più pazientemente. E prima, voglio che pensiate la brevità del tempo vostro; che non sete sicuro del dì di domane. Ben possiamo dire che non abbiamo la fatiga passata, né quella ch’è a venire, ma solo il punto del tempo, che noi abbiamo. Adunque bene dobbiamo poratre pazientemente, poiché ‘l tempo è contanto breve. La seconda si è, che voi consideriate il fatto che segue dalle fatighe. Che dice Santo Paolo, che non è compassione delle fadighe a rispetto del frutto e rimunerazione della superna gloria. La terza si è che voi consideriate il danno  che sèguita a coloro, che portano con ira e con impazienza: che sèguita questo danno qui, e la pena eternale dell’anima.
>-   orazione: -(Vol I - Lett.26, p.87) Di tre sorti è l’orazione. L’una è continua; cioè il continuao santo desiderio, il quale desiderio òra nel cospetto di Dio in ciò che tu fai, perché questo desiderio drizza nel suo omnore tutte le tue operazioni spirituali e corporali: e però si chiama continua. Di questa pare che parlasse il glorioso santo Paolo quando disse: ‘Orate senza intermittenza’. L’altro modo è orazione vocale, quando vocalmente si dice l’officio, o altre orazioni. Questa è ordinata per giungere alla terza, cioè alla mentale: e così vi giugne l’anima quando con prudenzia e uniltà esercita l’oarazione vocale, cioè, che parlando con la lingua, il cuore suo non sia di lunga da Dio.”  – (P.89) “Drittamente questa orazione è una madre che nella carità di Dio concepe le virtù, e nella carità del prossimo le parturisce.”  –(Vol. II-Lett.94, p.97) “Orate senza intermissione”; -(Vol. II- Lett.100, p.119) “Sollicitate dunque virilmente, e con vero cognoscimento, e con umili e continue orazioni infino alla morte. Sapete che questa è la via a volere cognoscere, ed essere sposo della verità eterna; e neuna altra ce n’è.” –(Vol.II –Lett.150, p.305) “..attaccatevi al petto di questa madre orazione, se voi volete essere perseverante con vera umiltà.
>-  città dell’anima: -(Vol.I-Lett.28, p.96) “E se voi mi dicessi: ‘non ci ha l’uomo in questa vita niuna signoria?’ rispondivi: sì, ha la più dolce e la più graziosa e più forte che veruna cosa che sia; e questa si è la Città dell’anima nostra. Oh ècci maggiore cosa e grandezza, che avere una città e di perfetta signoria, che né dimonio né creatura ne la può tôrre, se voi non vorrete. Ella non si perde mai se non per lo peccato mortale.  (..) Orsù, padre, vogliate tenere ferma la signoria della città dell’anima vostra; combattete…” -(Vol.V-Lett.337, p. 120) “Adunque ci è bisogno di essere giusti, e giustamente guardare la città dell’anima nostra, vivendo col vero e santo timore di Dio;
>- città prestata: (Vol. II-Lett.123, p.212-213) "Costui non signoreggia la sua città, ma esso è signoreggiato da' vizi e da' peccati. (..) E male possederà la cosa prestata, se prima non governa e signoreggia sè medesimo. Signoria prestata sono le signorie delle cittadi o altre signorie temporali, le quali sono prestate a noi e agli uomini del mondo; le quali sono prestate a tempo, secondo che piace alla divina bontà, e secondo i modi e i costumi de' paesi: onde o per morte o per vita elle trapassano. Sicchè per qualunque modo egli è, veramente elle sono prestate. Colui che signoreggia sè, la possederà con timore santo, con amore ordinato e non disordinato; come cosa prestata, e non come cosa sua."
>-   piaghe: -(Vol. I-Lett.IV, p.17) ".. e pensate che la bontà di Dio permette alle dimonia che molestino l’anima vostra per farci umiliare e ricognoscere la sua bontà, e ricorrere dentro a lui nelle dolcissime piaghe sue, come un fanciullo ricorre alla madre.
>- croce del demonio: -(Vol. II-Lett.96, p.107) “..il Signore ha permesso che l’uomo il quale disordinatamente ama, sia incomportabile a sé medesimo. Questi  porta la croce del dimonio, (..) Tanto è cieco, che perde la libertà sua, facendosi servo e schiavo del peccato, e del mondo con le sue delizie, e della propria fragilità (..) i figlioli delle tenebre fanno vergogna e confusione alli figlioli della luce , perché vanno con più solecitudine ed esercizio, e con maggiore fadiga all’inferno, che i figlioli della luce a vita eterna."
>-  punta d’ago: -(Vol.II-Lett.110, p.158) “..noi offendiamo il Bene infinito, doverebbe seguitare una pena infinita; e Dio per misericordia ci punisce nel tempo finito, dandoci pena finita. (..) Il tempo nostro, dicono e’ Santi, è quanto una punta d’aco.” –(Vol. I, Lett.5, p.20): “.. e ‘l tempo dell’uomo è quanto una punta d’aco, e più no.
>-   gonfalone della croce: -(Vol.II-Lett.112, p.165) “Chi non rinuncia al padre e alla madre.. non è degno di me. Conciensi dunque renunciare a tutto il mondo e a sé medesimo, e seguitare il gonfalone della santissima croce.
>-   confessione: -(Vol.II-Lett.116, p.183) ”E li figlioli, nutricali nelle virtù e nelli santi comandamenti dolci di Dio: perché non basta alla madre e al padre di notricarli solamente il corpo; chè questo fanno li animali, di notricare e’ suoi figlioli: ma debbe nutricare l’anima nella Grazia , giusta il suo potere, riprendendoli e ciastigandoli nelli difetti che commettono. E sempre vogliate che usino la confessione spesso, e la mattina odano la messa, o almeno li dì comandati dalla santa Chiesa. E così sarete madre dell'anima e del corpo."
>-   le pene: -(Vol.II-Lett.119, p.191) “..io voglio che le pene mi siano cibo, le lagrime beveraggio, il sudore mio unguento. Le pene voglio che mi ingrassino, le pene mi guariscano, le pene mi diano lume, le pene mi diano sapienza, le pene mi rivestano la mia nudità, le pene mi spoglino d’ogni proprio amore, spirituale e temporale.
>-   coltello: -(Vol.II-Lett.130, p.240) “Recatevi nella mano del libero arbitrio un coltello che abbia due tagli, cioè d’odio  e d’amore: amore della virtù, e odio e dispiacimento del vizio e del mondo e della propria sensualità. A questo modo dimostrerete che siate uomo virile, e non tiepido né negligente.” -(Vol.I-Lett.35 “p.81) “..il coltello della volontà con che si difende. Il quale ha due tagli, cioè odio del vizio e amore della virtù. E ‘l piglia con la mano del libero arbitrio, e dallo al nemico suo! (..) e rimane vinto e sconfitto." -(Vol. V-Lett.313, p.23) “..col coltello della penitenzia, la quale riceviamo nella santa confessione, taglia il vizio dell’anima, (..) legandola col legame della santa obedienzia.  
>-  chiodi: (Vol.III-Lett.184, p.115) “Sapete che né chiodi né croce era sufficiente a tenerlo se la carità non l’avesse tenuto.   (..) chè i chiodi si sono fatti chiave che ha disserrata vita eterna (Nota - Ospedale della Scala, o della Madonna sotto lo Spedale. Al principio del sec. IV i primi cristiani vi si recavano a pregare in certe grotte non lontane dalla torre dove il loro Sant’Ansano fu rinchiuso. Lì sopra s’edificò il sontuoso spedale, de più antichi d’Europa, se nel sec. nono lo fondò il Beato Sorore calzolaio. Fu detto da lui della Scala “da tre gradini “ scoperti  nello scavare le fondamenta, gradini d’un tempio di Diana)
>-  secchia: -(Vol.IV-Lett.273, p. 175) “.. io voglio che facciate come colui che attinge l’acqua colla secchia, il quale la versa sopra alcuna altra cosa; e così voi versate l’acqua del santo desiderio sopra il c<po de’ fratelli vostri, che sono membri nostri, ligati nel corpo della dolce Sposa.
>- giustizia: -(Vol.II-Lett.121, p.197) "Convienzi dunque che l'uomo che ha a signoreggiare altrui e governare, signoreggi e governi prima sè. (..) Il poco lume non lascia discernere la verità. (..) fidandosi di coloro che sono radicati nell'amore proprio di loro medesimi, e' quali per ogni vento si vollono." -(Vol. V-Lett.358, p.226) "Quando l'anima regge sè, regge altrui con quel medesimo modo: perocchè ama il prossimo suo con quell'amore che ama sè medesimo. Siccome la carità perfetta di Dio genera la perfetta carità del prossimo; così con quella perfezione che l'uomo regge sè, regge i sudditi suoi." -(perugino Vol. IV-Lett.273, p.175) “E fecemisi promettere che quando fusse il tempo della giustizia, io fussi con lui. E così promisi, e feci. Poi la mattina innanzi la campana andai a lui; e ricevette grande consolazione. Menaiolo a udire messa; e ricevette grande consolazione.  (..) e solo v’era rimasto uno timore di non essere forte  in su quello punto. (..) ‘Stà meco, e non mi abandonare. E così’ non starò altro che bene; e muoio contento’  (..) E io t’aspetto al luogo della Giustizia.   (..) Poi egli giunse, (..) La bocca sua non diceva se non, Gesù, e, Catarina. E così dicendo, ricevetti il capo nelle mani mie, fermando l’occhio della divina bontà, e dicendo: ‘Io voglio’. "
>-   midollo: -(Vol.IV-Lett.297, p.249) “Perocché la pazienzia è il midollo della carità. Ma dove la troviamo? (..). In quello medesimo modo e luogo, dove noi troveremo l’amore. (..) L’amore lo troveremo nel sangue di Cristo crocifisso, che per amore lo sparse in sul legno della santissima croce;  -(Vol.IV- Lett.306, p.285) “..ho voglia di mettere il sangue e la vita, e distillare le midolla dell’ossa nella santa Chiesa;
>-   nuvola: -(Vol.IV-Lett.304, p.274) “..che amore non si può avere se non dall’amore. E senza il lume non si può trovare;  (..) Adunque ci conviene tollere da noi quella cosa che ci tolle il lume, cioè l’amore proprio, che è una nuvola che non ci lascia cognoscere né vedere la verità di quello che dobbiamo amare.” ; Lett.2 “amore proprio di sé, il quale ponemmo che era un arbore di morte. Li frutti menano puzzo di peccati mortali: il quale dà la morte nell’anima, perché ci ha tolto la grazia, essendo privati del lume. Ora abbiamo veduto che solo la nuvola dell’amore proprio è quella che ce lo toglie. Poiché è tanto pericoloso è da fuggirlo, e da fare buona guardia, acciocché non entri nell’anima nostra: e se ci è entrato, pigliare il rimedio.
>-  sterco: -(Vol.IV-Lett.310, p.299) “Quanto è laida la vita nostra corporale, che vivendo, da ogni parte del corpo nostro gittiamo puzza! Dirittamente un sacco pieno di sterco, cibo di vermi, cibo di morte. La nostra vita e la bellezza della gioventù passano via, come la bellezza del fiore…
>-   frutti acerbi: -(Vol.V-Lett.313, p.18) “Oh quanto è crudele questo lavoratore che si male ha governata la vigna sua, senza nessuno frutto, se non d’alcuno atto di virtù, il quale è sì acerbo, che neuno è che ne possa mangiare! Ciò sono le opeazioni buone fatte fuore della carità.
>-   amici: -(Vol.V-Lett.313, p.22) “Se sono amici che ci siano mandati dalla clemenzia dello Sp.Santo, siano ricevuti dal libero arbitrio, disserrando la porta con la chiave dell’amore. E se sono nemici di perverse cogitazioni, li cacci con la verga dell’odio, con grandissimo rimproverio: non si lassino passare (..); serrando la porta della volontà, ..
>-   cane: (Vol.V-Lett.319, p.58) “Brighiamoci di fare buona e sollecita guardia, ponendo allato a la guardia del libero arbitrio il cane della coscienzia; il quale, quando alcuno giunge alla porta, desti la ragione, abbaiando, acciò ch’ella discerna s’è amico, o inimico;” -(Vol.I-Lett.2, p.8) “..cane della coscienzia, il quale abbaia subito che sente li nemici delle molte e diverse cogitazioni nel cuore.” -(  Vol. II-Lett.114, p.174 ) “..E ponete a guardia il cane della coscienzia , sicché, quando il nemico passa, sentendolo, gli abbai; e così desterà l’occhio dell’intelletto, e vederà se egli è amico o nemico, cioè vizio o virtù, che passi.
>-   fune: -(Vol.V-Lett.343, p.145) “O Speranza, dolce sorella della fede, .. tu sei quella che leghi ‘l dimonio della confusione con la fune della fede viva..”  –(Vol. V -Lett. 338, p.121) “Adunque ci bisogna andare per questa dolce e dritta via. Con che taglieremo questo legame? (tenebre) Col coltello dell’odio del vizio, ed amore della virtù; gettandogli la fune con la santa confessione.” –(Vol.V-Lett.338,p.120) “Adunque ci è bisogno di essere giusti, e giustamente guardare la città dell’anima nostra, vivendo col vero e santo timore di Dio;
>-   vento: (Vol.V-Lett. 363, p.244) “Ma come arboro, dovete essere piantato al basso della terra della vera umiltà, acciò che il vento della superbia non possa offendere l’arboro dell’anima vostra; la quale è un arboro di amore; … E alcuna volta giungono i venti subiti di laide e diverse tentazioni e cogitazioni del cuore, le quali spesse volte scuotono l’arboro, e dinudandolo delle foglie; ciò sono i santi pensieri, con le dolci parole caritative.. Un altro vento giugne, il quale entra nel cuore degli uomini, ed esce per la bocca; e questi sono i persecutori del mondo, e’ quali entra la puzza ne cuori loro, gittano i venti, per la bocca, delle molte mormorazioni, ingiurie, scherni e villanie in detto e in fatto. Questo è quel vento che fa cadere l’arboro della pazienzia, e rompe i rami delle altre virtù; e dà a terra l’arboro,
>-  vela: (Vol.VI- Lett.III, p.10) “Non bisogna a questo tempo il fugire, per timore che per la molta prosperità noi andiamo a vela col  vento della superbia et vanagloria; che niuno è che si possa gloriare altro che nelle fatighe
>-  calcina: (Vol.VI-p.IX, p.25) Che come in mezzo tra pietra et pietra per conformarsi insieme in fortezza, vi si mette la calcina intrisa coll’acqua, così Dio à messo in mezo fra la creatura et sé il sangue dell’unigenito suo Figliuolo, intriso colla calcina viva del fuoco dell’ardentissima carità;”-(Vol.III-Lett.181, p.102) “..edificare lo edificio dell’anima nostra? Dolce cosa è, che abbiamo trovata pietra, maestro (muratore, architetto), e servitore uno manuale che bisogna a questo edificio.” (Lett.181, p.103) “E ha fatto più: che, vedendo che l’acqua non era buona a intridere la calcina per porre la pietra, cioè, delle dolci e reali virtù, donocci il sangue dell’unigenito suo Figliolo.” (Lett.181, p104) “..la pietra nostra è Cristo; fecelo servitore e lavoratore di questo edificio,
>- ricchezza: -(Vol. I-Lett.13, p.44) "tutte le cose che noi possediamo, e la vita e la sanità, moglie e figliuoli, ricchezze e stati del mondo  e delizie del mondo, tutte le possediamo cone cose prestate a noi per uso da Dio, e non come cose nostre; e così le doviamo usare".
>-  lume:  -(Vol. I-Lett.27, p.59) “Non gli credete (al demonio). (..) Altrimenti, faresti come colui che sta in sull’uscio col lume in mano, che distende la mano di fuore, e fa lume fuore, e dentro è tenebroso
>- lampada: -(Vol. I-Lett.23, p.74) “..ti conviene avere la lampana, e l’olio, e il lume. (..) Per lampana s’intende il cuore nostro: pcichè il cuore debba esser fatto come la lampana. Tu vedi bene che la lampana è larga di sopra, e di sotto è stretta; e così è fatto il cuore, a significare che noi il dobbiamo sempre tenere largo di sopra, cioè per santi pensieri, e per sante immaginazioni, e per continua orazione.” (..) -(p.75) “Dissi che la lampana è stretta di sotto: e così il cuore nostro, a significare che il cuore debba essere stretto verso queste cose terrene, cioè il non desiderarle…” (..) -(p.76) “.. lassare le fanciullezze e le nostre vanità, e non stare più come mondane giovane, ma stare come spose fedeli consecrate a Cristo crocifisso: e a questo modo averemo la lampana e l’olio e ‘l lume.
>- fiore: -(Vol. I-Lett.24, p.78) “Siate, siate quel fior odorifero che dovete essere, e che gittate odore nel cospetto dolce di Dio. (..) Ma questo fiore quando è messo nell’acque delle iniquitadi e immondizie de’ peccati e miserie del mondo, non rende odore, ma puzza.
>-   navigare: -(Vol.I -36, p.140) “Chi è nel secolo (laici) naviga in questo mare sopra le braccia sue; ma colui che è nella santa religione (religiosi) naviga sopra le braccia altrui.
>-  pesce: (Vol. I-Lett.36, p.142) “Sapete che il religioso che è fuore della cella, è morto, come il pesce che è fuore dell’acqua. E però vi dico la cella del costato di Cristo, dove troverete il cognoscimento di voi e della sua bontà.
>-   ramoscello: (Vol. I-Lett.38, p.150) “..dimandano e chieggono a Dio, che doni le consolazioni e tribolazioni a loro modo, e non a modo di Dio; e così diventano impazienti, quand’hanno il contrario di quello che vuole la propria volontà spirituale. E questo è uno ramoscello di superbia, che esce dalla vera superbia; siccome l’arbore che mette l’arboscello da lato, che pare separato da lui, (..) Così è la volontà propria dell’anima, che elegge di servire a Dio a suo modo; e mancandogli quello modo, sostiene pena, e dalla pena viene alla impazienzia.
>-   radice: (Vol. I- Lett.38, p.151) “L’anima umile che liberamente ha tratta la barba (radice) della superbia con affettuoso amore, ha annegata la volontà, cercando sempre l’onore di Dio e salute dell’anime: non si cura di pene;
>-   fuoco: (Vol. I-Lett.70, p.265) “.. sempre ardi, direttamente tu se’ uno fuoco. Così parve che dicesse la bocca della Verità (Dio): «Io son fuoco, e voi le faville».  (..) e siccome la favilla riceve l’essere dal fuoco, così noi riceviamo l’essere dal primo nostro principio.” -(Vol.V-Lett.368, p.265) “Questa tiepidezza procede dalla ingratitudine, la quale ingratitudine esce dal poco lume…(..) Fa che tu sia fervente, e non tiepido, in questa operazione (..) Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia, non tanto costì.
>-  bagno: (Vol.II-Lett.73, p.6) “O glorioso e prezioso sangue, tu se’ fatto a noi bagno, e unguento posto sopra le ferite nostre. Veramente, figliuola mia, egli è bagno; che nel bagno tu trovi il caldo e l’acqua, e il luogo dove egli sta.
>-  letto: (Vol. II-Lett.73, p.8-9) “Sai cosa ti conviebe fare? Come quando tu entri in cella la notte per andare a dormire (..) e dentro vedi che v’è il letto. (..) vattene a letto, nel quale letto è la dolce bontà di Dio che trovi in te, cella. (..) questo letto è coperto d’uno copertoio vermiglio (..) e non ti partire mai.  (..) Che in questo letto sta il cibo, la mensa, il servitore. Il Padre t’è mensa, il Figlio t’è cibo, lo Spirito Santo ti serve, e esso Spirito Santo fa letto di sè.
>-  corvo: (Vol. II-Lett.85, p. 64) ”E non aspettate il tempo a cercare la salute vostra, però che il tempo non aspetta voi; e però non dovete aspettar lui (il tempo), facendo come ‘l corvo, che dice cra, cra. Così i perditori del tempo sempre dicono: domane farò.
>-    latte: (Vol. II-Lett.86, p. 65) “.. conviene fare come fa il fanciullo, il quale volendo prendere il latte, prende la mammella della madre, e mettesela in bocca; (..) e così dobbiamo fare noi, se vogliamo notricare l’anima nostra. Perocchè ci dobbiamo attaccare al petto di Cristo crocifisso, in cui è la madre della carità; e col mezzo della carne sua trarremo il latte che notrica l'anima nostra,” -(Vol.IV-Lett.239, p.29) “.. come fa la madre del fanciullo quando li vuole tollere il latte di bocca, che si pone l’amaro in sul petto (..) sicchè per timore dell’amaro abbandoni il dolce. (..) Così vuole fare costui a voi, ponendovi innanzi l’amaritudine del veleno e della molta persecuzione…
>- usuraio: (Vol.II-Lett.108, p.145) “Questa è la condizione della divina carità; che sempre adopera e mai non si stanca; siccome l’usuraio sempre guadagna…
>-  spugna: (Vol.II-Lett.113, p.171) “Perocché il cuore nostro, quando è innamorato d’amore divino, fa come la spugna che trae a sé l’acqua. Perché la spugna se non fosse messa nell’acqua, non la trarrebbe a sé..
>-  mosca: (Vol.II-Lett.128, p.234) “Percuoterai il dimonio (col coltello della pazienzia e l’amore della virtù); però che la carità è sola quella che il percuote, e fugge da quell’anima come la mosca dalla pignatta che bolle.” -(Vol.IV- Lett.266, p.137) “..Dio sa l’occulto ‘l palese..: onde vede che se subito ci desse la grazia comme noi la dimandiamo, noi faremmo come l’animale immondo (mosca), che, levato dal mele ‘l quale è dolcissimo, non si cura dappoi di ponersi in su la cosa fetida.
>- demonio: -(Vol.IV-Lett.214) “Ma se ‘l demonio trovasse tiepido e timoroso (il cuore), egli v’entrerebbe subito dentro con diversi e laidi pensieri e fantasie.” 
>-   acquila: (Vol.II-Lett.134, p.254) “.. e fanno come l’acquila che sempre ragguarda la rota del sole (Dio) e va in alto. E poi ragguarda la terra e, prendendo il cibo mangia in alto; (..) dove è il sole del divino amore; e ragguarda poi verso la terra, cioè verso l’umanità del Verbo incarnato..
>-  scudo: (Vol.III-Lett.165, p.44) “.. ma pàrati innanzi con lo scudo in mano a ricevere e’ colpi. Sai che lo scudo ha tre canti: così ti conviene avere in te tre virtù. Odio e dispiacimento dell’offesa (..) Dico che poi ti conviene avere l’amore, (..) La terza, cioè la pazienza …
>- tortora: (Vol.III-Lett.166, p.50) “.. ma la loro (vedove) conversazione debbe essere in cella (casa). E debbe fare come la tortora che, poi ch’è morto il compagno suo, sempre piange, e stringesi in se medesima, e non vuole altra compagnia.
>-   piaga: (Vol.III-Lett.185, p.124) “.. e pare (il prelato) che faccia finta di non vedere, e non gli corregge; (..) e sempre teme di dispiacere (..) Tutto questo è perché egli ama sé. (..) io dico che questa è la più pessima crudeltà che si possa fare. Se la piaga, quando bisogna, non s’incende col fuoco, e non si taglia col ferro, ma ponesi solo l’unguento; non tanto ch’egli abbia sanità, ma imputridisce tutto, e spesse volte ne riceve la morte.
>-   sciogliere/tagliare: (Vol.III-Lett.205, p.201) “.. che tu vegga che tu hai bisogno di tagliare, e non di sciogliere: Perocché chi non taglia, sempre sta legato; e chi non fugge, sempre rimane preso. Non più resistenza allo Sp.Santo che ti chiama;
>-  riccio: (Vol.III-Lett.215, p.247) “Ella (carità fraterna) sta come un riccio, con vera guerra con la propria sensualità: ella è timorosa di non offendere lo Sposo suo.
>-  saetta: (Vol.III-Lett.228, p.305) “Facendo così, egli (Dio) diverrà, delle operazioni e parole tue, come della saetta che si trae dal fuoco, ben rovente; che, gittandola, ella arde dovunque si gitta,
>-   stoppa/fuoco: (Vol.III- Lett.228, p.305) “… non potrebbe essere (il cuore) se non come la stoppa che si mette nel fuoco, che non può essere che non arda (..) Così l’anima che ragguarda l’affetto del suo Creatore, subito è attratta ad amarlo,
>-   ladro: (Vol.IV-Lett.245, p.50) “Oh maledetta devozione (amicizia tra devoti), quanto se’ uscita dalla misura tua! Oh sottile amo, tu entri come il ladro che fura: poi ti fai domestico della casa..
>-   balia: (Vol.IV-Lett.260, p.111) “Egli (Cristo) ha fatto come la balia che nutrica il fanciullo, che, quand’egli è infermo, piglia la medicina per lui, perché il fanciullo (..) non potrebbe pigliare l’amaritudine, perchè non si nutrica d’altro che di latte.
>-  pane: (Vol.V-Lett.333, p.96) “.. il fanciullo il quale si notrica di latte, non è atto a stare in battaglia..;  fatto uomo, e levatosi dalla tenerezza e amore di sé, egli mangia il pane con la bocca del santo desiderio, schiacciando co’ denti dell’odio e dell’amore, in tanto che, quanto è più duro e muffato, più se ne diletta.

 

Caterina dall'età di sette anni

>-  Caterina a 7 anni: -(Vol.VI -lettere-p.154) “Ora era parte della via così scasata da ogni lato, e tornando ella per questa via così scasata, il fratello essendo un pezzo innanzi a lei, subito, andando ella et levando gli occhi in verso il Cielo, vidde nell’aria non troppo alto da terra una loggia di non troppa grandezza piena di splendore, nella quale le parea vedere Cristo vestito di vestimento bianchissimo in modo et forma di vescovo parato, col pastorale in mano, et rideva guardando la fanciulla; (..) e dietro a Cristo parecchi uomini bianchi, tutti quanti Santi, tra quali le parea Santo Piero, et Santo Paolo et Santo Giovanni…..
>- Caterina a 15 anni: (Vol.VI -lettere, p.156) “Et così crescendo venne alla etade de’ quindici anni, et essendo già morto il padre disponevansi e’ fratelli et la madre al tutto di volerla maritare ..  nella confessione col detto frate si doleva et pregavalo, che egli pregasse Iddio per lei (..) di che il frate le disse: vattene et tonditi i tuoi capelli  (..) e tutti quei capelli si levò via et acconciassi il capo il meglio che seppe, che la madre non se ne avvedesse;  (..) si rimase la fanciulla in una camera che le fu assegnata nella parte di sopra della casa ove stette ferma nel torno di sette anni in aspra penitenza, non dormendo in letto, non mangiando carne, non bevendo vino, né altro che pane et acqua et alcuna volta legumi o erba;"
>- Caterina a 21 anni : (Vol.II-Lett.92, p.87) "Nota 1- atto del mangiare: dal 21° anno d’età Caterina dicesi che, smesso l’uso del pane, vivesse d’erbe e pur d’acqua;  e per non adere scandalo tornasse a altri cibi i quali allo stomaco ingracilito, ma contento ormai del pochissimo, dovevano essere incorportabili."
    (Vol. I- lettere, p.XVI-XVII, P.Misciattelli) "Nel 1368, quando caterina aveva 21 anni poté vedere umiliata in Siena la potenza tedesca nella persona di Carlo IV. Questo medesimo imperatore nel 1355 aveva favorita in Siena la sollevazione dei nobili alleati al popolo minuto, nella quale rimase sconfitto il glorioso governo dei Nove uscito da quella classe popolare borghese cui appartenevano le famiglie di Caterina e del suo congiunto Giovanni Colombini e che aveva fatta la grandezza della repubblica. (..) ..nel 1368 si rinnovò il tentativo rivoluzionario dei nobili . .. (..) L'imperatore, dice il cronista Neri di Donato, solo, nel palazzo salimbeni era in preda al più abietto timore. (..) Siena fu generosa verso il tedesco a condizione che lasciasse immediatamente la città. Per tal modo si riaffermò il governo e lo spirito popolare dell'antica borghesia guelfa nella Repubblica."